venerdì 30 settembre 2016

Cagliari Je T’aime! Collaborazione artisti sardi e francesi!


14 Ottobre dalle ore 18:00 – 23 Ottobre sino alle ore 21:00
Certo d’arte e cultura Lazzaretto, Cagliari, Sant’Elia 09100.
 
Cagliari Je T’aime è un progetto di collaborazione permanente tra artisti locali e francesi con esposizioni da realizzare nelle città di Cagliari e di Parigi. L'obbiettivo è creare una rete di interscambio culturale tra le 2 città per accrescere il contesto culturale e turistico locale. Da un lato favorendo una conoscenza più approfondita di Cagliari al mondo culturale parigino e dall'altro dando opportunità estere agli artisti sardi. 

Lo scambio sarà supportato dalle associazioni Sardonia Italia e Sardonia Francia,, che operando in partenariato favoriranno tale rapporto in modo permanente. La personale "55 oeuvres" di Camille Revel presente al Centro d'arte e culturale del Lazzaretto e presso la MEM Mediateca del Mediterraneo rappresenta l'inizio di questo percorso. 

A novembre, nella prima collettiva di Parigi, saranno esposte opere di artisti sardi con altri artisti francesi. Coinvolgendo i cittadini parigini, soci di Sardonia Francia, che parteciperanno alle fasi del progetto e sfruttando le potenzialità di Cagliari, il programma sarà ampliato nei prossimi anni.

Venerdì 14 Ottobre, ore 18:00 – 20:00, Sala Archi Lazzaretto 
Inaugurazione mostra monografica 55 oeuvres, petites et grandes di Camille Revel. Evento con degustazioni e aperitivo

Sabato 15 Ottobre, ore 18:00 – 20:00, MEM - 1° piano 
Cagliari Je T'aime, Cagliari e l'opportunità Parigi
“Direzione Colle San Michele” di Giulio Barrocu, 2014, Doc.
“Fermoimmagine” di Vittorio E. Pisu, 2014, Doc.

Franci Ferdi Live all Sesta Area (Poetto - Cagliari)



Oggi, dalle ore 22 alle ore 1:00
Sesta Area, Viale Poetto 09126 Cagliari
Telefono: 0703113129


@@@ I FRANCI FERDI (Tribute Band FRANZ FERDINAND)
Due ore di Rock Britannico per movimentare un bel Venerdi in compagnia degli amici della Sesta Area.


Esplosi in piena epopea nu new wave, gli scozzesi Franz Ferdinand sono i nuovi principi del remake-remodel degli anni Duemila. Il nome fa riferimento proprio all'arciduca d'Austria il cui assassinio, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914, diede inizio alla Prima Guerra Mondiale.


Ma è il Dna musicale a caratterizzare i Ferdinand come una delle realtà pop-rock più interessanti degli ultimi dieci anni: una ritmica essenziale, plastica e oliata, le chitarre scatenate e perfettamente domate, i cori armonizzati a dovere, un'alternanza sapiente di pause e progressioni impetuose; su tutto si staglia la regia del finto dandy Alex Kapranos, vocalist e compositore di rara precisione ed efficacia.
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La Procura va in appello: processo-bis per Zedda



La vicenda del Lirico, il pm Pilia ricorrerà contro l’assoluzione del sindaco
La nomina della Crivellenti a sovrintendente al centro della battaglia
giudiziaria
 
CAGLIARI Assolto dall’accusa di abuso d’ufficio per aver nominato
illegittimamente Marcella Crivellenti sovrintendente del teatro lirico
e silurato un componente del consiglio di amministrazione, per Massimo
Zedda il calvario giudiziario non è ancora finito: contro la sentenza
pronunciata lo scorso 23 marzo dai giudici della prima sezione il pm
Giangiacomo Pilia ha deciso di ricorrere in appello. I motivi della
decisione, depositati in cancelleria la scorsa settimana, non hanno
convinto il magistrato dell’accusa, rimasto fermo sulle valutazioni
che hanno condotto il sindaco al giudizio del tribunale. Quindi la
battaglia giudiziaria andrà avanti e per i difensori di Zedda, gli
avvocati Giuseppe Macciotta e Fabio Pili, si prospetta una nuova
fatica. I giudici - presidente Claudio Gatti, a latere Silvia Badas e
Claudia Belelli - sono stati categorici: quando ha nominato
sovrintendente del teatro lirico Marcella Crivellenti - hanno scritto
nella sentenza - il sindaco Massimo Zedda ha cercato di perseguire
l’interesse pubblico senza alcuna «volontà colpevole». 

Non solo: al
contrario di quanto ha stabilito il Tar quella scelta era legittima
perché la Fondazione non aveva alcun obbligo di pescare il nome dai 44
raccolti con la manifestazione d’interesse («non era un concorso
pubblico ma una mera raccolta curricolare») e perché il curriculum
della designata era sufficiente («seppur forse in minor misura
rispetto ad altri candidati») a rispettare i criteri indicati nello
statuto. Il punto controverso è proprio questo: per l’accusa Zedda
avrebbe dovuto pescare il nome del sovrintendente dai 44 candidati
alla manifestazione d’interesse. La scelta di proporre la Crivellenti
avrebbe provocato un danno alla Fondazione. Il tribunale però ha
ragionato in maniera opposta. Passati in rassegna i fatti che hanno
preceduto la nomina della Crivellenti, i giudici partono da una
certezza basata sull’esame dei documenti contabili: «Emerge
inequivocabilmente - è scritto nella sentenza - che a prescindere
dalle cause il debito della Fondazione era stato accumulato in gran
parte nel corso della gestione Meli, dal 1996 (o 1994) fino al 2004».
Secondo il tribunale all’arrivo del successore, Maurizio Pietrantonio
«il debito venne stimato in 25-26 milioni di euro, un disavanzo
disastroso». L’obbiettivo di Zedda, dichiarato anche in udienza
pubblica, era dunque di riportare i conti del teatro lirico in linea
di galleggiamento, affidando la gestione della Fondazione a una
persona da considerarsi indipendente e fuori dai giochi politici.
 
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Federico Marini
skype: federico1970ca

giovedì 29 settembre 2016

Silvio Berlusconi: 63 frasi indimenticabili.


