giovedì 30 maggio 2019

8 Giugno. Jerzu. Presentazione del libro "L'abbazia sepolta" di Anna Ferrarese


Jerzu, Sabato 08 Giugno,

ore 17:30, Sala f.lli Demurtas.
Presentazione del libro
“L’abbazia Sepolta”

Interverranno:
Carlo Lai
Sindaco di Jerzu
Vincenzo M. D’Ascanio
Sa babbaiola
Luisella Corgiolu
Lettrice
Anna Maria Ferrarese
Autrice del Libro


“Riva dei laghi” è un piccolo paese non lontano dalla costa meridionale della Sardegna. Un luogo tranquillo, le cui belle abitazioni sorgono presso una diga, dove i turisti trascorrono le loro vacanze immersi nel silenzio della natura e nelle vicine spiagge. Tuttavia “Riva dei laghi”, lo scorso inverno, è stato interessato da un violento diluvio, che ha causato ingenti danni e sgomento tra la popolazione.

Ad ogni modo, talvolta anche le situazioni più sfortunate, posso rivelare elementi positivi ed inattesi. Le violente piogge hanno smosso il terreno, restituendo al mondo un’antica abbazia, sotterrata per secoli ad insaputa degli stessi abitanti. Solo il Vaticano ne era a conoscenza, ma molti pensavano si trattasse di una leggenda. No. Perché l’abbazia esiste realmente: tuttavia occorre il lavoro degli esperti per restituirla alla sua antica bellezza.

L’università di Cagliari non perde tempo, e presto una squadra composta da docenti ed alunni arriva per esplorare l’incredibile scoperta. Molti tesori si nascondono all’interno dell’abbazia, ma non solo. Anche il Vaticano si rivela interessato, perché là dovrebbe essere custodito il “Malleum Maleficarum”, un libro un tempo vigilato e conservato, a costo delle vita, dall’ordine templare.

Proprio un inviato del vaticano, nelle segrete dell’abbazia, compirà un fatale errore. Da quel momento degli efferati omicidi si consumeranno nella località, ponendo in allarme la comunità, che dovrà lottare con tutte le proprie forze per sopravvivere.

Con un ritmo serrato, Annamaria Ferrarese descriverà un altro capitolo dell’eterna lotta tra il bene ed il male. Con una scrittura fluida e scorrevole, vi accompagnerà tra gli arcani segreti di un passato dimenticato, e nei recessi più profondi dell’animo umano. Proprio quelli che ci spaventano di più, quelli che spesso neghiamo anche a noi stessi, prima ancora che al nostro prossimo.

Al termine della presentazione sarà offerto un piccolo buffet

Per avere maggiori informazioni sul libro
Potete visitare il blog:


Oppure il trailer Book all’indirizzo:





La vendita di armi non porta sviluppo. Il cedimento morale e morale delle istituzioni. Di Maurizio Onnis.



L’esca è sempre quella. Come fosse un manager alla ricerca di nuovi mercati, il militare in stellette associa le armi allo sviluppo economico. Non dice «servono a difenderci». Non dice «le useremo solo in missioni di pace». Esche usurate che non attirano più nessuno. No. Dice che le armi portano sviluppo economico. Lo dice a reti unificate, a microfoni isolani congiunti.

È inutile prendersela con i ventenni che, non sapendo dove battere la testa, scelgono la divisa. A lasciar passare il messaggio malsano sono prima di tutto le nostre istituzioni, colpevoli di un doppio cedimento: morale e materiale. Ancor più quando si abbellisce il discorso parlando di poli tecnologici. Terribile.

Perché non c’è crescita tecnologica che non possa essere perseguita per via diversa dalle armi. Non so come andrà. Io spero che la futura Repubblica di Sardegna scelga la neutralità disarmata. O solo le armi necessarie alla difesa estrema. E che le sfrutti unicamente dopo aver esaurito ogni mezzo di pace. Sono scelte che spettano a chi verrà dopo di noi. Oggi però tutto questo sfoggio, tutto questo roteare di pale, sfrecciare di caccia, parata di uniformi, sfavillio di politici, tutto questo è inutile fumo negli occhi.

