martedì 27 agosto 2019

Bocciata la scuola (italiana) in Sardegna. Di Francesco Casula



Fra tutte le venti regioni, gli alunni sardi, registrano i peggiori risultati: sono i più bocciati e i più rimandati. Nella scuola Secondaria di secondo grado il 28,6 per cento ha la sospensione di giudizio, cioè rimandato e, l’11,4 è stato bocciato. Solo il 60 per cento promosso. Il numero più alto di alunni bocciati si registra nelle scuole professionali con il 17,3 per cento: significa che quasi uno su cinque ripete lo stesso anno, mentre il 31% è rimandato. Sale il dato nei Tecnici dove i rimandati sono il 32,8 per cento e il 14,4 per cento i non ammessi alla classe successiva. Anche nelle Secondarie di Primo grado si registrano risultati negativi per l’anno scolastico appena terminato: in Italia la percentuale degli ammessi alla classe successiva è il 97,7, in Sardegna si sta sotto la media con il 97,2 e il 2,8 per cento di bocciati. E la dispersione scolastica è la più alta d’Italia: un ragazzo su quattro non arriva al diploma.

Gli studenti sardi sono più tonti di quelli italiani? O poco inclini allo studio e all’impegno? E i docenti sono più scarsi o più severi? Io non credo. Come non penso che svolgano più un ruolo determinante la mancanza o l’insufficienza delle strutture scolastiche (laboratori, trasporti, mense ecc.), anche se certamente influenzano negativamente i risultati scolastici. E allora? E allora i motivi veri sono altri: attengono alle demotivazioni, al senso di lontananza e di estraneità di questa scuola. Che non risulta né interessante, né gratificante, né attraente. La scuola italiana in Sardegna infatti è rivolta a un alunno che non c’è: tutt’al più a uno studente metropolitano, nordista e maschio. Dunque non a un sardo. E tanto meno a una sarda.

È una scuola che con i contesti sociali, ambientali, culturali e linguistici degli studenti non ha niente a che fare. Nella scuola la Sardegna non c’è: è assente nei programmi, nelle discipline, nei libri di testo, nell’organizzazione. Provate a chiedere a uno studente sardo che esca da un liceo artistico, cosa conosce di una civiltà e di un’architettura grandiosa come quella nuragica, sicuramente fra la più significative dell’intero Mediterraneo; provate a chiedere a uno studente del liceo classico cosa sa della parentela fra la lingua sarda e il latino; provate a chiedere a uno studente di un Istituto tecnico per ragionieri e persino a un laureato in Giurisprudenza cosa conosce di quel monumentale codice giuridico che è la Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.

Vi rendereste conto che la storia, la lingua e la civiltà complessiva dei Sardi dalla scuola ufficiale è stata non solo negata ma cancellata. Permane una scuola monoculturale e monolinguistica, negatrice delle specificità, tutta tesa allo sradicamento degli antichi codici culturali e basata sulla sovrapposizione al “periferico” di astratti paradigmi e categorie che le grandi civiltà avrebbero voluto irradiare verso le civiltà considerate inferiori. Questa scuola ha prodotto in Sardegna, soprattutto negli ultimi decenni, giovani che ormai appartengono a una sorta di area grigia, a una terra di nessuno.

Apprendono l’italiano a scuola ma soprattutto grazie ai media: ma si tratta di una lingua stereotipata, gergale, banale, una lingua di plastica, inodore, insapore e incolore. Ma una scuola monoculturale e monolinguistica produce effetti ancor più gravi e devastanti a livello psicologico e culturale. Da decenni infatti la pedagogia moderna più attenta e avveduta ritiene che la lingua materna e i valori alti di cui si alimenta siano i succhi vitali, la linfa, che nutrono e fanno crescere i bambini senza correre il gravissimo pericolo di essere collocati fuori dal tempo e dallo spazio contestuale alla loro vita. Solo essa consente di saldare le valenze e i prodotti propri della sua cultura ai valori di altre culture. Negando la lingua materna, non assecondandola e coltivandola si esercita grave e ingiustificata violenza sui bambini, nuocendo al loro sviluppo e al loro equilibrio psichico.