Berlusconi ci piace ricordarlo così. Uno statista lungimirante, che nei suoi discorsi sapeva unire un intero paese. Pur essendo coinvolto in numerosi processi, non disse una sola parola, una, contro la magistratura.  Pur avendo detto “Sono l’uomo più perseguitato nella storia dell’umanità”, non ha mai alzato i toni. Quando fece il gesto del mitra, rivolgendosi ai giornalisti, l’Italia fece un clamoroso passo in avanti per credibilità. E come dimenticare i cucù alla Merkel, aver ironizzato sulla c.d. “abbronzatura” di Obama, aver domandato, con estrema galanteria, di poter palpeggiare una soccorritrice, dopo il terremoto dell’Aquila? Un uomo le cui sante parole riecheggeranno per l’eternità “Giuro sui miei figli, che non ho mai pagato per stare con una donna”, la sua conoscenza della storia, ed in particolare quella di “Romolo e Remolo”. Soprattutto, aver creato  un partito capace di esprimere il meglio della classe politica Italiana. Tra i suoi lungimiranti ministri ricordiamo.

·        Claudio Scajola: talmente adorato dal popolo, che gli acquistavano le case a “sua insaputa”. Sarà ricordato nella storia dei popoli per aver gestito con lungimiranza il G8 di Genova.

·        Umberto Bossi: il mondo lo ricorderà per la sua raffinatezza, per l’intelligenza lampante del figlio, e per tanti simpatici gesti che lo hanno reso famoso in tutto il globo. In alcuni paesi, per la sua intelligenza, è soprannominato “Leonardo da Vinci”.

·        Renato Brunetta: il politico per eccellenza, con saggezza definì i precari “la rovina dell’Italia”. Quando si presentò come sindaco di Venezia, non fu votato nemmeno dai parenti.

·        Pier Ferdinando Casini: custode della famiglia tradizionale, tuttavia divorziato. Tra le sue frasi celebri, ricordiamo “Di cosa stiamo parlando?”

·        Carlo Giovanardi: detto “il funambolo di Dio”. Il suo viso esprimeva saggezza, intelligenza, lungimiranza.

·        Castelli (ministro della Giustizia): si mise a piangere in Parlamento, perché non ricordava un solo articolo della costituzione italiana.

Berlusconi, ecco, a noi piace ricordarlo così, ma non solo per la sua enorme levatura da statista, ma anche per la sua vita privata, paragonabile a quella di una monaca di clausura. Sessantatré frasi che esprimono il suo spessore, grazie Silvio... grazie per averci consegnato tutto questo.

