sabato 31 agosto 2019

12 settembre. Tuvixeddu: la necropoli punica più grande nel Mediterraneo.



Organizzato da Ichnussa Archeo Tour
Giovedì 12 settembre 2019 dalle ore 18:45 alle 21:00
Parco archeologia di Tuvixeddu, Via Falzarego, Cagliari
Organizza da Ichnusa Archeo Tour

In occasione della 10° Notte Colorata, evento estivo organizzato dal Comune di Cagliari, Ichnussa Archeo Tour vi accompagna alla scoperta in notturna della Cagliari antica. Questa volta facciamo un salto nel passato della Krly Punica. Uno dei più importanti siti archeologici della Sardegna, lasciatoci dalla presenza punica nell'isola, è la necropoli occidentale di Cagliari, denominata di Tuvixeddu.

Il sito si configura per estensione, una delle più grandi e importanti aree archeologiche del Mediterraneo punico. Conserva ben 1571 tombe puniche e romane, tra le 1850 conosciute, connesse all'area estrattiva del materiale calcareo e a parte dell'acquedotto romano che attraversava il sito. 
La ricchezza e la particolarità del sito, è dovuta anche alla presenza di due tombe interamente decorate, la Tomba dell'Ureo e la Tomba di Sid, uniche testimonianze di pittura funeraria figurata cartaginese, rinvenute in Sardegna.

DETTAGLI PERCORSO
Il percorso si snoda all'interno del parco archeologico della necropoli di Tuvixeddu, alla scoperta delle numerosissime tombe puniche, romane, dell'acquedotto e dell' area della cava.
Il percorso si svolge interamente all' aperto, all'interno del parco archeologico . 
La difficoltà è bassa e il terreno è in alcuni tratti sterrato, in pietra, scosceso e dotato di scale. Si consiglia un abbigliamento comodo.

INFO E PRENOTAZIONI
E' richiesta prenotazione al numero : 349 7359799, telefono, whatsapp, messenger, oppure all' indirizzo mail: ichnussaarcheotour@gmail.com
Si prega di indicare: numero dei partecipanti, nome, cognome, codice fiscale, luogo e data di nascita, per ogni partecipante.
La prenotazione non deve avvenire oltre giovedì 12 settembre alle 12.00.

La prenotazione verrà subito confermata.

La visita guidata è svolta da Carla Perra, archeologa e guida turistica 2426 regolarmente iscritta al Registro Regionale delle Guide Turistiche della Sardegna.

ATTENZIONE: durante il percorso sono vietate le registrazioni e le riprese. Sono invece ben gradite le foto.

TARIFFE E PAGAMENTI
Il pagamento avviene sul posto in contanti.
Ha un costo di 10 euro a persona. Per i bambini da 6 a 12 anni la partecipazione è di 5 euro.
Preferibilmente portare i soldi in cambio.

LUOGO E ORARIO D'INCONTRO
Giovedì 12 settembre ore 18.45
Parco Archeologico della Necropoli di Tuvixeddu,
ingresso via Falzarego.
La visita guidata dura circa 2 ore.
Nel rispetto di tutti i partecipanti si richiede massima puntualità.
Possibilità di parcheggio nella via Falzarego .
Come arrivare:





27 settembre. XXVII Salotto Letterario



Venerdì 27 settembre 2019 dalle ore 19:30 alle ore 20:30
Sacro Cuore di Quartu
Piazza Sacro Cuore, Quartu S. Elena

È con entusiasmo e orgoglio che siamo lieti di presentare il primo Salotto Letterario interamente organizzato da Le Pergamene di Melquiades.

E come avviene per le cose di vero valore, annunciamo un salotto di altissimo livello e originale. D'eccezione l'intero team di esposizione: l'appassionatissimo relatore Nicolò Corda, assistito dagli illustri Andrea Fulgheri e Marco Lodde.

La location, per un tema come l'Amleto, non poteva che essere un teatro. A seguire, saremo lieti di festeggiare con tutti i salottieri l'inaugurazione dell'associazione culturale, Le Pergamene di Melquiades.

Quote di partecipazione: 1€, per i non soci; gratis per i soci.
Ci sarà la possibilità di associarsi prima del Salotto Letterario.
Vi aspettiamo venerdì 27 settembre, nella piazza di Sacro Cuore a Quartu Sant'Elena


venerdì 30 agosto 2019

Quello che in fondo non sopporti... di Pier Franco Devias



Sono stato a vedere un nuraghe, nel nord Sardegna, e la ragazza che mi ha fatto il biglietto era italiana. Italiana come quella che mi ha fatto il biglietto per la tomba dei giganti ad Arzachena. Lo stesso posto in cui un napoletano mi ha spiegato le funzioni del nuraghe Albucciu. Ed aveva un chiaro accento romano la ragazza che sul Gennargentu mi guidava per vedere il tempio nuragico.

