martedì 6 giugno 2017

Rassegna stampa 06 Giugno 2017



Unione Sarda

Dall'Isola 25 parlamentari-Le candidature nei collegi territoriali e nei listini regionali Deriu (Pd): norme migliorative. Cappellacci (FI): «Si torna tra la gente». M5S critico

Saranno 25 i parlamentari sardi scelti con la nuova legge elettorale. Alla Camera 17, uno in meno rispetto agli attuali, mentre al Senato saranno 8 come gli attuali. Il nuovo testo prevede il voto al singolo candidato nel proprio collegio e contestualmente la preferenza per un listino bloccato su base regionale. La politica sarda si interroga sulla dimensione dei collegi e la possibilità di rappresentare tutti i territori. Oggi la legge arriva alla Camera e potrebbe subire modifiche prima dell'approvazione definitiva. Sul piede di guerra i piccoli partiti, spaventati dalla soglia di sbarramento del 5%.

LE REGOLE La Sardegna sarà divisa in 6 collegi per la Camera e 3 per il Senato. In ognuno di questi, ci sarà un solo candidato per partito da eleggere con il sistema uninominale. Affiancati ci saranno i listini bloccati (da 2 a 6 candidati), uguali in tutti i collegi, e dai quali verranno pescati eventuali altri eletti. L'assegnazione dei seggi sui quozienti interi avviene calcolando la percentuale di voti ottenuti nell'Isola. In base ai seggi che spettano a ogni partito la priorità è per chi vince la sfida uninominale e poi il listino. Previsto, se necessario, il ripescaggio dello sconfitto che ha ottenuto più voti nei collegi uninominali. I resti, invece, si calcolano su base nazionale.

I TERRITORI Un'area vasta e scarsamente popolata. Nella suddivisione dei collegi la Sardegna paga questa caratteristica, come dimostra la dimensione del collegio per il Senato di Nuoro e Oristano. Il governo, però, potrebbe modificare la suddivisione. In casa Pd, però, non c'è il timore per una lacuna di rappresentanza perché «rispetto al Porcellum c'è molta più attinenza tra parlamentare e territorio», sottolinea il consigliere regionale Roberto Deriu. Giudizio positivo anche dal coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci: «Abbiamo una doppia sfida. Candidare una persona legata al territorio e altre apprezzate a livello regionale. La politica ritorna tra la gente».

LE CRITICHE Per il Movimento 5 stelle il cruccio è sulle liste bloccate. «Non è la nostra legge e per superare lo scoglio dei listini bloccati faremo le parlamentarie», annuncia il deputato Nicola Bianchi, convinto che comunque in Sardegna «ci sia un problema di territori che rischiano di vedere diminuita la propria rappresentanza a scapito delle zone più popolose».

PICCOLI A RISCHIO Il paradosso sarebbe vincere in un collegio uninominale e non essere eletto perché a livello nazionale il propriopartito non raggiunge il 5%. Per questo il senatore di Campo progressista, Luciano Uras, parla di una «brutta legge, fatta a fine legislatura che non garantisce le minoranze». Il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia, Salvatore Deidda, è convinto che «la trovata del 5% nasce dalla volontà di tagliarci le gambe. Siamo sicuri di superare la soglia, ma quello che ci premeva era inserire le
preferenze, ma Pd e grillini hanno votato contro».

Matteo Sau



La Nuova

Centrosinistra a confronto sull'azione di governo e sulla sanità. E
Pigliaru incontra Sedda, Pds
La maggioranza in difficoltà: due vertici

CAGLIARILa crisi c'è e va affrontata con le maniere forti. Non basta
più, come in passato, un solo vertice di maggioranza alla settimana:
fra domani e giovedì saranno addirittura due, più il faccia a faccia,
a Villa Devoto, fra il governatore Francesco Pigliaru e i ribelli del
Partito dei sardi. Dopo le dimissioni dell'assessore Paolo
Maninchedda, otto giorni fa, e la scossa data dal Pds alla coalizione,
va ricordata «con lo Stato dobbiamo trattare alla pari», nessuno nel
centrosinistra vuol farsi scappare la situazione di mano ed essere
semmai costretto a inseguire questo o quel partito. Non servono più
rattoppi volanti, è arrivato il momento della manutenzione
straordinaria e resistente fino al 2019.Bilaterale.