1.     L'Italia è il paese che amo (1994) 
2.     Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta. (29 marzo 1994) 
3.     Mai mi occuperò di questioni televisive, per non dare l'impressione di voler favorire i miei affari, anzi starò più dalla parte della Rai che della Fininvest. (30 maggio 1994) 
4.     Bossi, quando parla, sembra un ubriaco al bar. (26 agosto 1994) 
5.     Io sono l'unto del signore, c'è qualcosa di divino nell'essere scelto dalla gente. (25 novembre 1994) 
6.     I miei giornali, le mie TV, il mio gruppo sono sempre stati in prima fila nel sostenere i giudici di Mani Pulite. (8 dicembre 1994) 
7.     Emilio Fede? Prima ero critico, ma adesso comincio ad apprezzarlo. È un baluardo per la democrazia e per l'informazione. (4 gennaio 1995) 
8.     Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo. (20 gennaio 1995) 
9.     Venderò le tv a imprenditori internazionali. (1 aprile 1995) 
10.   Voi dovete diventare dei missionari, anzi degli apostoli, vi spiegherò il Vangelo di Forza Italia, il Vangelo secondo Silvio. (4 aprile 1995) 
11.   Sono un grande estimatore della magistratura. (10 ottobre 1995) 
12.   Chi salvo fra Dini, D'Alema, Prodi, Veltroni e Bertinotti? Li butto tutti dalla torre e poi chiedo il Nobel per la pace. (30 ottobre 1995) 
13.   Dire che io utilizzo la mia posizione di leader politico per interessi personali è negare il disinteresse e la generosità che mi appartengono. (15 dicembre 1995) 
14. Arafat mi ha chiesto di dargli una tv per la Striscia di Gaza. Gli manderò Striscia la Notizia. (7 marzo 1997) 
15.    Da cui poi nacquero Romolo e Remolo. (28 maggio 2000) 
16.   Ho insegnato al Milan come si gioca al calcio. (23 marzo 2001) 
17.  Hanno fatto una prova anche su di me, sulla mia funzionalità cerebrale e fisica e hanno deciso che sono un miracolo che cammina. (5 ottobre 2002) 
18.   Mi sta venendo un complesso di superiorità tanto che dico: "Meno male che ci sono io, nessuno avrebbe potuto fare meglio di quello che abbiamo fatto noi." (3 dicembre 2002). 
19.    Lei è un dipendente del servizio pubblico, si contenga! (rivolto a Michele Santoro, 17 marzo 2003) 
20.  Noi di Forza Italia abbiamo una moralità di livello così elevato che gli altri non possono nemmeno percepirlo. (10 maggio 2003) 
21.   So che in Italia c'è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti, la suggerirò per il ruolo di Kapo. (Rivolto a Martin Schulz al Parlamento Europeo, 2 Luglio 2003) 
22.  Sono un galantuomo, una persona perbene, un signore dalla moralità assoluta. (13 luglio 2003) 
23.  Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino. (4 settembre 2003) 
24.  Questi giudici sono doppiamente matti! Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana. (5 settembre 2003) 
25.    Io invito tutti a tirar fuori soltanto una mia frase insultante nei rispetti dell'opposizione. Io rispetto tutti e pretendo rispetto. (10 marzo 2004) 
26.  La stampa straniera è normalmente di sinistra e ci presenta in modo diverso dalla realtà. (24 ottobre 2004) 
27.    Il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco. E' a loro che devo parlare. (10 dicembre 2004) 
28.  Se c'è qualcuno che fa un grande sacrificio a ripresentarsi come candidato quello sono io. (29 agosto 2005) 
29.  C'è uno stato parallelo nelle mani della sinistra che controlla le scuole superiori, le università, i giornali, le radio, le televisioni, la magistratura. (a Ballarò, 2006) 
30.   Io non ho mai fatto affari con la politica. Anzi, ci ho sempre perso. (5 gennaio 2006) 
31.  Il Presidente del Consiglio non può, per definizione, mentire. (18 gennaio 2006) 
32.  La Rai è una vera e propria macchina da guerra contro di me. E anche le mie televisioni mi remano contro. (8 gennaio 2006) 
33.   Sfido chiunque a citare un solo provvedimento del governo o della maggioranza che mi abbia favorito. (21 gennaio 2006) 
34.   Andare in tv non mi piace, semplicemente lo odio. (25 gennaio 2006) 
35.  Io sono il Gesù Cristo della politica. (13 febbraio 2006) 
36.  Insistono ancora nel dire che io ho detto che i comunisti mangiavano i bambini, io ho detto che sotto la Cina di Mao i bambini li bollivano per concimare i campi. (26 marzo 2006) 
37.   Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse. (4 aprile 2006) 
38.  Non ho mai registrato tanto entusiasmo nei miei confronti negli ultimi 14 anni, al punto che mi sono venute le stigmate. (11 dicembre 2007) 
39.  Sono andati dietro agli ecologisti fanatici, l'energia nucleare è la forma più pulita e più sicura di produzione dell'energia e del futuro. (2008) 
40.   Zapatero ha fatto un governo troppo rosa che noi non possiamo fare anche perché in Italia c'è una prevalenza di uomini. (15 aprile 2008) 
41. Obama è giovane, bello e anche abbronzato. (6 novembre 2008) 
42.  Non è in morte celebrale, ma è una persona che respira in modo autonomo, una persona viva, le cui cellule celebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici, una persona che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio. (Riguardo Eluana Englaro, febbraio 2009) 
43.   Napoli sarà pulita dai rifiuti in pochi giorni. (detta più di 10 volte fra 2009 e 2010) 
44. Non c'è stato nessun versamento di nessuno al signor Mills. (20 maggio 2009) 
45.   In questi 15 anni ho avuto modo di incontrare più volte il leader (Gheddafi) e di legarmi a lui da una vera e profonda amicizia. Gli riconosco una grande saggezza. (11 giugno 2009) 
46. Le dico di essere stato e di essere di gran lunga il migliore Presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere nei suoi 150 anni di storia. (10 settembre 2009) 
47.  Sento parlare la signora Rosy Bindi: è sempre più bella che intelligente. (8 ottobre 2009) 
48.  Ho speso più di 200 milioni di euro per consulenti e giudici, sono l'uomo più perseguitato della storia. (9 ottobre 2009) 
49.  Io se trovo quelli che hanno fatto nove serie della “Piovra” e quelli che scrivono i libri sulla mafia e che vanno in giro in tutto il mondo a farci fare così bella figura giuro li strozzo. (29 novembre 2009) 
50.  Sconfiggerò il cancro nel giro di tre anni. (2010) 
51.  Ai giovani: cercate un lavoro all'estero, non è così difficile farlo. (12 settembre 2010) 
52.  Alle donne: cercatevi un ragazzo ricco. (12 settembre 2010) 
53.    La libertà di stampa non è un diritto assoluto. (10 luglio 2010) 
54.  Meglio essere appassionato delle belle ragazze che gay. (2 novembre 2010) 
55.   Non ho mai pagato una donna in vita mia. (16 gennaio 2011) 
56.   Ho una relazione stabile con una persona. (16 gennaio 2011) 
57.   Intenterò una causa allo Stato. (9 febbraio 2011) 
58.  Le ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse (riguardo Ruby, 10 aprile 2011) 
59.  Abbiamo presentato la riforma della giustizia e per noi è fondamentale, perché in questo momento abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra. (a Barack Obama, 26 maggio 2011) 
60.  L'Italia è un paese di merda. (da un'intercettazione, luglio 2011) 
61.     Sic transit gloria mundi. (Così passa la gloria di questo mondo, riferendosi alla morte di Gheddafi, 20 ottobre 2011) 
62.  Il fascismo era una democrazia minore. (15 dicembre 2011) 
63.  Confermo di non avere intenzione di candidarmi per la sesta volta alla guida del governo. (6 aprile 2012) 
64.   A casa mia solo gare di burlesque. (20 aprile 2012) 
65.  Avete bisogno di me e quindi non mi astengo quando sento il dovere di prestare soccorso a chi ha bisogno. (17 dicembre 2012) 
66.  Mi ero già fatto un programma, quello di costruire tanti ospedali per bambini nel mondo, quello di aprire un'università dove i miei colleghi, i più importanti leader mondiali degli ultimi vent'anni, potessero direttamente insegnare ai giovani. Gli insegnanti erano Clinton, Bush, Blair, Putin, Chirac. (10 gennaio 2013) 
67.  Delibereremo la restituzione dell'Imu. [...] La restituzione potrà avvenire attraverso un rimborso vero e proprio sul conto corrente, oppure in particolare per i pensionati o chi preferirà questa modalità, in contanti. (3 febbraio 2013)
68.    I miei figli come ebrei sotto Hitler (6 novembre 2013)

Disco ring
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Il politico nostrano, ovvero, cambiare tutto per non cambiare niente

Quando si parla di politica è importante fissare il concetto di “presente”, cioè cos’è attuale e cosa no. Questo per definire opportunamente un futuro che ognuno di questi signori che combattono al loro personale guerra per arrivare in alto, spacciandosi per "hobbisti". Magari non andrà così, però non mi risulta che ci siano mai stati politici che si gettarono nella mischia per sopravvivere. Per sopravvivere si lavora e, a volte, si compare con un capello fuori posto. Cosa che alla stragrande maggioranza di questi campioni dallo sguardo perennemente presente non capita mai e poi mai. Forse significa qualcosa.


Ma lasciando stare i dettagli che forse sono insignificanti, il punto è che non sono affatto convinto che questo concetto di presente sia chiaro al pubblico, e questo per vari motivi oltre lo stranoto che "nessuno lo informa".
Osservando la realtà, è appurato che le parti, dall'avvento di Berlusconi in poi, si sono affannate sopratutto a cambiare nome (cosa che sicuramente non hanno fatto per caso) così come non è stato raro che signori eletti da una parte passassero all'altra che sulla carta si dichiarava opposta se non antagonista (poi, se leggiamo i volantini e i programmi, tutti sono simili ma questo è un altro discorso). 