Li si strappa al nucleo familiare di origine e si trasforma in un campo di rovine, la loro prima conoscenza del mondo. I bambini infatti – ma il discorso vale anche per i giovani studenti delle medie e delle superiori – se soggetti in ambito scolastico a un processo di sradicamento dalla lingua materna e dalla cultura del proprio ambiente e territorio, diventano e risultano insicuri, impacciati, “poveri” sia culturalmente che linguisticamente. Di qui la mortalità e la dispersione scolastica.

Ite faghere? Cambiare radicalmente la didattica, i curricula, la stessa mentalità di docenti e dirigenti scolastici. Per quanto attiene alla lingua sarda occorrerà finalmente partire dal dato – appurato scientificamente da tutti gli studiosi – che la presenza della lingua materna e della cultura locale nel curriculum scolastico non si configurano come un fatto increscioso da correggere e controllare ma come elementi indispensabili di arricchimento, di addizione e non di sottrazione, che non “disturbano” anzi favoriscono apprendimento e le capacità comunicative degli studenti, perché agiscono positivamente nelle psicodinamiche dello sviluppo. Di qui la necessità che nelle scuole di ogni ordine e grado si inserisca la lingua e la cultura sarda, come materia curriculare. Altrimenti i record negativi della scuola in Sardegna permarranno. E continuare a piangersi addosso e a lamentarci servirà a poco


Francesco Casula
Saggista e storico della letteratura sarda
Autore (tra gli altri) dell’opera “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”

lunedì 26 agosto 2019

11 settembre. Echo 80 Live • Caffè degli Spiriti



Organizzato da Echo e Caffè degli Spiriti
Mercoledì 11 settembre 2019 dalle ore 22:00 alle ore 0:00
Caffè degli Spiriti, Bastione San Remy, Cagliari
Evento originariamente previsto per il 22 Agosto 2019.
Posticipato a Mercoledì 11 Settembre 2019!

Live nella location più suggestiva di Cagliari,sulla terrazza del Bastione! Come sempre, sarà una festa in musica col nostrorigoroso Revival anni '80 e qualche spruzzata di '70, '90 e 2000. DJ Set aseguire. Ingresso Libero.





Pagina Facebook: echo  (@echo80band)Homepage: http//www.echo80.it



giovedì 22 agosto 2019

Il presidente del Kenya Jomo Kenyatta muore nella sua casa di Mombasa


La base di qualsiasi governo indipendente è una lingua nazionale, e non possiamo più continuare a scimmiottare i nostri ex-colonizzatori. Coloro che sentono di non poter far niente senza l'Inglese, possono anche fare le valigie e andarsene.” (Jomo Kenyatta)

(22 agosto 1978) Il presidente del Kenya Jomo Kenyatta muore nella sua casa di Mombasa. Considerato il padre della patria, conduce il Kenya nella lotta di liberazione dal colonialismo inglese fino al raggiungimento dell’indipendenza, ottenuta nel 1963. È uno dei leader più noti del nazionalismo africano, insieme a Nelson Mandela e Thomas Sankara. Battezzato con il nome di Johnstone Kamau, negli anni Venti cambia il suo nome in Kenyatta che in lingua Swahili significa ‘’luce del Kenya’’.

Kenyatta nacque a Gatundu, tra le città di Thika e Nairobi, nell'odierno Kenya (allora Africa Orientale Britannica). Era figlio di un contadino di etnia kikuyu, e da giovane conobbe il grande Paese del Kenya al seguito del nonno, considerato lo stregone di villaggio. Frequentò una scuola missionaria scozzese, e grazie a una colletta raccolta dalla sua tribù e un aiuto degli stessi padri missionari, poté pagarsi gli studi in Europa.

