mercoledì 15 maggio 2019

Vittorio Emanuele III e le sue scelte infami. Autore Prof. Francesco Casula



Anche oggi sull'Unione sarda una lettera dell'ultimo (?) nostalgico dei tiranni sabaudi che ne esalta uno dei peggiori: Sciaboletta. Ecco le 4 maggiori infamie di cui si macchiò ignominiosamente e indelebilmente il suddetto tiranno.

1. Vittorio Emanuele III e la Prima Guerra mondiale.

La decisione di entrare in guerra fu presa esclusivamente dal sovrano, in collaborazione con il primo ministro Salandra, desideroso com'era di completare la cosiddetta “unità nazionale” con la conquista di Trento e Trieste, ancora in mano austriaca. Il conflitto fu, come noto, tremendo per le forze armate italiane, che andarono incontro ad una spaventosa carneficina, tra il fango, la neve delle trincee e tra indicibili stragi e sofferenze. Fu lo stesso Papa Benedetto XV a definire quella guerra una inutile strage. Ma in una enciclica del 1914 Ad Beatissimi Apostolorum Principis lo stesso papa era stato ancora più duro definendola una gigantesca carneficina. 

Sarà il sardo Emilio Lussu, in una suggestiva testimonianza storica e letteraria come Un anno sull’altopiano a descrivere gli orrori di quella guerra. Egli infatti al fronte sperimenterà sulla propria pelle l’assurdità e l’insensatezza della guerra: con la protervia e la stupidità dei generali che mandano al macello sicuro i soldati; con i miliardi di pidocchi, la polvere e il fumo, i tascapani sventrati, i fucili spezzati, i reticolati rotti, i sacrifici inutili. 

Una guerra che comportò oltre a immani risorse (e sprechi) economici e finanziari, lutti, con decine di migliaia di morti, feriti, mutilati e dispersi. A pagare i costi maggiori fu la Sardegna:
“Pro difender sa patria italiana/distrutta s’est sa Sardigna intrea, cantavano i mulattieri salendo i difficili sentieri verso le trincee, ha scritto Camillo Bellieni, ufficiale della Brigata” (Brigaglia, Mastino, Ortu, Storia della Sardegna, Editori Laterza, 2002, pagina 9).

Infatti alla fine del conflitto la Sardegna avrebbe contato bel 13.602 morti (più i dispersi nelle giornate di Caporetto, mai tornati nelle loro case). Una media di 138,6 caduti ogni mille chiamati alle armi, contro una media “nazionale” di 104,9. E a “crepare” saranno migliaia di pastori, contadini, braccianti chiamati alle armi: i figli dei borghesi, proprio quelli che la guerra la propagandavano come “gesto esemplare” alla D’Annunzio o, cinicamente, come “igiene del mondo” alla futurista, alla guerra non ci sono andati. In cambio delle migliaia di morti ci sarà il retoricume delle medaglie, dei ciondoli, delle patacche. Ma la gloria delle trincee – sosterrà lo storico sardo Carta- Raspi – non sfamava la Sardegna.

2. Vittorio Emanuele III, il Fascismo e le leggi razziali.

Una delle massime responsabilità storiche di Vittorio Emanuele III fu l’aver favorito l’avvento e l’affermarsi del Fascismo. In seguito alla cosiddetta Marcia su Roma infatti, incaricò Benito Mussolini di formare il nuovo governo. Avrebbe potuto far intervenire l’esercito per combattere e disperdere gli “insorti”, invece, mentre le forze armate si preparavano a fronteggiare “le camicie nere”, Vittorio Emanuele III si rifiutò di firmare il decreto di stato d’assedio, di fatto aprendo la strada al fascismo e alle leggi razziali.

Poco interessa oggi sapere se lo abbia fatto per viltà, opportunismo e calcolo politico:
fu comunque il re a nominare Mussolini capo del Governo, dando il via alla tragedia ventennale di quel regime la cui maggiore infamia furono le leggi razziali del 1938. Esse saranno firmate da un sovrano che accettava l’antisemitismo e la furia xenofoba dell’alleato tedesco, fiero di un Mussolini che l’aveva fatto re d’Albania ed imperatore d’Etiopia!