Certo è che tutto ciò ha alimentato e continua ad alimentare quelle lunghe e tediose chiacchiere che servono soltanto a mettere di cattivo umore perché tanto, nulla esclude che più di un qualcuno voti a da una parte per poi raccontare di essere dell’altra: l’Italia, come dice quel tizio che incontro nei posti più impensabili, non è un luogo di ferrea carenza e lealtà. (Ok, così, citandolo, lo faccio contento, va).


Nonostante questo, ci si ostina a considerare l’elettore di sinistra o di destra come se la manifestazione di voto (la “x” sulla scheda) si trattasse di un qualcosa scritto nel segmento 21 del codice genetico di chiunque entri in un seggio.
A questo punto, non credo sia snob considerare quest’idea di identikit dell’elettore una colossale cazzata. 


Affermata questa sintesi molto spiccia, poi, possiamo dilungarci a discutere sul cosa ci sia dietro il caos comunicativo innescato dalla miriade di rivoli, tra i quali svettano, in disordinato elenco, varie "fonti": cominciamo con a) le molte inutili radio libere solo ai tempi che si credeva che i bambini li trovavano sotto il cavolo, che tra un “brano” e l’altro, tra una pubblicità e l’altra, ci innaffiano di insopportabili “news-fotocopia” dentro la nostre macchine (tutte complete di autoradio o la macchina è da buttare) dove trascorriamo quotidianamente “tot-tempo”; b) i quotidiani che si sono auto-evirati molti anni fa rendendosi sudditi della televisione e, da non dimenticare, il più recente gusto per c) post e tweet sedicenti “demolitori”, lanciati tra un gattino, un cagnolino e un “mi piace” alla tipa che manda selfie-baci mentre guida quella figata di macchina che è la Vamos à la Festa Connect e che una percentuale importante dell’utenza internet pensa (la tipa) di trovarla nei siti porno tanto per divertirsi a renderle la vita insopportabile. Poi ci sono d), e), f), g), h), i) fino a x) y) e z) (come le targhe ma facciamola breve che tanto basta e avanza per informare chi vi sta attorno e si diverte a raccontarvi "storie originali" come gli asciugamani comprati al discount del tessuto.


Ora, piuttosto che queste sciocchezze, che si integrano a meraviglia con l’incessante attività d’incolpare di astrazioni fantasiose e illazioni varie i personaggi che molto semplicemente s'invidia, è venuto a qualcuno il dubbio che l’opinione personale, come l'invidia, non la si fonda più sugli stessi identici elementi che invece, come si diceva allora, “facevano opinione” nel 1968? E anche nel 1978 e pure nel 1988 quando non nel 1998?


Se ci pensiamo lucidamente, rispetto al ’68 (cito la data più lontana, anche se in politica più d'uno la cita ancora) sono cambiate tante cose. Non solo allora non si guardavano partite 24 ore su 24 ma anche altri gesti erano differenti. Era diverso il modo di “andare in macchina”, com’è cambiato il modo di cucinare, il modo di vestire, di depilarsi e di fare tante altre belle cose. Anche il linciaggio morale era diverso, a pensarci bene. Gli altri gesti non so, dal punto di vista dell'approccio, senz'altro, qualcosa è cambiata anche lì.


Detto questo, alla mente normalmente lubrificata, suppongo venga spontanea la domanda che è, approssimativamente la seguente: se tutto cambia, come si può pensare che non possa cambiare il modo di “fare politica”?
Per quanto mi riguarda, è quasi ovvio che sono convinto di si. Il problema è stabilire come tutto ciò sia cambiato.
Quindi, il post continua… ma sui canali a pagamento.
:-D

(Sono accettate anche le principali carte di credito, tramite PayPal, ma vanno bene anche banali bonifici, comuni vaglia, sporchi contanti e altro che non cito per autentico senso del pudore)


Paolo Manca.

ROMANZO D'INFANZIA Spettacolo di teatro-danza coreografia e interpretazione-



Mercoledì 5 Ottobre, dalle ore 19:00 alle 0re 20:00

Teatro Massimo, Viale Treno, Cagliari.

Biglietti disponibili: www.sardegnateatro.it

5 OTTOBRE 19:00 Teatro Massimo da 6 a 100 anni - € 5,00 (per tutti) Sardegna Teatro/SpazioDanza/Tuttestorie

ROMANZO D'INFANZIA Spettacolo di teatro-danza coreografia e interpretazione 

MICHELE ABBONDANZA e ANTONELLA BERTONI

regia e drammaturgia LETIZIA QUINTAVALLA e BRUNO STORI

produzione Quintavalla - Stori - Compagnia Abbondanza/Bertoni

Spettacolo del 1997 pluripremiato e acclamatissimo in Italia e all’estero. È dedicato a tutti coloro che non possono fare a meno dell’amore. Commuove gli adulti e fa ridere i bambini. In scena due danzatori che si alternano tra essere genitori e figli e poi di nuovo padre e figlio e madre a figlia e poi fratelli, sì, soprattutto fratelli. E alternano il subire e il ribellarsi e difendere e scappare e tornare e farsi rapire per sempre senza ritorni: insomma vivere.  Romanzo d’infanzia è uno spettacolo in cui il linguaggio del teatro-danza, normalmente riservato ad un pubblico non di giovanissimi, si propone in una formula più narrativa ed immediata in modo da renderlo fruibile anche dai bambini. L’infanzia è il diamante della nostra vita, è grezza e abbagliante. Si può scheggiarlo e offuscare la potenza della sua luce. E questo è male? Non so, ma fa male, molto male. Se è vero che d’amore si può impazzire è ancor più vero che senza amore si diventa matti e infelici. E che disastro i bambini senza amore o con troppo amore. Questo lavoro parla del disagio infantile all’interno dei rapporti primari-affettivi, della violenza fisica e psicologica che l’infanzia subisce a casa o nelle istituzioni, del delitto di non ascoltare i propri figli, di colpe senza colpevoli.

