martedì 26 novembre 2019

Berlinguer e la questione morale



«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali». (Enrico Berlinguer, intervista, concessa ad Eugenio Scalfari e pubblicata su Repubblica martedì 28 luglio 1981)

(27 Novembre 1980) Il Segretario del PCI Enrico Berlinguer riunisce la direzione del partito e dichiara chiusa la stagione del compromesso storico. Lo dichiara il giorno successivo durante una conferenza stampa a Salerno. Egli pone come prioritaria la questione morale, ovvero, la questione dei rapporti fra politica e morale nella gestione della cosa pubblica.

L'inefficienza dei poteri pubblici in occasione del terremoto in Irpinia, e sopratutto i casi di corruzione accertati, diedero occasione al segretario del PCI di porre la "questione morale" come presupposto del necessario rinnovamento della vita politica, un rinnovamento affidato all'alternativa democratica imperniata sul PCI. Questa linea fu mantenuta da allora in accentuata polemica con la DC, ma in particolare con il PSI e con il governo presieduto dal leader socialista Bettino Craxi.

Berlinguer chiarì subito che la questione morale non riguardava solo i tanti casi di disonestà e illegalità anche allora commessi nei partiti, nel mondo delle imprese e nella classe dirigente considerata nel suo complesso. Quei casi ci sono sempre stati in Italia e in tutti i paesi del mondo. Sono reati deprecabili, accadono in tutte le epoche e in tutti i regimi, debbono essere denunciati e perseguiti, ma non è questa la questione morale cui si riferì Berlinguer. Lui la definiva invece «l'occupazione delle istituzioni da parte dei partiti».

I partiti, compreso lo stesso Pci a livello locale ma tutti gli altri anche a livello nazionale, stavano deformando la democrazia italiana. Le istituzioni sono – dovrebbero essere – depositarie dell'interesse generale dello Stato, mentre i partiti sostengono ciascuno la propria visione del bene comune e su quella base chiedono il consenso dei cittadini.

I partiti cioè debbono essere strumenti di comunicazione tra il popolo degli elettori e le istituzioni, dunque tra la società, i ceti sociali e le categorie professionali che la compongono, i loro legittimi interessi dei quali reclamano la tutela, e le istituzioni che rappresentano lo Stato e la comunità nel suo insieme. La società esprime interessi del presente, le istituzioni debbono avere invece una visione più lunga che guarda anche al futuro dei figli e dei nipoti.

Questa è la differenza che richiede una mediazione costante tra presente e futuro, garantita dall'autonomia delle istituzioni. Se i partiti le occupano questo equilibrio si rompe, la democrazia si deforma e il populismo invade lo Stato. «È dunque necessario – disse Berlinguer in quell'intervista – difendere le istituzioni dalla partitocrazia che le ha invase».



Scandalo nella sanità oristanese. Reintegrati Porcu e Piras



Forse è solo una questione procedurale, ma di ciò si sarà sicuri solo dopo la pubblicazione delle motivazioni. La certezza è invece che Maria Giovanna Porcu e Angelo Piras tornano al lavoro. Per l'ex commissaria dell'Assl di Oristano, oggi responsabile amministrativa del Distretto sanitario di Ales-Terralba che fa capo alla medesima azienda sanitaria, e per l'attuale responsabile delle professioni sanitarie all'Assl di Nuoro che un tempo ricopriva lo stesso incarico a Oristano, il tempo dell'attesa è finito.

I giudici cagliaritani hanno dato loro ragione e, accogliendo le argomentazioni sostenute dagli avvocati Guido Manca Bitti, Carlo Figus e Basilio Brodu, hanno deciso che il provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Oristano sia da annullare.

