Unione
Sarda
Pino
Cabras, deputato dell'M5S: sarà una figura che sa amministrare e connessa col
popolo «Il nostro candidato? Non un parlamentare»
«Il candidato governatore non sarà
un parlamentare perché una delle regole che ci siamo imposti è che una poltrona
non debba essere un trampolino di lancio per altri incarichi. Ciò riduce le
opzioni di un movimento come il nostro, in crescita ma che non ha una classe dirigente
paragonabile a quella dei partiti. Troveremo il candidato giusto: una persona
che abbia capacità amministrative e la vocazione a connettersi con il popolo».
Pino Cabras, 50 anni, analista
finanziario, deputato del Movimento 5Stelle alla prima legislatura, è stato tra
quelli che dopo la condanna di Mario Puddu ha elogiato pubblicamente l'ex
candidato lodandone passione civica, attenzione ai bisogni popolari e coraggio di
combattere. Doti che il Movimento richiede anche al suo successore.
Potreste
eludere le regionarie?
«Possibile, ma una qualche
consultazione tra gli iscritti la faremo comunque perché il candidato deve
rappresentare tutti».
Tra
l'altro il vostro candidato si dovrebbe confrontare con avversari molto
conosciuti, uno dei quali dovrebbe essere Massimo Zedda.
«È sopravvalutato. Inoltre
rappresenterebbe una coalizione in grave crisi e si farebbe erede della
gestione conservatrice e di basso profilo che ha caratterizzato la giunta
Pigliaru».
Ma in
lui il Pd vede un valore aggiunto.
«A me sembra che come sindaco,
soprattutto nel secondo mandato, si sia fatto invischiare in giochi di palazzo
e abbia assecondato i ceti che hanno sempre governato Cagliari. Può essere
diventato bravo nel gestire questi giochi ma non credo sia uno che può
rappresentare i sardi».
La
Lega in Sardegna sarà vostra avversaria: ciò può innescare dei conflitti nel
momento in cui inizieranno le rivendicazioni sui temi storici, dall'insularità
agli accantonamenti.
«Non vedo conflittualità. I temi
sulla disparità tra la Sardegna e il resto d'Italia dovrebbero essere
rivendicati da un intero sistema non da singoli partiti o coalizioni».
Ogni
riforma richiede tempo e fatica: smantellerete quelle della Giunta Pigliaru?
«Sulla Sanità faremo una grande
ricognizione e chiederemo ai cittadini che cosa ne pensano. Il principio è che
in Sardegna non si possano utilizzare criteri di razionalizzazione uguali a
quelli delle altre regioni e che i presidi nei territori sono importanti».
E sul
governo del territorio?
«Faremo una legge con regole semplici,
completamente diversa da quella che stava per varare il centrosinistra, piena
di norme, e così complessa da prestarsi a potenziali tentativi di corruzione».
Sempre
a proposito di riforme, qual è la vostra priorità?
«È urgentissima quella della
burocrazia che risponde a una legge del '77 funzionale a governi spartitori.
Ogni assessorato funziona come un feudo, la classe dirigente ragiona come
quarant'anni fa, non c'è trasversalità».
Lei
nel 2014 si candidò con Sardegna possibile che fu penalizzata da una legge
elettorale che in cinque anni non è stata cambiata.
«Quella legge venne fatta in
funzione anti Cinquestelle ed è distorsiva, cervellotica, studiata per blindare
lo status quo. Nel 2014 votò metà dei sardi e il centrosinistra prese la
maggioranza rappresentando solo il 25% degli elettori. Ecco perché sono insensibili
ai temi posti dalla maggior parte dei sardi».
Perché
siete contro la proposta legge sui contributi previdenziali ai consiglieri
regionali: funziona così anche per voi in parlamento. «Perché il Consiglio
regionale spende oltre 17 milioni all'anno per pagare i vitalizi a persone che
spesso hanno fatto pochi anni di legislatura e non ha mai ridotto quel costo
iniquo pur potendolo fare. Se avessero tagliato i costi della politica il
ragionamento sui contributi sarebbe stato diverso. C'è una generale
sottovalutazione di questi temi, in quel palazzo».