L'incontro fra
Pigliaru e la delegazione del Partito dei sardi, che sarà guidata dal
segretario Franciscu Sedda, è stata annunciata per mercoledì mattina,
ma potrebbe essere anticipata a stasera per evitare la concomitanza
con il primo vertice di maggioranza. In questi giorni fra i sovranisti
e il governatore non sono mancati gli incontri informali, ma solo
quello ufficiale sarà decisivo. Il Partito dei sardi, nelle ultime
ore, ha reso ancora più pesanti le richieste sul «necessario cambio di
passo» da parte della giunta. Oltre alla questione del confronto con
lo Stato, a cominciare dal come opporsi al ricorso presentato dal
governo contro l'Agenzia regionale delle entrate, ha messo sul tavolo
anche la legge nazionale elettorale, quella in discussione a Roma.
Secondo il Pds, un primo segnale di cambiamento da parte del
governatore potrebbe essere questo: «Chiedere che alla Sardegna non
sia imposto lo stesso sbarramento - è del 5 per cento - che varrà
nelle altre circoscrizioni regionali».

Il motivo della richiesta è uno
solo: «Mai quella soglia potrebbe essere superato da una o più liste
sarde che non sono collegate a i partiti nazionali oppure non si
presentano in circoscrizioni diverse dalla Sardegna». Una soglia così
alta - è la tesi del Pds - di fatto negherebbe a priori la possibilità
che siano eletti, ad esempio, i candidati di una sempre possibile
alleanza fra indipendentisti, sovranisti e altre forze locali. «Se il
governatore, insieme ai parlamentari sardi, si facesse portavoce di
questa nostra diversità elettorale - fanno sapere dal Pds - sarebbe un
segnale importante». È possibile invece che domani, nel faccia a
faccia, non si parli ancora della successione di Paolo Maninchedda.
«Noi vogliamo stare nel centrosinistra - è la sintesi dei sovranisti -
ma prima di qualunque altro passaggio, deve esserci un chiarimento
politico col presidente Pigliaru».

Bisognerà vedere quale sarà la
controproposta del governatore e quanto sarà decisiva per risolvere la
crisi. Vertice uno. Il primo conclave della settimana per l'alleanza
di centrosinistra è stato convocato sempre domani mattina in Consiglio
regionale. L'ordine del giorno è generico: verifica dell'azione di
governo. Ma è chiaro che a finire sotto esame sarà prima di tutto il
programma elettorale realizzato in questi tre anni e mezzo di
legislatura. Non tutti i partiti sono soddisfatti di quanto è stato
fatto dal 2014 a oggi e anche nel Pd non mancano i mal di pancia su,
ad esempio, sanità ed urbanistica. Però è arrivato il momento di
serrare le fila e preparare l'elenco delle priorità fino al 2019. Da
Villa Devoto gli ultimi messaggi sono stati di questo tenore:
«Scegliamo insieme i temi più importanti ed efficaci, votiamo le leggi
che riteniamo indispensabili e raccogliamo i risultati».

Quello di
domani dovrebbe essere il vertice del chiarimento definitivo,
soprattutto nei rapporti fra giunta e maggioranza, ma restano ancora
molti dubbi. Uno su tutti: il Pds sarà presente, oppure ritornerà
l'Upc, che ha disertato quello della settimana scorsa?Vertice due. È
in programma giovedì mattina e sul tavolo dovrebbe esserci la sanità
in senso lato: dalle linee guida da consegnare alle Aziende sanitarie
per ridurre i costi fino alla riorganizzazione della rete ospedaliera.
Oggi è proprio la sanità il tema più delicato per la coalizione di
centrosinistra, che qualche giorno fa ha corso il pericolo di essere
battuta in commissione. L'accordo di massima raggiunto la settimana
scorsa è stato questo: nella ridistribuzione dei posti letto non
saranno le tabelle ministeriali a decidere quali ospedali e reparti
dovranno rimanere aperti o chiusi. È stato questo il punto di partenza
dell'armistizio, ma scriverlo potrebbe essere molto più complicato.
(ua)



Sanna: i cittadini eleggeranno i 2/3 del Parlamento
«Ridotte le designazioni plurime»

«Avrei preferito un impianto maggioritario più forte, ma è un buon
testo che mette al riparo da molte anomalie». Il deputato del Pd,
Francesco Sanna, dopo gli ultimi giorni di lavoro sul testo di legge
in commissione Affari istituzionali, si sofferma su un dato di fatto:
«I cittadini potranno eleggere 2/3 del Parlamento scegliendo il
candidato con il sistema uninominale».