Rassegna stampa




LA NUOVA SARDEGNA Rimpasto in Giunta: divorzio a sorpresa fra Soru e Demuro-La correnteora starebbe per puntare su Barbara Argiolas. I rapporti fra l’europarlamentare e l’assessore sono tesi CAGLIARI La voce circola da tempo e seppure senza conferme ufficialinessuno arriva a smentirla: lo storico matrimonio politico fra RenatoSoru e l’assessore alle Riforme Gianmario Demuro è finito. Fino al talpunto che, quando ci sarà il rimpasto in Giunta, la correntedell’eurodeputato non chiederebbe la conferma del tecnico ingaggiatonel 2014 dal presidente della Regione Francesco Pigliaru. Addio.Cominciato nel 2004, con l’entrata in politica di Soru, l’idillioavrebbe cominciato a scricchiolare fin dall’anno scorso e il divorziosarebbe prossimo. I motivi dello strappo sarebbero diversi. In moltisostengono che Soru avrebbe voluto da Demuro più interventismo neigiorni in cui, a cavallo fra il 2015 e l’inizio dell’anno, l’allorasegretario del Pd sollecitava ogni settimana un cambio di passo algoverno regionale: dai trasporti alla sanità. Secondo altri sarebbestato invece Demuro a sentirsi negli stessi mesi fin troppo sottopressione, tanto che di recente avrebbe manifestato l’intenzione diritornare a tempo pieno a insegnare all’Università. È difficile direfra quanto il divorzio sarà confermato dai due protagonisti, ma leindiscrezioni fanno sapere che Soru avrebbe virato già su un nuovoassessore-candidato. Dovrebbe essere Barbara Argiolas, ex assessorecomunale alle Attività, da sempre sua fedelissima e pare proposta perla delega al Turismo. Indiscrezioni. Il governatore dice da settimaneche non è ancora il tempo di fare nomi, perché «prima in maggioranzadobbiamo parlare di programmi», ma è un via vai inarrestabile di voci.Compresa quella che i renziani avrebbero pronto un loroassessore-candidato: il gallurese Pierluigi Caria. Mentre l’areaCabras-Fadda avrebbe posto il veto all’ipotesi del doppio incarico(consigliere e assessore) fino a bloccare le aspirazioni di AntonioSolinas, attuale presidente della commissione Governo del territorioin Consiglio. Staffette. A proposito di commissioni il Pd avrebbecongelato per un’altra settimana le staffette nei parlamentini. I Demhanno quattro presidenze con Luigi Lotto, Antonio Solinas, GavinoManca e Franco Sabatini. Potrebbero essere confermati ma non sonoesclusi avvicendamenti. Congelata anche la conferma o menodell’attuale capogruppo: il soriano Pietro Cocco. Diversi i candidatialla possibile successione, ma finora non ci sono stati passiufficiali da parte dei pretendenti. Forse perché nel frattempo ilconsigliere regionale Daniela Forma sarebbe intenzionata a passaredalla corrente di minoranza (renziani ed ex Ds) a quella dimaggioranza, nel gruppo consiliare, dei popolari-riformisti di Cabrase Fadda. Il passaggio, se ci fosse, potrebbe cambiare seppure non dimolto i rapporti di forza nel Pd.


 Deiana: «Salveremo Alghero, ma il caso Ryanair si complica»L'assessore e la fusione dei tre aeroporti: spero possa essere iltraguardo finale Giura che l'aeroporto di Alghero uscirà dal pantano in cui è atterratopiù di un anno fa: «Faremo di tutto per evitare che la Sogeaal vengamessa in liquidazione», dice Massimo Deiana. Ma la ricapitalizzazionedella società di gestione, ora resa possibile dalla riforma Madia inmateria di società a partecipazione pubblica, non è un percorsosemplice: «Stiamo lavorando senza sosta a questa nuova ipotesi, daquando è stata approvata la legge. La strada maestra però rimanesempre quella della privatizzazione».E Ryanair? Nonostante l'ottimismo dell'assessore ai Trasporti («sonotuttora in corso le trattative, esistono i margini perché la compagniarimanga»), a novembre verrà chiusa la base di Alghero e il ritorno,nell'estate 2017, non è per niente scontato.Per due motivi: la creazione di un sistema di contributi per i vettorilow cost - chiesto dagli irlandesi - richiederà ancora tempo. Poi c'èla decisione Ue sugli aeroporti sardi, «un ceffone», dice Deiana. Lacompagnia guidata da Michael O'Leary dovrà restituire alla Regionediversi milioni di euro presi attraverso la Legge 10. «Le norme diconoche fino a che non verranno resi quei soldi, le società coinvolte nonpotranno prendere un solo euro di incentivi».Dunque dobbiamo scordarci Ryanair?«La situazione è molto complicata perché ci sono tante partite aperte.Non ultima, quella degli incentivi assegnati proprio dalla Legge 10:una parte non è mai stata erogata e viene reclamata. Non c'è unasoluzione immediata. Però la compagnia ha manifestato formalmente allaRegione la volontà di rimanere in Sardegna. Hanno capito che Algherosi trova in una condizione da cui è difficilissimo uscire. Non sonosecondari gli aspetti relativi alla recente decisione dell'Unioneeuropea, che ha condannato i vettori a restituire diversi milioni dieuro».A proposito: avete già avviato le procedure di recupero dei soldi?«Stiamo lavorando per quantificare le somme. Il documento dellaCommissione europea affida a noi questo compito. Le compagnie chedovranno rendere i contributi sono in tutto sedici. Nei prossimigiorni invieremo le prime comunicazioni».Avete un piano alternativo nel caso di un addio di Ryanair?«Non nascondiamo di aver avuto, in questi mesi, dialoghi importanticon altre compagnie, anche low cost. Ryanair è comunque il primovettore italiano, non abbiamo intenzione di perderlo».Voi sperate ancora di trovare un socio privato per la Sogeaal. Non èpiù semplice ricapitalizzarla?«La settimana prossima ci incontreremo con Ministero ed Enac. Vogliochiarire che questa è una soluzione che fino a pochi giorni fa nonesisteva. Ma non è così facile come dice qualcuno. La legge Madiaprevede la preparazione di un piano di risanamento della società, chepoi deve essere presentato alla Corte dei Conti».Tempi lunghi. Ci sarebbe bisogno anche di una nuovo progetto di leggeda presentare in Consiglio regionale.«Non solo. Un provvedimento di questo tipo probabilmente andrebbenotificato alla Commissione europea. I nostri uffici stannoverificando questi aspetti».Quanto serve per ricapitalizzare la Sogeaal?«Circa dieci milioni di euro, per ristabilire un capitale minimo eripianare i debiti di questi ultimi mesi. La copertura potrebbearrivare dai fondi stanziati per il 2016 per la Ct2, già indicati peril salvataggio approvato dal Consiglio all'inizio di settembre».È stata presa in considerazione l'ipotesi di fusione tra i tre aeroporti sardi?«Tutti sono sostanzialmente d'accordo sul fatto che sia necessaria.Anche noi ci siamo espressi più volte sul bisogno di una regia unicadegli scali e vogliamo favorirla. Però di concreto c'è ancora poco. Ilmomento è cruciale: mi auguro che le società di gestione degli scalidi Cagliari e Olbia decidano di iniziare questa operazione,intervenendo sull'aeroporto di Alghero. Basterebbe anche un'offerta daparte di una delle due. Potrebbe essere un buon punto di partenza».Quando verrà tagliato il nastro della nuova continuità territorialecon gli scali minori?«Spero che sia tutto pronto per l'inizio della stagione estiva del2017. Il modello che abbiamo scelto è abbastanza fuori dagli schemi eha bisogno di una validazione da parte della Commissione europea, nonlo abbiamo mai nascosto. Abbiamo già inviato a Bruxelles una bozza cheriguarda sia la prossima Ct1, che entrerà in vigore a ottobre delprossimo anno, che la Ct2. I contatti sono avviati, aspettiamorisposte».Michele Ruffi 