La
Nuova
Uras: un
fronte unitario progressista e identitario
Il
portavoce di Cp al lavoro per costruire la coalizione che dovrà
sostenere
Zedda
«Il
governo Lega-M5s metterà in ginocchio l'isola, serve una reazione dei sardi»
CAGLIARI
Una virata immediata nei rapporti
col Governo, ma anche con Bruxelles.
Sarà questo uno dei cavalli di
battaglia della campagna elettorale
nelle Regionali di febbraio. E l'ex
senatore Luciano Uras e portavoce
di Campo progressista ha fatto un
passo avanti, con una sorta di
appello. «Questa partita aperta da
tempo con Roma e Bruxelles è e
soprattutto deve essere - scrive -
il terreno principale della nostra
volontà di mettere assieme un nuovo
soggetto politico, perché oggi
quello che dobbiamo imparare a costruire
è il senso di sentirci un
popolo ed è questa anche l'unica
strada per abbattere gli steccati e
promuovere una nuova grande unità
dei sardi».
Di quei sardi - prosegue
Uras - che «hanno il senso del
dovere e della responsabilità, e
pretendono lavoro e sviluppo,
rispetto dell'ambiente come risorsa
fondamentale della propria economia
sostenibile, e non amano
quell'assistenza (il riferimento
dell'ex senatore è al reddito di
cittadinanza) destinata ad annullare
la dignità delle donne e degli
uomini di quest'isola».
Per questi motivi Campo progressista
non
nasconde di essere impegnato a
mettere assieme una grande alleanza che
vada ben oltre gli attuali confini
del centrosinistra e sia il più
possibile allargata ai sindaci, alla
società civile e ai movimenti
identitari. In sintesi - come scrive
l'ex senatore - l'obiettivo è
«costruire un fronte unitario
dell'intero schieramento democratico e
progressista, dell'identità,
dell'autonomismo e dell'indipendentismo
democratico». A questo traguardo sta
lavorando soprattutto il sindaco
di Cagliari Massimo Zedda, che
continua a essere in testa alla lista
dei possibili candidati di questo
schieramento.L'ultimo caso.
Nell'appello Luciano Uras denuncia
che «il governo Lega-Movimento
Cinque stelle lascerà in braghe di
tela la Sardegna». Per poi spiegare
qual è, secondo la sua
ricostruzione, la strategia in atto da parte di
Matteo Salvini e Luigi Di Maio. «Nel
disegno di legge di bilancio
dello Stato, i sardi sono messi in
ginocchio la Sardegna. Non solo non
c'è più traccia di quanto approvato
la scorsa legislatura, dal
riconoscimento dello stato
d'insularità alla modifica dei trattati
europei sulla continuità
territoriale, dall'avvio di un confronto
sulle entrate alla trattativa per
riavere indietro i soldi che finora
sono stati scippati come contributo
al risanamento della finanza
pubblica nazionale, ci sono anche
diverse furberie.
A cominciare dalla
pretesa che gli accantonamenti (sono
i trasferimenti negati alla
Sardegna) arrivino a superare i 536
milioni per i prossimi anni». Se
ci fosse questo ennesimo scippo -
sostiene Uras - «il bilancio della
Regione finirebbe per essere
azzerato e no resterebbe nulla per le
politiche del lavoro, gli
investimenti a sostegno delle imprese,
l'istruzione, la ricerca e
università e non ci sarebbero più neanche i
milioni del Fondo unico per i
Comuni».
Prova di forza. In questo
momento storico della politica,
secondo l'ex senatore «non serve più
che per evitare il danno pensato e
organizzato dal governo Lega-Cinque
stelle basti la passiva obbedienza
ai diktat romani, o sollevare
eccezioni di costituzionalità. Oggi
dire qualunque sì a Roma in modo
subalterno sarebbe comunque un segno
di assoluta debolezza e
introdurrebbe un pericoloso
precedente.
