lunedì 12 dicembre 2016

Rassegna stampa 12 Dicembre 2016.


Unione Sarda

Giunta, dai piccoli altolà al Pd E spunta il nodo dei trasporti
La nomina all'Autorità portuale rallenta il rimpasto. L'Upc: fare presto

Le trattative ricominciano: gli alleati del Pd chiedono celerità e più
coinvolgimento nelle dinamiche del rimpasto. Intanto però non è stata
neanche fissata una data per il vertice inizialmente previsto oggi.
Francesco Pigliaru vuole essere sicuro che, fatta la verifica, non ci
si debba ritornare su: evitare lo spettro di un rimpasto spezzettato,
insomma.

IL NODO Ciò che potrebbe allungare i tempi è la questione
dell'assessorato ai Trasporti. Non è un mistero che l'attuale
assessore, Massimo Deiana, aspiri alla presidenza dell'Autorità
portuale della Sardegna. Ma ancora la nomina non è all'ordine del
giorno della commissione Trasporti della Camera. Manca anche il
decreto con cui il ministro, d'intesa col presidente della Regione, fa
la nomina. E del resto sarebbe una forzatura se il provvedimento
arrivasse da un ministro dimissionario.
A Roma però la crisi va verso la soluzione ed entro pochi giorni
potrebbe insediarsi il nuovo ministro. Questo avrebbe l'effetto di
accelerare l'iter che può consentire a Deiana di approdare
all'Authority. Stamattina intanto si riuniranno a Cagliari i
parlamentari, consiglieri regionali e assessori dell'area
Fadda-Cabras, cui fa riferimento anche il titolare dei Trasporti, per
le valutazioni sul rimpasto.

PROTESTE Tuttavia, fa presente il consigliere regionale dell'Upc
Pierfranco Zanchetta, «non si può aspettare che il partito di
maggioranza relativa si riassesti e risolva le sue magagne interne.
Siamo stanchi di rincorrere un rimpasto chiesto da mesi. Questo è un
momento di grande assunzione di responsabilità, è vietato fare brutte
figure davanti ai sardi. Non è tempo di equilibrismi».
Quanto al vertice saltato, «mi auguro che sia almeno mercoledì, per
avviare un confronto con il coinvolgimento dei partiti in decisioni
che non possono essere allungate in una minestra già stucchevole». Per
Zanchetta «il cambio di rotta non può scaricarsi solo sui piccoli,
dev'essere complessivo. La nuova Giunta dovrà avere un profilo
politico, senza tener conto solo di competenze curriculari». Quanto ai
Rossomori, «penso che valuteranno di volta in volta le azioni e prima
o poi mi auguro che possano rientrare».

SOVRANISTI A proposito di Rossomori: Paolo Zedda ha confermato
l'appoggio esterno alla maggioranza e, analizzando il voto
referendario, ha parlato di «occasione per riscrivere la nostra carta
fondamentale aprendo anche alle forze che non hanno rappresentanza in
Consiglio». Ieri su Facebook la risposta del segretario del Partito
dei Sardi, Franciscu Sedda: «Per due anni abbiamo proposto di
riscrivere lo Statuto per trasformarlo in una Carta di sovranità. Per
farlo il PdS non ha aspettato di vedere come andava il referendum
costituzionale italiano: il compito di un indipendentismo di governo è
anticipare il tempo e dire le cose giuste quando è scomodo dirle».
Roberto Murgia

La Nuova

Oggi la direzione del partito. La minoranza all’attacco «Deve
dimettersi, ci vuole un traghettatore alla Epifani»

ROMA Matteo Renzi prova a ripartire dal Pd. Anticipare il congresso
per essere riconfermato segretario e candidato premier e fare una
volta per tutte i conti con la minoranza che ha votato No contribuendo
alla sconfitta sul referendum. E prepararsi per riconquistare palazzo
Chigi. Matteo Renzi, come il Conte di Montecristo, mette a punto il
piano della vendetta e da Pontassieve, dove è tornato nella notte,
annuncia: «Sono pronto a ripartire». Ma la minoranza del Pd prova a
mettergli i bastoni tra le ruote. E alla vigilia della direzione di
oggi, alla quale non è chiaro se parteciperà anche Renzi, con il
bersaniano Davide Zoggia manda un messaggio chiaro. Se Renzi vuole
anticipare il congresso, deve dimettersi come prevede lo statuto. E a
portare il partito al congresso deve essere un altro segretario, un
«traghettatore» alla Guglielmo Epifani, il dirigente che guidò il Pd
dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani. Una tesi subito respinta dai
renziani e da Matteo Orfini. «Le dimissioni da segretario? Decide
lui», dice il presidente del Pd a Luicia Annunziata. È alle due di
notte che Matteo Renzi torna a farsi sentire dopo quasi 48 ore di
silenzio, con una confessione via Facebook.

 «Torno a casa davvero,
riparto da capo facendo tesoro degli errori e ai milioni di italiani
che vogliono un futuro di idee e di speranze per il nostro Paese dico
che non ci stancheremo di riprovare e ripartire», scrive il segretario
ammettendo che ha provato tristezza a dover fare gli scatoloni dal
terzo piano di palazzo Chigi per tornare a casa. «Non sono un robot»,
dice. Renzi rivendica i «mille giorni davvero fantastici» del suo
governo e fa l’elenco «impressionante delle riforme» e ammette l’amato
in bocca per ciò che non ha funzionato e la delusione per la riforma
costituzionale. Ma non c’è alcuna autocritica. «Un giorno sarà chiaro
che quella riforma serviva all’Italia», scrive. «Torno semplice
cittadino, non ho paracadute, non ho un seggio parlamentare non ho
stipendio nè vitalizio: riparto da capo come è giusto che sia». Ma il
suo non è un addio; è un arrivederci.

E la sua ripartenza comincia nel
partito che vuole portare al congresso anticipato per riprenderne la
leadership e prepararsi alla sfida delle prossime elezioni che l’ex
premier spera siano il prima possibile, anche per chiudere i conti con
gli avversari interni che confida di poter escludere dalle liste. Uno
schema di gioco che cozza con la realtà del Pd che arriva sfiancato al
passaggio della caduta del governo Renzi. E più diviso che mai. Anche
tra chi ha sostenuto con forza Renzi c’è malessere. I rapporti con
Dario Franceschini, per esempio, si sono molto deteriorati. Il
ministro della Cultura non ha gradito affatto i retroscena usciti la
scorsa settimana che lo dipingevano a capo dei congiurati contro il
segretario premier. È convinto che siano stati diffusi da uomini
vicini all’ex premier. Ora i due hanno siglato una tregua, ma è una
tregua armata. Tanto che Franceschini, che controlla la maggior
correte del Pd e molte truppe in Parlamento, avrebbe rifiutato il
ministero degli Esteri. Un modo per tenersi le mani libere in vista
del congresso. Poi c’è tutta la pattuglia della sinistra dem che
invoca discontinuità nell’azione di governo: a partire dal lavoro e
dalla scuola. E ci sono i possibili sfidanti di Renzi al congresso.
Enrico Rossi, il governatore della Toscana, che dice che ci vuole più
sinistra per tornare a vincere.