Lo stesso accento che aveva la signora che gestiva il negozio di artigianato sardo in costa. Ed era italiana la ragazza che mi ha servito il caffè a Orosei, così come quella che mi ha portato la pizza ad Alghero. A Predda Niedda poi sono stato in diversi grandi negozi dove l'intero personale era italiano, dal dirigente al commesso, fino al magazziniere passando per il cassiere.

Ed erano italiani gran parte degli operai che stavano lavorando alla Sassari Olbia, così come italiani erano anche i giardinieri, gli elettricisti e gli operai del villaggio turistico. Ma ora la stagione turistica scemerà, ed apriranno le scuole, con centinaia o forse migliaia di insegnanti italiani che siederanno nelle cattedre delle nostre scuole.

E' un problema? Penso di no. O perlomeno lo è solo nella misura in cui chi prende lo stipendio qui, poi paga le tasse in un luogo di residenza diverso da questo.
Per cui non è che non li vorrei, anzi, vorrei che prendessero la residenza qui, pagassero le loro tasse alla nostra Sardegna, entrassero a far parte del nostro tessuto economico, sociale, culturale. Vorrei vedere tornare tutti i nostri emigrati e vorrei vedere altri cittadini del mondo che vengono a vivere in pace qui da noi. E vorrei che imparassero anche il sardo, come ho visto fare a diversi senegalesi e nigeriani.

A proposito. Su questa massiccia presenza di lavoratori non sardi non ho sentito grandi proteste da parte di quel 50% di elettori sardi che hanno legittimato questa rilassata Giunta fasciosardista. E cos'è, non sono più posti rubati a noi Sardi quelli?  Com'è che era, "Non c'è lavoro per noi e questi vengono da fuori a prenderci il lavoro"? E non me lo fate il disegnino con l'Italia a fianco della Sardegna con la scritta "E mattemattica, 60 milioni di italiani non ci stanno tutti da noiiiii!1!!"

Allora lo vedi che non era un problema di posti di lavoro presi da altri, non era un problema di tuo figlio che emigra mentre uno viene da fuori a lavorare.
Il problema, quello che non sopporti, in fondo, era ed è sempre quello: il colore della pelle.

Di Pier Franco Devias

14 Settembre. 3° Memorial Salvatore Usala



Sabato 14 Settembre 2019 dalle ore 10:30 alle ore 22:00
Lazzaretto Sant’Elia
Organizzato da Associazione Viva la Vita
Sardegna Onlus

10:30 Intrattenimento musicale

Ricordo di Salvatore Usala, dalle pagine de “La Republica”

Ha combattuto per sé e per gli altri malati come lui. Fino alla fine. È morto questo pomeriggio, all'età di 63 anni, all'ospedale Marino di Cagliari, Salvatore Usala, storico paladino delle battaglie dei disabili gravi. Malato di Sla - la sua "amante", come la definiva lui - da oltre dieci anni, ha condotto per anni una guerra contro le istituzioni, sfociata in scioperi della fame e della sete e nel rifiuto delle terapie salvavita, per il riconoscimento dei diritti delle persone come lui affette da patologie gravissime. Le sue condizioni si erano aggravate da metà agosto. In luglio la sua ultima manifestazione di protesta.


Usala, segretario del "Comitato 16 novembre" era paralizzato e respirava grazie a un respiratore che gli pompava aria attraverso la tracheotomia. La notizia della sua morte arriva a poca distanza da quella di un altro "combattente" per una legge sul fine vita, Massimo "Max" Fanelli, spirato il 20 luglio scorso all'ospedale di Senigallia, a 56 anni, dopo tre anni di malattia. In marzo si era spento a 52 anni Paolo List, ex terzino del Foggia di Zdenek Zeman e del Bologna. Nel 2013 la Sla si è portata via un altro simbolo della lotta alla malattia, l'ex calciatore Stefano Borgonovo.

La Sla (sclerosi laterale amiotrofica) affliggeva nel 2015 circa 200mila persone nel mondo ma si tratta di una patologia in rapida espansione: stando a uno studio pubblicato a metà agosto sulla rivista Nature i casi nel mondo potrebbero aumentare nel 2040 del 32%, passando a oltre 370 mila.

A dare la notizia su Fb è stato proprio il "
Comitato 16 novembre": "Il nostro amatissimo Tore, l'uomo che ha fatto la storia degli ultimi 12 anni della gravissima disabilità, dopo aver a lungo lottato, dopo aver regalato ai disabili d'Italia una condizione umana più dignitosa, non appartiene più a questo mondo di miserie e sofferenze. Alla sua amatissima Josy, alla figlia adorata Mara, alla sua piccola grande Vittoria, l'abbraccio grande di tutti quanti noi del Comitato 16 Novembre che continueremo le sue lotte in suo nome e onore".