Serve invece una forte e
decisa presa di coscienza del popolo
sardo ed è ha questo obiettivo
che noi stiamo lavorando in vista
delle prossime elezioni
regionali».Gli incontri. Quello fra
Massimo Zedda e il segretario del
Pd, Emanuele Cani, è stato rinviato
alla giornata di oggi. Sarà un
altro appuntamento chiave per
arrivare all'alleanza elettorale.
Soprattutto nel faccia a faccia i
due leader discuteranno come
coinvolgere quel mondo
indipendentista - dal Partito dei sardi fino ad
Autodeterminatzione - che pare non
aver alcuna intenzione di far parte
della nuova coalizione.
Le resistenze sarebbero ancora
tante, ma
qualcosa comincerebbe a muoversi per
smussare gli spigoli che ancora
ci sono. Conferenza del Pd. La
segreteria regionale del Partito
democratico, riunita con gli otto
segretari provinciali, ha deciso la
data e il luogo della prossima
conferenza programmatica. Sarà
organizzata il primo dicembre ad
Arborea e da quel confronto il Pd
uscirà con «un pacchetto di idee e progetti
per la campagna
elettorale» e per dirla con il
segretario Emanuele Cani «sarà quello
il nostro contribuito alla
costruzione di un nuovo soggetto politico
unitario che vuole vincere nel
2019». (ua)
Pds, è
già corsa di candidati alle Primarias
Indiscrezioni
sui primi nomi: la sindaca di Siamaggiore, un ingegnere
e un
imprenditore
SASSARI
Molto più di una proposta
provocatoria. Le Primarias proposte dal
Partito dei sardi sono una realtà.
Una macchina già in corsa. E
saranno primarie vere. Qualcuno ipotizzava
una sorta di corsa
solitaria del leader del Pds Paolo
Maninchedda. Ma l'ex assessore per
primo aveva fatto capire che le
Primarias sarebbero state un bagno di
popolo. Una piattaforma in cui
misurare il consenso di un progetto che
parla di nazione sarda. Con regole e
contenuti. A dimostrare che
saranno primarie vere arrivano anche
i primi nomi degli aspiranti
governatori.
Tra i sicuri candidati ci sono
Matteo Murgia, ingegnere
40enne di Giba, che nel 2002 fu
eletto come rappresentante degli
studenti all'Ersu di Cagliari a capo
di una lista di sinistra. E poi
la sindaca di Siamaggiore Anita
Pili. Un passato in Forza Italia e nel
Pd. E l'imprenditore Antonio Sardu,
tra i proprietari del centro
commerciale Corte del Sole a Sestu.
Tutto è pronto anche per le
votazioni on line. «A dicembre i
sardi, per la prima volta nella
storia, che si trovino in Sardegna o
nel mondo, potranno votare e dire
che si sentono una Nazione - scrive
Maninchedda nel suo blog -. Fino
al 15 novembre sarà possibile
presentare altre candidature. Un dato è
certo: si vota». Un messaggio al Pd
e a tutto il centrosinistra. Il
Pds non si ferma: le Primarias si
svolgeranno il 16 dicembre in tutta
l'isola. «Noi non siamo disponibili
ad alleanze fatte a tavolino -
continua -.
Per noi le alleanze si costruiscono
con processi
democratici, con dibattiti seri
sulle cose fatte e da fare, chiamando
al voto gli elettori sulle proposte.
Non sono primarie
partitocratiche. Non sono primarie
per i grandi elettori che
mobilitano i clienti. Sono per i
cittadini che dal proprio telefono,
dal proprio computer, da dove
vogliono, scelgono di votare. Libertà e
trasparenza. Siamo l'unica forza
politica al lavoro nella Repubblica
italiana che non impone una propria
leadership, ma propone una gara
aperta a tutti gli elettori.
Se si vuole parlare con noi, si deve
accettare il rischio della
competizione sulle cose e sui candidati,
non fosse altro perché col Pd
abbiamo punti di vista differenti su
diverse cose che devono e possono
essere mediati solo attraverso un
dibattito e una competizione
pubblici».
