venerdì 24 maggio 2019

Intervista a Nicola Zingaretti sul futuro del Partito Democratico e della Sardegna


Unione Sarda

«Il Pd è già ripartito ora crescerà insieme al centrosinistra unito»

SASSARI

La rinascita del Pd riparte dal suo segretario Nicola Zingaretti, che punta a superare le divisioni per presentare un centrosinistra più forte.

Segretario, perché ritiene importante votare il Pd in queste elezioni europee?
«Per due motivi fondamentali. Primo, perché la nostra lista unitaria è l'unica che vuole cambiare l'Europa per migliorare la vita delle persone. Populisti e sovranisti la vogliono distruggere. Ma solo in una dimensione europea possiamo competere con potenze internazionali come la Cina, o trovare soluzioni alle diseguaglianze e fragilità, come per esempio con un reddito europeo di disoccupazione fallito. Litigano su tutto e non riescono a decidere su nulla.

L'Italia va a picco. Di ieri i dati spaventosi sull'aumento della cassintegrazione del 78% rispetto all'anno precedente. Il 26 maggio sarà anche l'occasione per iniziare a costruire un'alternativa per l'Italia. Noi abbiamo indicato tre grandi priorità: aumentare i salari, una rivoluzione verde per creare lavoro, investimenti su scuola e formazione. Dobbiamo mandare a casa questo governo e pensare all'Italia di domani».

In Sardegna il Pd non è riuscito a superare il tracollo delle Politiche. Alle Regionali il centrosinistra ha perso con oltre 16 punti di distacco. Cosa è mancato ai Dem?
«Abbiamo messo in campo una proposta politica nuova. Ora è il momento di farla crescere. Alle elezioni Regionali abbiamo candidato una figura competente come Massimo Zedda, che ha allargato il campo e risvegliato entusiasmo, riportando il centrosinistra dal 18% delle Politiche del 2018 al 33%. Pochi giorni dopo sono stato eletto segretario nazionale del Pd, in Sardegna con un risultato superiore a quello nazionale. Ora siamo immersi in un'altra campagna elettorale che unisce Europee e numerose voti locali. Che la strada da percorrere fosse lunga lo sapevamo, ma oggi abbiamo recuperato valori fondamentali: unità, credibilità e fiducia. Il Pd è l'unico interlocutore per costruire un'alternativa credibile al governo del fallimento».

Nell'isola hanno avuto grande risposta elettorale i partiti come la Lega che è il primo partito del centrodestra. Come si spiega questo fenomeno?
«La Lega ha registrato una crescita di consensi in tutto il Paese, non solo in Sardegna. Salvini è bravissimo a cavalcare la paura degli italiani, in una fase di grande incertezza. Ma si tratta di un inganno destinato a svelarsi in fretta: con la cultura dell'odio e della paura può crescere il consenso, ma non si governa. Lo vediamo anche in questi giorni, con il baratro economico nel quale è precipitata l'Italia e con il fallimento sulle politiche per la sicurezza. In Sardegna il nuovo presidente ci ha messo quasi tre mesi solo per fare la Giunta».

Alle amministrative i candidati per le due principali città nel centrosinistra non sono del Pd. Alle Regionali il candidato governatore non era del Pd. E anche il candidato del Pd alle europee Soddu a Nuoro è stato eletto contro il Pd. È un segno di un ruolo del Pd da comprimario nel centrosinistra?
«Noi in questi pochi mesi abbiamofatto un lavoro straordinario riuscendo a proporre alle Europee una lista unitaria che fino a poco tempo fa sembrava impossibile. Non siamo qui a rivendicare poltrone, ma a porre le basi per la ricostruzione di un centrosinistra ampio, che sappia proporsi come alternativa a questa maggioranza di irresponsabili. Io sostengo i candidati del centrosinistra e lavoro perché il Pd sia la spina dorsale di una nuova alleanza».