E da Bari Michele Emiliano fa capire
che al congresso ci sarà anche lui a sfidare dal Sud l’ex rottamatore.
Tutte questioni che saranno affrontate a partire da sabato prossimo
quando a Milano si riunirà l’assemblea del Pd, un passaggio decisivo
per fissare la data del congresso che Matteo Renzi vorrebbe fissare
entro febbraio-marzo, ma che la minoranza tenta di far slittare.
Motivo? I renziani sostengono che il vero motivo della richiesta di
rinviare l’assise è perché non c’è ancora un candidato forte da
contrapporre a Renzi. Oggi intanto è convocata la direzione del Pd.
Renzi ha fatto sapere che non è ancora sicuro che parteciperà «Sarebbe
una cosa inaudita», protestano dalla sinistra che fa capo a Bersani.
di Maria Berlinguer


Verso la riconferma anche Boschi. Alfano potrebbe lasciare il Viminale
per gli Esteri. E Cuperlo rifiuta l’Istruzione
Intoccabili e verdiniani, ecco la squadra
ROMA La pattuglia degli intoccabili è già definita, un elenco che
sembra destinato a non subire variazioni. I nomi sono quelli di Pier
Carlo Padoan all’Economia, Roberta Pinotti alla Difesa, Andrea Orlando
alla Giustizia, Graziano Delrio a Infrastrutture e Trasporti e Dario
Franceschini alla Cultura. Verso la riconferma vanno Maria Elena
Boschi, ex ministro delle Riforme e grande sconfitta del referendum,
che avrebbe l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio, e Marianna Madia alla Pubblica amministrazione. Attorno a
questo drappello di inamovibili,

il premier incaricato Paolo Gentiloni
rimodella la squadra di governo, nella quale sembra quasi certo
l’ingresso formale delle truppe di Denis Verdini, decisive per
assicurarsi la fiducia al Senato. A rappresentare Ala (Alleanza
liberalpopolare-Autonomie) potrebbero essere chiamati l’ex presidente
del Senato Marcello Pera o l’ex ministro Giuliano Urbani, mentre
resterebbe ancora in campo il sottosegretario Enrico Zanetti, dopo che
con i fuoriusciti di Scelta civica in parlamento ha unito le sue forze
a quelle dei verdiniani di Ala. Ad Ala potrebbe andare il ministero
dell’Istruzione, dove è data in uscita certa Stefania Giannini, che
durante il governo Renzi è passata da Scelta civica al Pd. Più
probabile, tuttavia, per dinamiche legate alle correnti interne al Pd,
che in viale Trastevere arrivi la dem Francesca Puglisi.

Il posto ieri
sarebbe stato offerto a Gianni Cuperlo, per bilanciare l’esecutivo a
sinistra, ma l’ex presidente del Pd avrebbe declinato gentilmente
l’offerta, anche per evitare che l’incarico apparisse come la
contropartita del sofferto “sì” di Cuperlo al referendum. Ad
assicurare la continuità con il governo Renzi, con in mano la gestione
delle nomine di primavera, appare sicura la riconferma di Luca Lotti,
sottosegretario alla Presidenza del consiglio e braccio destro di
Matteo Renzi a Palazzo Chigi, che punta ad avere anche la delega al
Servizi segreti, oggi saldamente in mano a Marco Minniti, che potrebbe
a questo punto prendere la via del Viminale. Un incarico per il quale
tuttavia si fa anche il nome del sottosegretario Claudio De Vincenti.
In questo complesso gioco di incastri Angelino Alfano lascerebbe il
ministero dell’Interno per un altro dicastero di peso, quello degli
Esteri lasciato libero da Gentiloni.

La Farnesina è tuttavia la
casella più affollata: in corsa ci sarebbero anche Piero Fassino e
Carlo Calenda, in uscita dallo Sviluppo economico, oltre all’Udc
Pierferdinando Casini. Ma è possibile che il premier incaricato scelga
la soluzione interna, premiando il segretario generale,
l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, con cui ha lavorato negli ultimi
anni. Incerto il futuro del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che,
inizialmente dato in partenza per essere sostituito da Teresa
Bellanova, vice ministro dello Sviluppo economico, potrebbe invece
essere riconfermato. Cambio in vista anche al ministero dell’Ambiente,
Ermete Realacci, grande amico del premier, sostituirebbe Gian Luca
Galletti, mentre all’Agricoltura si profila uno scambio tra Maurizio
Martina, che andrebbe al partito, e il vice segretario dem Lorenzo
Guerini. Per Ncd, con Alfano, sembrano volare verso la riconferma
anche Beatrice Lorenzin alla Salute, ed Enrico Costa agli Affari
regionali.
di Maria Rosa Tomasello


Unione Sarda

l premier in pectore: stessa maggioranza, opposizioni indisponibili
Gentiloni, sì con riserva «Serve responsabilità»

ROMA Dopo le consultazioni, fatte a tempo di record come raramente in
passato, il presidente della Repubblica ha affidato a Paolo Gentiloni
l'incarico di formare il nuovo governo. L'ex ministro degli Esteri ha
accettato con riserva e, dopo i colloqui con le forze politiche,
iniziati ieri pomeriggio nella sala del Cavaliere a Montecitorio per
preparare la lista dei ministri, già nella giornata di oggi potrebbe
presentarsi al Quirinale per sciogliere la riserva e arrivare al
giuramento tra domani e mercoledì. La riforma elettorale e poi il
voto. Questa, ha sottolineato il premier incaricato, sarà la linea del
nuovo esecutivo: «L'obiettivo è accompagnare il percorso delle forze
parlamentari per arrivare a nuove regole elettorali».

TEMPI STRETTI Prima degli incontri istituzionali coi presidenti di
Camera e Senato e dell'avvio delle consultazioni, nel suo discorso ha
voluto sottolineare «la coerenza» di Matteo Renzi. «Una coerenza, con
l'impegno preso in campagna referendaria di non accettare un
reincarico, che merita rispetto da parte di tutti». La maggioranza
resterà la stessa, «visto che è emersa l'indisponibilità delle
maggiori forze delle opposizioni a condividere responsabilità in un
nuovo governo». Un esecutivo che dovrà essere formato in tempi brevi
anche perché, ha detto il presidente Mattarella, «ci sono impegni da
rispettare». Una delle priorità è il dossier Monte dei Paschi di
Siena, mentre il 15 dicembre c'è il Consiglio Europeo.