Solinas,
Truzzu, Cicu, Cossa: saranno proposti lunedì mattina al
tavolo di
Illorai
Centrodestra,
un leader per partito
CAGLIARIA pochi giorni dalla terza
riunione del Tavolo sardo del
centrodestra, sarà lunedì mattina a
Illorai, è un susseguirsi di
riunioni nei partiti. Se è vero che
all'ordine del giorno della
riunione c'è solo il programma,
tutti gli alleati si stando preparando
al rush finale. E infatti nessuno
fra Lega, Pds'Az, Forza Italia,
Fratelli d'Italia,
Udc, Riformatori e Uds nasconde che
la scelta del
candidato governatore per le
Regionali sarà il piatto forte del
vertice di Illorai. Ormai è chiaro
che ciascun gruppo si presenterà al
Tavolo con il nome di un suo
prescelto. Anche di recente la Lega ha
ribadito che «sarà Salvini a fare il
nome durante la sua missione in
Sardegna nella penultima settimana
di novembre».
E il nome, salvo
colpi di scena, dovrebbe essere
quello del senatore sardista Christian
Solinas. Ma Forza Italia ha fatto
già sapere, soprattutto lo ha
confermato il coordinatore Ugo
Cappellacci in un'intervista alla
Nuova, «anche noi presenteremo il
nostro ed è da quel momento che
dovrà aprirsi il confronto fra tutti
gli alleati». Lo stesso, si sa,
faranno i Fratelli d'Italia, che
sono stai i primi, nel centrodestra,
a farsi avanti, proponendo il
capogruppo in Consiglio regionale Paolo
Truzzu.
Anche se il segretario nazionale
Giorgia Meloni, nel suo
ultimo viaggio elettorale a Cagliari,
s'è affrettata a dire: «Siamo
pronti a fare un passo di lato
nell'interesse comune del
centrodestra». Infine, ci sono i
Riformatori che dopo aver annunciato
«abbiamo anche noi il nostro
candidato», dovrebbero svelare il nome
proprio nella riunione di Illorai.
Quello più probabile è Michele
Cossa, consigliere regionale, ma al
di là del nome i Riformatori sono
decisi a contestare fino all'ultimo
il metodo con cui la Lega ha
annunciato che dovrebbe essere
scelto il prossimo portabandiera della
coalizione.
Il coordinatore regionale Pietrino
Fois lo ha detto anche
di recente: «Non possiamo accettare
che comunicarlo sia Salvini senza
che prima ci sia un passaggio al
Tavolo del centrodestra sardo». Per
questo a Illorai gli alleati - dovrebbero
essere presenti anche
Energie per l'Italia e Fortza Paris
- discuteranno anche come sarà
possibile organizzare un incontro
con il ministro dell'interno nei due
giorni della sua missione in
Sardegna. Intanto, il commissario della
Lega, Eugenio Zoffili, ha criticato
con decisione l'attacco della
parlamentare del Pd Chiara Braga
proprio a Salvini.
«È gravissimo che
questa deputata sia arrivata a
insultare il ministro dell'interno su
quanto finora è stato fatto dal
Governo per far forte all'emergenza
maltempo. Se la deputata non ha
proprio altro di meglio da fare, le
diamo un consiglio: chieda prima
pubblicamente scusa e poi se ne stia
in silenzio e lascia lavorare chi
anche oggi, con passione, è tra la
gente che soffre» (ua).
Licheri
(M5S) «La scelta del governatore è nelle mani di Di Maio»
l
senatore M5s parla del dopo Puddu:
«I
criteri saranno stabiliti dalnostro leader
Sarà lui
a decidere se si faranno le Regionarie. Di certo non sarò io
il
candidato»
di Luca Rojch
SASSARI
Persi nello spazio cibernetico i 5
Stelle sembrano non trovare la
direzione dopo il ritiro forzato di
Mario Puddu dalla corsa per le
Regionali. Il candidato governatore
non c'è, ma il più liquido dei
partiti fa fatica anche a presentare
un coordinatore, una sorta di
riferimento. Un cielo senza stelle
fisse che non ha un senso. Restano
le figure carismatiche all'interno
del movimento, quelli che riescono
a dare una direzione, anche senza
un'investitura formale. Il senatore
Ettore Licheri prova a fare il punto
e a spiegare che i 5 Stelle non
sono allo sbando.