Qual è la sua ricetta per recuperare il rapporto con gli elettori?
«C'è un'Italia civile e democratica che vuole sviluppo, giustizia sociale, diritti, opportunità per realizzarsi nella vita. Una parte d'Italia che comincia a ribellarsi al governo di Salvini e Di Maio, ai loro litigi quotidiani, alle loro provocazioni e al loro immobilismo. Lo vediamo con il fenomeno dei lenzuoli contro l'arroganza del ministro dell'interno. Con la protesta degli allevatori e dei pastori traditi dal governo. Con le manifestazioni dei cassintegrati. Con la denuncia delle associazioni di categoria che vedono un paese fermo. Con i ragazzi che riempiono le piazze per chiedere alla politica impegni concreti per contrastare l'emergenza climatica. Il Pd deve diventare l'interlocutore di queste grandi energie che esistono nel Paese e chiedono futuro, serietà e speranza».

Insularità, trasporti, infrastrutture, energia, pastorizia. Le vertenze chiave per far crescere la Sardegna hanno sempre visto l'Ue come uno dei principali ostacoli. Le procedure di infrazione dell'Ue contro la Sardegna sono spesso l'unica manifestazione dell'Europa nell'isola. Cosa farà il Pd per cambiare questo approccio dell'Europa a una delle regioni più economicamente svantaggiate dell'intera unione?
«Ci saremo e faremo contare l'Italia e la Sardegna. Un altro paradosso è che chi si definisce "sovranista" in realtà è stato emarginato dalle grandi scelte. L'Europa è un grande progetto di pace e benessere ma deve cambiare verso un approccio meno burocratico e più concreto. Deve mettere in comune più materie, eleggere un unico presidente e porsi come un soggetto unitario a tutela delle diversità che la arricchiscono. Divisi saremmo più deboli e incapaci di affrontare temi importanti per la Sardegna come la disoccupazione, la valorizzazione dell'agricoltura e dei prodotti tipici, i grandi investimenti infrastrutturali e la proiezione sui mercati internazionali. Tornare indietro alle "piccole patrie" o addirittura ad una moneta nazionale e pensare di competere con la Cina e le altre realtà globali è una follia che noi vogliamo fermare». (l.roj)


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Federico Marini
skype: federico1970ca


giovedì 23 maggio 2019

Mauro Pili. Rinunciare alla prescrizione che estingue il reato. Perché? Di Claudia Zuncheddu.



E’ proprio vero che i tempi della Giustizia italiana sono anomali. Troppo veloci o troppo lenti, dipende. Per Mauro Pili i tempi sono stati così lunghi tanto da far portare a compimento il suo mandato nel Parlamento italiano e far maturare la prescrizione del reato.

L’accusa sarebbe di un’irruzione di cinque anni fa “in uno specchio d’acqua davanti alla base militare di Teulada”, meglio specificare, “in uno specchio d’acqua davanti al poligono militare italiano a Teulada, in territorio sardo”.

Se la prescrizione è sempre invocata dal presunto colpevole, è anche vero che questo non è il caso di Pili. Lui, che scaduti i privilegi che lo Stato riserva ai parlamentari, seppur più vulnerabile di fronte alla Giustizia, non esulta per la prescrizione in arrivo tra un mese, anzi rinuncia e chiede al Giudice il rito abbreviato a condizione che venga sottoposto ad interrogatorio. 

Lo “scomodo” Pili da tempo libero da impegni con partiti italiani, possiede documentazione sensibile sulle attività militari nei poligoni in Sardegna, documentazione che sarebbe un peccato non poter esibire sui tavoli del Tribunale. Da qui la sua rinuncia al godimento della prescrizione. E’ interessante anche il mistero sul destino dei 4000 missili al torio sparati nel poligono di Teulada, di cui solo 4 recuperati. Una questione sulla quale l’ex parlamentare sardo vorrebbe andare a fondo chiamando in causa la controparte: lo Stato italiano ed il suo operato militare in Sardegna.

La scelta di Mauro Pili è comprensibile poiché il problema va ben oltre il procedimento giudiziario personale. Questa è un’occasione per iniziare a far chiarezza su responsabilità, anche sul fronte dell’inquinamento militare nei nostri territori, omesse ai sardi per troppo tempo. Al 4 ottobre è stato rinviato il processo a Pili, un processo che riguarda da vicino i sardi.

Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera

29 Maggio – 05 Giugno Il Maggio Storico - Dalla Nakba alla Grande Marcia del Ritorno



Organizzato da Sardegna Palestina
29 Maggio ore 20:00
05 Giugno ore 20:00
Sardegna Palestina
Via Montesanto 28, Cagliari

In occasione del 71° Anniversario della Nakba ripercorreremo e analizzeremo gli aspetti fondamentali che hanno caratterizzato la storia del popolo palestinese. Partendo dal '48, anno della prima diaspora palestinese, attraverso un'introduzione storica e la visione di film che documentano e mostrano fatti realmente accaduti, approfondiremo le cause e le motivazioni che hanno attualmente spinto le nuove generazioni palestinesi a portare avanti le manifestazioni nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e nei Territori Occupati, chiedendo il riconoscimento del diritto al ritorno alle proprie terre e la fine dell'occupazione.
Mercoledì 29 maggio ore 20:00
"Il compleanno di Laila"
Un film di Rashid Masharawi. Titolo originale "Laila’s birthday". Drammatico, durata 75 min. - Palestina 2008.
Segue dibattito sulle conseguenze degli Accordi di Oslo.

Mercoledì 5 giugno ore 20:00
"Tears of Gaza"
Un film di Vibeke Lokkeberg. Documentario, durata 90 min. - Palestina 2010.
Segue dibattito sulla Marcia del Ritorno.


Gli ultimi giorni dell'Asl unica «Pronta la legge per abolirla»


Unione Sarda

Gli ultimi giorni dell'Asl unica «Pronta la legge per abolirla»
Entro l'anno la convocazione degli Stati generali della salute
L'assessore Nieddu ipotizza la creazione di quattro aziende

Annunciato in campagna elettorale e rilanciato subito dopo la vittoria alle regionali, ora l'azzeramento dell'Ats è pronto. «Stiamo già preparando la bozza di riordino», ha detto ieri l'assessore alla Sanità Mario Nieddu. Anzi, si è corretto, «è già pronta». Abrogare l'Ats è una delle operazioni che il responsabile della Salute aveva promesso per i primi cento giorni di governo. Magari - considerato il tempo perso tra operazioni di conteggio dei voti e le trattative per la composizione della Giunta - ci vorrà qualche settimana in più, ma non è sbagliato sostenere che l'Asl unica ha ormai i giorni contati.

«Svolta necessaria» Nieddu è molto chiaro su un punto: «Dobbiamo imprimere subito una nuova caratterizzazione al sistema sanitario, e questo deve passare necessariamente per la cancellazione dell'Ats». Ovviamente la bozza prevede anche il ritorno alle Asl: «Quattro se dipendesse da me», ha precisato l'assessore. Mentre resteranno centralizzate la centrale unica degli acquisti e appalti e la gestione del personale.

Una volta varato dalla Giunta, il disegno di legge dovrà passare prima l'esame della commissione Sanità presieduta da Domenico Gallus e poi del Consiglio regionale. L'iter in ogni caso sarà avviato a breve, anche perché l'assessore della Lega conta di portarlo a conclusione prima degli “Stati generali della salute” di cui, sempre ieri, ha annunciato la convocazione entro l'anno. Obiettivo: «Dare a tutti la possibilità di interloquire e dire la loro sulla riorganizzazione del sistema».

Cancellando l'Ats verrebbe meno il rapporto fiduciario con il suo attuale direttore generale Fulvio Moirano, che però ha firmato un contratto sino al 2021. È esclusa comunque una sua cacciata. «Con lui ho un ottimo rapporto personale - ammette Nieddu - ed è un tecnico di valore, il rapporto andrà avanti fino a scadenza naturale, nessuno lo licenzierà». Resta da capire come e dove potrebbe essere impiegato il super manager.