Maria Giovanna Porcu e Angelo Piras, entrambi coinvolti nell'inchiesta Ippocrate sul presunto scandalo della sanità oristanese targata Partito dei Sardi, erano stati sospesi dal lavoro il 21 ottobre, dieci giorni dopo l'interrogatorio sostenuto di fronte al gip oristanese. In tribunale erano arrivati dopo la precedente ondata di provvedimenti cautelari che avevano portato ai domiciliari l'ex primario di Ginecologia dell'ospedale San Martino e sindaco di Macomer, Antonio Onorato Succu, l'ex primario di Anestesia ed ex consigliere regionale bosano Augusto Cherchi, l'attuale responsabile delle professioni sanitarie, il ghilarzese Gianni Piras, e il capo del personale infermieristico del reparto di Ginecologia, il silanese Salvatore Manai. Il quinto provvedimento era stato emesso a carico dell'impiegata dell'agenzia di lavoro interinale E-Work, la sassarese Agnese Canalis alla quale era stato a sua volta impedito di svolgere l'attivitàprofessionale.

Accusati di aver pilotato a loro volta i concorsi e le assunzioni all'Assl, avendo ben presente che l'obiettivo ultimo era quello di garantire i voti al PdS, anche Maria Giovanna Porcu e Angelo Piras erano stati poi sospesi dalle loro professioni. I pubblici ministeri Armando Mammone e Marco De Crescenzo che conducono l'inchiesta sotto la supervisione del procuratore Ezio Domenico Basso, li ritenevano ancora in grado di reiterare i reati contestati e per questo, già diverso tempo prima, avevano presentato le loro richieste inizialmente accolte dal giudice per le indagini preliminari.

L'appello era scattato conseguentemente a questo provvedimento e si basava su argomentazioni molto simili. Vizi procedurali soprattutto. Ferma restando la convinzione degli avvocati che non ci fosse la possibilità di reiterazione del reato perché entrambi lavorano in un altro ambito, si era parlato dell'intempestività e dell'imprecisione della richiesta. Ad esempio, quella per Maria Giovanna Porcu faceva riferimento al suo incarico di commissaria dell'agenzia regionale Area, ruolo che non rivestiva più. Si era poi sostenuta la violazione del diritto di difesa perché non tutti gli atti a sostegno del provvedimento erano stati messi a disposizione degli indagati.

di Enrico Carta


Articolo Nuova Sardegna del 26 Novembre 2019
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Federico Marini
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lunedì 25 novembre 2019

Forme di patriarcato e dislivello nel XXI secolo. Di Roberto Loddo.



Riflettevo in queste ore su come l'essere maschi, eterosessuali e di sinistra possa incidere in una forma positiva e propositiva sulla giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Sono veramente tante le modalità in cui forme di discriminazione completamente (e apparentemente) differenti tra loro a volte si intrecciano. Non comprendere l'intreccio di discriminazioni ci fa conoscere solo la loro separazione in compartimenti stagni. Come se ogni discriminazione potesse essere solo di classe, razziale o di genere. Come se queste dimensioni non potessero comunicare e non potessero avere lo stesso volto e lo stesso nome.

Bisognerebbe probabilmente maturare maggiore responsabilità e consapevolezza su cosa significa oggi fare violenza sulle donne, fare violenza nei luoghi della conoscenza, nelle scuole, nelle università, e nei luoghi del lavoro e della politica. La violenza sulle donne è sempre legata al potere e si ciba delle banalità del senso comune diffuse da una visione patriarcale. Esistono visioni patriarcali che solo in apparenza non sono violente.

Esistono, nella nostra quotidianità (al di là di ciò che viene nascosto dalle apparenze) situazioni dominate dall'assenza di trasparenza e dall'ambiguità che dovrebbero spingerci a coltivare comportamenti più equilibrati e orizzontali. Possiamo essere insegnanti, tutor, colleghi e compagni e se lo siamo fuori da una relazione amicale o affettiva ritengo non ci debba essere nessuna azione, commento e comportamento inadeguato.

Cosa significa per me "comportamento inadeguato"? Mi ha colpito un progetto conosciuto oggi su instagram di una campagna contro la violenza sulle donne all'università. Un progetto rimasto tale, non ancora attivo, che partiva dall'analisi di una frase, appunto, apparentemente banale: "oggi sei proprio bellina". E proprio oggi perché? Perché siamo soli in un'aula dell'università o nel mio ufficio? La campagna analizzava proprio l'effetto voluto da colui che utilizza un comportamento inadeguato nei confronti di una donna mantenendo una forma di autorità nei suoi confronti e in qualsiasi ambiente si trovi.