"Eroe", "guerriero", "grande uomo", "fratello", "comandante", "compagno", "grazie" sono le parole più ricorrenti sulla sua bacheca Face book, di persone che lo hanno conosciuto, spettatrici delle sue battaglie e alleate nei suoi scioperi.

Parole di cordoglio arrivano da Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea. "Voglio esprimere a nome mio e di Rifondazione Comunista il nostro cordoglio per la morte del compagno Salvatore Usala, animatore instancabile di tante lotte per i diritti dei malati e delle loro famiglie. In particolare voglio ricordare il suo lavoro con il Comitato 16 novembre di cui era fondatore e segretario e con cui ci siamo trovati moltissime volte a condividere le battaglie e le speranze. Salvatore Usala era un vero compagno che anche nella malattia ha saputo dare il suo contributo alla lotta per una società di liberi e di eguali che passa in primo luogo per i diritti dei più deboli, a partire dalle persone affette da Sla, dalle persone disabili gravi e gravissime e per le loro famiglie. Riposa in pace, Salvatore, la terra ti sia lieve".


Guerra nei Balcani: il processo a Slobodan Milosevic


(30 Agosto 2001) Tribunale internazionale dell’Aja. A pochi minuti dalla chiusura della seconda udienza preliminare del processo a carico di Slobodan Milosevic, il procuratore Carla Del Ponte annuncia che l’ex presidente serbo sarà chiamato a rispondere di nuovi e più gravi crimini, compresa l'imputazione di genocidio. Il processo, che aveva avuto il suo inizio nel 2002, non sarà mai completato per la morte dell’ex dittatore serbo nel marzo del 2006.

Slobodan Milosevic era il più importante esponente politico del rinascente nazionalismo serbo. Orientamenti analoghi nelle altre repubbliche iugoslave determinarono lo scoppio della guerra civile nei Balcani, Stati che formavano l'ex Jugoslavia (1991). Dopo aver militarmente sostenuto i Serbi di Croazia e di Bosnia (questi ultimi, soprattutto, responsabili di innumerevoli massacri di civili), a partire dal 1993 ridusse progressivamente tale appoggio e nel 1995 firmò gli accordi di pace di Dayton (Ohio) per la Bosnia ed Erzegovina. Pur venendo fortemente contestato per il suo autoritarismo, Milosevic mantenne saldamente il potere e, in vista della scadenza del suo mandato, non essendo consentito dalla Costituzione serba un terzo rinnovo, si candidò come presidente della Iugoslavia, carica alla quale venne eletto nel luglio del 1997.

Proprio il 1997 fece registrare l'inasprirsi delle tensioni tra Albanesi e Serbi nel Kosovo e l'apertura di un nuovo fronte che Milosevic stesso aveva contribuito a creare sin dalla fine degli anni Ottanta, fomentando il nazionalismo dei Serbi kosovari e cancellando l'autonomia del Kosovo già dal 1990, decretando la chiusura di scuole, università, servizi sociali e sanitari gestiti dagli albanesi.

Dopo un primo ultimatum lanciato al presidente Milosevic dalla NATO nel settembre 1998 (per la cessazione delle ostilità in Kosovo), il 24 marzo 1999, fallite tutte le mediazioni internazionali, iniziarono i bombardamenti della NATO in Jugoslavia e il 27 maggio il Tribunale penale internazionale dell'Aia, istituito dall'ONU per giudicare i criminali di guerra nei Balcani, annunciò l'incriminazione di Milosevic, accusato di crimini contro l'umanità per le operazioni di pulizia etnica dell'esercito jugoslavo contro i musulmani in Croazia, Bosnia/Erzegovina e Kosovo.

Lo stesso tribunale, nella sentenza di condanna di Radovan Karadzic, affermò che Milosevic fornì assistenza militare (con militari, rifornimenti alimentari ed armi) ai serbi di Bosnia durante il conflitto nella ex-Jugoslavia. Tuttavia, il tribunale rileva che, mentre Milosevic condivideva l'obbiettivo politico di Karadzic e della dirigenza dei serbi bosniaci di preservare l'unità della Jugoslavia e non permettere la separazione della Bosnia ed Erzegovina, non sono state presentate "prove sufficienti per affermare che Milosevic fosse d'accordo" con i piani di pulizia etnica di Karadzic e di altri leader serbi in Bosnia e nella Repubblica Serba di Bosnia. Proprio secondo quanto disposto dal tribunale, le relazioni fra Milošević e Karadžić avevano cominciato a deteriorarsi sin dal 1992 e, dal 1994 in poi, non furono più d'accordo sulle azioni da intraprendere; e anzi Milošević ripetutamente criticò e disapprovò la politica e le decisioni dei leader dei serbi della Bosnia.