È propaganda. Nessuno abbocchi ancora. Non è vero che il denaro non puzza mai. Il denaro portato dalle armi, da queste armi, puzza. Incassarlo significa rinunciare a cercare altre strade, altre felicità. E non è sviluppo, di nessun tipo, in nessun caso.

Di Maurizio Onnis

Garibaldi? Il risorgimento? Le balle dei testi scolastici. Occorre ristabilire la verità storica. Di Francesco Casula




L'unanimismo, l'unione sacra – destra, sinistra centro, tutti d’accordo - intorno al Risorgimento e ai suoi personaggi simbolo, non convince. Ecco perché bisogna iniziare a fare le bucce al Risorgimento, ecco perché occorre iniziare a sottoporre a critica rigorosa e puntuale tutta la pubblicistica tradizionale – ad iniziare dunque dai testi di storia - intorno a Garibaldi, liquidando una buona volta la retorica celebrativa del Risorgimento.

Per ristabilire, con un minimo di decenza un po’ di verità storica occorrerebbe infatti, messa da parte l’agiografia e l’oleografia patriottarda, andare a spulciare fatti ed episodi che hanno contrassegnato, corposamente e non episodicamente, il Risorgimento e Garibaldi: Bronte e Francavilla per esempio. Che non sono si badi bene, episodi né atipici né unici né lacerazioni fuggevoli di un processo più avanzato.

Ebbene, a Bronte come a Francavilla vi fu un massacro, fu condotta una dura e spietata repressione nei confronti di contadini e artigiani, rei di aver creduto agli Editti Garibaldini del 17 Maggio e del 2 Giugno 1860 che avevano decretato la restituzione delle terre demaniali usurpate dai baroni, a chi avesse combattuto per l’Unità d’Italia. Così le carceri di Franceschiello, appena svuotate, si riempirono in breve e assai più di prima.

La grande speranza meridionale ottocentesca, quella di avere da parte dei contadini una porzione di terra, fu soffocata nel sangue e nella galera. Così la loro atavica, antica e spaventosa miseria continuò. Anzi: aumentò a dismisura. I mille andarono nel Sud semplicemente per “traslocare” manu militari, il popolo meridionale, dai Borboni ai Piemontesi. Altro che liberazione!

Prof. Francesco Casula
Autore de “Carlo Felice ed i Tiranni Sabaudi”
Prossima Presentazione Ula Tirso: 15 Giugno 2016
Piazza 05 Novembre . Centro Di Aggregazione sociale





I Fatti di Bronte

I fatti di Bronte, noti anche come strage di Bronte o massacro di Bronte, fanno riferimento a un episodio del Risorgimento avvenuto nell'omonima città, nell'agosto del 1860, durante la spedizione dei Mille.

In seguito a un'insurrezione popolare nei confronti dei nobili e della borghesia locale, della quale furono vittime 16 membri altolocati della città, le truppe garibaldine, comandate da Nino Bixio, furono chiamate a ristabilire l'autorità del governo di Garibaldi, compiendo degli arresti tra la popolazione civile, ai quali seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di 5 brontesi.

Quando Bixio cominciò la propria inchiesta sui fatti accaduti una larga parte dei responsabili era fuggita altrove, mentre alcuni ufficiali colsero l'occasione per accusare gli avversari politici. All'alba del 10 agosto, i condannati vennero portati nella piazzetta antistante il convento di Santo Vito e collocati dinanzi al plotone d'esecuzione.

Fonte: Wikipedia


mercoledì 29 maggio 2019

02 Giugno. Villaggio Pescatori - ponti, lidi e profumo di mare



Domenica dalle ore 11:30 alle ore 13:00
Villaggio pescatori Giorgino
Viale Pula, Cagliari

E' una storia fatta di tradizioni lontane, tecnologia e di stravolgimenti storici, quella di Villaggio Pescatori.
Scopriamola insieme in occasione de "La Primavera del Villaggio", grande festa del rione più misterioso della città di Cagliari.

Parleremo delle sue origini, della sua costruzione, dei suoi abitanti, della sua evoluzione nel corso degli anni senza dimenticare i Bagni che l'hanno reso rinomato e frequentato durante la Belle Epoque ed i suoi tanti ponti.

