mercoledì 18 luglio 2018

Clamorosa scoperta a Capoterra: ritrovato il leggendario aeroporto fantasma della II guerra mondiale


Importante scoperta di due studiosi sardi Roberto Copparoni e Gian Marco Farci, che dopo mesi di ricerche hanno ritrovato l’aerea in cui sorgeva l’aeroporto di Capoterra, meglio conosciuto come “S’aeroportu de Maria Luisa”. In verità l’area oggi ricade fra i Comuni di Assemini, Capoterra e Uta.

Ecco la loro testimonianza…

Da anni sentivo parlare di un aeroporto militare segreto fra i comuni di Assemini e Capoterra. Questo aeroporto aveva anche un nome ”Aeroporto di Maria Luisa”. Ho cercato un po’ dappertutto ma non ho trovato elementi significativi per saperne di più. Pensate che ho chiesto anche a dei sottoufficiali dell’aeronautica militare senza avere alcuna notizia. Essi ignoravano l’esistenza di questo aeroporto.

Poi come per incanto ritrovai un mio amico, Gian Marco Farci, Presidente dell’Associazione Archeo Labor, anche lui impegnato nella ricerca di questa fantomatica struttura e cosi’ abbiamo unito gli sforzi e  fatto dei sopralluoghi nell’area della birreria di Macchiareddu a Grogastu dove le poche informazioni ci riportavano a un aeroporto “segreto”, noto come “S’aeroportu ‘e Maria Luisa” in quanto ubicato in terreno di proprietà di Maria Luisa Grottanelli, che effettivamente fu realizzato in agro di Assemini a ridosso della zona industriale.

Ci siamo recati sul luogo e trovammo una specie di Bunker e poco lontano una vecchia fattoria che, per posizione e tipologia, abbiamo ritenuto che in origine fosse il comando con annessa foresteria dell’aeroporto. Nel frattempo abbiamo continuato le ricerche bibliografiche iniziando a trovare qualche incoraggiante riscontro.

Il Bunker paraschegge


Fra le novità che abbiamo scoperto ce ne è una che merita una menzione. Si riferisce a uno strano atterraggio  di un P 38 aeroplano americano che un pilota statunitense, per sbaglio fece atterrare nel nostro aeroporto.

P-38 Americano. Le foto sono state scattate da un militare del 51° stormo il giorno dopo l’atterraggio presso l’aeroporto di Capoterra
Ecco il documento… Una pagina di storia italiana non molto nota…



La foto dell'aereo P38 americano, fotografato da un militare del 51° stormo appena atterrato nell'aeroporto di Capoterra.



La storiaAll’inizio della primavera del 1943 un P-38 delle forze alleate, ritrovatosi a corto di carburante, tentò un atterraggio di emergenza a ridosso delle coste sarde. Il pilota, però, venne fatto prigioniero dagli italiani prima che avesse modo di distruggere il suo aereo.

Un pilota italiano, il sottotenente Guido Rossi, suggerì di utilizzare il P-38 catturato (ed ancora operativo) contro i bombardieri americani: la strategia era di aspettare fino all’inizio del bombardamento, decollare, ed attaccare di sorpresa.  Nelle settimane successive un discreto numero di bombardieri americani (per lo più B-17) fu abbattuto con questo semplice sistema. Credendo di trovarsi accanto un P-38 delle forze alleate, e rassicurati dal contatto radio (Rossi parlava correntemente l’inglese), dai B-17 nessuno si preoccupava del suo avvicinamento. Una volta giunto a distanza ravvicinata Guido Rossi apriva il fuoco e abbatteva rapidamente il bombardiere.

Nella gerarchia delle forze alleate nessuno si preoccupava troppo dei bombardieri abbattuti – era normale amministrazione che qualche aereo partisse per non tornare più; dopotutto nel linguaggio bellico angloamericano il termine usato per indicare perdite, morti, abbattimenti, è casualties (letteralmente: “casualità”).

