giovedì 19 aprile 2018

Moschea a Cagliari a Is Mirrionis Pare inverosimile ma a Cagliari accade anche questo. Di Roberto Copparoni.



Giorni fa presso la sede dell’Associazione Amici di Sardegna è stata organizzata una riunione per presentare Migrantour, un progetto di cui Fondazione Acra ONG è capofila e finanziato dall’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo). Scopo di questo progetto è di favorire la conoscenza e l’integrazione dei migranti di I e di II generazione e che permette di scoprire il territorio urbano attraverso la storia delle migrazioni favorendo l’incontro tra persone e culture attraverso passeggiate interculturali condotte da cittadini di origine straniera attraverso vicoli e strade, storie e vissuti, sapori e tradizioni delle comunità migranti che vivono qui.

Migrantour Cagliari fa parte della Rete europea Migrantour che coinvolge già diverse città quali Bologna, Firenze, Genova, Lisbona, Marsiglia, Milano, Napoli, Parigi, Roma e Torino. All’incontro hanno partecipato una ventina di giovani provenienti da differenti etnie e chiaramente appartenenti a differenti culture e religioni. La presenza di questi giovani ha suscitato la curiosità del quartiere anche perché alcune testate giornalistiche, invitate per l’evento, hanno intervistato alcuni partecipanti proprio sulla strada, suscitando la curiosità dei residenti e dei passanti.

Come è noto la presenza dei migranti a Cagliari, specie in questi ultimi anni, suscita una serie di reazioni contrapposte. Infatti da un lato vi sono coloro che ne hanno paura e timore, arrivando ad assumere atteggiamenti razzisti e dall’altra vi sono coloro che ritengono che il problema non siano loro ma delle ambigue politiche che hanno caratterizzato i loro arrivi e soggiorni nonché le speculazioni che questi fenomeni migratorii hanno favorito, generando delle vere e proprie rendite di posizione per alcuni albergatori e operatori del così detto sociale.

In effetti per troppo tempo si è fatta molta confusione fra richiedenti asilo e i migranti economici. Ma questa è un’altra questione. Purtroppo, però, va detto che alcune testate giornalistiche più che favorire il dialogo e il confronto, ricerchino solo l’audience e la visibilità e per fare questo e avere più “ Mi piace” cavalcano l’onda del populismo più dannoso, alimentando il consolidamento di pregiudizi e di stereotipi con grave danno per la pace e l’ordine sociale. 

Infatti in una intervista realizzata il giorno della presentazione di Migrantorur è stato strumentalmente chiesto a una ragazza marocchina cosa ne pensasse della idea del Sindaco Zedda di realizzare una moschea a Cagliari. Chiaramente la ragazza essendo professante di quella fede ha risposto positivamente alla domanda, come era del resto prevedibile e logico.

L’intervista che è stata subito pubblicata ha suscitato un incredibile interesse, soprattutto fra coloro che sono contrari a questa ipotesi che su Facebook hanno tempestato di offese la giovane ragazza e tutti gli extracomunitari, migranti e non, tanto da indurre la testata giornalistica a rimuovere l’articolo e a autocensurarsi. Per venire al punto si segnala che dopo alcuni giorni dall’incontro di presentazione del progetto, parte del quartiere preoccupata da questa multietnica presenza, ha ritenuto di segnalare ad alcuni amministratori comunali il seguente problema: “Pare che a Is Mirrionis si voglia realizzare un Moschea presso la sede di una associazione. Il quartiere è contrario e farà di tutto per impedire questo!”

Figuratevi che un Consigliere comunale di Is Mirrionis ha persino chiesto informazioni ai responsabili dell’evento, in merito alla realizzazione della Moschea presso la sede dell’Associazione. Ma nell’incontro di Migrantour non si è parlato di questo! Da quanto accaduto si possono trarre degli opportuni insegnamenti. Infatti sovente ci fermiamo alle apparenze a quanto ci riferiscono, piuttosto che conoscere e comprendere. Sempre più spesso infatti vediamo a capiamo solo ciò che ci viene utile e comodo comprendere e non quello che realmente é. Se solo qualche residente avesse partecipato all’incontro o se avesse letto i comunicati stampa dell’organizzazione, tutto questo non sarebbe accaduto.

Di Roberto Copparoni.

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