Tutto questo, ad un passo dal mare.

Durata del tour:
1 ora e 20 minuti circa


Difficoltà:
Il percorso si articolerà su un terreno regolare e pianeggiante. E' prevista una sosta nella spiaggetta.
Si raccomanda abbigliamento comodo e fresco.

Costi:
11 Euro comprensivo di tour guidato e cartoccio di pesce fritto.
Per i bambini sotto i 10 anni il biglietto è gratuito.
Il pagamento avverrà sul posto.

Luogo ed orario d'incontro:
Vialetto d'ingresso del Villaggio, su Viale Pula, ore 11:30.
Si invitano i partecipanti a recarsi all'appuntamento qualche minuto prima della partenza del tour per agevolare le operazioni di pagamento ed evitare ritardi.

Altre informazioni:

Il tour verrà condotto da Daniela Puggioni, guida turistica abilitata, iscritta al Registro delle Guide Turistiche della Sardegna, con matricola n. 2552.

Per partecipare al tour occorre prenotarsi ad uno dei seguenti contatti, anche Whatsapp, indicando un nome di riferimento con numero di telefono e numero di partecipanti.

Contatti:
Istedda di Daniela Puggioni +39 3492600171 info@istedda.com

martedì 28 maggio 2019

(28 Maggio 1974) Durante un comizio antifascista, una bomba uccide otto persone


(28 Maggio 1974) Brescia, ore 10, 28 maggio 1974: in Piazza della Loggia, durante un comizio antifascista, esplode un chilogrammo di tritolo, causando la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102. La strage di piazza della Loggia è un altro episodio della strategia della tensione, una lunga scia di attentati, da Piazza Fontana, alla Bomba alla Questura di Milano, per arrivare al treno Italicus ed altre stragi, che insanguinano l’Italia dal 1969 al 1984.

Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista con la presenza del sindacalista della CISL Franco Castrezzati, dell'On. Adelio Terraroli del PCI e del segretario della camera del lavoro di Brescia Gianni Panella.

Dopo molti anni di indagini, depistaggi e processi, vennero riconosciuti colpevoli e condannati alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo. Quali esecutori materiali vennero riconosciuti Ermanno Buzzi (nel frattempo assassinato in carcere) e Maurizio Tramonte (condannato in appello, in qualità di "fonte Tritone" dei Servizi Segreti Italiani), insieme ai già deceduti Carlo Digilio (addetto agli esplosivi) e Marcello Soffiati (il quale ha trasportato l'ordigno). Come mandante è stato condannato, in appello, il dirigente ordinovista Carlo Maria Maggi.

Gli altri imputati, tra cui Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e l'ex segretario del MSI e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo Pino Rauti furono assolti. È considerato uno degli attentati più gravi degli anni di piombo, assieme alla strage di Piazza Fontana del 1969 (17 morti), alla strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e alla strage di Bologna del 1980 (85 morti).

La "Strategia della tensione" è una strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario. L’espressione fu coniata dal settimanale inglese The Observer, nel dicembre 1969, all’indomani della strage di piazza Fontana, generalmente considerata l’avvio della strategia della tensione, sebbene alcuni studiosi ne retrodatino l’inizio alla strage di Portella della Ginestra (1947) o al cosidetto piano Solo del generale De Lorenzo (1964).

La bomba di piazza Fontana costituì la risposta di parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla forte ondata di lotte sociali del biennio 1968-69 e all’avanzata anche elettorale del Partito comunista italiano.

L’arma stragista fu usata ancora nel 1970 (strage di Gioia Tauro), nel 1973 (strage della questura di Milano), nel 1974, all’indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio (strage dell’Italicus, strage di piazza della Loggia), e ancora nel 1980 (strage di Bologna), ma non fu l’unica espressione della strategia della tensione, la quale passò anche attraverso l’organizzazione di strutture segrete, in alcuni casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello Stato, loggia P2 ecc.), i collegamenti internazionali (le strutture Gladio o Stay-behind), la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni extraparlamentari, sopratutto di sinistra, al fine di innalzare il livello dello scontro.