3. Vittorio Emanuele e la seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale rappresenterà l’evento più drammatico che mai si sia verificato nella storia dell’umanità. Ma c’entra il re con la seconda guerra mondiale? Certo che sì: ecco come icasticamente si esprime nella bella Commedia s’Istranzu avventuradu, Bastià Pirisi: su Re nostru hat dadu manu libera ai cuddu ciacciarone de teracazzu de s'anticristu fuidu dae s'inferru... Sincapat qui sa corona de imperadore l'hat frazigadu su car¬veddu

Lo storico Franco della Peruta facendo una analisi complessiva scriverà:”Il bilancio del conflitto appariva sconvolgente perché la guerra, l’ecatombe più micidiale degli annali del genere umano, tre volte superiore a quella della grande guerra, aveva fatto 50 milioni di vittime fra militari e civili… Alle perdite umane si sommarono quelle materiali”. (Franco Della Paruta, Storia del Novecento, Le Monnier, Firenze, 1991, pagine 249-250).

Anche la Sardegna pagò un grande tributo. Subirà infatti “numerosi bombardamenti dapprima di lieve entità, ma poi, dopo lo sbarco americano nell’Africa settentrionale, frequentissimi e massicci. Furono danneggiati circa 25 comuni, fra cui Alghero, Carloforte, Carbonia, La Maddalena, Sant’Antioco, Palmas Suergiu, Setzu, Olbia, Oristano, Milis e, più gravemente degli altri, Gonnosfanadiga, dove si ebbero 114 morti e 135 feriti. Presa di mira fu soprattutto Cagliari.

Le tristi giornate del 17, 26, 28 febbraio 1943 e quella del 13 maggio (per citare le più terribili) non saranno mai dimenticate dai Cagliaritani, che hanno visto la furia devastatrice venire dal cielo e distruggere la loro città, sventrando interi rioni, sconvolgendo le vie, lasciandosi dietro una scia di cadaveri e di feriti nelle strade e nelle macerie. Migliaia di morti (che alcuni fanno ascendere a 7.00 e il 75% dei fabbricati distrutti o resi inabitabili, furono il tragico bilancio di quei giorni. (Natale Sanna, Il cammino dei Sardi, volume terzo, Editrice Sardegna, Cagliari, 1986, pagine 487-488).

4. Vittorio Emanuele III e la fuga a Brindisi.

Persa ormai la guerra e convinto ormai che il disastroso esito del conflitto potesse segnare non solo la fine del regime fascista ma anche quello della monarchia, Vittorio Emanuele arresta Mussolini (25 luglio 1943) e nomina nuovo capo del Governo il maresciallo Badoglio.
Il giorno dopo l’Armistizio, il 9 settembre, insieme a Badoglio stesso abbandona Roma e fugge prima a Pescara e poi a Brindisi, nella zona occupata dagli alleati. L’ignominiosa fuga avrà conseguenze devastanti.

E la Sardegna pagherà un altissimo tributo a questa fuga: 12.000 mila i soldati sardi IMI (fra i 750-800 mila militari italiani fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’armistizio) verranno rinchiusi nei lager nazisti. Per spiegare un numero così alto di militari sardi deportati occorre capire la situazione in cui si trovarono nei fronti di guerra (Grecia, Albania, Slovenia, Dalmazia) dopo l’8 settembre.

Con la difficoltà di tornare in Sardegna e sbandati, – non esistendo più una unità di comando e di direzione – essi furono posti di fronte all’alternativa di aderire alla RSI (Repubblica sociale di Salò) o di diventare prigionieri dei tedeschi e dunque di essere imprigionati nei lager. Abbandonati da Badoglio, quasi nessuno aderì alla RSI e dunque il loro destino fu segnato.

Prof. Francesco Casula
Storico, autore de “Carlo Felice ed i tiranni sabaudi”

Riforme e province, prima battaglia nel nuovo Consiglio

Unione Sarda

Riforme e province, prima battaglia nel nuovo Consiglio
Aspro botta e risposta tra Lai e Tunis
La revisione dello Statuto e le autonomie locali infiammano il
dibattito sull'agenda Solinas

Settant'anni sono molti o pochi a seconda dei punti di vista e delle situazioni: dopo una vita di lavoro giustificano ampiamente la pensione, ma le leggi invecchiano seguendo altre regole. Lo Statuto speciale sardo li ha compiuti l'anno scorso, a ogni legislatura ci si ripromette di riscriverlo ma sta ancora lì. Ora Christian Solinas ci vuole riprovare, lo ha detto una settimana fa nelle sue dichiarazioni programmatiche, e allora è inevitabile che il primo vero dibattito in Consiglio regionale riparta da lì.