Le operazioni di Rossi su questo P-38 andarono avanti per parecchie settimane, fino al 4 giugno 1943. Quel giorno, all’altezza dell’isola di Pantelleria, un B-17 si preparava al bombardamento, quando notò un P-38 in avvicinamento. Avendolo riconosciuto dalla forma, pensarono trattarsi di forze alleate, ed iniziarono come previsto a sganciare le loro bombe. Ma prima che potessero rendersi conto di cosa stava succedendo, il P-38 aprì il fuoco ed abbatté il B-17.

La storia del P-38 “fantasma” ha qui una svolta poiché per la prima volta ci fu un sopravvissuto, il pilota del B-17 abbattuto, sottotenente Harold Fisher, che gli americani riuscirono a mettere in salvo. Sulle prime, quando Fisher raccontava di essere stato colpito da un P-38 alleato, non gli credettero.

Convinti i capi, e pensando che si trattasse di un P-38 solitario sempre in volo, Fisher propose ed ottenne di far volare un B-17 modificato (con più armi per reggere al confronto aereo) allo scopo di intercettare il P-38 “fantasma”. Dato che dopo parecchi voli ancora non era riuscito ad incrociarlo, si decise che era ora di abbandonare il progetto.

Ma l’intelligence americana era nel frattempo riuscita a scoprire il segreto di Pulcinella, ossia l’identità di Guido Rossi e di sua moglie Gina. Fecero disegnare a scopo provocatorio sul muso di un B-17 il volto di Gina, B-17 che il 31 agosto 1943 decollò assieme ad altri aerei per bombardare Pisa. Il B-17 in questione era pilotato proprio da Fisher.

Dopo il bombardamento di Pisa – da cui subì diversi danni a causa del contrattacco italiano – la squadra di bombardieri notò un P-38 avvicinarsi. Guido Rossi, come sempre, contattò via radio Fisher; sulle prime Fisher non era sicuro che si trattasse di Rossi e lo provocò parlandogli di Gina. Questo, ancor più che l’aver notato il volto di Gina approssimativamente disegnato sul muso del B-17, fece innervosire Rossi, che attaccò immediatamente. 

Fisher ordinò ai suoi uomini a bordo di fare fuoco sul P-38, riuscendo a danneggiarlo; Rossi tentò di distruggere il B-17 provando ad abbattervi sopra il suo P-38, ma il caccia non poteva più reggere il volo e quindi fu costretto ad ammarare. Guido Rossi fu fatto prigioniero, e a Fisher venne riconosciuta una medaglia. Fisher morì poco dopo la fine della guerra, a causa di un incidente aereo. Ed al suo funerale, in lutto tra gli altri, c’era proprio Guido Rossi. (Fonte: http://www.alfonsomartone.itb.it/vxjimn.html)
Di certo in questo aeroporto stanziava il 51° stormo che ha utilizzato i Macchi C 205 e C 202.

In questo aeroporto furono utilizzati anche i Fiat G.55. Nel corso del loro breve, ma intenso impiego operativo, svolto quasi interamente sotto la bandiera dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana, si rivelarono degli intercettori interessanti, soprattutto ad alta quota.

Il Fiat G.55 Centauro era un aereo da caccia diurno, monoposto, monomotore, da intercettazione e superiorità aerea impiegato dalla Regia Aeronautica e dall’Aeronautica Nazionale Repubblicana (A.N.R.) tra il 1943 e il 1945. Progettato sin dal 1940 all’ingegnere Giuseppe Gabrielli, da cui la “G” della sigla, il Fiat G.55 è stato definito “il miglior caccia prodotto in Italia durante la guerra”

Questo aereo, in volo dall’aprile del 1942, nel corso del suo breve servizio operativo, svolto quasi esclusivamente sotto le insegne dell’aviazione della Repubblica Sociale Italiana, si dimostrò un intercettore assai efficace in quota. Nelle battaglie aeree svoltesi nei cieli dell’Italia del Nord, nell’ultimo anno di guerra, il Centauro si scontrò con avversari come il Supermarine Spitfire e gli americani P-38, P-47 e P-51, dimostrandosi in ogni occasione un potente avversario.