Perché un comportamento inadeguato e molesto come questo ci appare come un comportamento normale? Addirittura opportuno perché legato alla dimensione della gentilezza. Probabilmente perché noi uomini siamo sovra-rappresentati in tutta la società e non abbiamo mai fatto veramente i conti con la nostra storia patriarcale, coloniale e fascista. Altrimenti non ci apparirebbe normale. Perché non ci potrà mai essere gentilezza nelle intenzioni di chi pur non essendo intimo, ma trovandosi in una posizione di superiorità, pronuncia una frase del genere.

E quando parlo di noi uomini non parlo di tutti gli uomini, parlo di coloro che sono i miei compagni. Perché lottare per la libertà e contemporaneamente per l'uguaglianza non basta più. Chi ha l'ambizione di costruire elementi di una nuova società superando il neoliberismo deve farsi carico di superare anche gli errori di chi nel secolo scorso ha tentato ma ha fallito.

Essere uomini, eterosessuali e di sinistra nel XXI secolo significa anche essere femministi. Significa combattere tutte le forme di sfruttamento di essere umani su altri esseri umani. Patriarcato compreso.

Roberto Loddo


06 Dicembre. Ambiente e salute nell’area vasta di Cagliari



Comune di Assemini, Aula Consiliare
Organizzato da Associazione LiberAssemini

Ambiente e salute nell’area vasta di Cagliari. L’urgenza di un registro tumori per il sud Sardegna.

In un momento in cui l'ambiente è finalmente diventato tema centrale nel dibattito internazionale, è necessario approfondire e confrontarsi.

L’associazione LiberAssemini promuove un incontro sul tema del legame tra salute e ambiente. Anche il nostro territorio conosce bene il problema: l’inquinamento dell’area vasta di Cagliari, con particolare riferimento ai Comuni che gravitano intorno all’area industriale di Macchiareddu, facenti parete del SIN (Sito di interesse nazionale ovvero tra i più inquinati d'Italia), e dei rischi conseguenti per la salute dei cittadini.

L’obbiettivo è di discutere ed informare sulla tematica e allo stesso tempo spingere le istituzioni ad agire.
In questo senso parleremo della mancanza di un registro tumori per il sud Sardegna (o ancor meglio di un registro epidemiologico), come già previsto da regolamento approvato dalla Regione nel 2012 e mai applicato. Tale regolamento sarebbe uno strumento utilissimo per indagare il legame tra inquinamento ed effetti sulla salute dei cittadini e strutturare conseguenti linee di intervento.

L'incontro si svolgerà nell'aula consigliare del Comune di Assemini dalle 17.30 di venerdì 6 dicembre.

Ospiti della serata saranno:
- Stefano Deliperi, Presidente Gruppo d'intervento giuridico Onlus
- Claudia Zuncheddu, ISDE, Associazione Medici per l'Ambiente
- Maria Laura Orrù, Consigliera regionale, commissione ambiente

Moderatore della sarata sarà il giornalista Simone Spiga di CagliariPad.it.

I rappresentanti dei Comuni dell'Area vasta saranno invitati a partecipare e dare il loro contributo al dibattito.


Chi vi ama non vi picchia. Di Vincenzo Maria D’Ascanio




Non so, forse qualcuno dirà "ma chi se ne frega del tuo parere" ma per me il mio parere è importante, proprio perché è il mio. Io sono contro la violenza, in modo particolare verso donne, bambini ed anziani. Qualche schiaffo nella mia vita l'ho preso e l'ho dato, ma non ho mai picchiato in cricca con altri, anzi, spesso ero da solo, ma è acqua passata e pazienza.

io ho il terrore nel vedere una persona che mi guarda con gli occhi spaventati, che mi guarda con gli occhi pieni di paura. Vedere una persona spaventata per le mie azioni mi fa desistere anche dalla violenza verbale, anche se un "faffa..." talvolta ci scappa. E' anche vero che spesso alcune persone utilizzano la prepotenza con noi, ed io spero di essere abbastanza forte da non rispondere mai con la violenza.