Lo “sconsiglio”. Per esempio secondo Roberto Deriu (Pd) non è il caso di aprire quel cantiere: «Non si imbarchi nella revisione dello Statuto», dice al governatore, «la cui longevità può essere letta come prova di adattabilità». Lo «sconsiglio» dell'esponente dem nasce dal timore che il passaggio dell'eventuale riforma nel Parlamento italiano comporti una restrizione, anziché un ampliamento, dei poteri locali, per via dei «ripetuti assalti del centralismo».

Invece la proposta Solinas raccoglie il via libera della Lega, ed è significativo perché arriva da Pierluigi Saiu, presidente della commissione Autonomia che si occuperà, guarda caso, delle riforme. «Prima ancora che l'età dello Statuto - dice - è il suo sostanziale logoramento a imporre una revisione». Che punti a «una nuova autonomia fondata sulla sovranità del nostro popolo, e apra il percorso verso una riforma in senso federale dello Stato».

Ci si divide anche sullo strumento per riscrivere lo Statuto («non siamo necessariamente contrari alla Costituente proposta dal governatore - spiega dal Pd Valter Piscedda - ma bisogna discuterne»). Roberto Li Gioi (5Stelle) reclama «la riforma degli enti e agenzie regionali, comode poltrone da assegnare a seconda degli esiti elettorali». E poi si parla molto del riordino degli enti locali: tra l'altro in maggioranza i Riformatori restano contrari all'idea, ventilata da Solinas, di restituire un ruolo di rilievo alle Province, come ricorda Aldo Salaris. «Ma su questo - aggiunge, conciliante - siamo pronti a confrontarci».

A parole, in realtà, chi non si apre al confronto? Neppure gli oppositori, e infatti - per tornare ai Cinquestelle - c'è la garanzia di essere «al fianco del presidente se porterà avanti soluzioni condivisibili». Ma «nel suo programma non c'è abbastanza per i giovani», osserva Elena Fancello, mentre Carla Cuccu trova carente la parte per la famiglia.

Le azioni di governo. È la leghista Annalisa Mele a ribadire la volontà di cambiare rotta sulla sanità, dopo «la dissennata opera degli anni passati che ha portato a una riduzione dei servizi. Dal governo dovremo rivendicare più libertà su spesa e modelli organizzativi». Nico Mundula (Fratelli d'Italia) definisce «un fallimento la gestione del Piano di sviluppo rurale». Stefano Schirru (Psd'Az) parla di urbanistica ma senza iscriversi al partito del cemento: «La Sardegna ha più case che abitanti, impensabile costruirne di nuove. Meglio una politica di restauro secondo gli schemi della bioarchitettura».

Propositi che non convincono la minoranza: è di Eugenio Lai l'intervento più duro con Solinas, «troppa confusione, troppe proposte fumose. E manca del tutto il problema energetico: frasi generiche sulle fonti alternative ma nessuna soluzione pratica». Gli risponde, altrettanto duramente, Stefano Tunis (Sardegna 20Venti): «Suggerisco prudenza al centrosinistra, che ha governato cinque anni senza intervenire sulle questioni cruciali dell'economia e anzi cianciando di una crescita che il popolo sardo non ha percepito».

Rapide schermaglie, in un confronto in realtà assai pacato nei toni. Forse si inaspriranno domani, alla ripresa del dibattito, quando parleranno anche i capigruppo e replicherà Solinas. A quel punto le danze rituali di inizio quinquennio saranno ultimate, e il Consiglio potrà iniziare a lavorare davvero.

Giuseppe Meloni

Federico Marini
marini.federico70@gmail.com
skype: federico1970ca
 

martedì 14 maggio 2019

Riservato ai Sardi Liberi: iniziato il bombardamento della Sardegna. Di Mauro Pili.



Ecco cosa ci aspetta per 20 giorni a partire da oggi, giorno e notte. Questa è l’immagine utilizzata stamane per descrivere i limiti, i vincoli e i divieti a cui sarà sottoposta la Sardegna sino al 31 maggio Una vera e propria occupazione militare su terra - mare - aria che renderà impraticabile il mare e il cielo. Con bombardamenti su Teulada, Capo Frasca e Quirra

Ovviamente per i servi e cialtroni è tutto normale. Siamo l’unica terra al mondo con un potenziale ambientale unico ed esclusivo che viene utilizzata per scaricare bombe e missili da parte di eserciti di mezzo mondo.