Negli scontri con il britannico Spitfire e con gli americani P-38 Lighting, P-51 Mustang e P-47 Thunderbolt, si rivelò in ogni occasione un avversario molto temibile. Prima dell’armistizio, ebbe un impiego molto limitato. Il primo Centauro ad avere impiego operativo fu il terzo prototipo. L’esemplare venne assegnato il 21 marzo 1943 al 20º Gruppo del 51º Stormo CT a Roma-Ciampino, per valutazioni in condizioni reali. A maggio, il terzo G.55 seguì il reparto a Capoterra, vicino Cagliari.

Il G.55 ebbe il suo battesimo del fuoco il 5 giugno 1943 quando contribuì, insieme ai Macchi 202 e 205 del 51º Stormo, ad abbattere uno dei B-26 Marauder che avevano attaccato l’aeroporto di Capoterra. In seguito partecipò a diversi altri combattimenti contro gli alleati. Sempre a maggio volò uno dei due primi aerei di preserie, preceduto il 10 aprile da un altro esemplare. I due esemplari furono assegnati alla 353ª Squadriglia CT di stanza a Foligno dove, entro agosto, vennero raggiunti da altri nove aerei.

Nel corso dei nostri sopralluoghi siamo riusciti a incontrare il proprietario della fattoria PlaneMesu che si chiama, Sig. Loche, il quale ci ha accolto gentilmente e ci ha permesso di visitare le strutture tanto studiate solo dall’esterno. La visita ci ha permesso di conoscere una struttura principale che in tempo di guerra doveva accogliere gli ufficiali (probabile foresteria) e una serie di monolocali forse destinati ai sottoufficiali. Ma la cosa più interessante è stata quella di scoprire e visitare, in prossimità della palazzina principale, un rifugio antiaereo in perfetto stato di conservazione, riportante ancora sulle pareti dei simboli realizzati a matita in fase di costruzione.

Nella prima foro: Gian Marco Farci e Roberto Copparoni, a cui dobbiamo dire grazie per averci regalato un pezzo della nostra storia, per altro romantica seppur bellica.



La demografia non è un pranzo di gala. Di Marco Zurru.



Alla fine, arrivati ad una certa età, è nelle cose umane che un cristiano (ma anche un musulmano, un buddista, un animista e così via...) rivolga porzioni significative della sua immaginazione a porzioni temporali che poggiano il culo nel Passato o, viceversa, nel Futuro. Il Presente, può aspettare, proprio perché presente, come un rapace svolazzante che disegna cerchi di immanenza sulla testa di ognuno di noi.

La finestra della fantasia la si può aprire da soli, ma è cosa bella e pura che - ogni tanto - sia spalancata da un amico. Ed è quello che è successo a me, con il fraterno Elio Turno Arthemalle, stupendo essere impastato di sogno e concretezza. L'orizzonte è una preoccupazione che riguarda la struttura demografica del nostro paese. Meglio, l'estetica di determinate coorti della ipotetica popolazione a venire, per dirla in pallosissimo gergo accademico.

Per farla breve, secondo le proiezioni del nostro Istituto nazionale di Statistica, nel 2065 la popolazione residente in Italia attesa potrebbe essere pari a 61,3 milioni. Cumulando gli eventi demografici relativi al periodo 2011-2065, l’evoluzione della popolazione attesa è il risultato congiunto di una dinamica naturale negativa per 11,5 milioni (28,5 milioni di nascite contro 40 milioni di decessi) e di una dinamica migratoria positiva per 12 milioni.

Insomma, se un po' ci salviamo il culo - demograficamente parlando - lo dobbiamo agli "sporchi negri", ai "cinesi che mangiano i cani" e via discorrendo... Entro i prossimi trenta anni sarà particolarmente accentuato l’aumento del numero di anziani: l’età media della popolazione passerà dagli attuali 43,5 ai 49,7 anni del 2065 e gli ultra 65enni, oggi pari al 20,3% del totale, saranno il 32-33% della popolazione, con un massimo del 33,2% nel 2056. Un paese di anziani.

A differenza di ciò che hanno magistralmente raccontanto nel loro film Joel and Ethan Coe, non sarà un "No Country for Old Men" ma, viceversa, un No Country for Young Man. Con una simile struttura demografica si pone il problema, serissimo, della sostenibilità di lungo termine del Paese, normalmente misurato attraverso l’evoluzione dell’indice di dipendenza degli anziani. Per quest’indicatore, oggi pari a 31 individui di 65 anni e più ogni 100 di età compresa tra i 15 e i 64 anni, si può evidenziare una crescita lineare pari fino al livello del 61% nel 2055.