Si laureò a Londra nel 1937; la sua tesi di laurea s’intitolava “Di fronte al Monte Kenya”: descriveva l'organizzazione tribale del popolo kikuyu, e fu tanto approfondita da ricevere gli elogi del celebre etnologo e antropologo Bronisław Malinowski. Nel 1946 Kenyatta tornò in patria, iniziando una fervente attività politica di matrice indipendentista. Divenne leader del principale movimento politico nero, finanziato da Hellmouth Best: il Kenya African National Union (KANU). Fondò le prime scuole kikuyu indipendenti.

Alla testa della popolazione kikuyu spossessata delle terre, affermava la necessità di sottrarre le stesse terre ai coloni bianchi. Nel 1953, nel periodo dello stato d'emergenza dichiarato dall'amministrazione coloniale in risposta al sorgere del movimento dei Mau-Mau, Kenyatta fu incarcerato.

Nel 1959 fu liberato, tornando alla presidenza del Kenya African National Union. Nel 1963, in concomitanza con l'indipendenza del Kenya, fu eletto primo presidente del Paese e dichiarato Padre della Patria. Al contrario del primo presidente della Tanzania Julius Nyerere, che appena salito al potere divenne un cacciatore di bianchi, Kenyatta intrattenne buoni rapporti con i britannici dopo l'indipendenza. Da questo punto di vista, ricorda un altro leader africano riconosciuto in tutto il mondo: Nelson Mandela. Pur differenti per molteplici aspetti, la storia personale dei due è molto simile.

Il socialismo che Kenyatta cercò di tradurre in realtà aveva basi strettamente nazionali e non era legato ai movimenti panafricani a sfondo rivoluzionario. Le stesse riforme da lui promosse furono attuate con estrema lentezza e prudenza per non urtare gli interessi dei bianchi, in questo modo al Paese non mancarono gli importantissimi aiuti britannici e americani. Perciò l'ala più estremista del suo partito, guidata da Oginda Odinga, poi incarcerato, si costituì in partito nel 1966 rimproverando a Kenyatta di non aver risolto i profondi contrasti delle classi, delle tribù e delle razze del Paese.


mercoledì 21 agosto 2019

Giuseppe Meazza e l'Ambrosiana Inter. Di Vincenzo Maria D’Ascanio.




“Grandi giocatori esistevano già al mondo, magari più tosti e continui di lui, però non pareva a noi che si potesse andar oltre le sue invenzioni improvvise, gli scatti geniali, i dribbling perentori e tuttavia mai irridenti, le fughe solitarie verso la sua smarrita vittima di sempre, il portiere avversario.” (Gianni Brera, “Pellin Meazza era il folber”, 24 Agosto 1979)

(21 Agosto 1979) È un giorno di lutto per il calcio italiano e mondiale, che dice addio a Giuseppe Meazza, il migliore calciatore italiano di tutti i tempi, uno dei pochi calciatori al mondo ad aver sollevato, per due volte consecutive, la coppa del mondo (allora chiamata “Coppa Rimet”). Era il lontano 1924 e il piccolo Giuseppe, dopo aver perso il padre all'età di sette anni durante i combattimenti della prima guerra mondiale, viveva con la madre, venditrice di frutta al mercato di Milano. Ovvio che il calcio e il suo mondo, anche se ancora lontano dagli eccessi divistici di oggi, rappresentasse una grande speranza di riscatto. E bastava vedere palleggiare "il Peppe" per capire che quel ragazzino di strada ne avrebbe fatta parecchia.

Iniziò a giocare sui campi milanesi in tenera età e già a 17 anni, fa già parte di una grande squadra, l'Inter (a cui il regime fascista impose il nome di Ambrosiana*, poiché “Internazionale” sapeva troppo di socialismo).

