giovedì 14 settembre 2017

Rassegna stampa 14 Settembre 2017


Il governatore: «Si torna ai valori pre crisi, funzionano le nostre
politiche attive». In crescita il tasso di occupazione. La Sardegna va meglio della media del Sud Disoccupazione in calo Pigliaru: torna la fiducia

La Sardegna viaggia meglio della media del Mezzogiorno nel mercato del lavoro e il governatore Francesco Pigliaru esulta nel leggere i dati del report sul II trimestre 2017 rilasciato dall'Istat: «Sta tornando l'occupazione e con l'occupazione torna la fiducia. Andiamo avanti in questa direzione, perché i numeri ci confermano che è quella giusta», afferma.

E in effetti, a dispetto di una diffusa sensazione negativa, i numeri sembrano molto confortanti: l'istituto di statistica certifica sensibili miglioramenti tanto del tasso di occupazione, che sale al 51,2%, che del tasso di disoccupazione che scende al 15%, il valore più basso dal 2012 (lo scorso anno era al 16.7%). La Sardegna stacca il resto del Mezzogiorno (dove il dato medio del tasso di disoccupazione resta al 19,2%) e conferma i miglioramenti già evidenziati di recente dai dati amministrativi diffusi dall'Inps e, nei giorni scorsi, dall'Aspal, che attraverso un'elaborazione dei dati del Sil (il Sistema Informatico del Lavoro), aveva calcolato 13mila occupati in più nell'Isola, con una variazione percentuale di quasi il 3%.

Il presidente della Giunta regionale sottolinea «il riallineamento del tasso di disoccupazione al 2012, cioè prima della fase più acuta della crisi, e il posizionamento deciso ben al di sopra della media del Mezzogiorno. Significa che stiamo facendo la nostra parte per portare l'isola fuori dalla congiuntura negativa, con l'impegno sulle politiche attive per il lavoro e utilizzando bene le opportunità fornite dalle politiche nazionali. Da non dimenticare le azioni dirette portate avanti dalla Regione a partire dai mille cantieri di Iscol@, con i tremila posti di lavoro. Oltre 40 cantieri sono arrivati grazie al nostro investimento sulla fibra, con la banda ultralarga per 314 Comuni. E se circa 300 cantieri sono stati aperti e vanno avanti grazie alla scelta di attivare il mutuo infrastrutture, moltissimi sono partiti grazie al bando a sportello con cui abbiamo "salvato" 70 milioni di fondi Ue (programmazione 2007-2013) destinandoli ai Comuni per interventi urgenti. E le politiche del turismo iniziano a mostrare effetti anche in un trimestre di spalla».

Per l'assessora del Lavoro Virginia Mura «gli indicatori, tutti di segno positivo e con l'importante ripresa del lavoro femminile (la disoccupazione delle donne scende dal 16,6 al 14,3%, ndc), denotano un miglioramento del clima di fiducia del tessuto imprenditoriale nei confronti delle politiche avviate e ci danno più forza per andare avanti, ben consapevoli che c'è ancora tanto da fare». Secondo l'Istat i disoccupati in Sardegna scendono da 112.400 dello stesso periodo del 2016 a 100.600 (-10,5%, -7,3% uomini e addirittura -15,1% donne). Cresce il tasso di occupazione dal 50,3% al 51,2%, con un aumento sia della componente maschile (da 58,5% a 59,4%) che femminile (da 42,0% a 42,8%). Gli occupati passano da 562.000 a 568.200 (+1,1%). Spiccano il +23,6% delle costruzioni, il +10,3% del commercio, alberghi e ristoranti e il +2,0% dell'industria in senso stretto. Flessione invece del -5,0% per altre attività dei servizi. Invariato il dato dell'agricoltura.

di Antonello Palmas


La Nuova

Il Pds contro la maggioranza: pronti a votare no sulla sanità

CAGLIARIIl Partito dei sardi che fa man contraria alla maggioranza non
è più un caso isolato. Due indizi, in quarantott'ore, e un terzo in
arrivo sono il segnale evidente che qualcosa s'è inceppato nei
rapporti politici con la coalizione del 2014. Martedì il gruppo del
Pds s'era astenuto sulla legge salva pastori, contestando la strada
scelta dalla giunta per recuperare 30 milioni di contributi
straordinari. Ieri i cinque consiglieri hanno abbandonato l'aula dopo
un botta e risposta fra il capogruppo Gianfranco Congiu e Gianfranco
Ganau, presidente dell'assemblea regionale. Il motivo del contendere è
stato questo: le recenti nomine di Stefano Perrone e Giovanni Maria
Cabiddu nel consiglio d'amministrazione dell'Ersu di Sassari.

