giovedì 12 dicembre 2019

In Sardegna l’ennesimo esproprio di democrazia: le province e gli Amministratori Straordinari. Di Lucia Chessa.




In Sardegna, le province esistono ancora. Noi non andiamo più a votare coloro che le amministrano, ma loro ci sono eccome, e senza che nessuno li abbia eletti continuano a gestire, praticamente né più e né meno che prima, personale, edilizia scolastica, strade, interventi ambientali con tutte le relative risorse. Senza il benché minimo mandato popolare, rappresentano i territori sedendo comodamente su ruoli e poltrone che prima erano di persone elette, scelte dai cittadini, e oggi invece appartengono a persone nominata dagli amici e dai partiti.

Si chiamano Amministratori Straordinari invece che Presidenti, ma non mi sembra appropriato continuare a chiamarli straordinari dopo 5 o 6 anni. Essi siedono li, sulla stessa poltrona e praticamente con le stesse funzioni dei vecchi Presidenti eletti che tra l’altro, dopo 5 anni terminavano il mandato. Dovevano tornare al voto e in qualche modo dovevano rendere conto ai cittadini elettori. Oggi no. Stanno li e gli unici conti che devono rendere sono quelli agli amici che li hanno nominati. Così è stato per tutto il tempo della presidenza Pigliaru e così continua oggi con la presidenza Solinas.

Naturalmente non in tutta Italia è così, questa è una cosa tutta sarda. Le elezioni provinciali, in altre regioni, sono iniziate già dal 2014, con sistemi diversi poiché votano e possono essere eletti solo gli amministratori, ma in Sardegna no. Sono troppo comodi i Commissari Amministratori Straordinari. Ecco. Questo è il risultato di tutta l’antipolitica che rampanti capipopolo hanno riversato sulle province. La storia della loro abolizione in Sardegna è davvero un caso da manuale.

Rappresenta, come nient’altro, il modo in cui la politica, (certa politica naturalmente, non tutta) è persino capace di utilizzare l’antipolitica per rifilare truffe clamorose a cittadini distratti e sempre porti a cascarci come niente. Io sono per le Province e credo che sia necessario restituire quanto prima ai cittadini la possibilità di eleggere nelle province coloro che li devono rappresentare e amministrare. Ciò che è successo, e sono in molti a doversene assumere responsabilità, è un intollerabile esproprio di democrazia.

Di Lucia Chessa

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