CARBONIA. Pd, è l'ora della resa dei contiL'analisi: «Deteriorati i rapporti con l'elettorato operaio e delle scuole»Riparte il dibattito interno a tre mesi dall'esito delle urne C'è chi la definisce analisi. Ma si chiama anche resa dei conti e ilPd (e il centrosinistra) l'ha avviata forse già all'indomani dellotsunami elettorale di Carbonia (governano ora i Cinque stelle) edintorni. La discussione è di nuovo di stretta stretta attualità: ildibattito nel Partito democratico si riaccende dopo la decisione, duegiorni fa, di Marco Murru (ex consigliere comunale) di formalizzare ledimissioni da segretario del circolo Pd Carbonia, non proprio un clubper pochi intimi considerati i 70 anni di amministrazione di sinistradella città. E non passa inosservata neppure l'abbandono giorni faanche del segretario Pd di Sant'Antioco Luca Mereu. Idem San GiovanniSuergiu con Antonio Fanni.L'ANALISI È la metabolizzazione della sconfitta? In attesa deglisviluppi fra i “compagni” nessuno pubblicamente getta la croce addossoa qualcuno in particolare, ma ad esempio a Carbonia è stata pagatacara la divisione a sinistra: «Insanabile ed è stato uno deglielementi della sconfitta - dice Murru - ma si sono deteriorati irapporti col nostro elettorato operaio e delle scuole e laresponsabiità è nostra e del gruppo dirigente in toto: fa riflettereche ci si sia arroccati su certe posizioni e l'esiguità dei votiincassati dagli assessori che si sono ripresentati». Posto che «alivello regionale le cose non vanno meglio - afferma Luca Mereu,severo pure lui - la goccia che ha fatto traboccare il vaso è statal'analisi post elettorale e Carbonia, col tentativo di minimizzare».I DIRIGENTI I discorsi chiamano in causa sia la dirigenza cittadina Pd(Cinzia Grussu si affida a un sms per dire che «la decisione di Murruè una scelta ponderata: la segreteria cittadina resterà in piedi sinoal congresso di febbraio, le dimissioni mie sono state fornite inluglio all'assemblea»,) e l'ex sindaco Giuseppe Casti: «Strappo asinistra insanabile: impossibile far politica con certa gente, ma leresponsabilità della sconfitta sono da suddividere ed occorre che ilPd si interroghi». Questa storia della sinistra in frantumi (al primoturno la coalizione dell'ex sindaco Ugo Piano ha incassato oltre 3.000voti, quasi 7.000 quelli di Casti con apporti di ex del centrodestra)terrà banco: «Lo strappo era recuperabile - ribatte Ignazio Cuccu, unodei dissidenti - bastava che qualcuno dall'alto assumesse l'iniziativae saremmo arrivati uniti».Nel Pd hanno ricominciato a incontrarsi per fare il punto. Per oranessuno è finito sul banco degli imputati: «Non c'è una resa dei contise non nella misura in cui è stata decretata dall'esito elettorale -analizza Pietro Morittu, consigliere comunale - che ci impone unsupplemento di riflessione: va salvaguardata l'esperienza Casti che siconcretizza nei lavori di cui la città beneficerà, ma ci si deveinterrogare sul risultato elettorale: al via un nuovo quadro dirigentea prescindere dall'anagrafe». Per il segretario provinciale DanieleReginali «la responsabilità è di ciascuno: cominciamo a dare rispostesu sanità e polo industriale».Andrea Scano 