Un passo indietro per capire ancora meglio. La designazione spettava al
Consiglio regionale ma per sei mesi l'aula non è riuscita a trovare
l'accordo sui nomi. Così, alla fine e come prevede il regolamento alla
voce «poteri sostitutivi» in caso di mancate candidature, il
presidente Ganau ha deciso lui chi sarebbe andato a occupare i due
posti vacanti. Nel suo intervento, prima del battibecco in aula,
Congiu aveva detto: «Presidente, non contestiamo le sue prerogative,
ma per la seconda volta la sollecitiamo a spiegarci i motivi delle due
nomine, perché potrebbe esserci stato un abuso del rapporto fiduciario
tra le forze di maggioranza».

 La risposta è stata in sostanza questa:
«Ho applicato le prerogative che mi competono e non ci sono stati
abusi». Risposta che non ha soddisfatto il Partito dei sardi e subito
dopo i cinque consiglieri sono usciti dall'aula in segno di protesta.
Se questi sono i primi indizi che qualcosa non va nonostante siano
trascorsi cinque mesi dalle dimissioni dalla giunta di Paolo
Maninchedda, presidente del Pds, il terzo è in arrivo. Ad annunciarlo
è stato lo stesso Maninchedda con un editoriale sul blog Sardegna e
libertà. La sintesi è contenuta nel titolo: «Ci prepariamo a votare
contro la riorganizzazione della rete ospedaliera dopo aver provato
più volte a convincere maggioranza e giunta che stanno per commettere
un clamoroso errore». Ma col passare delle ore gli indizi sono
addirittura aumentati.

Il quarto è questo: in commissione bilancio,
Congiu s'è astenuto sullla manovra che giovedì assegnerà altri 117
milioni alle Aziende sanitarie per far fronte all'ennesima crisi di
liquidità: «È un'operazione poco chiara», ha detto. Infine, la
settimana prossima, il neoconsigliere Paolo Dessì dovrebbe confermare
il passaggio dal gruppo Misto al Pds e a quel punto i voti in bilico
non sarebbero più cinque ma sei.


Nasone: «Ricostruiamo insieme il centrosinistra»
di Gian Mario Sias

ALGHERO«Bisogna costituire un tavolo del centrosinistra, in cui il Pd
abbia un ruolo centrale e propositivo e il sindaco sia garante di
tutte le forze politiche e civiche che si rifanno a quest'area».
Quando le cose si fanno, si fanno bene. Così ad Alessandro Nasone - il
figliol prodigo della coalizione che governa Alghero, il pontiere tra
i democratici algheresi e i "diseredati", lo specialista che ha
rianimato un'amministrazione in coma quasi irreversibile con una
semplice alzata di mano - non basta aver votato sì, consentendo
l'approvazione del bilancio consuntivo del 2016 del Comune di Alghero.
No, ad Alessandro Nasone piace strafare. Il consigliere ex Upc si
prende la scena con una dichiarazione che conferma i sospetti, se
vogliamo dire così, che nelle scelte sue e di altri ci fosse una regia
precisa. Non è un male in senso assoluto, per carità, ma a patto che
le cose siano chiare.

E se a qualcuno è sfuggita la presenza, tra il
pubblico che tre sere fa ha assistito al consiglio comunale, dei
consiglieri regionali Pd Luigi Lotto e Salvatore Demontis in compagnia
del dirigente cittadino Franco Santoro, o se a qualcun altro è
sfuggita l'entrata in aula di Alessandro Nasone e Mimmo Pirisi con
ritardo teatrale, quasi abbracciati, sorridenti, il proclama post voto
di Nasone chiarisce ogni dubbio interpretativo. «È stata una seduta
tesa e confusa e ha messo in evidenza tutte le difficoltà e i problemi
della maggioranza che amministra Alghero, che impediscono oramai di
portare avanti serenamente il governo di questa città», è la premessa
di Nasone, secondo cui, tuttavia, «Alghero non può essere citata o
ricordata come la città dei commissari, simbolo di incapacità
politica». Al contrario «Alghero ha la necessità di essere governata è
questo può accadere solo attraverso un ritorno della politica, quella
vera, al ragionamento politico, al pensiero critico e collettivo»,
insiste Alessandro Nasone.