Nel 1930 esordisce nella Nazionale di Vittorio Pozzo e nella partita contro la Svizzera, segna due delle quattro reti che decretano la vittoria degli Azzurri. Ma la partita che lo consacra fuoriclasse è quella giocata l’11 maggio a Budapest, contro l’Ungheria: segna tre dei cinque gol che umiliano la nazionale magiara: 5 – 0 è il risultato definitivo. Una grande impresa che avrà un’enorme eco, anche per il grande blasone della nazionale magiara. La partita, seguita alla radio da un pubblico incredulo, rappresenta un momento di svolta per il calcio europeo, e Meazza è l'eroe di tutti gli sportivi italiani.

Caratteristiche Tecniche. Centravanti e mezzala destra e sinistra, disputò 53 partite con la nazionale, segnando complessivamente 33 reti (rimanendo tuttora il secondo miglior marcatore della rappresentativa azzurra). Dotato di un tiro potentissimo, rapido nei movimenti e avvezzo a giocate acrobatiche, era dotato di rilevanti qualità tecniche, accompagnata da una velocità mai vista sui campi di calcio.

Sicuro dei propri mezzi, era solito iniziare il match in sordina, per poi alzare all'improvviso i ritmi di gioco. Andava frequentemente in gol dribblando e mettendo a sedere il portiere, una rete denominata «alla Meazza» o «a invito». Era inoltre abile nel gioco aereo grazie ad uno stacco aereo prodigioso, a dispetto della sua statura (1,70 cm). Non di rado si incaricava della battuta dei calci di rigore e delle punizioni, sia per concludere a rete che per servire i compagni di squadra.

Morì il 21 agosto 1979 a Lissone in seguito a un tumore del pancreas (organo che gli era già stato parzialmente asportato chirurgicamente), peggiorato da problemi cardiocircolatori, poco prima di trasferirsi per un periodo di convalescenza a Rapallo. La notizia fu diramata per sua volontà a funerali avvenuti, e ciò causò non pochi fraintendimenti su luogo e data di morte.

Meazza venne inizialmente tumulato al Cimitero Monumentale di Milano; il 2 novembre 2004, alla presenza delle due figlie Silvana e Gabriella, di Giacinto Facchetti e del sindaco di Milano Gabriele Albertini, la salma del leggendario calciatore fu traslata nella Cripta del Famedio del medesimo Cimitero Monumentale, zona riservata alle più importanti figure legate alla città.
Alla sua morte gli fu intitolato lo stadio milanese di San Siro.

Vincenzo Maria D’Ascanio


* L’internazionale fu costituita nel 1908 presso il ristorante L’Orologio a Milano su iniziativa di 44 soci, tutti ex membri del Milan che avevano lasciato la società rossonera in polemica con la regola voluta dai rossoneri di non tesserare calciatori stranieri nella propria società. Tuttavia il nome dell’Inter successivamente divenne anche un grosso problema per la società. Un regio decreto del 1927 favoriva la nascita di squadre di calcio che avessero il nome della città: l’obiettivo era dunque rendere il campionato italiano un luogo di confronto agonistico per società calcistiche rappresentative di ogni città. Nacquero in questo periodo la Roma, la Fiorentina e il Napoli, ad esempio. Con quest’occasione l’Inter fu unita all’U.S. Milanese e gli fu dato il nome di Ambrosiana. Nonostante ciò i tifosi continuavano a intonare il coro “Forza Inter!” durante le partite, fatto che portò la dirigenza a porre fine alla fusione con la Milanese e ribattezzare la squadra Ambrosiana-Inter. Nel 1945, dopo la definitiva caduta del fascismo, la squadra riprese il suo antico nome.

Se fosse accaduto 14 mesi fa, oggi tutto sarebbe diverso. In Meglio. Di Giovanni Maria – Mimmia – Fresu.