LISTA DEI NOMI Sono dunque ore decisive per la formazione del nuovo
governo. Il premier incaricato ha fretta e oggi vuole presentarsi al
Colle con la lista dei ministri per mettersi subito al lavoro. Resta
innanzitutto il rebus della Farnesina, ministero chiave: si fa sempre
il nome di Piero Fassino ma sta prendendo quota l'ambasciatrice
Elisabetta Belloni, favorita rispetto a un altro papabile come Carlo
Calenda. Nelle ultime ore si farebbe pure il nome di Angelino Alfano
agli Esteri, che lascerebbe il Viminale a un esponente di spicco del
Pd e comincia a circolare il nome di Marco Minniti.

CHI ENTRA E CHI ESCE Secondo le ultime indiscrezioni, insomma,
cambiamenti in vista potrebbero esserci per la delegazione governativa
di Ncd: se per Alfano si parla di conferma al Viminale o trasloco agli
Esteri, a rischio potrebbe essere il posto di Beatrice Lorenzin alla
Salute o quello di Enrico Costa agli Affari regionali. In bilico
sarebbe Gianluca Galletti, quota Udc, all'Ambiente: al suo posto viene
dato favorito Ermete Realacci. Data fuori dai giochi in un primo
momento, Maria Elena Boschi alla fine potrebbe rimanere per volere di
Matteo Renzi, ma con deleghe diverse da quelle attuali. Per le Riforme
e i Rapporti con il Parlamento si fa il nome di Anna Finocchiaro, ma
anche di Marcello Pera (vicino agli ex montiani di Scelta civica e per
il Sì al referendum), favorito rispetto a Giuliano Urbani. In queste
ore si è fatto sempre più forte il pressing di verdiniani e zanettiani
per avere un proprio esponente al governo, ma sono troppe le
incognite. Di certo Enrico Zanetti manterrà la poltrona di
viceministro all'Economia, ma i suoi spingono per un upgrade.

POLTRONE SICURE Sarebbero tra gli intoccabili Pier Carlo Padoan
all'Economia, Roberta Pinotti alla Difesa e Andrea Orlando alla
Giustizia. Nessun problema dovrebbe esserci nemmeno per Dario
Franceschini alla Cultura e Graziano Del Rio alle Infrastrutture. A
rischio Stefania Giannini all'Istruzione e Giuliano Poletti al Lavoro,
qualche dubbio sulla permanenza di Marianna Madia alla Pubblica
amministrazione.

CUPERLO RIFIUTA Per ricucire con la minoranza dem è stata fatta
un'offerta a Gianni Cuperlo, sostenitore del Sì: gli è stata proposta
la delega all'Istruzione ma lui ha declinato. Così, per questioni
interne al Pd la responsabile scuola dei dem, Francesca Puglisi,
potrebbe succedere alla Giannini, mentre al dicastero del Lavoro viene
data in pole l'attuale viceministro allo Sviluppo economico Teresa
Bellanova. Resta un punto interrogativo il ministro di Ala-Sc.

La sinistra studentesca e il feeling con Rutelli

ROMA Politico di lungo corso, natali romani e origini nobili, è il
ventottesimo presidente del Consiglio italiano. Classe 1954, sposato
con l'architetto Emanuela Mauro, senza figli, Paolo Gentiloni Silverj
appartiene a una famiglia aristocratica: un suo antenato, Vincenzo
Ottorino Gentiloni, firmò il patto che a inizio '900 segnò l'ingresso
dei cattolici nella vita politica italiana. Educazione cattolica,
scuola montessoriana e dopo liceo al Tasso, dove partecipò
all'occupazione della scuola, con tanto di fuga da casa per
partecipare a una manifestazione a Milano per l'anniversario di piazza
Fontana, Gentiloni fa il suo esordio in politica nelle fila della
sinistra extraparlamentare, entrando in contatto con il Movimento
Studentesco di Mario Capanna.

Si avvicina poi al movimento ambientalista di Legambiente dove trova
Ermete Realacci e Chicco Testa e diventa direttore della rivista
“Nuova Ecologia”, dove nel 1990 diventa giornalista professionista. È
questa esperienza ad avvicinarlo e legarlo a Francesco Rutelli: quando
quest'ultimo viene eletto sindaco di Roma, Gentiloni è il suo
portavoce. Nel 2001 entra in Parlamento, nelle liste della Margherita
di cui diventa responsabile della comunicazione. Ricandidato nel 2006,
entra nel governo guidato da Romano Prodi con l'incarico di ministro
alle Comunicazioni. Partecipa alla fondazione del Pd.
Eletto ancora in Parlamento nel 2013, entra nella commissione Affari
esteri e quando Federica Mogherini lascia la Farnesina, a ottobre
2014, lui prende il suo posto.

La Nuova

Il ministro uscente accetta con riserva, via alle consultazioni per la squadra
«Un onore, sarà la stessa maggioranza per indisponibilità delle opposizioni»
Incarico a Gentiloni «Ora legge elettorale»

ROMA «Ringrazio il presidente della Repubblica per l’incarico
conferito, lo considero un alto onore e cercherò di svolgere il
compito con dignità». Dopo tre giorni di consultazioni al Quirinale,
il capo dello Stato ha conferito a Paolo Gentiloni l’incarico di
formare un governo. Il presidente del consiglio incaricato ha
accettato con riserva ma ha garantito che riferirà a Mattarella «il
più presto possibile» perché la priorità è formare un governo nella
pienezza dei suoi poteri in tempi rapidi.

E la riserva potrebbe essere
sciolta già oggi o domani. Gentiloni non ha lasciato spazio a dubbi su
quello che sarà il suo lavoro a palazzo Chigi e soprattutto quali
saranno le sue priorità: legge elettorale e provvedimento terremoto.
Il tutto gestito da un esecutivo che prenderà forma (e ministri)
nell’ambito della maggioranza uscente. «Nel corso delle consultazioni
è emersa l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizione a
condividere la responsabilità in relazione al nuovo governo. Dunque
non per scelta ma per responsabilità ci muoveremo nel quadro della
maggioranza e del governo uscenti, coscienti della necessità di dare
al paese un governo nella pienezza dei suoi poteri».