E per lui questo può avvenire «solo
attraverso la costituzione del tavolo del centrosinistra». A trazione
democratica e con Mario Bruno come garante, per usare la stessa parola
di Nasone, che si guarda bene dal parlare di leadership. «Solo così si
può ritrovare quell'energia che porterà quest'amministrazione a fine
mandato - prosegue il neo dodicesimo consigliere di maggioranza - ora
bisogna riaprire la discussione attraverso l'azzeramento della giunta,
la rivisitazione del programma e di alcuni punti fondamentali da
portare a conclusione di un confronto in cui il Pd deve essere
protagonista». Alla fine del ragionamento, Nasone ammette di essere
sempre più vicino al Pd. «Non sono interessato a percorsi personali -
conclude - la ragione della mia decisione di votare sì al consuntivo è
tutta qui». Se vi sembra poco.


Unione Sarda

La Protezione civile ai Comuni: autunno a rischio nubifragi
Sollecitati i piani d'emergenza e le esercitazioni. Nudda: prevenzione
Fondamentale «Sindaci, preparate i cittadini»

Due lettere a luglio, una agli inizi di agosto, l'ultima martedì
scorso. In vista dei temporali d'autunno, la Protezione civile
regionale sollecita i sindaci a tenersi pronti. «Quelli dopo l'estate
sono i mesi in cui è più alto il rischio di alluvioni e per questo -
dice il direttore generale Graziano Nudda - ciascuna amministrazione
comunale deve essere pronta a fronteggiare eventuali situazioni di
emergenza».

LA TERRA FRAGILE Ai Comuni che ancora non hanno un piano di protezione
civile (94 su 377) si chiede di approvarlo il prima possibile. A tutti
gli altri viene sollecitato un aggiornamento in base, eventualmente,
agli ettari di territorio bruciati questa estate. Undicimila gli
ettari in cenere dall'inizio della stagione, e se si considera che dal
2005 in tutta la Sardegna sono stati distrutti 190 mila ettari di
boschi, pascoli e macchia mediterranea si capisce quanto sia divenuta
fragile la terra denudata dalle fiamme. «Il fuoco - sottolinea il capo
della Protezione civile regionale - leva alla terra tutte le difese
rendendola più vulnerabile agli effetti devastanti dei temporali».
LA MEMORIA Dopo l'alluvione di Livorno, in Sardegna è stato come
rivedere le cartoline del lutto di Capoterra, ottobre 2008, e di
Villagrande, dicembre 2004. E il disastro lasciato dal passaggio del
ciclone Cleopatra nel novembre 2013. Le vittime e i danni a Olbia,
Torpè, Bitti e il Nuorese, Uras.

GLI INCONTRI «Da mesi - spiega Graziano Nudda - stiamo facendo un
ragionamento coi sindaci e l'Anci perché al di là delle opere di messa
in sicurezza dei fiumi, dei ponti e dei canali, nonché della
predisposizione di piani di emergenza, è fondamentale preparare la
popolazione, informare i cittadini su quali comportamenti tenere
prima, durante e dopo un evento come un nubifragio. Perché, ad
esempio, mettersi in macchina per andare a prendere i figli a scuola,
quando la scuola è un luogo sicuro? Chiediamo agli amministratori di
far conoscere il piano di protezione civile comunale ai cittadini,
anche con le esercitazioni». Rientra dentro questo programma di
prevenzione il calendario dei campi scuola per i ragazzi delle Medie
organizzati dalla Protezione civile (col supporto delle associazioni
di volontariato) nei mesi scorsi a Sinnai, Assemini, Gavoi e Oliena.

I FONDI STANZIATI È bene che la gente sappia come comportarsi quando
viene giù il cielo, in una terra dove su 377 comuni, ben 152 hanno
canali coperti e dove 328 comuni sono segnati nella mappa delle aree a
rischio di alluvione e frane. E di soldi, la verità si dica, non è che
non ne siano stati impegnati: sono quasi 600 milioni di euro, tra
fondi statali (perlopiù assegnati nell'ambito del piano nazionale
contro il dissesto idrogeologico 2015-2020 nonché il Patto per la
Sardegna) e stanziamenti regionali.