Un dramma: pochissimi giovani in grado di sostenere un volume notevole di pensionati. Ora, se avete avuto la pazienza di arrivare nella vostra lettura fino a questo punto, sappiate che sono molto contento, ma che ciò ha solo parzialmente a che fare con la bistecca dello scenario di cui tratta l'incipit di questo fesso post. Il punto serio, infatti, riguarda i giovani di oggi. Ovvero come i giovani di oggi, futuri anziani di domani, trattano il loro corpo. Come segnano il loro corpo. Come marchiano i propri bicipiti, il proprio petto, il loro collo, le gambe e tanti altri innominabili sacri spazi, con il tatoo.

Questa umana pratica dalle lontanissimi origini - il tau-tau -raccontata in Occidente nel 1769 grazie allo sguardo di James Cook nelle sue esperienze tahitiane, si è talmente diffuso tra la gioventù italica da diventare moda, nel senso più profondo di ciò che raccontava l'inarrivabile Simmel: "un'imitazione di un modello dato che appaga il bisogno di appoggio sociale, conduce il singolo sulla via che tutti percorrono, dà un universale che fa del comportamento di ogni singolo un mero esempio. Nondimeno appaga il bisogno di diversità, la tendenza alla differenziazione, al cambiamento, al distinguersi".

La faccenda è però complicata non solo dal meccanismo imitativo e dal bisogno di identificazione in un gruppo e differenziazione rispetto ad altri gruppi, ma anche dallo stravolgimento della struttura di classe nel nostro paese: con lo schiacciamento della classe media e lo scivolare di porzioni intere della popolazione verso i bassi gradini della gerarchia sociale, il tatuarsi diventa una delle "forme di vita con le quali la tendenza all'uguaglianza sociale e quella alla differenziazione individuale e alla variazione si congiungono in un fare unitario".

Milioni di giovani tatuati, sempre più tatuati in segmenti esposti e meno esposti del proprio corpo. Questa è la realtà. Ed è anche realtà estetica esteticamente esposta in pubbliche spiagge, in pubblici spazi, momenti in cui lo sguardo di compiacenza di chi guarda è atto di conferma di porzioni di identità del tatuato. Che senso ha tatuarsi se non l'esporsi? Ma la bella realtà di oggi - l'eccitante mondo che stuzzica eros e curiosità - nasconde il dramma di domani e di dopodomani.

Quell'universo di turgide natiche, bicipiti, tricipiti, pettorali, cosce e tanto altro di umano tessuto che forma la tela accogliente di farfalle, farfalline, cuori e cuoricini, demoni e corna, tori e tao, gnocche e croci più o meno celtiche, teschi e leoni, fate e draghi... cosa sarà domani e dopodomani, quando i giorni, le settimane, gli anni, i lustri e i decenni si saranno depositati come polvere sul gonfio muscolo?

Un universo di flosci uomini e debosciate donne dai debosciati muscoli che accolgono farfalle stanche e cuori rotti, teschi spezzati e fate raggrinzite, draghi dimentichi del fuoco e bisognosi d'ombra, gnocche in sedia a rotelle e leoni sdentati. Tutto un universo cromatico e di segni, prima splendete e gonfio di amor proprio e giovanile orgoglio, si staglierà agli occhi di chi - come me e il mio amico Elio - non ha corso la competizione al marchio, come un girone dantesco mai disegnato da Gustave Doré. Un inferno prodotto dalla contingente e gioiosa umana imitazione di cui pochi, purtroppo, sono consapevoli del nascosto, immane pericolo.

Di Marco Zurru

20 Luglio. Le anime della Cagliari medievale



Organizzato da Italtours
Venerdì 20 Luglio ore 20:00
Anfiteatro romano di Cagliari

Venerdì 20 Luglio, al tramonto, la storia più suggestiva di Cagliari con un mistero dietro l’altro per scoprire la storia con uomini e donne d’altri tempi. Andremo a spasso con le anime di Cagliari, tra i fantasmi del passato per meglio conoscere la città del sole al tramonto.