Non lo faccio per gli altri, lo faccio per me. Al di là del picchiare una donna, un bambino o un anziano c'è stato un brutto periodo della mia vita, in cui ero un pericolo per me e per gli altri. bastava che qualcuno mi rispondesse male nel traffico, che lo ricorrevo fino a casa. Non sto scherzando. Tutto accadde quando mia madre stava male, pochi mesi prima di morire. Non è una scusante, ma ogni momento era buono per sfogarmi in ogni dove.

Poi è accaduto che una volta, un ragazzo non si alzava più da terra, ed io mi sono ritrovato per strada, senza sapere se quel ragazze avesse sbattuto la testa a causa di una mia spinta, e fosse morto.

In brevissimo tempo ho visualizzato la mia vita: sarei stato un assassino, avrei vissuto in carcere, io che non riesco a stare in una stanza chiusa a chiave, ho immaginato il dolore della mia famiglia, mio padre e mia madre che tanto hanno fatto per tirarmi su, e trovarsi un figlio del genere, capace di uccidere, di fare male.

Evitiamo la violenza sulle donne, sugli anziani, sui bambini. Quella è una violenza senza scusanti, ma evitiamo qualsiasi forma di violenza, per quanto è possibile. Facciamo per noi, ricordiamo sempre che un pugno può uccidere una persona, può menomarla, e la vostra coscienza non ve lo perdonerà. Evitiamo anche la violenza verbale, anticamera della violenza fisica. Stiamo all'erta, impariamo a proteggerci, ad aggredirci mai.

Ora chiudo qui le righe che intendevo scrivere. Io cerco di vedere le cose sempre dal mio punto di vista personale, e purtroppo non riuscirò mai a comprendere chi uccide una donna. Sono follie che si nascondono nell'animo umano, e fanno parte del nostro essere bestie, del senso del possesso. Alle donne dico: state attente. Chi vi ama, non vi picchia, e per quanto voi possiate amare quell'uomo io vi dico: fatevi forza, andatevene, voi siete la cosa più importante, non esiste altro...

Vincenzo Maria D’Ascanio


Grandi manovre a sinistra del Pd




Prudenti, perché si sono scottati troppe volte. Ma non arresi. C'è ancora una sinistra da esplorare, forse da cercare sotto le pietre, malgrado le tante delusioni degli ultimi anni e le nuove sigle durate come un gatto in tangenziale. Ora che non ci sono elezioni imminenti (ma non si sa mai), alcune forze del centrosinistra-non-Pd riprendono a vedersi, dialogare. Per fare un nuovo partito? Non è la prima domanda a cui intendono rispondere. Vorrebbero prima dare risposte nuove - e magari di sinistra - ai problemi comuni.

Il passo indietro
A svelare questo movimento per ora carsico e molto informale sono state le dimissioni dell'ex senatore Luciano Uras dalla presidenza di Campo progressista Sardegna, giovedì sera nell'assemblea a Cagliari.
Con lui ha lasciato anche il tesoriere Giuseppe Verona. In attesa di un nuovo coordinamento, la rappresentanza legale e la tesoreria sono state affidate al consigliere regionale Gianfranco Satta, presente all'incontro insieme ai colleghi Massimo Zedda e Francesco Agus, a Francesca Ghirra, a Sandro Serreli e vari amministratori e militanti.

Ma non è un avvicendamento traumatico: «Al contrario, stiamo solo anticipando di qualche settimana la scadenza prevista per il 31 dicembre», spiega Uras, «per favorire le interlocuzioni con altri soggetti». Ci sono stati infatti già vari incontri, un dialogo per ora embrionale, con esponenti di Possibile, Mdp, Sinistra italiana. Si ragiona anche con Italia in Comune.

Lo sbocco non si può prevedere: «C'è bisogno di mettere insieme cultura politica e tutte le idee, le energie e le creatività del Paese», recita una nota di CpS: «A questo processo unitario non c'è alternativa, se si vogliono difendere in modo efficace i diritti e le libertà delle persone». Uras la spiega così: «Serve una Costituente dello schieramento progressista, democratico, ecologista e autonomista, che apra a nuovi dirigenti».