Togliere la testa da sotto la sabbia e guardare in faccia la realtà. Di Alessandro Vadilonga


L'importante non è se esiste o no l'Europa politica ma che ruolo ha l'Italia e gli italiani. Poco fa ho letto, sulla bacheca di un'amica, l'analisi del voto per il rinnovo del parlamento europeo che ci dovrà rappresentare nei prossimi 5 anni. Lei, rappresentante di seggio, delusa per quel poco più del 30% dei votanti. 293 votanti tra cui 11 schede bianche ed una nulla. Forse dovremmo riflettere su questo, sulla disinformazione e l'ignoranza che attanaglia l'Italiano. Disinformazione voluta e ricercata dai nostri politici con tutti i mezzi.


In questo mese hanno parlato di tutto, sparando dati fuorvianti e attaccandosi a vicenda. Nessuno o pochi hanno parlato dell'Europa e dell'importanza di un’unione non solo monetaria ma anche politica. Unione perché altre potenze stanno facendo di tutto per far implodere il vecchio continente per interessi economici e strategici. E noi cosa facciamo per difenderci? Non votiamo, non esercitiamo l'unico diritto che ci è rimasto per farci sentire.

Certo quest'Europa ancora non mi convince ma è sempre meglio di rimanere fuori ad attaccare o essere, egoisticamente, neutrali. C'è ancora tanta strada da percorrere ed il vecchio continente sta vivendo un periodo complicato. Bisogna per questo motivi togliere la testa da sotto la sabbia e guardare in faccia la realtà. Basta con questa disinformazione e cattiveria è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare seriamente per il bene nostro e di tutti gli europei.



Di Alessandro Vadilonga
Autore de “La mia amica Bianca”, Sa babbaiola Edizioni.

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16 Giugno Punta Giràdili da Pedra Longa



Organizzato da Mamùtera Trekking
Domenica 16 giugno 2019 dalle ore 08:30 alle 18:00
Pedra Longa – Baunei
Costa di Baunei (Baunei)
Organizzato da Mamùtera Trekking
Trekking a Punta Giràdili da Pedra longa (Baunei)
Domenica 16 giugno - Supramonte di Baunei (OG)

Distanza: 14,00 km circa A/R
Dislivello: circa 900 mt cumulativi.
Altitudine minima: Livello del mare
Altitudine massima: 732 mt
Livello difficoltà: EE (Escursionistico Esperto)
Durata marcia A/R: Tempo in marcia complessivo 6 ore.
Tempo complessivo escursione: 9 ore
Quota partecipazione: 10,00 € a persona
Appuntamento: ore 08,30 presso il distributore Esso di Lotzorai (OG).

https://www.google.it/maps/place/Stazione+di+Servizio+Esso/@39.9681606,9.6594947,593m/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x12de4694e8572345:0x57760b4d730ed33e!8m2!3d39.968203!4d9.660029

Dati escursione
Dopo il raduno presso il distributore Esso di Lotzorai (vedi link sopra) ci sposteremo verso Baunei per prendere circa un km prima dell’ingresso al paese la deviazione sulla destra che ci condurrà a Pedra Longa.

Arrivati in prossimità del bar ristorante imbocchiamo il sentiero che parte proprio sopra il locale e che per una prima parte è il medesimo percorso che facciamo quando andiamo a visitare le meravigliose falesie di Loppòdine.
Il sentiero, molto suggestivo, inizia a picco sul mare per poi discendere verso la spiaggia di Forrola, riprendere con una leggera salita e, superata una deliziosa cascatella dopo circa 1,5 km, incrocia una non evidentissima deviazione sulla sinistra.

Da li inizia la vera salita, notevolmente faticosa e impegnativa che in circa 3,5 km ci porterà ad attraversare la meravigliosa Cengia di Giradìli e ad attraversare i terreni di pertinenza del Cuile Duspiggius. Da qui Il percorso continua prima su una carrareccia, poi su un sentiero ben tracciato che lascerà il passo gradualmente al calcare dove il sentiero praticamente quasi scomparirà per condurci alla quota finale dei 732 metri di Punta Giràdili.

Procedendo lungo quest’ultima parte, si attraverseranno alcuni canaloni di calcare e dopo un po’ non esisterà più un vero e proprio sentiero circondati come saremo da una impegnativa distesa di calcare bianco.
 