La soluzione potrebbe non piacere a chi, come la capogruppo M5S Desirè Manca, nei giorni scorsi ha ribadito che «sull'Ats servono fatti, non parole». Soprattutto con riferimento al fatto che «nonostante la volontà dichiarata di destituire l'Asl unica, il dg continua a procedere con delibere e atti di conferimento di incarichi funzionali».

Brotzu, vuoto al vertice Ats a parte, l'altra grana che Nieddu si trova tra le mani ha a che fare con il complesso ospedaliero più importante della Sardegna. Il posto da direttore generale è vacante dal primo aprile, cioè da quando sono diventate effettive le dimissioni della ex dg Graziella Pintus. Da quasi due mesi il suo posto è ricoperto dal direttore sanitario Vinicio Atzeni, anche lui dimissionario, se non fosse che il governatore Christian Solinas gli ha chiesto per due volte di rimanere alla guida per altri quindici giorni.

L'1 giugno anche le dimissioni di Atzeni diventeranno effettive. Ieri Mario Nieddu non ha nascosto la necessità di nominare un commissario. A quel ruolo puntano i Riformatori, ma la partita è ancora tutta da giocare. La Lega, infatti, non sembra disposta a perdere terreno sul settore della Regione che ha sempre dichiarato di voler amministrare.

Roberto Murgia

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Federico Marini
skype: federico1970ca





mercoledì 22 maggio 2019

31 Maggio. Tra i Tacchi di Ulassai. Giornata Nazionale Guide Aigaee.



Organizzato da Sardinia E-motion
Venerdì 31 Maggio 2019
dalle ore 16:30 alle 20:00
Sardinia E – Motion

In occasione delle Giornate Nazionali delle Guide Aigaee la Sardinia E-motion organizza un piccolo trekking tra i Tacchi di Ulassai. E' stata scelta la data del 31 maggio in modo da poter inserire l'evento all'interno del ricco programma dell'Ulassai festival https://www.climbingulassai.com/festival/ che si svolgerà dal 31\05 al 02\06.

DESCRIZIONE
Una bella escursione che ci permetterà di conoscere una parte del bellissimo territorio di Ulassai. Avremo il piacere di osservare alcune delle opere della famosa artista Maria Lai inserite e attraverseremo il canyon di Sa Tappara che, con le sue spettacolari pareti calcaree, è diventata meta degli arrampicatori di tutto il mondo. Continueremo a salire nel cuore dei tacchi tra grotte, punti panoramici e verdi boschi di leccio.

#GiornateGAE2019
#CamminaNATURA
#Primavera2019
#MobilitàDolce

ORARI E PUNTI DI INCONTRO:
-ore 16:30 presso di piazza Barigau

DIFFICOLTÀ': ;percorso adatto a chi è abituato a camminare su sentieri sconnessi e in buona forma fisica (E)


LUNGHEZZA: Km 5
TEMPO DI PERCORRENZA: circa 3 ore
DISLIVELLO: + 250 m

EQUIPAGGIAMENTO:
Abbigliamento comodo e a strati, cappellino, crema protettiva, giacca impermeabile, scarpe da trekking,snacks, acqua


L'escursioni saranno condotta da guide regolarmente iscritte al Registro della Regione Sardegna ed all'Aigae (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche).

ESCURSIONI A RIUFIUTI ZERO! NON LASCIAMO TRACCE DEL NOSTRO PASSAGGIO

EVENTO GRATUITO

Per info e prenotazioni (entro il giorno prima)
scriveteci a info@sardiniaemotion.it oppure chiamateci o mandateci un messaggio su whatsapp al numero +393282566247


(22 Maggio 1988) Muore a Roma Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano


(22 Maggio 1988) Muore a Roma Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano, il partito di destra nato nel dicembre 1946 dalle ceneri del partito fascista. Negli anni ’40, Almirante collabora con la rivista “La difesa della razza,” dove si alimentavano sentimenti antisemiti che avrebbero contribuito a determinare l’olocausto. Durante la guerra, Almirante è arruolato in Africa e, dopo l’armistizio, partecipa alla Repubblica di Salò.