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giovedì 29 agosto 2019

08 Settembre. Trenino del borgo e della storia: Mandas-Laconi



Organizzato da Barbagia Express 
Domenica 08 Settembre 2019
dalle ore 9:00 alle ore 19:00 Làconi, Sardegna

  Trenino del borgo e della storia: 
MANDAS-LACONI, 25 AGOSTO 2019  

(ENGLISH version below)

Ore 9:00 Partenza del Trenino Verde da Mandas
- Visita opzionale al Nuraghe Is Paras (Isili) e Pausa caffe’ alla stazione di Nurallao
11:40 Arrivo a Laconi
- Escursioni mattutine: visita guidata nell'antico centro del Giudicato di Arborea, visita al Parco e Castello Aymerich, casa di Sant'Ignazio
13:00 Pranzo al sacco o in una struttura convenzionata
- Pomeriggio: visite a villa Sulis e Museo delle Statue e dei Menhir
17:00 Partenza del Trenino dalla stazione di Laconi (arrivo a Mandas alle 19:00)

Prezzi
Pacchetto Barbagia Express e visite guidate a Laconi (Parco Aymerich, Casa di Sant’Ignazio e Villa Sulis): €34 (adulti) / €27 (4-16 anni)
Optional (non inclusi nel prezzo base, da pagare in loco se scelti):
- Museo delle Statue e dei Menhir (€3)
- Opzione pranzo in ristorante (Menù fissi a €15 e €12)
- Visita al Nuraghe Is Paras
Possibilità di solo pacchetto Barbagia Express (guida a bordo, centro storico e Parco Aymerich): €27 (adulti) / €20 (4-16 anni)

Contatti e prenotazioni:
Incantos Viaggi: 070 3511057 / Monia: 348 3989372
barbagiaexpress@gmail.com

ENGLISH VERSION:
Train to the historic borgo: Mandas-Laconi, 18 August 2019

9:00 Departure of Sardinia’s Green Train from Mandas. En route:
- Stop at Nuraghe Is Paras (Isili) with optional guided tour
- Coffee break at the historic station of Nurallao
11:40 Arrival in Laconi
- Morning excursions: guided tour to the old town and the Aymerich Park, house of Sant'Ignazio
13:00 Lunch at the Park or in a local restaurant (optional)
- Afternoon excursions: Aymerich Park and Castle, Menhir Museum
17:00 Departure from Laconi station (arrival in Mandas at 19:00)

Price
Train ticket (both ways) + guide on board and visits at Menhir Museum, Aymerich Park, Museum of Sant’Ignazio and Villa Sulis in Laconi: €34 (adults) / €27 (4-16-year-olds)
Optional (to pay on the day if chosen):
- Visit of Nuraghe Is Paras (€3)
- Visit of Menhir Museum in Laconi (€3)
- Lunch at local restaurant (menus for €15 or €12) or at the Park

Contacts and booking:
Facebook: Barbagia Express (@MandasSorgono)
Incantos Viaggi: 070 3511057 / Monia: 348 3989372
barbagiaexpress@gmail.com


Il barchino dell’incognita speranza. Di Vincenzo Maria D’Ascanio




Ieri sono andato a Porto Pino (presso S.Anna Arresi) con mio figlio. Sembrava un Paradiso, dopo la tempesta la spiaggia è sempre bella, il mare sempre calmo. Lorenzo saltellava dappertutto, rideva, parlava (sopratutto domandava) a quando lo prendevo in braccio mi accarezzava la barba... poi, come un fulmine a ciel sereno, ci siamo trovati dinanzi a questo barchino.

Ci siamo fermati tutti a guardarlo.
"Con quella sono arrivati degli immigrati," Mi è stato detto.

Non dico che quel barchino mi abbia rovinato la giornata, anzi, dopo sono andato a prendere un gelato. Potevo stare con mio figlio ancora un'oretta, ero al riparo dal mondo. Tuttavia, risalito in macchina ho cominciato a pensarci. Sopratutto ho pensato che in questi giorni ho ascoltato numerose notizie di naufragi, persone morte o recuperate in mare, sopratutto bambini. Ho ascoltato quella notizie come se non mi riguardassero, avrò forse sussurrato meccanicamente qualcosa... quello che chiamo "sconcerto indotto", frasi rivolte a nessuno, dette, chissà, per un patto esistenziale con me stesso, per sentirmi "dalla parte giusta".

Tuttavia, e qui il punto del discorso, ricordare mio figlio accanto a questo barchino mi angoscia, mi prende di peso e mi sbatte sul senso delle cose. Come in un sogno, mi son visto sul quel barchino tra le onde, con tante altre persone come me, con altri bambini tra cui mio figlio, che mi guardava coi suoi grandi occhi azzurri, chiedendomi una protezione che sapevo di non potergli dare. Ho immaginato quel barchino rovesciato ed allora ho rivisto le immagini, le foto, che non avrei mai voluto vedere, ma che ho visto...