Al contrario Licheri è certo che
siano in crescita
nell'isola e si attenda solo la
scelta di Di Maio per dire chi sarà il
nuovo candidato governatore. Una
sorta di addio alle Regionarie. E
anche al motto "uno vale
uno". Perché il numero uno vale più di tutti
gli altri. Senatore dopo la rinuncia
di Puddu i 5 Stelle sembrano un
po' disorientati. Che succede?«Nulla
di grave. Al contrario siamo a
lavoro per attingere dalle fila dei
simpatizzanti e degli attivisti le
figure che possono avvicinarsi per
competenza e qualità a Mario Puddu.
Questa è proprio la forza del
Movimento.
Abbiamo il limite del doppio
mandato in politica. Questo ci
consente di avere un grande ricambio
nella classe dirigente e di avere un
forte coinvolgimento degli
attivisti. Ora stabiliamo i criteri
che saranno alla base della scelta
del nuovo candidato».Mi scusi chi
stabilisce il criterio?«Sarà il
nostro capo politico Luigi Di Maio.
Sarà lui a indicarci quale sarà la
metodologia più corretta perché la
Sardegna possa avere un candidato
adeguato per reggere le sorti della
Regione. L'isola non riesce a
uscire da questo stato di permanente
crisi sociale».Ma Di Maio
sceglierà anche il candidato?«Non
posso dirlo con certezza. Ma anche
questo sarà oggetto di valutazione».
Mi pare di capire che le
Regionarie non si faranno?«Non posso
escluderlo, sarà il capo politico
a stabilire la procedura da
seguire».
Mi sembra di capire che il
candidato governatore sarà scelto.
Ma non teme un altro caso Andrea
Mura?«Questo è un rischio che
possono correre tutti i partiti. Quando
si sceglie un candidato. Potrebbe
capitare che la persona non dimostri
di meritare la fiducia che le si è
concessa. Non esiste un criterio di
scelta che possa scongiurare questo
rischio. Ma sono certo che
troveremo un candidato capace e che
saprà portare avanti i principi
dei 5 Stelle».
Qualcuno dice che il candidato
potrebbe essere lei?
«Sì, questa voce l'ho sentita anche
io. Ma lo escludo in modo
assoluto. E lo ribadisco per due
ragioni. La prima è che i cittadini
mi hanno dato un mandato da svolgere
qua a Roma, in Senato. Io ho il
dovere morale e giuridico di
portarlo avanti fino alla fine. La
seconda è che lo statuto impedisce a
chi svolge un mandato di
candidarsi quando si è in carica per
un altro mandato. C'è un rapporto
di fiducia con i cittadini che non
può essere spezzato. Ho chiesto
agli elettori di fare il senatore. E
ora mi impegno per svolgere il
mio ruolo nel migliore dei modi».
Con Puddu avevate trovato un
candidato ideale. La sua condanna è
legata a un fatto del tutto
marginale. Non vi siete pentiti ad
avere accettato la sua rinuncia? In
fondo mi pare che questa vostra
regola alla fine vi penalizzi. «È vero
Puddu incarnava la figura candidato
ideale. Forse non sono oggettivo,
anche perché sono legato a lui da un
rapporto di fraterna amicizia. La
regola è chiara e la conoscono
tutti. In caso di condanna non ci si
può candidare con i 5 Stelle. È vero
che nel caso di Mario la sentenza
non era legata a fatti che danneggiavano
i cittadini. In altre parole
si poteva valutare con attenzione.