E rende omaggio
alla coerenza del suo predecessore: «È emersa la conferma della
decisione del premier Renzi di non accettare un reincarico in coerenza
con l'impegno assunto durante la campagna referendaria. E questa
coerenza merita rispetto». I verdiniani entreranno ufficialmente nella
compagine di governo? Il presidente incaricato ha avviato ieri sera le
consultazioni a Montecitorio ed ha rivcevuto anche la delegazione di
Ala-Sc, che a Palazzo Madama conta 18 senatori ed è indispensabile per
garantire la fiducia al governo. Nell’attesa di capire come cambierà
la squadra, a tenere banco sono le parole di Gentiloni sul profilo del
suo esecutivo. Innanzitutto sono balzate agli occhi di tutti le parole
del premier incaricato sulle riforme: tra i compiti del governo c’è
anche la volontà di «accompagnare e, se possibile, facilitare il
lavoro delle forze parlamentari per definire con la necessaria
sollecitudine le nuove regole elettorali».

Ci si attende dunque che
l’esecutivo si disponga a passare la palla delle riforme al
Parlamento, e si ipotizza un modus operandi diverso dal governo
precedente che è giunto a mettere la fiducia sull’Italicum. Ci sarà
una sorta di neutralità di merito, ma con una volontà di aiutare nel
metodo, favorendo il dialogo e svelenendo il clima. Oltre alle
riforme, Gentiloni ha indicato tra gli impegni del suo esecutivo «le
priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla
ricostruzione delle zone colpite dal terremoto».

Su Gentiloni arrivano
le critiche delle opposizioni, come prevedibile. «Stiamo con i
cittadini, non con i voltagabbana» scrive su Twitter il leader del M5S
Beppe Grillo, rinviando al post scritto da Luigi Di Maio: «Un’auto blu
vuota è arrivata al Quirinale e ne è sceso Gentiloni #votosubito». A
In mezz’ora il vicepresidente della Camera ha ribadito ancora che
Gentiloni «è null’altro che l’Avatar di Renzi». Di Maio annuncia che
non parteciperà alle consultazioni e conferma l’Aventino al voto di
fiducia per il nuovo esecutivo, ma anche sulla legge elettorale. In
sostanza i 5 Stelle non collaboreranno per scriverne una nuova:
«L’idea di un tavolo sulla legge elettorale è finita» dice Di Maio.

Su
Gentiloni si abbattono anche gli strali della Lega e di Fdi. «Tutto
cambia perché nulla cambi. Siamo passati dal governo del burattino
delle lobby al governo del burattino del burattino delle lobby»
attacca Giorgia Meloni. Ancora più duro è il commento di Matteo
Salvini, che rifiuta di partecipare alle consultazioni di Gentiloni
(«Non abbiamo tempo da perdere») e parte a testa bassa: « Questi ci
prendono per il c..o! Noi non ci arrendiamo, daremo battaglia a questa
cricca. #votosubito». Unica voce fuori dal coro continua ad essere
quella di Silvio Berlusconi, che annuncia una opposizione
“responsabile”
di Gabriele Rizzardi


La Nuova

La crisi dopo il referendum e le dimissioni di Renzi hanno avuto
effetti nell’isola I parlamentari sardi sperano in un incarico di rilievo nel nuovo esecutivo

Un filo rosso unisce la caduta del governo di
Matteo Renzi alla Sardegna. Non solo il risultato del Referendum, che
nell’isola ha registrato una percentuale più alta di No rispetto al
resto dell’Italia. Ma anche la giunta di Francesco Pigliaru poggia i
piedi sul pavimento crollato del governo nazionale. I più ingenui
potrebbero limitare l’addio dell’assessore Gianmario Demuro al
risultato del voto. Ma sarebbe troppo semplicistico. Forse la vittoria
del No è diventata la scintilla che ha acceso il rimpasto. Ma gli
effetti più deleteri sono le turbolenze nate nei partiti, e in
particolare nel Pd, dopo la caduta di Renzi. L’incertezza riguarda non
solo la durata del futuro governo Gentiloni, ma anche i suoi effetti
sugli equilibri politici in Sardegna. Il Pd è sempre più un cantiere
in cui nessuno si sbilancerà prima di capire quale saranno i reali
rapporti di forza. Un altro capitolo riguarda le promesse fatte dal
premier nelle sue visite nell’isola .

E le tante vertenze, da quella
Alcoa a quella Meridiana, che sono rimaste ancora aperte ed erano in
parte legate anche alle garanzie personali date dai ministri. Senza
parlare del caos delle Province o del buco normativo dell’Autorità
portuale. I parlamentari sardi tengono conto di tutte queste variabili
mentre danno la loro valutazione sul futuro governo. Quasi nessuno
crede che la legislatura arriverà alla sua scadenza naturale, ma a
parte gli esponenti del Movimento 5 stelle nessuno vuole le elezioni
anticipate. Per tutti serve un governo che abbia come priorità
l’elaborazione di una legge elettorale. Ma c’è anche chi va oltre,
come il deputato Gian Piero Scanu, e oltre un nuovo governo chiede in
modo particolare un impegno maggiore per affrontare i reali nodi che
in questi anni sono diventati una priorità per l’isola: lavoro,
salute, trasporti.

di Luca Rojch


-----------------
Federico Marini

skype: federico1970ca

domenica 11 dicembre 2016

Presentazione I'm Great di Arca Chessa, Cenacolo di Ares


12 Dicembre (domani) dalle ore 19:00 alle 0re 21:00
Circolo Me – Ti Via Mandrolisai 60, Cagliari.

Presentazione

“I’m Great”, Arca Chessa, 2016, è la terza uscita della collana “Gli Indipendenti” delle edizioni Cenacolo di Ares. Scritto a quattro mani dunque, narra le vicende di un noto attore teatrale ormai giunto al fatidico viale del tramonto. Prima di lasciare le scene per sempre si accinge a narrare le sue mirabolanti avventure a un fido collaboratore, così da consegnare la sua arte ai posteri. Con l’occasione e con lo scorrere delle sue vicende artistiche e personali, si delinea uno spietato ritratto del mondo del teatro, dell’arte e culturale in generale, dove non mancano invidie, colpi bassi, arrivismi vari e mediocrità rampanti.

Sinossi
La costruzione del memoriale avviene per dettatura a un collaboratore incaricato di trascrivere la libera narrazione dell’attore. L’opera è costruita con agili capitoletti di ricordi, aneddoti e personaggi incontrati durante la carriera del protagonista. Man mano che si procede con i ricordi ad essi si mischiano continuamente nuovi episodi, propositi, chiarimenti e rivelazioni che arricchiscono la stesura. Lo sguardo è critico e cinico, addirittura indurito, dopo tanti anni di lotta per calcare i palcoscenici migliori in mezzo a una concorrenza spietata, anche se il percorso è poi coronato da un giusto riconoscimento da parte di pubblico e critica.