Eppure, se la discussione di ieri fosse stata fatta 14 mesi fa, al Paese si sarebbe risparmiato di vedere l'odio scorrere sulle strade insieme a violenze verbali e fisiche; non avremmo conosciuto sindaci che negano il cibo ai bambini immigrati e altri che ammainano la verità per Giulio Regeni; non avremmo conosciuto la vergogna mondiale dei porti chiusi e della solidarietà derisa; non avremmo avuto leggi che autorizzano l'uso delle armi e giustificano l'assassinio; leggi che, non potendo stendere filo spinato in mare, puniscono le persone che salvano chi sta per annegare; non avremmo avuto la coscienza umanitaria umiliata, il pane calpestato, i bambini buttati in strada con i libri di scuola, i giacigli dei senzatetto spazzati via con le ruspe e gli insegnanti puniti perchè spiegano come è nata la Costituzione.

Non avremmo conosciuto la deportazione di Riace, la disintegrazione del suo esemplare sistema di accoglienza e Mimmo Lucano arrestato; non avremmo visto la religione mercificata, nè avuto la necessità di scrivere su un telo "ama il prossimo tuo" e vedercelo sequestrato dalla Digos perchè ritenuto sovversivo; non avremmo conosciuto le forze dell'ordine al servizio, pedissequo, di un esaltato, nonchè ladro di denaro pubblico, anzichè inflessibilmente, agli ordini del dettato costituzionale.

Lo capimmo in tanti 14 mesi fa, ma noi non eravamo politici e neppure lo siamo adesso. Loro sì, viaggiano con 14 mesi di ritardo, a passo di convenienza, con le facce dell'occorrenza, e 15mila euro al mese, per fermarci ieri con grave ritardo e osservare un Paese economicamente in ginocchio, moralmente devastato e l'odio fin dentro gli autobus e i pianerottoli, prodromi di una guerra civile.

Loro muteranno pelle e il popolo idiota aspetterà altro becchime dal prossimo furbo con accise da tagliare e latte a 1 euro giurato sul rosario.

Giovanni Maria – Mimmia – Fresu.
Consulente politiche sociali e immigrazione

13.14.15 Settembre. 4° A Foras Camp // 13-15 sett 2019 Orgosolo



13 settembre alle ore 12:00 – 15 settembre alle ore 15:00
Ristorante camping Supramonte
Località Montes, Orgosolo

A Foras - Contra a s'ocupatzione militare de sa Sardigna è lieta di invitarvi al 4° A Foras Camp che si terrà a Orgosolo il 13-14-15 settembre presso il camping ristorante Supramonte, strada provinciale 48 in Localita' Sarthu Thitu.

Per volontà dell'assemblea generale sarda, che coinvolge collettivi, individualità o realtà di vari territori dell'isola, abbiamo deciso di riproporre il campeggio contro l'occupazione militare della Sardegna.

Quest'anno oltre dedicare attenzione alla discussione politica e programmatica in vista dell'autunno di lotta nei territori e nelle città, abbiamo deciso di organizzare il campeggio in concomitanza ad una serie di eventi (incontri, dibattiti, musica) organizzati dal comitato orgolese “Pratobello Chimbant’annos” in occasione del cinquantennale della rivolta di Pratobello.

Di seguito il programma del campeggio:
Venerdì 13 Settembre
dalle 10 alle 19 accettazione e registrazione al camping
dalle 19 momento di ricordo e dibattito sulla mobilitazione di Capofrasca del 2014

Sabato 14 Settembre
primo pomeriggio: Escursione alla località montes e al Montenovo San Giovanni

Domenica 15 settembre
In località Su Dentes ( a poca distanza dal campeggio)
h 15 Assemblea generale sarda in vista della mobilitazione del 12 Ottobre a Capofrasca


Durante il campeggio troverete materiale informativo di A Foras, gadget e quant'altro. Il campeggio è gratuito ma per motivi logistici chiediamo una comunicazione di adesione; all'ingresso sarà allestito un infopoint nel quale contribuire con un'offerta alle spese vive della tre giorni.