Mi faccio schifo, perché allora mi sento fortunato. Allo stesso tempo ringrazio Dio, perché anche mio figlio è fortunato. Perché mio figlio vive in un Paese "normale", un Paese che mi consente di dire: "Ok, tutto quello che volete, molte ingiustizie, ma mio figlio non dovrà mai salire su una barca come quella e se mai qualcuno dovesse ricordar la precarietà dell'esistenza, io gli risponderò che potrà accadere di tutto, ma su una barca come quella mai..."

Certo. Tuttavia lascio altri padri a guardare gli occhi dei loro figli disperati. Lascio padri e madri, lascio bambini ad annegare in quel grande mare che diventa bellissimo dopo la tempesta. Non mi va di pensare cosa accade durante la tempesta, in quel mare. Cosa che ci sarebbe da urlare, cose per cui sarebbe giusto impazzire, come minimo. Tuttavia non urlo, e conservo quella ragione sufficiente per ricordare e prendere coscienza del mio fallimento esistenziale. Ovvero provare dolore, solo se su quel barchino mi rivedo col mio bambino.

Per il resto... niente. Solo quel sottile dolore, nel ricordare di essere uomini.

Di Vincenzo Maria D’Ascanio


Pablo Escobar, il principe dei narcos


(29 Agosto 1989) Un camion-bomba, riempito con mezza tonnellata di dinamite, esplode nel centro di Bogotà, demolendo un edificio di cinque piani e provocando morte e distruzione su un'ampia zona. La responsabilità della bomba (che provocherà 65 morti e più di mille feriti) è imputata immediatamente ai principi del narcotraffico, mentre le FARC (formazioni marxiste – leniniste) l’M19 (socialismo rivoluzionario), sono immediatamente scagionate dal fatto, per altro senza un’inchiesta approfondita.

Sotto la presidenza Betancur è paventata la possibilità della legalizzazione del mercato della droga, e della partecipazione dei boss del narcotraffico alla vita sociale, politica ed economica del Paese. In questa atmosfera nascono partiti politici guidati da narcotrafficanti, come il Movimiento Latino Nacional di Carlos Lehder e Civismo en Marcha di Pablo Escobar, eletto alla Camera dei Rappresentanti. Il loro progetto non ha però successo a causa dell'opposizione dei partiti tradizionali. Il mese successivo sicari del Cartello di Medellin uccidono il Ministro della Giustizia Rodrigo Lara Bonilla.

Il governo reagisce proclamando lo stato di assedio a tutto il Paese. Viene inoltre varata una nuova legislazione sugli stupefacenti che dà il via alla prima guerra del governo contro il narcotraffico, con sequestri di beni, aumenti di pene ed espansione del codice penale militare ai delitti legati al traffico di droga. In tutto questo ha un’importanza fondamentale l’intervento degli Stati Uniti.

Il gruppo narcotrafficanti che da questo momento porta avanti una guerra contro lo Stato, avrà come suo leader il noto e potente narcos Pablo Escobar. Nel 1987 viene estradato Carlos Lehder Rivas, uno dei principali boss del Cartello di Medellín. Nel mese di novembre viene invece catturato Jorge Luis Ochoa, ulteriore alleato di Escobar. Gli Estradabili (così si fanno chiamare i signori della guerra e della droga) ritengono la cattura conseguenza di una soffiata da parte del Cartello di Cali. Benché Ochoa venga in seguito liberato, a partire da questo momento gli Estradabili portano avanti una doppia guerra: da un lato, contro lo Stato per ottenere il divieto di estradizione, e dall'altro contro il Cartello di Cali e il suo boss Hélmer "Pacho" Herrera.

Tutto questo avviene in una situazione sociale già esplosiva. A metà degli anni Ottanta la Colombia conosce un esponenziale aumento della criminalità e della violenza: bande di narcotrafficanti e di criminali comuni controllano interi quartieri delle principali città e il tasso di omicidi cresce vertiginosamente. La risposta violenta della polizia non fa che aggravare il problema. Un imponente serie di attentati di estende per tutta la Colombia: da Medellin a Bogotà esplodono centinaia di bombe presso locali, banche, sedi governative ed in particolare delle forza amate. Sono celebri le foto scattate dopo l’attentato del 29 Agosto 1989. Un fiume si sangue inonda la strada, con arti sparsi in tutta la piazza e col conteggio di quasi 70 morti e centinaia di feriti. Gli Stati Uniti, danno il via alla caccia a Pablo Escobar.

Dopo intense trattative, allo scopo di evitare l'estradizione richiesta dagli U.S.A., Escobar decide di consegnarsi spontaneamente alle autorità colombiane. Da quel momento viene “incarcerato,” Premio per essersi costituito senza spargimenti si sangue, ottiene “La Catedral,” una residenza di lusso in cui dovrà restare confinato per cinque anni.