Destinatari
Una scrittura semplice e scorrevole che non rinuncia allo stile però e che anzi dimostra un indubitabile talento letterario e una grande maestria nella narrazione. Un libro sicuramente dedicato a tutti, operatori culturali e non, così come semplici amanti di quella letteratura che riesce ad essere cinica, ironica e allo stesso tempo alta, senza vergognarsene neanche un po’.

Autori
Gli autori Antoni Arca e Ignazio Chessa, rispettivamente autore plurilingue e pluripremiato e istrionico e versatile attore teatrale, hanno sempre considerato la loro città, Alghero, una base dalla quale lanciarsi alla conquista del mondo.

Biografia degli Autori 
Antoni Arca (Alghero 1956), fu liceale fino al 1975; fu studente universitario a più lauree fino al 2001; fu assistente di sociologia fino al 1984; fu cronista, polemista, opinionista, insomma elzevirista per giornali e riviste regionali, nazionali e internazionali fino al 2010; fu docente supplente di lettere nei licei fino al 1982; fu cantautore fino al 1985, tre dischi; fu traduttore dal catalano, dal sardo, dal corso, dall’italiano e agli inversi fino al 2011, una trentina di titoli; fu poeta fino al 1998, una decina di titoli; fu drammaturgo fino al 2010, una quarantina tra titoli pubblicati e opere rappresentate; fu autore di libri per bambini e ragazzi fino al 2007, una settantina di titoli; fu scrittore catalano fino al 2010, una decina di titoli; fu docente universitario a contratto di Letteratura per l’infanzia e Lingua e letteratura catalana fino al 2006; fu saggista fino al 2010, una decina di titoli; fu romanziere in lingua sarda fino al 2016, quattro romanzi quasi cinque; fu romanziere in lingua italiana, fino al 2000 ca., pochissimi titoli, forse tre; è, suo malgrado, ancora insegnante elementare; è autore tradotto in Corsica, una decina i titoli già usciti; è romanziere in vernacolo algherese, una quindicina di titoli; è traduttore di se stesso dall’algherese colloquiale all’italiano così-così che parla a scuola.

Ignazio Chessa, classe 1962, a tre anni scappa dalla Sardegna in nave, approda in Toscana e si ritrova con due genitori, nove fratelli e cento pecore con i quali intraprende una relazione ventennale che interrompe fuggendo la notte del 13 Dicembre a Roma dove si rifugia in un teatro off della Compagnia Centrale Bum Bum e dorme sulle tavole del palco circondato dagli antiquari di Via dei Coronari; quindi si alternano le compagnie La Maschera, Il Torchio, Teatro Popolare di Roma, Retablo, Teatro Stabile di Sardegna, Il Campo, guidato dai registi Perlini, Landi, Giménez, Marval, Daniel e tanti altri. Scrive e inscena vari spettacoli, partecipa ad alcuni film di Lizzani, Magni, Angiolella, Pandolfi. Passano 15 anni e fugge in Spagna, a Barcellona, e con Elena Solinas si fa Compagnia in “ilfilodeldiscorso” infilando e cucendo vari spettacoli: Parolestese, Il canto, che incanto!, El abuelo cuentacuentos, Prima di dormire, la trilogia operistica Carrosello, Estroverdi e Barba, capelli e Rossini, etc. Fioccano inviti a Festival e Istituti in Italia e nel mondo come attore, regista e docente: Caracas, Tel-Aviv, Haifa, Acco, Istanbul, Izmir, Londra,Cambridge, Barcelona, Madrid, Nizza, Parigi, Buenos Aires, Santiago de Chile, Rio de Janeiro, San Paolo etc. Nel frattempo sono scivolati altri 15 anni e al momento ha il passaporto scaduto; il tempo di rinnovarlo e riparte.

Alla presentazione parteciperanno Ignazio Chessa, Igor Lampis e Ivo Murgia. Ci saranno letture e aneddoti tratti dal libro

“Surfare in direzione della nostra indipendenza? ... Si può”. di Paolo Leone Biancu·Martis


L’obiettivo “INDIPENDENZA” è idea forte che un sempre crescente numero di Sardi sente come qualcosa di improrogabile. La vita di un intero Popolo, quello SARDO, necessita di riappropriarsi del proprio status-ruolo, dato da quell’Insieme di attitudini, valori e cultura, che possiamo definire come “CONNOTTU CUMONE A TOTUS SOS SARDOS”.

Negli ultimi cinquanta anni abbiamo ricuperato la coscienza di essere POPOLO, di avere la maturità per riprendere le redini gestionali del nostro Territorio, in cui siamo maggioranza a tutti gli effetti, di avere le forze, le risorse e la conoscenza necessarie a proporre un nostro modello di Società, dove Ambiente e Relaziono Sociali molto forti siano le fondamenta. Non vogliamo più dipendere da nessuno, ma vogliamo avere relazioni con tutti quei popoli che la pensano come NOI. Per far ciò dobbiamo modificare il CONTESTO in cui viviamo, costretti da scelte di puro colonialismo centralista romano ad accettare certe Politiche e un modello di sviluppo socio-economico, non adatto alle esigenze del nostro Ambiente.

Bisogna, però, che ci rendiamo conto che avremo un compito molto difficile; infatti, dobbiamo agire collateralmente ad un Potere Esterno che non ci rappresenta, ma che sta sul territorio e che mostra quotidianamente il suo disinteresse per il nostro Popolo, appropriandosi di vaste regioni del territorio sardo, espungendo attività e filiere produttive che non interessano certi Poteri forti che hanno ben altri scopi. I risultati di una tale Politica, a livello centrale romano e a livello dei pro-consoli “calaritani”, fanno fuggire i nuovi laureati e quelli con competenze importanti, cancellano la scuola nei piccoli centri, i piccoli-medi ospedali territoriali e le facilità per poter viaggiare, svendono il territorio a chiunque lo richieda, perché incapaci di una qualsiasi valutazione nell’interesse dei sardi e della Sardegna.

Per mutare il contesto, bisogna innovare; per far capire come la penso dico, in una maniera metaforica che serve una <tavola evolutiva da surf>, un contesto nuovo che ci consenta di controllare le onde, per dirigerci e planare verso il traguardo. °°°Quindi... l'obiettivo dovrà essere MODIFICARE i parametri del contesto odierno. Profittando della metafora surfistica sottolineo che bisognerà avere <tavole evolutive> e non altro, tavole concepite per “SURFERS” che vogliono impegnarsi a migliorare il controllo delle varie onde, per un perfetto “compromesso” tra maneggevolezza e stabilità. Per costruire/articolare tale compromesso, bisogna occupare e controllare la strada maestra che porta verso la nostra indipendenza; per far ciò, credo sia indispensabile ricordare e da prendere a prestito, il pensiero di Vadim Zeland ... autore del libro <Reality Transurfing>, in cui l’Autore analizza e spiega il concetto di “SPAZIO delle VARIANTI”, una straordinaria tecnica di interpretazione con cui poter affrontare qualsiasi realtà, senza escluderne alcuna.