Una colonia per tutti, a partire dagli americani sino ad arrivare alle bombe a km zero. Tutti in silenzio i servi del sistema, quelli foraggiati dalle industrie belliche. Queste esercitazioni pagliacciate servono solo alle industrie belliche e a nessun altro.

Gli altri stati mettono a disposizione sperduti deserti per esercitare le proprie milizie, noi in Sardegna ci facciamo bombardare le coste più belle e non solo. E ci sono servi che gioiscono di questo! Posso solo dire per esperienza e conoscenza che queste basi militari in Sardegna hanno portato solo povertà ed emigrazione, zero infrastrutture e sottosviluppo, morte e disastri ambientali.

I servi evitino di commentare con servili idiozie, cancello e blocco istantaneamente, tolleranza zero per i servi del sistema!

Di Mauro Pili


02 Giugno. Barbagia nuragica con pecora in cappotto dal pastore



Organizzato da Nooraghe Nuoro
Domenica 02 Giugno 2019
dalle ore 09:30 alle ore 15:30
Nooraghe Nuoro
SS 389 di Buddusò e del Correboi. Nuoro –
Orune Km 86 c/o comples

Non prendete impegni per domenica 2 giugno!

Nuovo evento, nuovi siti, nuove pietanze, accompagnati come sempre dalla professionalità delle guide della Nooraghe di Nuoro!

Cosa succedeva, chi abitava nella Nuoro di oltre 3000 anni fa?

Questa è la domanda che farà da filo conduttore nella giornata del 2 giugno: un viaggio che vi farà conoscere due meravigliose aree archeologiche di Nuoro città, partendo da radici profondissime con la visita al sito di Tanca Manna di Nuoro, per poi completare il tutto con la visita al Complesso nuragico di Noddule. Due aree diverse tra loro, poco conosciute nel loro valore archeologico e scientifico, che vale la pena approfondire!

Ore 9.30: incontro e visita guidata presso l'area archeologica di Tanca Manna (Via Martiri della Libertà).
Sita nel cuore cittadino, protagonista di costanti scavi archeologici, presenta una particolare situazione che ci riporta alle origini del nuragico, attraverso la visita al particolare nuraghe formato da un protonuraghe con nuraghe a tholos sovrastante. In questo particolare contesto osserveremo il villaggio, che presenta una novità: le capanne rettangolari!

Ore 11.30: Proseguiremo con la visita al Complesso nuragico di Noddule, quasi una naturale evoluzione e conseguenza rispetto al sito di Tanca Manna, in quanto abbraccia una fase successiva della Civiltà nuragica. Immerso in un meraviglioso bosco di sughere, osserveremo l'evoluzione dei nuraghi nel suo nuraghe complesso; visiteremo una tra le più grandi capanne circolari della Sardegna e infine ci immergeremo nel Santuario del culto delle acque con la meravigliosa fonte sacra! Il tutto contornato da misteriosi circoli e muraglie megalitiche.

Concluderemo il tour intorno alle ore 13.30 , quando potremo assaporare presso l'area pic-nic del sito di Noddule il pranzo a base dell'ottima e genuina pecora in cappotto direttamente cucinata in loco dal pastore, assieme a buon vino e acqua, tutto a km 0!

L'itinerario partirà al raggiungimento del numero minimo di partecipanti (10).

Le prenotazioni dovranno avvenire entro le ore 10 del 31 maggio.
Itinerario per automuniti, totale Km dalla partenza all’ultima tappa: 13 Sarete accompagnati da una nostra guida che garantirà la scoperta approfondita ed esaustiva dei siti.  Gli orari delle tappe intermedie potranno variare leggermente.
La guida può, in caso di richiesta specifica, trasportare fino a n°3 visitatori. Sono inclusi i biglietti d'accesso per le aree archeologiche, le visite guidate e il pranzo. Si consiglia un abbigliamento comodo e scarpe adatte per i sentieri sterrati all’interno delle aree archeologiche.

Adulti 25 euro, dai 6 ai 12 anni 15 euro, sotto i 6 anni è gratuito.