Gli interlocutori È d'accordo Thomas Castangia (Possibile): «È vero, stiamo provando a capire cosa si possa fare insieme», conferma. «Di certo non vogliamo finire nei soliti discorsi su forma partito, tipo di organizzazione e cose che alla gente non interessano: dobbiamo essere capaci di creare partecipazione sui grandi temi che coinvolgono le persone. L'ambiente, per esempio, o le disuguaglianze crescenti tra le città e il resto del territorio sardo».

Solo così si può «cercare consenso al di là del nostro solito giro», prosegue Castangia, che ritiene irrinunciabile il ricambio generazionale: «Se oggi non coinvolgi la fascia dei 18-35anni non vai da nessuna parte. Ormai il compito della nostra generazione è fare spazio a volti nuovi, più di quanto la generazione precedente abbia fatto con noi. Il gesto di generosità di Uras va in quel senso».

Non sono previste iniziative pubbliche a breve, ma gli incontri sono destinati a intensificarsi. E prima o poi il fiume carsico della sinistra-sinistra sarda dovrà venire allo scoperto.

Giuseppe Meloni
Articolo tratto da “La Nuova Sardegna del 23.11.2019

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Federico Marini
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domenica 24 novembre 2019

Leggi carcerarie e democrazia interna. Di Toto Dessopiu



Chi è il carcerato?, la riforma che il Governo gialloverde ha varato ed ora rischia di diventare Legge distrugge anni di democrazia interna. Il comandante di reparto deciderà se l'agente penitenziario ha usato immotivatamente violenza su un detenuto, sceglierà sull'uso o meno delle armi da fuoco, sulle multe da infliggere all'agente. Il caso Cucchi, (peraltro uno dei tanti casi di violenza su sottoposti a misure restrittive) non ha insegnato niente?

Possiamo partire da lontano (consiglio in tal senso la lettura del libro di Corrado Stajano, Il sovversivo. Vita e morte dell'anarchico Serantini) e percorrere una storia di violenza. Violenza per chi?, per chi è lontano dal potere, i pochi colletti bianchi, gli ancor meno politici, hanno avuto all'interno dell'istituzione penitenziaria trattamenti brevi e di favore. Poi, casualmente, si è trovato il modo per "pene alternative", nonostante la gravità dei reati di cui si son macchiati.

Certo, è raro il politico omicida, in realtà con la ruberia che ha fatto da volte facilitato appalti e sub appalti, preso mazzette, e leso i diritti di noi tutti ad una vita migliore. Formigoni con la sanità, Dell'Utri con la mafia, la maxi evasione fiscale di Berlusconi. Eppure, tale Doddore Meloni, o dei famosi mafiosi, son stati di fatto condannati a morte all'interno del carcere.

Se rileggessimo Beccaria troveremo di che meravigliarci, "il reato è danno all'utilità comune", per cui alcune sanzioni erogate ai potenti, son da considerarsi ridicole. Un brevissimo inciso, l'uso delle armi da parte dei cittadini è tratto ideologicamente dallo stesso testo (non credo che gli ideatori lo sapessero) ed è stato inserito nella costituzione americana, alla quale si son ispirati nel governo gialloverde.

Quando si parla di diritti è opportuno ricordare anche chi ha sbagliato, la pena non sia violenza ma "proporzionata a' delitti e dettata da leggi". Per questo motivo il direttore dell'istituto penitenziario è un civile, per avere una visione diversa del reo e degli strumenti punitivi. Le camere penali son arrivate a definire la norma di cui si parla nell'incipit "militarizzazione del carcere", in uno Stato che non ha certezza della pena, della prescrizione, dei tempi del processo, è solo l'ennesima forzatura fascista.

Non ultimo vorrei portare tutti ad una riflessione, la connotazione politica della carcerazione per cui, la dissidenza, o meglio, una certa parte della dissidenza, è punita due volte. Per questo motivo, ancora una volta, le note di un tempo conservano la valenza nel loro significato, politica e giustizia viaggiano insieme, evitiamo di cadere nella trappola della destra.
Di Toto Dessopiu