Naturalmente, la sua prigione non è tale. Non solo perché egli vive in una fortezza con tutti i comfort, ma sopratutto perché Escobar continua a dirigere i suoi traffici e proseguendo nella sua lussuosa vita mondana. Nel 1992, contravvenendo ai patti, il governo colombiano decide di trasferirlo in una prigione meno lussuosa e più convenzionale. Venuto a sapere di tale intenzione, Escobar si dà alla fuga. Per la sua cattura vengono impiegati addirittura i Delta Force, il reparto speciale dell'esercito americano, e i Navy Seal, cioè la Marina statunitense.

Pablo Escobar muore il 2 dicembre del 1993 a Medellìn, all'età di 44 anni, quando viene localizzato in un quartiere borghese della sua città. Al termine di un inseguimento viene ucciso in una sparatoria, nella quale rimane colpito alla schiena, a una gamba e dietro l'orecchio. “Per me cambia poco come sia morto.” Dirà il figlio, Sebastián Marroquín Escobar, “ma i familiari delle vittime del narcotraffico hanno il diritto di conoscere la verità. Mio padre mi ha sempre detto di aver 15 proiettili nella sua Sig Sauer: 14 per i suoi nemici e uno per sé. Quindi quando ha capito di essere spacciato ha deciso di spararsi all'orecchio destro. Nel rapporto, in cui si parla di un colpo "nella parte superiore del padiglione auricolare destro, con foro di uscita a livello dell'orecchio inferiore sinistro" non viene specificato il calibro del proiettile. Io sono certo che quel colpo è stato sparato da mio padre.”


martedì 27 agosto 2019

Cesare Pavese, vittima del “vizio assurdo.” Di Vincenzo Maria D’Ascanio





 “Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti."
 (Cesare Pavese, dalla poesia
"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi")

 (27 Agosto 1950) ll mondo della letteratura mondiale piange la scomparsa di Cesare Pavese. Pochi giorni dopo aver vinto il premio “Strega”, mette fine alla sua vita il 27 agosto del 1950, in una camera dell'albergo “Roma” di Piazza Carlo Felice a Torino, che aveva occupato il giorno prima. Venne trovato disteso sul letto dopo aver ingerito più di dieci bustine di sonnifero. Sulla prima pagina dei Dialoghi con Leucò, che si trovava sul tavolino aveva scritto: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi».

All'interno dello stesso libro era inserito un foglietto con tre frasi vergate da lui: una citazione dal libro, «L'uomo mortale, Leucò, non ha che questo d'immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia», una dal proprio diario, «Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti», e «Ho cercato me stesso». Qualche giorno dopo si svolsero i funerali civili, senza commemorazioni religiose poiché suicida e ateo.

Sono molti a sostenere che la depressione cominciò dai giorni del suo impiego all’Università di Torino: posto dinanzi all'obbligo della tessera fascista, egli l’accettò per non perdere il proprio lavoro. Molti suoi amici fraterni, invece, si rifiutarono preferendo la strada dei monti e la vita del partigiano. Molti di loro morirono combattendo, uno persino tra le torture dei fascisti di Salò.

In base a questa ricostruzione, egli sentì sempre su di sé l’onta del “vigliacco” (tra l’altro Pavese fu costretto all'esilio, per aver tentato di proteggere la sua donna “comunista”). In questi stessi documenti si legge che nonostante Pavese fosse iscritto al partito Fascista dal 1933, frequentava intellettuali di chiara e comprovata estrazione antifascista. Tuttavia, in uno scritto del 1935, si ha la prova (se così la vogliamo chiamare) della sua iscrizione al partito fascista, comunque avvenuta per le insistenze della famiglia.



Nella lettera alla sorella Maria, scritta dal carcere di Regina Coeli, scriverà: "A seguire i vostri consigli, e l'avvenire e la carriera e la pace ecc., ho fatto una prima cosa contro la mia coscienza". Pavese non fu mai fascista per convinzione, infatti, alla fine della guerra s’iscrisse al Partito Comunista e collaborò con L’Unità. Tuttavia, questo travaglio interiore lo accompagnerà per tutto il resto della sua vita, come dimostrano molti cenni autobiografici nonché ulteriori lettere.

Altri, invece, sempre a proposito delle ragioni del suo suicidio, sostengono un’altra tesi, quella per l’amore non corrisposto verso una donna, l’attrice Constance Dowling, alla quale Pavese dedicò i versi di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.” La donna lasciò Pavese senza dare spiegazioni, e questo fatto turbò profondamente il poeta piemontese.