Un risultato ottenuto attraverso una trattativa tra Pd, Forza Italia,
e Movimento 5 stelle. «Abbiamo ridotto le candidature plurime
permettendo soltanto la scelta di un listino», spiega il deputato, che
sulla suddivisione dei collegi sardi spiega: «Sono stati utilizzati
quelli del Mattarellum, ed è stata una strada necessaria, ma il
governo potrebbe decidere per una deroga». Infatti, l'esecutivo ha la
possibilità di intervenire per perseguire il principio di omogeneità
del territorio e, soprattutto, considerare come criterio demografico
il censimento del 2011.

Un percorso in divenire perché la strada della nuova legge elettorale
è ancora lunga, ma Sanna difende l'impianto complessivo: «Abbiamo
fatto di tutto per garantire all'elettore la corrispondenza tra
vittoria nel collegio ed elezione sicura, dando molta importanza al
sistema uninominale». Il nuovo sistema elettorale blocca le liste che
vengono decise dalle segreterie dei partiti a discapito delle
preferenze. «Tutti saranno costretti a presentare candidati
credibili», sottolinea il deputato, «sarà un nuovo modo di concepire
la campagna elettorale puntando soprattutto sulla qualità». Il 5% di
sbarramento “taglia piccoli” è una «buona soglia» dice Sanna, eppure
non tutti la pensano allo stesso modo. La legge potrebbe subire delle
modifiche soprattutto al Senato dove il numero di posti disponibili è
inferiore rispetto all'altro ramo del Parlamento e gli equilibri in
aula sono più incerti. (m. s.)

Dopo il via libera in commissione Affari costituzionali il
provvedimento arriva oggi in Aula
Modello tedesco, lo sbarramento preoccupa i più piccoli

«Il sistema tedesco non è la mia legge, ma è un risultato di cui
andare fieri perché finalmente le regole sono scritte insieme». Luci e
ombre sulla legge elettorale da parte del segretario del Pd ed ex
premier, Matteo Renzi, dopo il via libera del testo in commissione
Affari costituzionali della Camera. Il modello tedesco, seppure
pesantemente rivisitato in chiave italiana con stesse regole per
Camera e Senato, soddisfa i partiti più grandi e preoccupa i più
piccoli per la soglia di sbarramento al 5%.

Un sistema che costringe a
«prendere tanti voti per evitare le larghe intese», continua Renzi,
convinto che «ogni preferenza ai piccoli partiti le alimenterà».
LO STOP Il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, frena davanti
all'ipotesi di un accordo con Berlusconi: «Non è nei nostri programmi,
noi siamo alternativi alla destra». E proprio dalla sponda Forza
Italia, il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, esprime «grande
soddisfazione», ricordando che la «prima proposta sul modello tedesco
era di Berlusconi». I partiti maggiori hanno trovato la convergenza e
per Brunetta ci sono novità positive: «C'è corrispondenza tra voti e
seggi, si semplifica il panorama mettendo la soglia di sbarramento, e
si avvicinano gli eletti agli elettori».

DUBBI E CRITICHE Ignazio La Russa, rappresentante di Fratelli d'Italia
in commissione Affari costituzionali, ammette: «Questa legge non ci
piace perché non dà ai cittadini la possibilità di scegliere. L'unica
buona notizia è che si potrà andare a votare presto». Il leader di
Ala, Denis Verdini, non teme la soglia di sbarramento al 5% e si
prepara al dialogo con le altre forze del centro, purché «Alfano,
Parisi, Casini e tutti quelli che si riconoscono nel popolarismo
europeo, rinuncino agli individualismi». Anche se per ora i centristi
sono orientati al voto contrario perché «questa legge non garantisce
governabilità», accusa il deputato, Ignazio Abrignani. Il Movimento
democratici progressisti sugli scudi: «Noi ripresenteremo gli
emendamenti su voto disgiunto e preferenze, se non ci saranno dei
correttivi non potremo votare questa legge», dice Alfredo D'Attorre.
ACCUSE Sono in tanti a puntare il dito sul Movimento 5 stelle.