Il nostro incedere sarà più scomodo e impegnativo in quanto cammineremo sulla roccia e attraverseremo i campi solcati caratterizzati da tratti di roccia calcarea dove l’erosione ha determinato la presenza di un’infinità di solchi spigolosi e taglienti.

Si consiglia l’uso di un abbigliamento adeguato, sono INDISPENSABILI scarponi da trekking, calzoni lunghi e almeno 2L. d’acqua.
Mamùtera Trekking ricorda che il numero di partecipanti ad ogni singolo trekking è limitato.

Per attivare la copertura assicurativa è necessario sottoscrivere anticipatamente la tessera associativa di € 6,00 che include trekking e pedalate ed è valida fino al 31 agosto di ciascun anno. Il pagamento dovrà essere effettuato seguendo le istruzioni presenti sul sito www.mamuteratrekking.it mediante PayPal barrando le scelte corrispondenti: quota trekking, quota tessera, o se del caso, entrambe.

In caso di bonifico comunicare Nome, Cognome, luogo e data di nascita e codice fiscale inviando i dati a: mamuteratrekking@gmail.com effettuando il versamento al seguente IBAN: IT 34 D 01015 85330 000070606218 intestato a Mamùtera Trekking indicando come causale “partecipazione al Trekking Punta Giradili da Pedra Longa”, e se necessario “sottoscrizione tessera associativa.”

Come pro memoria generale Mamùtera Trekking vi ricorda che l’attività escursionistica si svolge su sentieri di montagna spesso sconnessi, con forti pendenze, con pietraie, alta macchia, spine e rami. Il tipo di attività proposta si svolgerà a piedi, il percorso richiede un buon allenamento e una buona forma fisica.


La Sardegna rischia di non avere eletti. Qualche possibilità solo per Soddu, Pd


La Nuova Sardegna

La Sardegna rischia di non avere eletti. Qualche possibilità solo per Soddu, Pd. Ma il più votato dovrebbe rinunciare, Lega primo partito, poi i 5 Stelle, risale anche il Pd, crolla Forza Italia

di Umberto Aime
CAGLIARI

La Sardegna se l'è cercata, almeno domenica. Messa assieme l'affluenza più bassa d'Italia, alle elezioni europee, con appena il 36,2 per cento, stavolta le è stato impossibile ribaltare il già complicato meccanismo che da sempre avvantaggia la Sicilia, lì gli abitanti sono il triplo. Così fino al 2024 non ci saranno purtroppo eurodeputati sardi a Strasburgo e a Bruxelles.

Il risveglio della Sardegna è stato brusco, pessimo. È finita tre a zero: tre erano stati gli eletti cinque anni fa, domenica nessuno. Una speranza però c'è ancora ed è vincolata alla scelta che farà, nei prossimi giorni, Pietro Bartolo, candidato del Pd in due collegi: quello Insulare Sardegna-Sicilia e l'altro nell'Italia centrale. In tutti e due il medico di Lampedusa, l'uomo che salva i migranti, è stato eletto.

Se però dovesse preferire il seggio conquistato nel collegio delle Isole, dove tra l'altro è stato il più votato con 135mila preferenze, taglierebbe fuori l'unico sardo presente nella sua stessa lista, quella del Pd. È Andrea Soddu, che oggi, col suo terzo posto, dietro anche a Caterina Chinnici, è il primo dei non eletti nelle Isole. Se invece Bartolo dovesse scegliere la circoscrizione Centrale, dove s'è piazzato secondo, con 129mila voti, allora Soddu potrebbe finire per far parte del Parlamento europeo come «subentrante».

La legge prevede questo: chi è candidato in più circoscrizioni, deve «optare per quella dov'è stato meno votato», e quindi, nel caso di Bartolo, l'Italia centrale, e Soddu avrebbe il via libera. Ma come in tutte le leggi elettorali qualche maglia è sempre più larga, si chiamano interpretazioni, e in molti dicono che per rispettare alcuni equilibri interni al Pd, il medico di Lampedusa rimarrà fedele alla circoscrizione Insulare. Lo farà per permettere all'eurodeputato uscente, Roberto Gualtieri, di riavere il seggio, anche se non è stato rieletto nel collegio che comprendeva Lazio, Toscana, Umbria e Marche? Il dubbio sarà risolto entro la prossima settimana, quando gli eurodeputati dovranno «dichiarare l'appartenenza», ma i tempi potrebbero allungarsi fino alla prima convocazione dell'Europarlamento e quindi giugno inoltrato. 