Cesare Pavese nasce il 9 settembre del 1908 a Santo Stefano Belbo, paesino nella provincia di Cuneo. Ben presto la famiglia si trasferisce a Torino (dove il padre svolgeva il ruolo di cancelliere), anche se il giovane scrittore ricorderà sempre con malinconia i luoghi e i paesaggi del piccolo paese, visti come simbolo di serenità. Dopo il suo trasferimento il padre muore; ciò inciderà sul carattere del ragazzo, già di per sé introverso.

Già durante l’adolescenza Pavese manifestava attitudini assai diverse da quelle dei suoi coetanei. Amante dei libri e della natura, non amava la vita sociale, prediligendo passeggiate nei boschi in cui osservava farfalle ed uccelli. Anche la madre aveva molto sofferto per la scomparsa del marito e, rifugiatasi nel suo dolore e induritasi nei confronti del figlio, cominciò a manifestare freddezza e riserbo, attuando un sistema educativo rigido.

Un ulteriore aspetto preoccupante che si ricava dalla personalità del giovane Pavese è la sua già ben delineata "vocazione" al suicidio (quella che lui stesso chiamerà il "vizio assurdo"), che si riscontra in quasi tutte le lettere del periodo liceale, soprattutto quelle dirette all'amico Mario Sturani. I tratti caratteriali del giovane Pavese posso essere sintetizzati in due estremi: da una parte il desiderio della solitudine che si contrappone ad un forte bisogno di socialità. Quest’aspetto lo caratterizzerà per il resto della sua vita.

Vincenzo Maria D’Ascanio




13/15 settembre. Tra sardo e profano oltre il mare a la Sardegna - terza edizione



13 settembre dalle ore 18:00 – 15 settembre sino alle ore 23:30
Via degli Ortolani 1, Cagliari

Evento in aggiornamento

Il 13 settembre riprendono gli appuntamenti con "Tra Sardo e Profano - oltre il mare e la Sardegna" con un ospite che arriva da oltre mare, Mimmo Morello e le sue zampogne, che dalle ore 21:00 darà vita ad un concerto/confronto tra la Calabria e la Sardegna insieme ad Ignazio Cadeddu alla chitarra e Jonathan Della Marianna alle launeddas.

Si continua il 14 sempre alle 21:00 con un nuovo confronto musicale tra la Sardegna con Orlando ed Eliseo Mascia e Bruno e Asael Camedda, e le sonorità e gli strumenti Andini del gruppo "Machapu" formazione composta da Luigi Collu, Domenico Acciaro, Massimo Meloni, Pietro Paolo Calaresu, Angelo Stara e Mauro Sanna.

A conclusione della sessione estiva di "Tra Sardo e Profano", Domenica 15 Settembre dalle ore 21:00 sarà la volta di “Next Mediterraneo”, progetto musicale della Casa di Suoni e Racconti, ideato e diretto dal musicista e compositore Andrea Congia, e costituito da un’ensamble orchestrale inusuale capace di mettere insieme diversi strumenti musicali tradizionali provenienti da diverse parti del Mondo.

Nelle tre giornate sarà allestito un punto ristoro

Presenta: Gerardo Ferrara

Ingresso libero e gratuito

Tra Sardo e Profano - Oltre il Mare e la Sardegna è organizzato con il contributo del Comune di Cagliari e della Regione Autonoma della Sardegna


29 Agosto. Notte alla Torre IV regia con degustazione di frutti di mare



Organizzato da Amici di Sardegna ONLUS
Giovedì dalle ore 19:00 alle ore 21:00
Torre della IV regia, Cagliari

In occasione di Notti colorate l'Associazione Amici di Sardegna, in collaborazione con Percorsi Alter-Nativi, Web Community Sardegna Sotterranea e las Cooperativa di Pesca Lo squalo, organizza per giovedì 29 agosto una visita guidata alla Torre della IV Regia con degustazione di frutti di mare.

Coloro che fossero interessati possono prenotare fino a mercoledì 28 inviando un messaggio al 3383187899 con i propri dati. Il contributo di partecipazione è di 10 euro. L'appuntamento è alle ore 18,30 alla torre della IV Regia a Sa Scafa.

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Domenca 1 settembre 
saremo all'Isola di Malu Entu (Mal di Ventre) https://www.facebook.com/events/2314261525489826/


Bocciata la scuola (italiana) in Sardegna. Di Francesco Casula



Fra tutte le venti regioni, gli alunni sardi, registrano i peggiori risultati: sono i più bocciati e i più rimandati. Nella scuola Secondaria di secondo grado il 28,6 per cento ha la sospensione di giudizio, cioè rimandato e, l’11,4 è stato bocciato. Solo il 60 per cento promosso. Il numero più alto di alunni bocciati si registra nelle scuole professionali con il 17,3 per cento: significa che quasi uno su cinque ripete lo stesso anno, mentre il 31% è rimandato. Sale il dato nei Tecnici dove i rimandati sono il 32,8 per cento e il 14,4 per cento i non ammessi alla classe successiva. Anche nelle Secondarie di Primo grado si registrano risultati negativi per l’anno scolastico appena terminato: in Italia la percentuale degli ammessi alla classe successiva è il 97,7, in Sardegna si sta sotto la media con il 97,2 e il 2,8 per cento di bocciati. E la dispersione scolastica è la più alta d’Italia: un ragazzo su quattro non arriva al diploma.