Per prenotare potete telefonare al numero: +39 3209478405 / +39 3495041453 o scrivere una e-mail a: info@nooraghe.com


In Consiglio l'esordio della giunta al completo

La Nuova Sardegna
Oggi giurano gli assessori scontro sul programma. In
Consiglio l'esordio della giunta al completo, compresa la Pili all'industria. Nel pomeriggio botta e risposta fra maggioranza e opposizione sui progetti
CAGLIARI
Solo uno dei nuovi assessori ha giurato diverse settimane. È il consigliere regionale Andrea Biancareddu dell'Udc, che però nel frattempo, la settimana scorsa, è stato promosso alla guida della Cultura e Pubblica istruzione. Gli altri cinque neo assessori di Christian Solinas giureranno oggi e forse farà lo stesso anche il settimo dell'ultima tranche della giunta di centrodestra. Però il Consiglio regionale è convocato nel pomeriggio e quindi gran parte dei nominati non potranno partecipare alla quinta e ultima convocazione dell'esecutivo bonsai, che per l'ora di pranzo s'è dato appuntamento nel Palazzo di via Roma. Stando a questo calendario, Solinas solo giovedì dovrebbe guidare la prima riunione, a Villa Devoto, con tutte le dodici poltrone occupate.
Giuramento. Escluso Biancareddu, questo pomeriggio a giurare fedeltà alla Repubblica saranno i cinque assessori nominati mercoledì dal governatore: Quirico Sanna, sardista, all'Urbanistica, Gabriella Murgia, tecnico, all'Agricoltura, Valeria Satta agli Affari generali Giorgio Todde ai Trasporti, entrambi della Lega, e Roberto Frongia dei Riformatori ai Lavori pubblici. Sempre questo pomeriggio dovrebbe fare il suo ingresso in aula anche Anita Pili (ex Pd come Gabriella Murgia) che è stata indicata da Sardegna 20Venti, in particolare dal fondatore Stefano Tunis, per l'assessorato all'Industria.
Sui banchi della Giunta ci sono invece dal 4 aprile i primi cinque assessori: Giuseppe Fasolino al Bilancio e Alessandra Zedda al Lavoro, entrambi di Forza Italia, il sardista Gianni Chessa al Turismo, Mario Nieddu, leghista, alla Sanità e Gianni Chessa, Fdi, all'Ambiente.
In queste ore, è arrivato il messaggio di auguri del presidente del Consiglio regionale Michele Pais: «Buon lavoro alla nuova Giunta. Sono sicuro che questa legislatura sarà caratterizzata anche per il rapporto costante e leale tra il Consiglio e l'esecutivo. I problemi della Sardegna non possono attendere oltre - ha aggiunto - e ci attendono impegni pressanti per dare finalmente risposte al popolo sardo che aspetta una vera svolta. Auspico – ha concluso - rinnovamento, riforme e uno Statuto più moderno, caratterizzato dalla rivendicazione sempre più serrata con lo Stato in materia di entrate e accantonamenti».
Il dibattito. Sempre nel pomeriggio comincerà, in aula, il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del governatore. I 24 consiglieri dell'opposizione, formata dal centrosinistra e dai Cinque stelle, dovrebbero intervenire tutti per «contestare il programma fin troppo filosofico del governatore». Anche i 31 consiglieri della maggioranza, esclusi i due presidenti e i tre assessori-consiglieri (Chessa, Zedda e Biancareddu) dovrebbero intervenire quasi tutti ma com'è scontato a favore di Solinas.
Staff. C'è un gran parlare, nelle varie stanze, delle squadre che metteranno in campo i dodici assessori. In ogni caso, ciascuno non potrà nominare il proprio terzetto (capo di gabinetto, segretario particolare e un esperto) prima dell'inizio di giugno. Questo perché solo la prossima settimana l'esecutivo approverà il rendiconto del bilancio 2018, l'ultimo del centrosinistra e della giunta Pigliaru. Poi la delibera dovrà ottenere anche il via libera della commissione bilancio e del Consiglio regionale, e questo passaggio dovrebbe essere messo in calendario alla fine del mese.
(ua)
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FedericoMarini
skype:federico1970ca

venerdì 10 maggio 2019

A MUSE OF FIRE (modulo 1) workshop intensivo di recitazione


A MUSE OF FIRE (modulo 1)
workshop intensivo di recitazione

basato su ENRICO V di William Shakespeare

ENRICO V è il penultimo e probabilmente il più affascinante dei drammi storici shakespeariani, in cui l’epicità, il romanticismo, l’umorismo si alternano senza sosta, mentre il focus della vicenda si sposta continuamente ad illuminare ciascuna delle parti in causa.

