mercoledì 13 settembre 2017

Lettera aperta agli Ordini dei Medici della Sardegna. di Claudia Zuncheddu – (portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica)



Illustri colleghi

Il palese smantellamento della Sanità pubblica in Sardegna richiede ai medici e ai nostri Ordini professionali una netta presa di posizione.
La crisi in corso preannuncia la retrocessione del sistema sanitario di 40 anni. La Legge 833 del 1978, grande conquista di civiltà dello scorso secolo, ha fatto sì che sul diritto alla salute si superassero le discriminazioni sociali, che l’assistenza sanitaria fosse per tutti uguale e gratuita. Quella Legge che ha tutelato tutti a partire dai più fragili, oggi si disgrega per volontà politica. La deontologia ci impone di pronunciarci tutti per garantire un diritto costituzionale acquisito.
Il Decreto Lorenzin sull’appropriatezza prescrittiva ha tagliato la prevenzione, quindi i controlli diagnostici e la possibilità di formulare diagnosi precoci con l’aumento futuro dei costi in termini di salute e di risorse economiche. Ha limitato la libertà professionale dei medici sotto minaccia di sanzioni pecuniarie. Il tutto per trasformarli in contabili dello Stato in attesa della consegna del nostro Sistema sanitario pubblico nelle mani delle assicurazioni, delle lobby private della Sanità che celano grandi interessi e connivenze politiche.
A Roma come a Cagliari soffiano venti di guerra contro l’assistenza primaria e gli ospedali territoriali, senza sconti per le città.
L’imminente votazione in Consiglio del Piano di riordino della rete ospedaliera sarda e l’Ats sono i frutti avvelenati della Asl Unica voluta a Sassari. Di fronte alle forti reazioni di sindacati, enti locali e comitati territoriali, gli stessi politici autori del disastro prendono distanze dalle loro responsabilità. Ma i sardi attendono il loro voto in Aula.
Noi auspichiamo una riorganizzazione del sistema ospedaliero, con investimenti tecnologici, valorizzazione delle risorse umane e professionali, con uno scambio continuo di esperienze dai grandi ospedali alle periferie e viceversa, in modo tale da omologare ai livelli più alti professionalità e competenze. Sosteniamo la razionalizzazione dei costi senza accorpare e chiudere gli ospedali ma migliorandoli e tagliando laddove in sanità si sperpera davvero.

La soppressione di ospedali disorienterà ancor più le nostre cittadinanze già vessate dai ticket spesso insopportabili e dalle liste d’attesa che dicono a chiare lettere che per non morire, bisogna avere i soldi. Noi non possiamo permettere che la Sanità torni ad essere un privilegio di rango sociale ed economico.

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