L’INIZIATIVA targata Italtours, in collaborazione con Archeo-Labor si preannuncia di grande suggestione e ci consentirà di conoscere la storia con una bella passeggiata, al fresco della sera, incontrando personaggi del passato. Uomini e donne che, come se fossero dei fantasmi, interpreteranno personaggi misteriosi in abiti d’altri tempi.
A SPASSO con le ANIME della CAGLIARI ROMANA. 

Un tour teatralizzato come non mai, con battute scherzose, ma soprattutto storia toccabile con mano, dopo un attento studio delle realtà locali. Un evento imperdibile scritto dagli autori: Gian Marco Farci, Giorgia Anni e da Marcello Polastri.

LE GUIDE presenti per l’occasione, come a prendervi per mano per fare un salto indietro nel tempo, nel cuore della storia.
Raduno: Venerdì 20 Luglio, ore 20,00 (partenza alle ore 20,30), davanti all’Anfiteatro romano di Cagliari, solo per quanti si prenoteranno.

Tel: 3388355463

Info: https://www.italtours.it/tour/venerdi-tour-le-anime-fantasma-della-cagliari-medievale/



Vivere e raccontare i diritti a modo mio. Di Sara Giada Gerini



Non ho mai amato le manifestazioni fatte per strada, per sbandierare, sfoggiare con orgoglio l'identità di qualcosa. Non condivido ma rispetto le scelte altrui. Far valere i diritti è un'altra cosa. Piuttosto è il rispetto che mi preoccupa. Io non vado in giro a mostrare orgogliosa il mio essere sorda, a mostrare con orgoglio i miei apparecchi perchè questo crea antipatia, fastidio.

C'è una bella differenza tra far valere i diritti e farsi rispettare; se vuoi essere compreso devi spiegare, ogni giorno, nella vita quotidiana, al lavoro, a scuola, nello sport, negli ambienti che frequenti. Non tutti capiscono subito, ma non imporre una cosa, aiuta a far capire la situazione. Non pensare che tutti sono cattivi ed ignoranti, ma semplicemente aiutali a conoscere il problema.

 Esistono persone che ci provano, che ti vengono incontro; dipende da te se riesci a dare un messaggio giusto e corretto. Rispetta prima di tutto te stesso. Perchè non fare una manifestazione tipo: normodotatopride?! Chi sarebbe normale in questa società? Anche la normalità è relativa!

Se vogliamo essere aiutati, aiutiamo gli altri ad aiutarci, facciamo richieste giuste. Se non sapete, chiedete, se non conoscete non giudicate e ora, prima di commentare, finite di leggere tutto Pensateci un attimo, ben vengano le riflessioni costruttive. I leoni da tastiera non aiutano. Vi ringrazio per gli inviti a varie manifestazioni, ma preferisco raccontare i diritti a modo mio.

Di Sara Giada Gerini


Il libro di Sara Giada Gerini 

Rassegna stampa 18 Luglio 2018


«Vergognoso tradimento» Bufera in patria su Trump
Critiche dopo il vertice con Putin, poi il presidente fa dietrofront

WASHINGTON Il dietrofront è arrivato poche ore dopo il rientro a Washington dopo il vertice di Helsinki con Vladimir Putin: «Intendevo dire il contrario», ha detto Donald Trump riferendosi alle dichiarazioni fatte sia prima che durante il bilaterale col leader russo quando aveva detto che «la colpa delle cattive relazioni Usa-Russia» era attribuibile ad «anni di stupidità da parte degli Stati Uniti» e alla «caccia alle streghe» portata avanti a suo parere dall'Fbi con l'inchiesta sul Russiagate».

Insomma, Trump e Putin parlando all'unisono, avevano definito «una farsa» lo scandalo delle ingerenze russe nella campagna elettorale per le presidenziali Usa del 2016. L'atteggiamento complice e remissivo del capo della Casa Bianca, che ha messo in ridicolo il suo apparato di intelligence, ha scatenato critiche unanimi negli Stati Uniti contro il presidente.