Vadim Zeland ci indica come applicare e praticare la filosofia politica del Transurfer, che sa cavalcare la vita con estrema leggerezza, scivolando tra le onde quotidiane senza sforzo, senza sprofondarvi e, per di più, eludendo le forze esterne che tentano trascinarlo nel gorgo. * Se vogliamo immaginare di concretizzare realmente il nostro <Reality Transurfing> in azioni politiche, orientate strategicamente a conquistare l’Indipendenza, bisogna costruirle basate nei concetti antichi dei <Nostri Sentidos> e sulla filosofia della <COMUNA MODERNA>, punti di partenza e parametri per il progetto dello STATO SARDO SOVRANO, disegnandolo nella forma di modello 3PI positivo, proattivo,partecipativo. °°°Rispetto dellaNatura, Cultura innovativa, economia orientata all’equa redistribuzione delle risorse e della ricchezza prodotta, dovranno essere elementi fondamentali per costruire il nuovo paradigma sociale, abbandonando le obsolete <scatole ideologiche>, prodotto di tematiche di secoli passati - integralmente gestito dalle Oligarchie dominanti su cui fondano il loro Potere, attraverso l’amministrazione del denaro e il controllo dei media.

<L’indipendentistatransurfer> dovrà essere un soggetto nuovo, capace di planare sulle “onde” (le realtà politiche in campo) senza legami di dipendenza, consapevole che le situazioni dovranno essere affrontate senza mai attribuire eccessiva importanza agli eventi, in modo che perdano così la loro connotazione positiva/negativa, e quindi senza che esse possano più influire sulla quotidiana esistenza. <L’indipendentistatransurfer> della metafora dovrà far attenzione a non disperdere la propria energia, lottando inutilmente contro i pendoli (strutture mentali vincolanti che si rafforzano quanto più le persone danno loro importanza); <L’indipendentistatransurfer> con le sue azioni dovrà orientarsi a diventare spettatore attivo e non attore, in modo da assumere una prospettiva più distante, rilassata e obiettiva.

Metafora perfetta per le azioni dell’<indipendentistatransurfer> è copiare le tecniche di chi si esercita nell’AIKIDO ... il quale pensa e agisce usando l’energia dell’altro e facendola propria, trasformandola in qualcosa di suo e trasformando SE' STESSO. Ma questo modo di comportarsi ha a che fare anche con l’Alchimista, colui che è sempre alla ricerca di qualcosa, che gli indichi le soluzioni che facilitino la ricerca della Via Maestra. Diventa chiaro, a questo punto, che l’<indipendentistatransurfer> e <l’Alchimista> sono due aspetti di un voler ESSERE diverso, con propria autonoma capacità decisionale, non dipendente da nessun Capo/Leader, assolutamente Sovrano e Legale rappresentante di sé stesso, autonomo dal Branco e dalle LOGICHE di gruppo.


In conclusione, la <tavola evolutiva da surf> è la metafora di uno strumento che indica il modo per raggiungere la nostra Indipendenza, avente i seguenti importanti requisiti: deve rappresentare una filosofia di vita, un modo di pensare e di sentirsi un Popolo senza alcun padrone, in cui ogni individuo è sovrano e rappresentante legale di sè stesso; deve essere un modello culturale, in cui "Is sentidus” diventano espressione (allo stato puro) d’un modo di sentirsi solo sardi, basato sulla nostra storia dai profondi valori culturali, basato sul rispetto dei nostri simili, descritto in <Is contus de Nuraxia>.

venerdì 9 dicembre 2016

La pazza storia


10 Dicembre (domani) dalle ore 9:00 alle ore 18:00
T Hotel, Via dei Giudicati 66, Cagliari.


In occasione del trentennale dell'ASARP e del Mese dei Diritti Umani
l'associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica organizza dalle ore 9.00 alle ore 18.00 un confronto pubblico dal titolo "La pazza storia, dalla lotta al manicomio alla salute mentale di comunità" Sabato 10 dicembre al T HOTEL - nella Sala meeting T4 - 1° piano, in Via dei Giudicati a Cagliari

Durante il confronto si svolgerà il reading sui diritti a cura delle studentesse e degli studenti dell'Unione degli Studenti

Ne discutiamo con Gisella Trincas – Presidente dell’ASARP e dell'UNASAM, Luigi Arru – Assessore Regionale della Salute, Maria Grazia Giannichedda – Presidente Fondazione “Franco e Franca Basaglia”, Nerina Dirindin – Senatrice componente Commissione Sanità, Silvia Ciccu – Redazione Radio Onde Corte, Giovanna Del Giudice – Presidente CoPerSaMM, Vito D’Anza – Portavoce Nazionale Forum Salute Mentale, Ettore Cannavera – Fondatore Comunità “La Collina”, Roberto Concu – Redazione Radio Onde Corte, Alessandro Montisci – Direttore Centro di Salute Mentale Cagliari Ovest, Antonello Pittalis – Responsabile del SRRS del DSMD di Sassari, Giovanna Murgia – Presidente Cooperativa Sociale Approdi, Augusto Contu – Direttore Dipartimento di Salute Mentale di Cagliari, Assunta Signorelli – Psichiatra, consulente Ufficio dei Diritti Asarp, Veronica Asara – Presidente Senbilmente Onlus, Claudio Ruggiu – Associazione Heliogabalus, Antonello Murgia – Portavoce del Mese dei Diritti Umani, Marco Espa – Presidente Nazionale ABC, Stefania Matta – Cooperativa Sociale AsarpUno.
Coordina Roberto Loddo ASARP

La pausa si svolgerà dalle 13.00 alle 14.30 e l'associazione ASARP ha organizzato un buffet presso la sua sede in Via Romagna 16, padiglione E, Cittadella della Salute. La pausa pranzo è offerta dall'Associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica. Al termine si rientrerà alla sala convegni del T-Hotel per la prosecuzione dei lavori.

Ingresso libero e gratuito. Verrà rilasciato l’attestato di partecipazione. Per maggiori informazioni, la segreteria organizzativa Asarp risponderà ai seguenti numeri di telefono: 3381597287 e 3207721343 e via mail: ass.asarp@tiscali.it

Musica per immagini - il concerto finale


Domenica 10 Dicembre, dalle ore 21:00 alle ore23:00.
Auditorium del conservatorio di musica, Piazza Ennio Porrino, 1 Cagliari.