Gli studenti sardi sono più tonti di quelli italiani? O poco inclini allo studio e all’impegno? E i docenti sono più scarsi o più severi? Io non credo. Come non penso che svolgano più un ruolo determinante la mancanza o l’insufficienza delle strutture scolastiche (laboratori, trasporti, mense ecc.), anche se certamente influenzano negativamente i risultati scolastici. E allora? E allora i motivi veri sono altri: attengono alle demotivazioni, al senso di lontananza e di estraneità di questa scuola. Che non risulta né interessante, né gratificante, né attraente. La scuola italiana in Sardegna infatti è rivolta a un alunno che non c’è: tutt’al più a uno studente metropolitano, nordista e maschio. Dunque non a un sardo. E tanto meno a una sarda.

È una scuola che con i contesti sociali, ambientali, culturali e linguistici degli studenti non ha niente a che fare. Nella scuola la Sardegna non c’è: è assente nei programmi, nelle discipline, nei libri di testo, nell’organizzazione. Provate a chiedere a uno studente sardo che esca da un liceo artistico, cosa conosce di una civiltà e di un’architettura grandiosa come quella nuragica, sicuramente fra la più significative dell’intero Mediterraneo; provate a chiedere a uno studente del liceo classico cosa sa della parentela fra la lingua sarda e il latino; provate a chiedere a uno studente di un Istituto tecnico per ragionieri e persino a un laureato in Giurisprudenza cosa conosce di quel monumentale codice giuridico che è la Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.

Vi rendereste conto che la storia, la lingua e la civiltà complessiva dei Sardi dalla scuola ufficiale è stata non solo negata ma cancellata. Permane una scuola monoculturale e monolinguistica, negatrice delle specificità, tutta tesa allo sradicamento degli antichi codici culturali e basata sulla sovrapposizione al “periferico” di astratti paradigmi e categorie che le grandi civiltà avrebbero voluto irradiare verso le civiltà considerate inferiori. Questa scuola ha prodotto in Sardegna, soprattutto negli ultimi decenni, giovani che ormai appartengono a una sorta di area grigia, a una terra di nessuno.

Apprendono l’italiano a scuola ma soprattutto grazie ai media: ma si tratta di una lingua stereotipata, gergale, banale, una lingua di plastica, inodore, insapore e incolore. Ma una scuola monoculturale e monolinguistica produce effetti ancor più gravi e devastanti a livello psicologico e culturale. Da decenni infatti la pedagogia moderna più attenta e avveduta ritiene che la lingua materna e i valori alti di cui si alimenta siano i succhi vitali, la linfa, che nutrono e fanno crescere i bambini senza correre il gravissimo pericolo di essere collocati fuori dal tempo e dallo spazio contestuale alla loro vita. Solo essa consente di saldare le valenze e i prodotti propri della sua cultura ai valori di altre culture. Negando la lingua materna, non assecondandola e coltivandola si esercita grave e ingiustificata violenza sui bambini, nuocendo al loro sviluppo e al loro equilibrio psichico.

Li si strappa al nucleo familiare di origine e si trasforma in un campo di rovine, la loro prima conoscenza del mondo. I bambini infatti – ma il discorso vale anche per i giovani studenti delle medie e delle superiori – se soggetti in ambito scolastico a un processo di sradicamento dalla lingua materna e dalla cultura del proprio ambiente e territorio, diventano e risultano insicuri, impacciati, “poveri” sia culturalmente che linguisticamente. Di qui la mortalità e la dispersione scolastica.

Ite faghere? Cambiare radicalmente la didattica, i curricula, la stessa mentalità di docenti e dirigenti scolastici. Per quanto attiene alla lingua sarda occorrerà finalmente partire dal dato – appurato scientificamente da tutti gli studiosi – che la presenza della lingua materna e della cultura locale nel curriculum scolastico non si configurano come un fatto increscioso da correggere e controllare ma come elementi indispensabili di arricchimento, di addizione e non di sottrazione, che non “disturbano” anzi favoriscono apprendimento e le capacità comunicative degli studenti, perché agiscono positivamente nelle psicodinamiche dello sviluppo. Di qui la necessità che nelle scuole di ogni ordine e grado si inserisca la lingua e la cultura sarda, come materia curriculare. Altrimenti i record negativi della scuola in Sardegna permarranno. E continuare a piangersi addosso e a lamentarci servirà a poco


Francesco Casula
Saggista e storico della letteratura sarda
Autore (tra gli altri) dell’opera “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”