ITER SENZA FINE Il punto, però, è che pochissime opere vengono
collaudate in tempi accettabili. «Tanto che il sistema sembra pensato
perché i soldi non vengano spesi», avverte Pierpaolo Tilocca,
presidente di Ance Sardegna, associazione dei costruttori edili. Un
sistema di vincoli, regole, valzer tra enti, tutela della gallina
prataiola, timbri e conferenze di servizi senza fine. «Se dallo
stanziamento dei soldi al collaudo dell'opera passano dieci anni, come
pensiamo di andare avanti? Tanto più quando si tratta di opere urgenti
come quelle di mitigazione del rischio idrogeologico. A Villagrande,
per esempio, solo nel 2014 sono stati fatti i primi appalti dopo
l'alluvione e ancora c'è qualche gara ferma».

IL NUOVO CODICE L'iter si è ingolfato ulteriormente col nuovo codice
degli appalti, «perché almeno prima l'amministrazione poteva accettare
l'offerta economicamente più vantaggiosa e avere poi il progetto
definitivo. Ora non è più possibile». La procedura va snellita, non
c'è scampo. «E magari per le opere attinenti alla sicurezza delle
persone e dei luoghi si dovrebbe nominare un commissario straordinario
per le procedure ante gara». Quelle che sì, da sole (quando non c'è di
mezzo la Tutela del paesaggio e la Soprintendenza ai Beni culturali)
fanno perdere se va bene un anno e mezzo di tempo.

L'ASSESSORE «Sono tempi troppo lunghi, è l'evidenza - allarga le
braccia l'assessore regionale ai Lavori pubblici Edoardo Balzarini -.
Dove ci sono aree sensibili, poi, la procedura diventa ancora più
complessa». È quel che succede per le opere sui fiumi, dalle vasche di
laminazione ai ponti, perché come minimo serve la valutazione
d'impatto ambientale. I soldi, ribadisce l'assessore, «li abbiamo
impegnati, eccome.

Molti interventi sono stati avviati, diversi
conclusi». Settanta milioni solo per mettere in sicurezza i canali
tombati. «La criticità numero uno. E siamo in grado di intervenire
perché i tecnici del Genio civile hanno censito comune per comune
tutti i canali tombati». È necessaria anche la manutenzione ordinaria
dei corsi d'acqua. La Giunta aveva già stanziato 15 milioni di euro,
altri 16 sono stati assegnati ieri. «Un contributo vincolato -
sottolinea Balzarini -. Vogliamo così sostenere i sindaci negli
interventi per la sicurezza dei cittadini».
Piera Serusi

IL METEOROLOGO. Tidili: è presto per le certezze ma si ipotizzano
eventi sporadici e intensi. Mare troppo caldo, all'orizzonte precipitazioni violente

«Potrebbe esserci un autunno avaro di perturbazioni atlantiche ma
caratterizzato da picchi molto intensi e localizzati. Fenomeni non
destinati a lenire la siccità ma che potrebbero arrecare danni, un po'
come avvenuto a Livorno». È solo un'ipotesi quella del meteorologo
Matteo Tidili, ma basata su alcuni modelli sperimentali elaborati
negli Stati Uniti e studiati per verificare la tendenza del clima nel
medio termine.

GLI SCENARI «È impossibile ovviamente entrare nei dettagli», spiega
ancora, «ma anche in Sardegna potrebbero esserci fenomeni importanti,
soprattutto perché quest'anno il Mediterraneo ha accumulato molto
calore». A preoccupare gli esperti, neanche a dirlo, è la temperatura
del mare che quest'anno è molto superiore rispetto alle medie
stagionali. Un serbatoio di calore che cede umidità nell'atmosfera e
che, a contatto con correnti fredde, sprigiona temporali brevi e
devastanti.

LE TEMPERATURE «Quest'anno le temperature sul Mediterraneo era più
alta della media», assicura Tidili, «Sia sul Canale di Sardegna che in
quello di Sicilia, che sullo Ionio e l'Egeo, l'acqua ha raggiunto i
trenta gradi. Questo si ripercuote sull'atmosfera: più alta è la
temperatura marina e più ci sarà umidità accumulata nei bassi strati
atmosferici che si può rendere disponibile a contatto con
perturbazioni fresche provenienti dall'Atlantico». Ancora in questi
giorni, assicurano gli esperti, la temperatura del mare resta molto
elevata: a inizio settimana sul Canale di Sardegna l'acqua era attorno
ai 29° gradi centigradi.