Musica per le immagini
Il concerto conclusivo della Masterclass “Sergio Miceli”
Esecuzione delle migliori composizioni selezionate tra i partecipanti alla MasterClass Sergio Miceli “Tecnica di composizione musicale per il cinema”, tenutasi al Conservatorio di Cagliari dal Mº Franco Piersanti, dal 7 al 12 novembre 2016.

 In ricordo di Sergio Miceli
Ennio Morricone
Daniele Furlati, Riccardo Giagni, Franco Piersanti, Renata Scognamiglio, Antonio Trudu

Sul palcoscenico:
Scisma Ensemble Laboratorio insieme al percussionista Vittorino Naso, il contrabbassista Massimo Tore e gli allievi del Conservatorio di Cagliari e della MasterClass. Con la partecipazione di Gavino Murgia al sax soprano e voce.

Riccardo Giagni
My Father per archi
Franco Piersanti
Musica per Sergio per orchestra da camera, sax soprano e voce
Tatiana Caselli
Camera Obscura
Massimo di Paola
Camera Obscura
Domenico Lavena
Macchina Madre
Alberto Locci
Sibilla
Debora Mameli
Camera Obscura
Roberto G. Pellegrino
Un racconto di mare
Stefano Tore
Sibilla

Rassegna stampa 09 Dicembre 2016.

L'unione Sarda

Rimpasto, salta il vertice decisivo
Tempi più lunghi per la nuova Giunta. L'appello delle imprese: «Basta
litigare, fate presto»
Rinviato l'incontro tra i partiti di maggioranza previsto lunedì
Per cercare di ricomporre i pezzi un fine settimana non basta: il
vertice in programma lunedì con Francesco Pigliaru e tutti i
consiglieri regionali della maggioranza è saltato. Motivo ufficiale:
molti - compreso il presidente dell'assemblea legislativa, Gianfranco
Ganau, a Roma per un precedente impegno istituzionale - non potranno
essere presenti.

VERSO IL RIMPASTO L'incontro si terrà comunque il giorno dopo, oppure
mercoledì, anche se non tutti convergono sul metodo. Il Partito dei
Sardi, ad esempio, è più favorevole a «una serie di vertici bilaterali
a Villa Devoto da celebrarsi con la giusta solennità e attenzione alle
singole forze politiche. Ognuna ha infatti le sue istanze che
andrebbero sentite singolarmente». Sul piatto della bilancia c'è il
rimpasto di governo: la crisi della Regione si è aperta ufficialmente
con le dimissioni degli assessori agli Affari generali e
all'Agricoltura, Gianmario Demuro ed Elisabetta Falchi, e con la
fuoriuscita (non certo silenziosa) dei Rossomori dalla maggioranza.
Adesso è tempo di manovre. I nomi che circolano sono quasi tutti
interni al Pd: Barbara Argiolas, Tore Sanna, Luigi Lotto, Antonio
Solinas, Carlo Careddu. Poi si parla di Efisio Arbau (La Base) e Luca
Pizzuto (Sel), ma altri ne spunteranno nei prossimi giorni. Sui
consiglieri regionali, in particolare, ci sarebbe il veto del doppio
incarico. E poi resta da capire quali saranno i prossimi assessori a
lasciare la poltrona. Nelle ultime ore si fa con sempre maggiore
insistenza il nome della titolare dell'Industria, Maria Grazia Piras.
Tuttavia, lei, come del resto l'assessore al Turismo Francesco
Morandi, godono della fiducia piena dei rispettivi partiti di
riferimento. E non solo.

LE IMPRESE Mentre la politica fa le sue manovre, le associazioni di
categoria invitano a non perdere troppo tempo. Qualcuno pone in
discussione addirittura la necessità di una verifica. «Siamo sicuri
che cambiare gli assessori sia la soluzione?», chiede il presidente
regionale di Confindustria, Alberto Scanu: «L'assessore all'Industria
per esempio è riuscita a far approvare un piano energetico, i nuovi
che verranno sarebbero in grado di riprendere da dove si è
interrotto?».

Per Scanu, che pure ha sostenuto il Sì al referendum, «è innegabile
che il risultato non premi la Giunta regionale: la Sardegna ha un
tasso di disoccupazione e dispersione scolastica importante, una
percentuale di laureati tra le più basse d'Europa, ha il problema
delle infrastrutture e dei trasporti». In questa situazione, il
governo dovrebbe pensare prima di tutto a una verifica programmatica.
«Se davvero il presidente Pigliaru volesse dare segnale di svolta -
aggiunge - dovrebbe fare in modo di far approdare in Aula la legge
urbanistica e lavorare per un'approvazione in 30 giorni».
Alle imprese, fa notare il presidente di Confapi Sardegna, Mirko
Murgia, «non interessa nulla del rimpasto, i giochi di palazzo non ci
riguardano. Le imprese vogliono una sola cosa: che la programmazione
economica dalla Giunta regionale venga attuata fino in fondo e che le
riforme che sono state annunciate, e solo in parte compiute, portino
effetti tangibili. Soprattutto sul tema della semplificazione
amministrativa».
Roberto Murgia


La Nuova

Giunta, crisi più lunga Salta il vertice di lunedì
Per motivi tecnici rinviato il faccia a faccia fra Pigliaru e i
consiglieri regionali
Tutti i partiti del centrosinistra in fibrillazione. Girandola di nomi
sugli assessori

CAGLIARI Primo stop, pare solo tecnico, per il rimpasto in Giunta. Il
vertice di lunedì pomeriggio, a Cagliari, fra Pigliaru e i consiglieri
regionali del centrosinistra è stato rinviato. Non cancellato, ma
spostato di ventiquattro, massimo quarantott’ore. Perché? Presi alla
sprovvista, molti degli invitati avevano preso già altri impegni. Il
presidente del Consiglio Gianfranco Ganau, ad esempio, lunedì è a Roma
per un appuntamento istituzionale. Poi da sempre l’inizio della
settimana per i consiglieri regionali è il giorno dedicato ai
«contatti con i territori». Con tutto quello che è accaduto da
domenica scorsa in poi, dal referendum costituzionale alla crisi di
Giunta, molto dovranno spiegare a degli elettori da mesi sul chi va
là. L’agenda. Intoppi a parte, è difficile che prima di Natale il
governatore Francesco Pigliaru riesca a varare la sua seconda giunta.
Lui vorrebbe accorciare i tempi, ma non sarà facile: sono ancora
troppi gli strappi da ricucire. 