Il campeggio è dotato di servizi igienici, bar, ristorante/pizzeria e piscina. Invitiamo tutti e tutte a contribuire ai turni di pulizia dello spazio dedicato ad A foras e a rispettare i valori che contraddistinguono il nostro movimento.
Non accettiamo comportamenti sessisti, razzisti o discriminatori nei confronti di nessun*.

Per info e adesioni 347 1478469
Pubblicheremo a breve il programma completo degli eventi del comitato Pratobello Chimbant’annos
#aforascamp2019
#aforas
#pratobello50annos



14 Settembre. Seconda edizione Festival Letterario Sas Puntas, Tissi


Sabato 14 settembre ore 16:00
Domenica 15 settembre ore 17: 00

Su fèstival literàriu "Sas Puntas" naschet in Tissi cun s'intentu de trisinare in s'initziativa editores, iscritores, letores, bloggers, giornalistas, libràrgios, crìticos literàrios, assòtzios e amministratzione pùblica.

S'idea de su Festival est sa de fraigare un eventu pro fàghere bìvere sa bidda e promòvere progetos artìsticos chi allegrent e inrichent sos tzitadinos, cun s'intentu de realizare duas dies suta s'insigna de sa letura e de sa sotzialidade pro iscreditare su logu comunu pro chi su chi est culturalmente de importu est tristu, a manera de inganatzire mescamente giòvanos a connòschere formas de arte chi potzant ispronare sa creatividade issoro e sa fantasia issoro, cosas chi in tempos modernos parent cunfinadas in s'àmbitu de sa retza.

Sas istòrias in su tzentru de sos eventos de su fèstival ant a èssere contadas, in ue possìbile, dae sos autores matessi, a traesse leturas e interpretatziones poèticas. S'idea de su Fèstival est sa de fàghere bìvere sos logos istòricos de sa colletividade (Ex Mà e pratzas de sa bidda), ma finas logos de s'Istòria nostra, che a su situ de s'Ipogeu Sas Puntas.

Su Fèstival est cumpostu dae prus momentos, dae dibatas, addòbios, intramesas musicales, installatziones e mustras, in sa prospetiva de una sinergia intre sas formas artìsticas diversas, in un'atmosfera de festa chi punnat a trisinare impare totu sas fàscias de edade, in un'intritzu culturale cun prus isfatziddaduras. Sos ispetàculos vàrios chi s'ant a acumprire in intro de su Fèstival ant a èssere lìberos e in de badas, a fines de rèndere atzessìbile rapresentatziones chi a sòlitu si cunsìderant "de élite".


ITA

Il Festival Letterario “Sas Puntas” nasce a Tissi con l’intento di coinvolgere nell’iniziativa editori, scrittori, lettori, blogger, giornalisti, librai, critici letterari, associazioni e amministrazione pubblica.

L’idea del Festival è quella di creare un evento per far vivere il paese e promuovere progetti artistici che allietino e arricchiscano i cittadini, con l’intento di realizzare due giornate all’insegna della lettura e della socialità per far sì che venga sfatato il luogo comune per cui ciò che è culturalmente rilevante è triste, in modo da invogliare soprattutto i giovani a conoscere forme d’arte che possano stimolare la loro creatività e la loro fantasia, cose che ai tempi moderni sembrano relegate nell’ambito della rete.

Le storie al centro degli eventi del festival saranno raccontate, ove possibile, dagli stessi autori, attraverso letture e interpretazioni poetiche. L’idea del Festival è quella di far vivere i luoghi storici sia della collettività (Ex Mà e le piazze del paese), sia i luoghi della nostra storia, come il sito dell’Ipogeo Sas Puntas.