Condannati il sindaco di Carloforte, l'ex governatore e altre otto personeCrac Sept, 9 anni a Simeone, due e mezzo a Cappellacci Sulla «condanna a nove anni» il tempo si è fermato. Le chiacchiere, isorrisi, le persone. Tutto. Letto il dispositivo, i giudici hannolasciato l'aula. Avvocati, giornalisti e pubblico, anche. MarcoSimeone no: è rimasto seduto accanto al suo difensore, per altriquindici minuti almeno.IL VERDETTO È dura la sentenza per il crac della “Sept Italia”,l'azienda che produceva vernici speciali per l'industria fallita nel2010 con un buco di 15 milioni di euro: oltre al sindaco diCarloforte, proprietario della società, ritenuto colpevole del reatodi bancarotta fraudolenta, sono stati condannati a due anni e mezzoanche l'ex governatore Ugo Cappellacci (Forza Italia) e l'avvocatoDionigi Scano, imputati rispettivamente in qualità di ex consiglieredelegato e consigliere della società. Entrambi, stando a quantocontestato dal pm Giangiacomo Pilia, a fine 2001, avevano avallatol'acquisto della “Simeone srl”, un'altra società del primo cittadino.Un'operazione ritenuta in perdita dalla pubblica accusa e costataall'ex presidente della Regione un'imputazione per bancarottadocumentale.L'EX GOVERNATORE Si tratta della prima condanna per Cappellacci, ierinon presente in aula: sette precedenti procedimenti a suo carico sonoterminati con proscioglimenti o assoluzioni. Il suo commento èaffidato al difensore: «Siamo molto sorpresi dalla decisione adottatadal Tribunale - ha dichiarato l'avvocato Guido Manca Bitti - nonpossiamo che attendere il deposito delle motivazioni per qualunqueulteriore considerazione. Al momento non riusciamo neanche aimmaginare quale possa essere l'argomentazione che sorregge questacondanna».GLI ALTRI IMPUTATI Nelle maglie dell'inchiesta erano finiti anche iparenti del sindaco (cugini) e soci Sept, Luigi e Maria Simeone, iericondannati a quattro anni di reclusione. Due anni sono stati inflittia Stefano Fercia, ritenuto prestanome di Simeone; un anno agli exsindaci dell'azienda Antonello Melis, Oscar Gibillini ed ElisabettaMorello e al prestanome Riccardo Pissard. Sono stati assolti inveceCarlo Damele (un prestanome, per l'accusa), Marco Isola e MarcelloAngius (ex amministratori della società). Il dispositivo dei giudicidella seconda sezione penale (presidente Massimo Poddighe) è lungo:Simeone è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e (se lasentenza dovesse passare in giudicato) non potrà svolgere alcunincarico di tipo direttivo in società private. Il primo cittadino diCarloforte inoltre dovrà risarcire i danni (per fondi del contrattod'area ottenuti a suo tempo dall'azienda) in favore della Provincia diCarbonia e Iglesias, da quantificare in un separato giudizio civile, epagare una provvisionale di un milione di euro in favore dell'ente.LE PENE ACCESSORIE Per quanto riguarda gli incarichi direttivi insocietà, è stato disposto un identico provvedimento a quello preso perSimeone (nessun incarico per dieci anni) anche per Cappellacci, Scano,Fercia, Maria e Luigi Simeone. Sono caduti in prescrizione i reati diomesso versamento delle ritenute previdenziali e di dichiarazionefraudolenta contestati al sindaco, il quale è stato assolto dai reatidi distrazione dell'Iva «perché il fatto non sussiste».PRIMO GRADO È comunque una sentenza di primo grado i cui effettidiventeranno definitivi soltanto in caso di eventuale conferma inCassazione. La legge Severino non potrà essere applicata: labancarotta non è un reato contro la pubblica amministrazione. Lo hannoricordato anche Marco Simeone e il suo avvocato Giovanni Manca inTribunale, annunciando che non ci sarebbero state dimissionidall'incarico di sindaco.LA DIFESA «Il primo grado ha deciso così», ha aggiunto Simeone,«confidiamo nell'Appello. La nostra giurisprudenza funziona così,bisogna aspettare fiduciosi che la verità venga a galla. Sono serenoanche se abbastanza stupito che il collegio abbia deciso per una penaanche superiore rispetto a quella che aveva chiesto il pubblicoministero ( 8 anni )». La sentenza secondo l'avvocato Manca «simanifesta irragionevole da molti punti di vista ancora prima di averletto le motivazioni», che saranno depositate tra novanta giorni:«Faremo subito ricorso, ed è importante ribadire, come cittadino ecome amministratore pubblico, che ancor più che negli altri casi lapresunzione di innocenza dovrà rimanere fino alla fine. E credoarriverà un'assoluzione». Il sindaco ha già fatto undici mesi dicarcerazione preventiva e da due anni e mezzo è soggetto a una misuradi prevenzione particolare, l'“avviso orale”, proposto dai carabinierie comminato dal Questore, contro il quale Simeone ha presentato duericorsi, entrambi respinti.Veronica Nedrini -----------------

Federico Marini
skype: federico1970ca

mercoledì 28 settembre 2016


Domenica 9 Ottobre

 dalle ore 10:00 alle ore 19:00

Ex convento dei Capuccini, 09090 Masullas

GeoMuseo Monte Arci Stefano Incani.


Ci siamo! Per il secondo anno il GeoMuseo MonteArci in collaborazione col CEAS Masullas - Parte Montis e F@MU aderisce alla GIORNATA NAZIONALE DELLE FAMIGLIE AL MUSEO in programma domenica 9 ottobre!
Il tema dell'edizione 2016 è GIOCHI E GARE AL MUSEO. Noi sappiamo bene che al museo oltre che imparare.. ci si diverte! Quindi cari bambini e ragazzi, mettetevi alla prova, sfidate le vostre conoscenze, siate energici, spremete le meningi e .. perchè no? Gareggiate coi vostri genitori e parenti! La giornata sarà interamente dedicata a questo. Quiz, gare, giochi di logica adatti a bambini .. con l'aiuto degli adulti.
A fine giornata un piccolo ricordo della partecipazione. 
Vi aspettiamo a Masullas, al GeoMuseo MonteArci presso l'ex Convento!
Per partecipare alla giornata è necessaria l'adesione entro venerdì 7 ottobre.
Per info costi e prenotazioni chiamare i numeri 389/1777100 o 347/1190975 (anche tramite whatsapp) o info@geomuseomontearci.it
Possibilità di pranzo a menù turistico presso le strutture convenzionate.

Dopo il Partito Comunista Italiano ecco la FGCI.



Cari compagni, care compagne

È molto difficile nascondere l’emozione per un giorno così importante, soprattutto se si è lottato tanto per arrivarci. Dopo la ricostruzione del Partito Comunista Italiano ci apprestiamo a ricostruire anche la mitica FGCI. In un era politica così piena di incompetenza, lassismo, benaltrismo e becero legalitarismo questo congresso rappresenta una piccola luce in un paese buio. Davanti a noi abbiamo sfide che definirle complesse è un eufemismo; non è solo la ricostruzione di un paese abbandonato a sè stesso, preda della finanza internazionale e di politici che non esagero a definire non all’altezza di tale ruolo ma è la formazione di una nuova classe dirigente, preparata e competente che in un giorno non molto lontano deve prendere in mano le redini del paese e portarlo fuori da questa epoca buia, medioevale, depressa.