Colpevole, secondo i detrattori, di aver ceduto agli accordi. Il
capogruppo di Mdp alla Camera, Francesco Laforgia, accusa Grillo di
essersi «seduto al gran tavolo dell'inciucio, negando la libertà di
scelta agli elettori per i propri rappresentanti». Con un post
comparso sul blog del comico genovese arriva la replica, firmata da
tutto il Movimento: «Noi vogliamo le preferenze e cercheremo di farle
inserire all'interno della legge elettorale. In ogni caso faremo le
parlamentarie online per determinare le liste». (m. s.)

La Nuova

Sostegno al traffico aereo: «Subito il via alla legge»
Piace la proposta della Regione, ma si chiede di accelerare l'iter di
approvazioneLa giunta ha destinato
40 milioni per creare nuove rotte nei mesi di spalla

di Luca RojchwSASSARIIl rumore del successo ha il rombo sordo di un
aereo che decolla dalla pista di Alghero nei mesi invernali. La
speranza di molti consiglieri regionali è che la legge varata dalla
giunta, dietro proposta dell'assessore al Turismo Barbara Argiolas, si
trasformi subito in nuove rotte nei mesi di spalla. La Regione
investirà 40 milioni in tre anni attraverso un sistema di
sponsorizzazione dell'immagine turistica della Sardegna. Soldi che
vanno alle compagnie aeree per creare rotte nei mesi di spalla. Un
modo per evitare i contributi diretti vietati dalle rigide norme
europee. Nessuna violazione o tentativo di raggirare l'Ue. Al
contrario questo tipo di sovvenzione viene portata avanti anche in
altre parti d'Italia.

La Regione ha studiato a lungo la possibilità di
utilizzare questo strumento senza infrangere le norme europee. Alla
fine ha messo a punto la legge. Soldi freschi per completare la rete
dei collegamenti e spezzare il gap dell'insularità. L'assessore. «Per
il terzo anno consecutivo - dice Barbara Argiolas - i dati su arrivi e
permanenza dei turisti nell'isola indicano una crescita media del 10
per cento. Con segnali positivi nei mesi di spalla. Più marcati per
maggio, giugno, settembre e ottobre, più timidi per marzo e aprile.
Per incentivare l'allungamento della stagione, mettiamo a punto un
piano articolato di attività da attuare con lo stanziamento di circa
40 milioni di euro distribuiti negli anni 2017-2020». L'assessore
spiega anche quali sono le linee generali dell'intervento.
«Utilizzeremo il sistema complessivo del trasporto aereo - spiega -,
le compagnie aeree nazionali e internazionali, le concessionarie di
pubblicità, le società di marketing, la promozione negli scali
nazionali e esteri.

Lo riteniamo lo strumento più idoneo e
strategicamente importante per rafforzare il turismo e proporre la
destinazione Sardegna nei mesi non interessati dall'offerta
balneare».I tempi. A fare la differenza sono soprattutto i tempi. La
legge deve passare in consiglio, ma prima la giunta deve definire le
direttive. In altre parole come spendere questi soldi. Quanto dare a
ogni aeroporto e per quali rotte. Ma alcuni consiglieri chiedono anche
un passaggio in commissione del disegno di legge. La strategia. Per la
giunta la strana sensazione di non essere attaccata per le sue scelte
sul campo dei trasporti aerei. In realtà la strategia è stata studiata
in accordo con l'assessore ai Trasporti Massimo Deiana, e con il
governatore Francesco Pigliaru. Un altro tassello che si deve
affiancare alla nuova Continuità territoriale 1, quella per Roma e
Milano, e con la Ct2, ancora in fase di perfezionamento. Gli attacchi.
L'ex governatore Ugo Cappellacci fa un tweet al veleno: «Per tre anni
hanno strillato che non era possibile sostenere sistema #lowcost e
hanno massacrato #Alghero #Sardegna».