I TEMPORALI Impossibile prevedere dove si abbatteranno i temporali più
violenti, ma il meteorologo non ha dubbi sul fatto che gli eventi più
pericolosi potrebbero concentrarsi tra ottobre e novembre. «Bisogna
temere questi due mesi», chiarisce Tidili, «basti pensare che dal 1794
l'ottanta per cento delle alluvioni in Sardegna sono accadute tra
ottobre e novembre. Ovviamente questo non significa che poi non
possano avvenire in altri mesi, ma la probabilità ci fornisce questo
dato. In più, dobbiamo temere il fatto che il Mediterraneo ha
accumulato veramente molto calore».
Il rischio dunque è quello di temporali molto forti a partire dai
primi giorni d'autunno. «Sarà comunque una stagione senza
perturbazioni atlantiche», conclude l'esperto, «ma con picchi molto
intensi e localizzati che non serviranno a contrastare la siccità, ma
potranno creare comunque danni seri».
Francesco Pinna

Il leader sindacale sottolinea che per la prima volta tutti i dati
sono positivi: «Ma è solo un effetto congiunturale»

«È sicuramente un bene poter analizzare numeri positivi, ma è ancora
troppo presto per cantare vittoria». Michele Carrus, segretario della
Cgil, riassume così l'analisi dei dati sull'occupazione elaborati
dall'Istat per il secondo trimestre di quest'anno. Il rappresentante
dei lavoratori non rinnega il messaggio che «per la prima volta tutti
i dati sono positivi», ma bisogna spiegare che «si tratta di un
effetto congiunturale più che strutturale».

Dopo l'analisi dei numeri, salta all'occhio che «gli effetti positivi
riguardano attività legate al turismo, in un trimestre di avvio a una
stagione straordinaria». Dunque l'effetto è che molti soggetti del
comparto «abbiano investito per aumentare gli organici in vista della
stagione turistica». Il report dell'Istat prende in considerazione il
secondo trimestre di quest'anno, dunque da marzo a giugno, elemento
che porta il segretario della Cgil a parlare di «lavoro stagionale».
Certo non tutto è da bocciare ma «occorre investire maggiormente nelle
politiche di sistema. Si tratta di aumentare gli investimenti da parte
della Regione che hanno subìto una battuta d'arresto».

Il numero dei cantieri attivati con varie iniziative «deve essere
affiancato anche dal reinserimento delle maestranze espulse dal
settore lavorativo», sottolinea Carrus. Nessun canto di vittoria anche
perché «affermare che questi numeri sono il frutto delle politiche
attive del lavoro fatte dalla Giunta è una falsità». (m. s.)

POLITICA. Alessandro Nasone spiega le ragioni del suo voto
«Alghero non può essere la città dei commissari»

Ha chiuso la porta in faccia al commissario, alzando la mano in
Consiglio sul bilancio consuntivo. Dodicesimo, dai banchi
dell'opposizione, ha salvato la poltrona al sindaco Mario Bruno in una
seduta al cardiopalma. Ora non si parla d'altro. Per strada, nei bar,
sui social, il consigliere Alessandro Nasone è un eroe, anzi no, un
grande opportunista. I sostenitori del primo cittadino gli farebbero
una statua, mentre gli avversari politici giocherebbero a freccette
sulla sua faccia barbuta.

«Alghero non può essere citata o ricordata come la "città dei
commissari", loro sì simbolo di incapacità politica», si difende
Nasone, del Gruppo Misto, ex Upc. Il consigliere ribelle, a inizio
mandato, aveva fatto parte della maggioranza, nella squadra del leader
Gianni Cherchi, allora assessore ai Lavori Pubblici. Quest'ultimo
ruppe con il sindaco, salvo poi fare pace. Ma Nasone non volle mai più
tornare tra gli alleati di Bruno e nemmeno tra le fila dell'Upc. Oggi
il suo ex segretario di partito, in maniera ironica, gli dedica
l'opera di un grande della letteratura latina, «forse un parente
lontano - scherza Gianni Cherchi - Publio Ovidio Nasone, che scrisse
un bellissimo libro profetico "Le Metamorfosi"».