A cominciare dal chiarimento
indispensabile sull’ultima contrapposizione referendaria: i sardi
hanno detto No, il Pd, Pigliaru compreso, ha perso, mentre hanno vinto
tutti gli altri partiti della coalizione. Caso chiuso, o ci saranno
altri strascichi? Poi l’alleanza non ha ancora metabolizzato l’addio
al vetriolo dei Rossomori, nonostante la replica accesa proprio del
governatore alle accuse lanciate da Gesuino Muledda e più. Poi c’è il
problema dei problemi: due assessori, Gianmario Demuro ed Elisabetta
Falchi, si sono dimessi e l’interim del presidente non potrà durare a
lungo. Con un altro retroscena preoccupante: nessuno sa ancora quanti
altri assessori saranno disarcionati, sconfessati, licenziati o
cadranno lungo strada. Le danze sono aperte. Il numero di cambi che
gira con maggiore insistenza è sempre lo stesso: sette, ma sui nomi
dei predestinati per l’addio l’incertezza è totale. Come se non
bastasse, anche sull’identità dei successori regna il mistero. Nel Pd
e in tutti gli altri partiti girano un’infinità di liste
inconciliabili fra loro e nessuno, per usare il vocabolario della
politica, ha ancora la capacità di fare sintesi. Giusto per stare
dietro alle voci: i soriani del Pd avrebbero pensato a Barbara
Argiolas per il turismo, ma quella stessa casella oggi è occupata da
Francesco Morandi, espressione del Cd. Oppure i renziani avrebbero
riconfermato la proposta di Pierluigi Caria all’industria, dove però
ora siede Maria Grazia Piras dell’Upc. Girandole, contrapposizioni e
veti incrociati potrebbero proseguire all’infinito ed ecco perché
serve che Francesco Pigliaru tiri le fila. L’incombenza non può essere
lasciata ai partiti in crisi e a cui spesso, quando c’è un’emergenza,
mancano due fattori decisivi: il realismo e la fantasia. 

L’attesa. In
questi giorni di transizione dalla crisi alla soluzione della crisi, i
commenti sono tanti. Per Daniele Cocco, consigliere regionale e
capogruppo di Sel: «È arrivato il momento di fare quadrato intorno al
presidente Pigliaru. Dobbiamo superare in fretta questo necessario
assestamento della coalizione senza fare errori. Tutt’insieme dobbiamo
impegnarci – conclude – per rilanciare l’azione di governo». È più
critica la posizione di Pierfranco Zanchetta, capogruppo dell’Upc in
Consiglio: «Se il Pd pensa di far melina, non va bene. Il confronto
dev’essere immediato fra i consiglieri che hanno fatto quadrato
intorno a Pigliaru, ma anche fra i partiti del centrosinistra». Per
ribadire subito dopo questo concetto: «I tempi devono essere stretti e
chiari. Non possiamo stare fermi e neanche continuare a tenere sotto
schiaffo la Sardegna per le esigenze interne del Pd. Altrimenti il
partito di maggioranza relativa dimostri di avere la forza per varare
una giunta monocolore. Sappiamo che non ce l’ha e quindi decida in
fretta». Proprio dal Pd arriva una prima rassicurazione: «Faremo in
fretta – dice Pietro Cocco, capogruppo in Consiglio – e senza perdere
tempo. Per ripartire subito con una nuova azione di governo più forte
ed incisiva». (ua)

Maninchedda e Congiu
Il Pds: servono risposte subito no ai soliti rituali della politica
CAGLIARI Doppia uscita pubblica del Partito dei sardi. La prima è
stata dal presidente e assessore Paolo Maninchedda, l’altra del
capogruppo in Consiglio Regionale Gianfranco Congiu. Eccole in rapida
successione. «Ai sardi – scrive Maninchedda – del rimpasto frega
veramente poco. Immaginiamo che sia già fatto. Embé? Siamo in grado di
fare un serio piano per il lavoro? A questa domanda i sardi sono molto
interessati, non solo quelli espulsi dalle fabbriche, ma anche i
diplomati e laureati, 
i piccoli imprenditori e i professionisti
impoveriti. Se non siamo in grado di dare questa risposta non è che è
in crisi una Giunta, è in crisi la democrazia, incalzata dalla rabbia
dell’umilazione che oggi sfocia nell’anarchia» Fino a questa
conclusione: «Siamo in grado – scrive l’assessore – d’ indicare una
rotta sicura? Noi pensiamo di sì e chiamiamo questa rotta libertà,
sovranità, autogoverno, responsabilità, indipendenza». È lo stesso
pensiero di Gianfranco Congiu: «I sardi, quelli che attendono
soluzioni per le aree marginali, una scuola che perde pezzi, un
precariato sempre più dilagante, un fisco ingiusto, non solo non
capirebbero i ritardi della politica, ma forse neppure ci
perdonerebbero i soliti rituali quando c’è una crisi politica».
Le associazioni degli agricoltori e delle piccole imprese pretendono
tempi stretti


Copagri e Confapi: «Fate in fretta»
CAGLIARI Fare in fretta: chi sta fuori dal Palazzo non chiede altro.
La Copagri punta dritta al problema: «Il nuovo assessore
all’agricoltura va nominato subito». È uguale l’allarme lanciato da
Confapi, l’associazione delle piccole imprese: «Alle aziende non
interessa nulla del rimpasto e ancora meno i giochi della politica».
Sono due voci che arrivano dal mondo reale e la maggioranza di
centrosinistra non può girare la faccia dall’altra parte. Copagri. Il
presidente regionale Ignazio Cirronis è chiaro: «Le dimissioni della
Falchi sono un duro colpo per l’agricoltura. In un momento così
delicato, con l’avvio del Piano di sviluppo rurale appena abbozzato,
la Sardegna non stare un solo minuto senza che sia occupato il ruolo
guida dell’assessorato» Per concludere: «Non c’è spazio per interim o
soluzioni provvisorie. 

Chiediamo che il successore sia scelto tra
persone competenti, capaci e disponibili al confronto con le
organizzazioni agricole come lo è stata l’assessora uscente». Confapi.
Il presidente regionale Mirko Murgia non ha dubbi: «La situazione
d’incertezza in cui è precipitata la politica sarda dopo il referendum
di domenica va risolta in fretta». Per continuare così: «Le imprese
vogliono una sola cosa: che la programmazione economica della Giunta
regionale sia attuata fino in fondo e che le riforme annunciate, e
solo in parte compiute, portino effetti tangibili soprattutto sul tema
della semplificazione amministrativa». Murgia non ha dubbi: «Che
questo passi per assessori nuovi o vecchi è completamente indifferente
per il sistema produttivo. Leggiamo di esponenti politici che invocano
maggiori politiche per il lavoro, ma ricordiamo che il lavoro nasce
nelle imprese e che quel profitto cui le imprese tendono è una
garanzia di continuità nell’occupazione e nello sviluppo del
territorio».
-----------------

Federico Marini
marini.federico70@gmail.com
skype: federico1970ca