GLI ATTACCHI Durissimo il Washington Post, che nel suo editoriale ha sostenuto che il presidente Usa è «colluso apertamente con il leader criminale di una potenza ostile, rifiutando di ammettere il comportamento di Mosca fa a pezzi il sistema giudiziario del suo paese». Secondo Newt Gigrich, fino a ieri suo grande alleato, «Trump ha commesso l'errore più serio della sua presidenza» schierandosi con Putin contro l'intelligence Usa. «I russi hanno interferito nelle nostre elezioni. È molto chiaro. Non deve esserci dubbio a riguardo», ha sottolineato lo speaker della Camera Usa, il repubblicano Paul Ryan.

Bufera dunque sul presidente Usa, non solo dalle file democratiche ma anche da quelle repubblicane, scioccate per l'allineamento della Casa Bianca con il Cremlino. Trump aveva allora leggermente corretto il tiro con un tweet: «Ho grande fiducia nelle mie persone dell'intelligence. Tuttavia riconosco anche che per costruire un futuro più luminoso non possiamo concentrarci esclusivamente sul passato». Ma davanti alle telecamere dell'emittente conservatrice americana, i due leader hanno riaffermato posizioni nel solco di lunedì.

IL LEADER RUSSO Putin ha detto che le relazioni fra Mosca e Washington non dovrebbero essere «prese in ostaggio» dall'inchiesta, poi si è rifiutato di prendere in mano il dossier del Russiagate: quando l'intervistatore gli ha porto una copia dell'incriminazione dei 12 funzionari russi dell'intelligence accusati formalmente qualche giorno fa.

L'INVERSIONE A “U” Rientrato negli Usa, Trump ha fatto un'inversione a “U”: «Ho piena fiducia e sostegno nell'intelligence degli Stati Uniti e accetto le conclusioni degli 007 sulle ingerenze russe nelle elezioni».


La Nuova

Caos SEGRETERIA - Pd, oggi il parere della commissione

CAGLIARI. La commissione nazionale di garanzia del Partito democratico
si occuperà oggi del caso Sardegna. Era inevitabile dopo che, a una
decina di giorni dall'assemblea-rissa di Abbasanta, non si sa ancora
se, quando e come il Pd sardo potrà eleggere la nuova segreteria ormai
vacante da oltre un mese. In oltre una settimana non è cambiato nulla
rispetto al caos di quei giorni. 

Da una parte c'è ancora la richiesta
di convocazione per il 23 luglio, firmata da una quarantina di
delegati in rappresentanza delle due correnti (popolari-riformisti e
renziani più gli ex Diesse) che da tempo hanno trovato un accordo per
eleggere in assemblea, come segretario, l'ex deputato Emanuele Cani.

Dall'altra c'è invece la posizione della presidente regionale, Lalla
Pulga, e della corrente dei soriani, che continuano a puntare al
commissariamento del partito, per arrivare a un congresso
straordinario prima delle elezioni regionali del 2019. 

Oggi la commissione di garanzia, presieduta da Roberto Montanari, dovrà per
forza prendere una posizione e decidere se l'assemblea del 23 luglio
dovrà essere convocata o meno. Tra l'altro i tempi sono ormai stretti:
mancano appena sei giorni alla data proposta dal gruppo dei 40
delegati e quindi la decisione non può più essere rinviata.


Unione Sarda

CAGLIARI - RIMPASTO. Lavori pubblici a Maurizio Chessa (Pd) e
Politiche sociali a Roberto Marras (AcL)
Zedda sceglie due nuovi assessori Oggi il sindaco dovrebbe
formalizzare gli ingressi nella Giunta

Le trattative sono chiuse e oggi il sindaco dovrebbe firmare i decreti
di nomina: Maurizio Chessa sarà il nuovo assessore ai Lavori pubblici
e Roberto Marras guiderà le Politiche sociali. Massimo Zedda ha chiuso
l'accordo con gli ex sardisti sulla figura di Roberto Marras per le
Politiche sociali, mentre non è stato facile trovare l'accordo col Pd
e ci sono voluti alcuni incontri coi vertici del partito per arrivare
alla scelta finale e puntare su Maurizio Chessa.