In questo primo modulo del workshop intensivo, partendo da una solida analisi del testo, gli attori si cimenteranno fin da subito con una selezione delle scene più significative. 

Aiutati dal potere evocativo della musica, richiameranno i caratteri salienti dei personaggi, le loro voci e la loro fisicità, in vista della messa in scena di un adattamento dell'opera al termine del secondo modulo.

Il secondo modulo si terrà nel mese di settembre, in date da stabilirsi tenute conto le esigenze dei partecipanti.

Giorni e orari

Sabato 8 giugno - 16:00/20:00
Domenica 9 giugno - 10:00/13:00 e 15:00/18:00
Sabato 22 giugno - 16:00/20:00
Domenica 23 giugno - 10:00/13:00 e 15:00/18:00

Programma:
Sessioni di analisi del testo
Esercizi di rilassamento
Prove di relazione
Studio del personaggio
Prova delle scene
Esercizi di trasformazione
Prova finale

Docente:
Alessandro Fulvio Bordigoni è attore e speaker. Ha recitato in numerosi spettacoli teatrali, tra i quali "Titu Andronicu", "I am Hamlet", "Maledetto Shakespeare", "Novecento" e preso parte a diversi lungometraggi e cortometraggi. E' possibile visionare il curriculum esteso all'indirizzo
https://alessandrofulviobordigoni.wordpress.com/curriculum/

Per informazioni e iscrizioni: 392 6143314.

Nessuno ha mai calcolato quanto siano pericolosi gli stupidi. Di Lucia Chessa.



Ho grande disagio a vivere in un paese dove quelli di Casa Pound, che al centro di Roma occupano abusivamente ed impunemente interi palazzi di proprietà pubblica, insultano e minacciano una famiglia Rom affinchè sgomberi un alloggio assegnato secondo le regole. E nel mentre al governo abbiamo Salvini che, incurante di tanta violenza e in un crescendo di spudorato ammiccare, twittava di vecchie canzoni dichiarando che i Nomadi che cantavano Guccini, sono gli unici nomadi che gli stanno simpatici.

E nel mentre al governo abbiamo Di Maio che, per non stare indietro in questa tragica gara di disumanità, sproloquiava di italiani che vengono primi e redarguiva la Raggi meritoriamente presente nel luogo in cui sinistri figuri continuano ad assediare e a minacciare la famiglia Rom assegnataria dell’alloggio popolare. In questi giorni a Roma va in scena il fascismo razzista, quello che, con straordinaria incapacità di analisi, spesso anche molto interessata, tanti si ostinano a negare e a derubricare come storia chiusa.

Ogni vergogna storica e umana ha avuto i suoi negazionisti e così è anche oggi. Questi minimizzano favorendo così il montare di questo vomitevole rigurgito. In realtà si sta sgretolando uno dei principi fondanti di ogni convivenza umana e cioè il principio di uguaglianza e di non discriminazione. Sta montando un’idea che vede alcuni superiori e altri inferiori e concepisce un’organizzazione dove ci sono primi e ultimi, inclusi ed esclusi, scelti e scartati. La Lega cresce su questa idea e goffamente il Movimento insegue in una gara immorale a contendersi i voti di questa destra xenofobia e razzista che ha risollevato la testa sdoganata dal governo del cambiamento.

Una cosa però vorrei dire a chi gradisce queste novità e osserva soddisfatto il crescere di un modello dove c’è chi viene prima e chi viene dopo, chi sta in alto e chi sta in basso, “chi è salvato e chi è sommerso”. Accertatevi bene di avere le caratteristiche (economiche, culturali, sociali, di genere, di provenienza geografica, anche di salute, e perché no di aspetto fisico ecc ecc) per stare sempre verso l’alto della piramide che stupidamente state costruendo, in caso contrario correte il serio rischio di finire voi stessi schiacciati dalla macchina che state mettendo a punto con le vostre mani.

Accertatevi bene di avere la forza economica, culturale e sociale per stare sempre nel gruppo di quelli scelti e mai in quello degli scartati perché se no, oltre che stronzi siete anche cretini. Secondo me, nessuno ha mai calcolato bene quanto sono pericolosi gli stupidi. Quelli che, anche nella massima inconsapevolezza, producono danni a sé e agli altri. E buongiorno niente.

Di Lucia Chessa