Nelle nostre analisi, compagni, ripetiamo spesso un errore comune, soprattutto a sinistra: confondiamo sempre causa ed effetto, li invertiamo. Il forte disinteresse per la politica da parte della nostra generazione (e aggiungo, di quella prima) non è la causa ma è l’effetto di una seconda repubblica che ha reso inumana e sterile la vita istituzionale, che ha dato alle fiamme ogni barlume di idealità all’interno dei partiti, oramai comitati d’affari e non più strumento di democrazia e partecipazione.

Ecco, definirei così la nostra missione politica ad oggi: riportare le idee, l’idealità, all’interno della politica. In Italia troppo spesso sottostimiamo la capacità che questo paese ha avuto nel seguire e difendere le idee. Quando le ideologie non erano ancora “il male del mondo” in Italia milioni di persone facevano politica attivamente e più del 90% votava e lo faceva con grande passione. Oggi, senza idee, senza sezioni, senza esempi da seguire il disinteresse e l’apatia hanno preso il sopravvento, è ora di cancellare questo grigiore. Mi rendo conto dell’enormità di questo compito, ma noi siamo comunisti, se non siamo noi a porci grandi obbiettivi chi lo fa?

Concludiamo oggi un congresso diverso da tanti altri, un congresso dove non c’è un documento politico scritto prima, ma un documento pensato, analizzato e costruito da tutti noi che siamo presenti qui oggi. Perché è fondamentale per noi trovare anche nuove forme di partecipazione alla vita del partito da parte dei compagni e delle compagne, senza contravvenire mai alle linee dettate da Lenin sulla forma partito ma allo stesso tempo senza rimanere imbalsamati rischiando di trasformare il partito in un rito, in una tradizione che va bene solo a chi non ha più scopi da raggiungere.

Questo documento rispecchia il pensiero e le volontà dei gruppi di lavoro e sarà da oggi la nostra linea politica. Personalmente vorrei soffermarmi su alcuni aspetti specifici: autonomia, organizzazione e formazione. La FGCI non è la copia del PCI, ma un corpo indipendente che amplifica l’azione del partito e che ha obbiettivi ben precisi, da sviluppare nel corso del tempo nei luoghi che gli sono più congeniali. Non dirò che dobbiamo stare nei luoghi di studio e di lavoro, inutile dirlo a chi già sa e pratica ciò ogni giorno. Vi dirò invece che non vi deve essere spazio per una nostalgia infantile che ci fa apparire, agli occhi delle masse che dobbiamo coinvolgere nelle lotte, poco più che folklore. Le persone ci giudicheranno dai fatti, dalla concretezza delle nostre azioni e dalle nostre proposte, non da facili scorciatoie che inorgogliscono ma allontanano ogni responsabilità politica. I fortini non sono e non saranno mai la nostra casa.

Prepariamoci, saranno anni duri e complessi. Il mondo cambia ad una velocità doppia rispetto a quello che riusciamo a percepire e vedere. Sono tempi di mobilitazioni forti e veloci e noi dovremo essere pronti in ogni momento, curiamo maniacalmente l’organizzazione dei territori, teniamo in contatto i compagni tra loro in modo continuo. Il successo della nostra FGCI passa principalmente per questo. E’ dura, ma va affrontata senza paura. Ci saranno momenti di scoramento, ma io vi dico non mollate mai perché la forza delle nostre idee non viene mai meno, ma anzi si amplifica proprio nei momenti di difficoltà. E poi, non viviamo esattamente le stesse difficoltà nel lavoro e nello studio di chiunque in questo paese? Quello che serve a noi serve pure a chi ci rivolgiamo, né più né meno, non complichiamo ciò che è semplice.


Studiamo, studiamo, studiamo. Lo diceva Gramsci, lo diciamo noi oggi. La scuola di partito che ha visto i suoi natali poco tempo fa sarà il nostro bene più prezioso ed ogni compagno avrà l’obbligo morale e politico di parteciparvi. Per troppo tempo giovani compagni sono stati rovinati da troppe nomine e poca formazione, carriere fulminanti che hanno avuto il solo risultato della disgregazione e dell’immobilismo del partito. La Federazione Giovanile Comunista Italiana che nasce oggi si prende l’onere e l’onore di formare la nuova classe dirigente che presto dovrà prendere in mano le redini del Partito Comunista Italiano dando il via a quello slancio, a quella spinta propulsiva di cui tanto abbiamo bisogno per tornare grandi. Non siamo rottamatori, non crediamo nel nuovismo o nel mito dell’età anagrafica; solo chi sarà in grado di crescere e imparare potrà arrogarsi il diritto di chiamarsi classe dirigente, non ci sono scorciatoie, ma solo duro lavoro.

Un dirigente comunista, importante, che io considero il migliore degli ultimi 25 anni, una volta ha detto una frase che mi è rimasta impressa nella mente: “non saremo noi che abbiamo vissuto prima del 1989, a poter ricostruire il partito comunista in Italia, ma chi quell’anno non lo ha vissuto ed è nato solo dopo”. Fino a questo momento ciò non è stato applicato, siamo al punto di non ritorno, non è più sopportabile un mondo del lavoro che propone solo precarietà a vita, non è più sopportabile una scuola tornata di classe e trasformata in fabbrica di sfruttati e oppressi, non è più sopportabile un popolo che rinuncia a curarsi perché la sanità costa sempre di più ed è sempre meno accessibile, non è più sopportabile che un operaio venga assassinato dai padroni e la CGIL non proclami sciopero generale!

Quando il compagno Bertolt Brecht scriveva Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto? Qualcosa o tutto ? Su chi contiamo ancora Siamo dei sopravvissuti, respinti via dalla corrente? Resteremo indietro, senza comprendere più nessuno e da nessuno compresi? Chi non ci si è riconosciuto? Io sì, sono domande che mi sono fatto nei momenti più critici che ho vissuto in questo partito. Ogni tanto me le ripeto e la risposta che mi do è sempre la stessa: No, non siamo dei sopravvissuti, non resteremo indietro, comprenderemo e ci faremo comprendere. Questi versi si concludono con l’invito a non aspettare da altri le risposte, ma solo da noi stessi, ed è proprio quello che ho intenzione di fare, con voi. 

di Nicolò Monti.