AUTODIFESA Ma il consigliere difende il suo operato, contro tutti.
«Niente personalismi. Alghero ha la necessità di essere governata e
questo può accadere solo attraverso un ritorno della politica, quella
vera». Nasone non ha risposto al richiamo delle sirene, pensa invece
alla costituzione di un tavolo del centrosinistra, «dove è inutile
negarlo, il Pd deve avere un ruolo centrale e propositivo, insieme al
sindaco, garante di tutte le forze politiche e civiche che si rifanno
a quest'area. Solo così si può ritrovare quel l'energia che porterà
quest'amministrazione a fine mandato». Ora, però, si aspetta
l'azzeramento della giunta. La maggioranza, con il gruppo "Per
Alghero", plaude a questa nuova «prospettiva di centro sinistra» che
finalmente si concretizza, con al centro il Pd, fino a ieri nemico (e
una buona metà lo è anche oggi).

L'OPPOSIZIONE I consiglieri di Forza Italia Michele Pais, Maurizio
Pirisi, Nunzio Camerada, invece, ieri mattina hanno convocato una
conferenza stampa per condannare la politica degli «inciuci, dei
personalismi e delle regole piegate all'interesse personale». Non
solo. Hanno messo in guardia sul fatto che, con una maggioranza senza
numeri, il Consiglio non verrà mai più convocato e che Mario Bruno,
d'ora in poi, governerà solo con la sua giunta, «come nel peggiore dei
condomini».
Caterina Fiori

La Nuova

I capigruppo incontreranno l'Anci. Perra: è necessaria la massima condivisione
Il Campo progressista critico con la giunta. Martedì 26 inizierà il
dibattito in aula. Riforma degli ospedali si cerca il sì dei sindaci

CAGLIARIMeglio fare un ultimo tentativo, con i sindaci, prima
dell'ingresso ufficiale della riorganizzazione degli ospedali in
Consiglio regionale. Giovedì prossimo i capigruppo incontreranno una
delegazione dell'Associazione dei Comuni, per provare a chiarire -
almeno questo è l'intento della maggioranza di centrosinistra - le
ultime perplessità sollevate dai sindaci nell'assemblea dell'altro
giorno a Santa Giusta. «Era giusto convocare l'incontro - ha detto
Raimondo Perra, presidente della commissione sanità - perché vogliamo
che la riforma sia capita dal primo all'ultimo articolo e speriamo
soprattutto condivisa». Sarà quello di giovedì davvero l'ultima
occasione per rendere meno aspro lo scontro di questi giorni: cinque
giorni dopo, martedì 26, comincerà in aula il dibattito sulla nuova
rete ospedaliera e da quel momento comincerà una maratona che potrebbe
essere zeppa d'insidie per il centrosinistra.

Che il clima non sia
buono anche all'interno della maggioranza è confermato da diversi
duelli che si sono consumati in queste ore. Il primo è stato fra
Luciano Uras, senatore di Campo progressista, e Giuseppe Luigi Cucca,
segretario del Pd. Ha cominciato Uras: «Non si può sbattere la porta
in faccia - ha detto - a chi chiede da più parti chiarezza sulla
riforma». Cucca ha replicato: «Intorno alla sanità - ha scritto -
continuo a sentire toni da campagna elettorale. È falso sostenere che
abbiamo fretta e per questo non ascoltiamo.

È l'esatto contrario e
soprattutto non possiamo dimenticarci che la decisione finale spetta
ai consiglieri regionali e non certo a chi continua ad alimentare lo
scontro». Il secondo duello è stato fra il consigliere regionale
Francesco Agus, Campo progressista e l'assessore Luigi Arru. Secondo
Agus, che fa parte della maggioranza, «nel centrosinistra non tutti
pare abbiamo capito qual è la partita in gioco e con superficialità
provano a ridurre la protesta, sempre più diffusa, a piccole beghe
territoriali. Sbagliato, perché invece mai è troppo tardi per
ascoltare e correggere». La replica dell'assessore è stata questa: «La
disponibilità al dialogo c'è sempre stata. Abbiamo e continueremo a
parlare con tutti per spiegare il perché e gli effetti positivi della
riforma. Ma in questo momento annunciare catastrofi, come fa anche
qualcuno della maggioranza, è solo una scelta suicida».

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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