Nel caso di Mario parliamo di un
episodio marginale. Frutto
dell'interpretazione di una norma che per
il giudice è stata violata. Questo
principio un domani potrebbe essere
volontariamente rivolto verso altri
candidati 5 Stelle, sapendo magari
che l'amministratore condannato deve
dimettersi quando c'è una
sentenza di primo piano». Il caso di
Virginia Raggi per
esempio.«Certo. Forse questa regola
andrebbe valutata caso per caso.
Se si è messo in pericolo
l'interesse generale dei cittadini è giusto
che il politico si dimetta subito.
In caso contrario è necessario
approfondire». Secondo alcuni
sondaggi i 5 Stelle in Sardegna sono in
calo. È così? Siete preoccupati?
«A me non risulta. Al contrario vedo
tantissime persone che ci sono
vicine e ci ringraziano. In pochi mesi
questo governo ha affrontato temi
che nessuno voleva toccare. Dal
lavoro alla questione vitalizi, alla
sicurezza, all'immigrazione, fino
alla prescrizione».A proposito lei
che è anche avvocato cosa pensa del
provvedimento che vuole cancellare
la prescrizione? «È una cosa
positiva. Ma per capire la mia
posizione si deve partire da alcuni
punti fermi. La prescrizione non è
un diritto inviolabile, è un
istituto dal carattere disponibile.
L'imputato se vuole può
rinunciarci. La prescrizione indica
che lo Stato da una certa data
rinuncia a portare avanti l'azione
penale, la ricerca dei colpevoli.
La volontà di non assicurare i
colpevoli alla giustizia è una scelta
politica. È anche una sconfitta
dello Stato».
Beh ma è anche una
garanzia del cittadino perché la
giustizia abbia tempi certi. Uno non
può restare a vita sotto processo.
«La prescrizione non può essere
considerata la soluzione ai tempi
lenti della giustizia. Spesso c'è un
massiccio ricorso agli appelli con
il solo fine di dilatare i tempi
della giustizia. La sospensione
della prescrizione sine die è prevista
nella giurisprudenza europea. Il 13
luglio 2017 il consiglio
dell'Unione Europea raccomandava di
sospendere la prescrizione sine
die in caso di corruzione. Quello
che facciamo non è un abominio
giuridico. Al contrario è qualcosa
di compatibile con il dettame del
diritto europeo. E questo lo dico da
presidente della commissione
sulle Politiche europee». Ma secondo
lei i 5 Stelle in Sardegna
dovevano allearsi con la Lega?
«No. Anche per una incompatibilità
delle alleanze successive al voto
con la legge elettorale sarda». Chi
teme di più Zedda, Maninchedda o
Solinas?«Nessuno di loro. Sono
persone che hanno già esaurito la
loro capacità politica e riformista.
Hanno dato e detto tutto. Non credo
che i sardi abbiano bisogno di
loro. Serve un homo novus che possa
cambiare approccio e proporre
nuove soluzioni per la rinascita
della Sardegna».
Unione
Sarda
Zedda
oggi vede Cani, stretta finale sulla sua candidatura
TRATTATIVE.
Giornata di incontri
Stretta finale per il futuro del
centrosinistra. Tra qualche giorno il
sindaco di Cagliari, Massimo Zedda,
renderà ufficiale la sua
candidatura per la presidenza della
Regione, facendo chiarezza anche
sulla volontà o meno di passare
attraverso le primarie. Oggi Zedda
incontrerà il segretario del Pd,
Emanuele Cani, impegnato, ieri a
Oristano, in due riunioni: una della
segreteria e poi un incontro con
i segretari provinciali. I dem
preparano la conferenza programmatica
che si terrà il 1° dicembre,
probabilmente ad Arborea, dove verrà
discusso il programma del Pd per la
campagna elettorale.