Il 26 dicembre 1946 è tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano. È eletto deputato nel 1948 e lo sarà interrottamente per 10 legislature. Nel 1987, a causa delle sue condizioni di salute, Almirante è costretto ad abbandonare la segreteria del partito, affidandola al suo delfino Gianfranco Fini. La morte di Almirante segue di un giorno quella del suo storico compagno di partito Pino Romualdi, reduce anche lui dalla Repubblica di Salò. Per i due leader missini si svolgono esequie comuni a Roma e Piazza Navona.

Giorgio Almirante apparteneva a una famiglia di origine aristocratica molisana: gli Almirante erano stati dal 1691 duchi di Cerza Piccola (Cercepiccola). Studiò a Torino e qui fece parte del GUF, più tardi divenne redattore del “Tevere,” giornale fascista. Il “Tevere” nacque per sostituire un altro giornale, il “Corriere Italiano”, chiuso in seguito all’arresto del suo direttore Filippo Filippelli, (implicato nel sequestro Matteotti, avendo fornito agli assassini la Lancia Lambda con cui il deputato fu rapito e dunque ucciso). Mussolini stesso chiamò Interlandi con l'ordine di creare un nuovo giornale fascista, più battagliero rispetto al quotidiano ufficiale, Il Popolo d'Italia, e capace di piacere ai fascisti intransigenti vicini a Farinacci.

Almirante, immediatamente fascista entusiasta, durante la guerra fu corrispondente dalla Libia, dunque fu chiamato a collaborare nella Repubblica di Salò. Dopo la guerra divenne membro del MSI. Alla successione del sempre odiato Michelini si aprì il dibattito su chi dovesse succedergli. Si fece l'ipotesi di Giovanni Roberti, leader della Cisnal, ma prevalsero i sostenitori di Almirante che tornò nel 1969 al vertice del partito. A far prevalere la candidatura di Almirante fu il fatto che, pur essendo malvisto all'interno della nuova corrente maggioritaria di Michelini, egli non aveva mai rinunciato a essere il punto di riferimento della base più movimentista ed antisistema.

A seguito della sua elezione alla segreteria rientrarono nel partito parte dei dissidenti del "Centro Studi Ordine Nuovo" guidati da Pino Rauti. Almirante, dopo gli anni d’immobilismo della segreteria Michelini, operò immediatamente un riassetto organizzativo e ideologico che fu definito come la "politica del doppiopetto", restando sempre in bilico tra le rivendicazioni dell'eredità fascista e l'apertura al sistema politico italiano.

Nel 1983 fu ricevuto per la prima volta dal presidente del consiglio incaricato, il segretario PSI Bettino Craxi, in forma ufficiale nel suo giro di consultazioni per la formazione del nuovo governo. Di questo incontro Almirante raccontò poi che Craxi gli aveva espresso la sua contrarietà al perdurare dell'Arco costituzionale e all'emarginazione del MSI.

Il Movimento Sociale sostenne alcuni provvedimenti del Governo Craxi per l'attuazione del decreto-legge per la liberalizzazione del mercato televisivo (che permise l'ascesa e la consolidazione del gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi). Da quel momento in poi, con l'esclusione del Partito comunista italiano, gli altri partiti cominciarono a inviare proprie delegazioni ai congressi del MSI.

Nel giugno del 1984 Almirante sorprese l'intero mondo politico italiano recandosi, insieme con Pino Romualdi, a rendere omaggio alla camera ardente di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, allestita presso la sede centrale di via delle Botteghe Oscure. Qui si mise in fila insieme con tutti gli altri convenuti finché, notato, fu accolto da Giancarlo Pajetta e accompagnato presso il feretro. Assunta Almirante riferì poi che, alla notizia della morte di Berlinguer, Almirante pianse.

Le sue condizioni di salute lo obbligarono nel 1987 ad abbandonare la segreteria, a favore del suo delfino Gianfranco Fini, già segretario del Fronte della Gioventù. Morì nel 1988: al suo funerale parteciparono diversi esponenti del PCI tra cui Nilde Jotti, allora presidente della Camera.