Il Festival è composto da diversi momenti, da dibattiti, incontri, intermezzi musicali, installazioni e mostre, nell’ottica di una sinergia tra diverse forme artistiche,
in un’atmosfera di festa che mira a coinvolgere tutte le fasce di età, in un intreccio culturale di diverse sfaccettature. I vari spettacoli che si svolgeranno all’interno del Festival saranno liberi e gratuiti, questo al fine di rendere accessibili rappresentazioni che solitamente sono considerate “d’élite”.

info:
www.saspuntasfestival.org
Cell. 328.1358752



Il Programma

Sabato 14 settembre

- ore 17:00 Inizio festival
Caterina Bruno (guida turistica) ci parlerà del sito archeologico Sas Puntas
Reading poesie e letture con accompagnamento musicale presso l’Ipogeo Sas Puntas
Si esibiscono: Nicoletta Fiorina e Fabrizio Raccis, autore del libro “Carne di Betzabea” (Catartica Edizioni)

Incontri con gli autori (Piazza Municipale):
- ore 18:00 Ivo Murgia, “Il becchino di Varanasi” (Il Cenacolo di Ares edizioni) in compagnia dell’editore e musicista Igor Lampis.
- ore 19:00 Franca Falchi, “L’estate della tempesta” (Catartica Edizioni)

Firmacopie, aperitivo letterario e letture con: Pietro Sassu (letture di Ica Sanna),Franca Falchi.

Domenica 15 settembre

Incontro con gli autori e laboratori letterari
- ore 10:00 Progetto Up&Down “Raccolta di poesie dritte e storte” (Carlo Delfino editore)
- ore 11:00 Presentazione della terza edizione del Premio Letterario Tene Tenealla presenza della giuria composta dalla presidente Ninni Tedesco (Insegnante e giornalista), Maria Barca (reporter), Franca Falchi (scrittrice) e Giovanni Fara(editore).
- ore 12:00 Laboratorio per ragazzi organizzato da Franca Falchi con l’antologia “Six e altri racconti” (Racconti selezionati nella seconda edizione del Premio Letterario Tene Tene). Interviene Fabrizio Demaria, autore del racconto “Gabriele ed io”, incluso nella raccolta

- ore 13:00 Pausa pranzo

Dibattito
- ore 16:00 Dibattito sul tema Aprodos e Pàrtenztia/Approdi e Partenze. Tematiche da affrontare: Emigrazione/immigrazione, accoglienza/cittadinanza. Saranno ospiti: Gianmaria Budroni (Sindaco di Tissi), Davide Corriga (Sindaco di Bauladu e Presidente della Corona de Logu) Sandra Sanna (Giornalista, direttore Canale 12), Cristiano Sabino (Docente e saggista)

Incontri con gli autori (Piazza Municipale):
- ore 17:30 Marco Lepori, “Dancing days” (Catartica Edizioni), letture di Giovanni Delogu
- ore 18:30 Nicolò Migheli, “La grammatica di Febrés” (Arkadia edizioni). Dialogano con l’autore Fiorenzo Caterini e Ninni Tedesco

Firmacopie, aperitivo letterario e letture con: Cristiano Sabino, Marco Lepori(Letture di Giovanni Delogu)

(14-15 settembre) Mostra pittura: Nina Trudu (Presso il Centro di Aggregazione Sociale Giovanile)

Presentano il festival: Giovanni Fara e Alessandra Mangatia 

Trovate gli aggiornamenti sul sito: www.saspuntasfestival.org 


Sponsor e Partener:
Libreria Dessì - Mondadori 
La fabbrica delle Parole 
Panificio Deledda 

Sostenitori:
Luana Farina, Vincenzo Elviretti, Roberta Calcina, Adriana Falchi, Davide Baratto, Filippo Pace, Fabrizio Ortu, Edoardo Cossu, Gianluca Argiolas, Davide Corda.

Sostieni  anche tu la campagna di autofinanziamento: fai una donazione!