Trattative e tentazioni
Se Zedda farà le primarie saranno
quelle messe in campo dal Partito
dei sardi. Gli ambasciatori stanno
lavorando per trovare una soluzione
che non risulti riduttiva per
nessuna forza in campo. Il Pd e le forze
di centrosinistra più vicine a
Zedda, devono digerire il referendum
sulla nazione sarda, anche perché lo
stesso sindaco di Cagliari ha il
suo Dna politico nella sinistra
italiana. Problemi che potranno essere
risolti numeri alla mano perché è
evidente che avere numeri importanti
in vista delle regionali è un
elemento fondamentale. L'idea che sta
prendendo piede nel Pd è tentare di
evitare il referendum sulla
nazione, pur accettando il dibattito
sull'idea di nazione.
Le altre forze
Il Pd, però, non basta. E per
garantire una corsa si sta lavorando per
costruire una coalizione in grado di
avere una possibilità di
vittoria. I partiti a sinistra del
Pd hanno pressappoco tutti
appoggiato la candidatura di Zedda,
anche se proprio da queste forze
arriva il pungolo per un'apertura
alle Primarias. Ci sono poi i
sindaci, ancora sotto traccia, che
rappresenterebbero un altro
elemento fortemente voluto dal
candidato in pectore per la
competizione. I tempi sono maturi,
per Zedda sono gli ultimi giorni di
confronto e di riflessione prima di
rendere ufficiale quella che non
sarà una sorpresa. (m. s.)
VERSO IL
VOTO.
Maninchedda
al Pd: le nostre primarie non sono partitocratiche
«No ad
alleanze fatte a tavolino»
Il leader
Pds: parlo con chi accetta i rischi della competizione
«Non siamo disponibili ad alleanze
fatte a tavolino». Il segretario
del Partito dei sardi, Paolo
Maninchedda, non intende tirare il freno
a mano, difende il progetto dalle
richieste del Pd su condivisione di
regole e date e conferma che il 16
dicembre i sardi voteranno. Per la
prima volta in rete, con voto libero
e aperto a tutti i cittadini.
Il segretario indipendentista
ricorda che «le alleanze si costruiscono
con processi democratici seri, sulle
cose fatte e da fare, chiamando
al voto gli elettori sulle proposte».
Ci sono diverse adesioni che
potrebbero essere ufficializzate
entro il 15 novembre: potrebbero
presentarsi agli elettori Matteo
Murgia, la sindaca di Siamaggiore,
Anita Pili, e l'imprenditore,
Antonio Sardu.
Le distanze
Maninchedda contesta i tatticismi e
il clima d'attesa del
centrosinistra che a dieci giorni
dalla scadenza sulla presentazione
delle candidature, «senza mai aver
assunto un'iniziativa sulle regole
pubblicate», chiede di condividere
le regole. Un corteggiamento che
non piace agli organizzatori della
consultazione di dicembre: «Non
sono primarie partitocratiche - dice
- sono primarie per i cittadini
che dal proprio telefono, dal
proprio computer, da dove vogliono,
scelgono di votare. Libertà e
trasparenza».
Stanare i dem
Ci sono differenze sostanziali o
comunque argomenti sui quali
Maninchedda chiede al Pd di
esprimersi pubblicamente. Questo sarebbe
per il segretario del Pds il sale di
queste primarie, ossia assumere
una posizione netta su alcune
questioni. Il Partito dei sardi pensa di
«azzerare la riforma sanitaria e
avere un rapporto competitivo con lo
Stato e il governo». Bocciatura per
la Buona scuola e le riforme del
governo Renzi, mentre sui rapporti
politici «pensiamo che con Forza
Italia e le forze moderate del
centrodestra italiano sia necessario
tenere aperto un dialogo nazionale
sardo, per salvare la Nazione sarda
dall'egemonia delle regioni forti
dell'Italia oggi al potere».
La nazione sarda
Ma il nodo fondamentale che blocca
gli ingranaggi è la differenza tra
chi pensa che la Sardegna sia una
nazione e chi non lo accetta. Un
dibattito che scalda anche gli animi
all'interno del Pd dove una
componente è tentata dall'imboccare
una strada nuova.
Matteo Sau
-----------------
Federico
Marini
skype:
federico1970ca
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