LAVORI PUBBLICI Dopo la cacciata del segretario sardista Gianni Chessa
e una pausa di sei mesi con la delega in mano alla vicesindaca Luisa
Anna Marras, l'incarico da assessore ai Lavori pubblici torna a un
Chessa, da Gianni a Maurizio. L'esponente del Pd nella scorsa
consiliatura aveva guidato la commissione Lavori pubblici ed è stata
la figura su cui le varie anime del partito hanno chiuso l'accordo
assieme al primo cittadino.

Non è stato semplice perché c'erano diversi nomi in pole position.
Negli ultimi giorni erano salite le quotazioni di Chiara Cortese che è
stata a un passo dal lasciare lo staff del sindaco per sedersi al
tavolo della Giunta. Ma ieri pomeriggio, prima del Consiglio comunale,
c'è stato l'incontro decisivo tra il sindaco e il Partito democratico.

POLITICHE SOCIALI Zedda ha chiuso l'accordo anche con gli ex sardisti,
che conquistano la guida delle Politiche sociali. Gli Autonomisti con
Lussu hanno indicato Roberto Marras, un nome nuovo che arriva dal
mondo della formazione e del volontariato, legato a Mariolino Floris.

IL CASO SECCHI C'è l'accordo per la sua nomina, ma mentre la poltrona
dei Lavori pubblici era libera qui c'è un problema: Zedda ha già un
assessore alle Politiche sociali. Da giorni il sindaco avrebbe chiesto
a Nando Secchi di fare un passo indietro e restituirgli la delega ma
l'ex Idv non ne ha voluto sapere e per completare l'operazione in
queste ore dovrà essere il sindaco a revocargli l'incarico.

Questo imprevisto avrebbe fatto slittare il rimpasto della Giunta e oggi
dovrebbero concludersi tutte le operazioni col sindaco che stasera
potrebbe annunciare durante la seduta del Consiglio comunale la nuova
composizione della sua Giunta.
M.Z.


Alghero e Cagliari tra le preferite
Le due città sarde nella classifica delle mete più ambite dai turisti
di tutto il mondo

La Sardegna è tra le destinazioni preferite dai turisti di ogni parte
del mondo con Alghero e Cagliari al quinto e ottavo posto della
classifica che vede al vertice le città d'arte: Roma, Venezia e
Firenze.

Sono i risultati dell'ultima indagine del motore di ricerca viaggi
momondo.it riportati dalla rivista Dove. Questa la classifica
completa: Roma sul podio, poi Venezia, Firenze, Milano, Alghero,
Palermo, Napoli, Cagliari, Positano, Rimini.

Debutta al quinto posto Alghero «città ricca di tesori architettonici
e di cultura, fortemente influenzata dalla dominazione aragonese» che
piace ai viaggiatori soprattutto «per le sue spiagge di sabbia
bianchissima e le sue acque turchesi, famose anche per i coralli
rossi». Quanto a Cagliari, il suo richiamo è dato dai parchi naturali,
dalle spiagge, dai paesaggi costieri nonché dal patrimonio artistico.

L'indagine ha preso in considerazioni anche il prezzo medio di un
hotel per le destinazioni della top 10 e Positano, perla della
Costiera Amalfitana, è risultata la meta più costosa, con una tariffa
media a notte di 307 euro. Segue Alghero una media di 169 euro a
notte. Gli stranieri che guardano con più attenzione ai prezzi bassi
hanno scelto Palermo, la meta più conveniente con soli 66 euro per
notte, quindi Rimini con 69 euro, Milano con 93 euro e Roma con 99
euro
.
Anche Tripadvisor ha pubblicato le destinazioni nazionali più
gettonate dagli italiani per le vacanze estive 2018. La Sardegna, con
Villasimius, è al quinto posto. La classifica: Isola d'Elba,
Ugento(Puglia), Rimini, San Vito Lo Capo (Sicilia), Villasimius,
Ricadi (Calabria), Porto Cesareo (Puglia), Vieste (Puglia), Riccione,
Ischia. Sempre secondo Tripadvisor, se gli italiani amano
particolarmente destinazioni come la Sicilia, la Sardegna e la
Calabria, i viaggiatori stranieri preferiscono le regioni del centro
Italia, ben sei su dieci.


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Federico Marini
skype: federico1970ca