Tutti gli altri 18 candidati sardi invece non hanno nessuna possibilità di essere eletti. Neanche la capolista del Movimento 5 stelle, Alessandra Todde. Nonostante abbia ottenuto oltre 88mila preferenze fra Sardegna e Sicilia, è stata strabattuta dai cugini siciliani Dino Garrusso, detto la «Iena», e Ignazio Corrao. Anche l'uscente Salvatore Cicu, Forza Italia, è stato travolto dalla picchiata del partito di Berlusconi. Tra l'altro, in Sardegna, l'ex Cavaliere è stato rullato dal leader della Lega, subendo un distacco mostruoso: 42mila preferenze in meno.

I partiti. La Lega ha fatto il pieno in Sardegna con il 27,5 per cento e conquistato l'oro. È stato un exploit: partiva dall'1 e qualcosa del 2014 e in cinque anni è lievitata fino alla soglia degli oltre 135mila voti. Ancora: la Sardegna è stato il territorio dove al Sud Salvini e soci hanno conquistato più preferenze, con i leghisti di Sardegna che si sono lasciati andare a un roboante: «Siamo entrati nella storia». Al secondo posto, dopo un testa a testa notturno col Pd e staccati di 9mila voti dal Carroccio, si sono classificati i Cinque stelle. Ma l'aver ottenuto il 25,7 per cento, più la vittoria simbolica nel collegio Isole, dove sono il primo partito, non può nascondere certo la voragine. Rispetto al 2014, hanno sperperato quasi cinque punti in percentuale e 46mila voti, ed è per loro la seconda débacle consecutiva, in Sardegna, dopo non essere andati oltre la medaglia di bronzo alle Regionali di febbraio.

Anche il Pd, terzo classificato, s'è divorato gran parte del suo vecchio tesoretto. È passato dalle 218mila preferenze delle scorse europee alle attuali 119mila, con un taglio netto di consensi, 99mila in meno, e percentuali: dal 38,7 al 24,2. Comunque, il Pd è vivo, nonostante in Sardegna sia stato beffato dall'M5s sul filo di lana per la conquista della medaglia d'argento.

Giù dal podio, Forza Italia ed Fdi, quarta e quinto. Il partito di Berlusconi è andato malissimo: da 92mila voti, che valevano il 16,4 per cento nel 2014, è crollato fino agli attuali 38mila e spiccioli pari al 7.8. Tra l'altro per meno di 8mila preferenze Fi non è stata sorpassata da Fdi: sarebbe stato clamoroso. Il partito di Giorgia Meloni partiva da 19mila suffragi, nel 2014, ed è salito a oltre 38mila. Ebbene sì, a vincere in Sardegna sono stati la Lega ed Fdi. Anche se la possibile conquista di un seggio a Strasburgo, con Soddu, per il Pd potrebbe valere quanto una vittoria ai supplementari.

Effetti collaterali. Il contratto di governo che sostiene la giunta Solinas è molto più solido del patto sottoscritto dalla Lega e dai Cinque stelle a Roma. Se non altro perché i vincitori del 24 febbraio, le Regionali, arrivano tutti dalla stessa parte. Quindi, dopo le Europee, la coalizione al governo della Regione è uscita rafforzata con la vittoria del partito-guida, con la Lega, capace di assorbire anche i voti buttati via da Forza Italia. Però un problema potrebbe esserci, in Regione: lo strapotere elettorale del Carroccio come sarà metabolizzato dal resto dell'alleanza? Salvini, a Roma, ha detto: «Dopo questa vittoria, non chiederemo una poltrona in più», e i suoi, in Sardegna, si sono allineati: «Per noi, non è cambiato nulla nel contratto. È e continuerà a rimanere quello con cui abbiamo vinto a febbraio e governeremo la Sardegna per cinque anni».

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Federico Marini
skype: federico1970ca