Anche il consigliere di Forza
Italia, ed ex sindaco di Alghero Marco Tedde contesta il
provvedimento. «Speriamo che questo ulteriore tentativo per
incrementare il turismo nella bassa stagione vada a buon fine. Anche
se è evidente che parte col piede sbagliato, senza uno straccio di
progetto o di idea, tranne quella "lapalissiana" che occorre
promuovere l'offerta turistica nei mesi di spalla - dice Tedde -. È
solo un disegno di legge che propone al Consiglio di stanziare 40,8
milioni di euro al buio per destagionalizzare i flussi turistici,
rinviando alla Giunta regionale per la scelta dei criteri e
interventi. Giunta che per tre anni e mezzo non è stata capace di
varare uno straccio di piano di incentivi al low cost che comunque è
consentito dalla disciplina comunitaria».

Il sindaco di Alghero tra i sostenitori del ddl: era quello che ho
sempre chiesto Bruno: «Finalmente si riparte»

SASSARI
Si prepara al ritorno della felice invasione dei turisti anche nei
mesi invernali. Il sindaco di Alghero Mario Bruno accoglie con
entusiasmo la proposta di legge varata dalla giunta. «Va nella
direzione che avevo da subito auspicato - spiega Bruno -. Una legge
che avevamo chiesto in tanti. Non solo io, ma anche il comitato dei
sindaci. E che tutti insieme avevamo suggerito alla Regione nei
diversi incontri che abbiamo avuto in questi mesi. Attraverso la
promozione del brand Sardegna in modo legittimo si dà un contributo
alle compagnie aeree che promuovono la Sardegna». Bruno mette sul
tavolo la prima questione. Come destinare i 40 milioni.

La legge in sé
non spiega in quali scali investire, in quale misura e su quali
destinazioni. «Lo si deve fare per mercati di riferimento, aeroporto
per aeroporto. Si deve fare anche in modo che ci sia una
diversificazione delle rotte e dei voli. Serve in particolare nei mesi
di spalla. Ecco perché serve una cabina di regia della Regione che
indichi scelte precise e strategiche. Spero per questo che la legge
venga approvata subito, entro luglio. E che si possa partire già da
ottobre in modo che si possa iniziare da questo inverno ad avere
benefici da questa iniziativa. Questo modello è già applicato con
successo in Sicilia e Abruzzo. Ed è un modello adatto alla Sardegna.
Superate le difficoltà burocratiche spero ora nel cambio di passo.
Questa iniziativa completerà l'offerta della Continuità territoriale
1, e anche la Ct2. In altre parole qualcuno dirà: "Perché ora? Io dico
l'importante è che si faccia"».

Bruno punta tutto sul rilancio di
Alghero. In particolare ora che lo scalo è stato privatizzato e le
compagnie aeree non sembrano ancora troppo attratte dal Riviera del
Corallo. In questi mesi la Regione ha lavorato per evitare il crack
finanziario dello scalo. Scampato il rischio anche della procedura di
infrazione da parte dell'Unione europea ora la giunta punta a
incrementare le rotte sui tre scali sardi. Una strategia portata
avanti in questi anni dall'assessore ai Trasporti Massimo Deiana.
Strategia che ha portato più di una critica all'assessore, ma che ha
evitato che i tre scali sardi finissero schiacciati sotto le maxi
multe dell'Ue. Ora si riparte con questo disegno di legge, un altro
fondamentale tassello .

Via libera al testo in Commissione Affari costituzionali, il patto a 4
regge, svolta «istituzionale» M5sScontro sui collegi e scambi di accuse. Renzi: «Questa è l'unicastrada possibile». E invita al voto utile
La legge in Aula tra le polemiche I piccoli contro la corsa alle urne

di Giovanni InnamoratiwROMAIl patto «granitico» tra i quattro partiti
che sostengono la legge elettorale supera il primo passaggio
parlamentare, con l'approvazione da parte della Commissione Affari
costituzionali della Camera e l'approdo in Aula domani alle 12. Un
patto che lascia stupefatti i bersaniani che dopo aver inseguito M5s a
inizio legislatura oggi si vedono spiazzati dall'accordo di Grillo con
Renzi, oltre naturalmente con Berlusconi e Salvini.

E infatti la
polemica di Mdp è forte soprattutto con M5s, mentre tutti i piccoli
partiti si preparano a dar battaglia in Aula per tentare di non far
approvare in settimana la riforma e rallentare la corsa ad urne
anticipate: corsa contro cui si schiera anche la presidente Laura
Boldrini come domenica il presidente del Senato Pietro Grasso. Nel
primo pomeriggio di ieri la Commissione Affari costituzionali, guidata
da Andrea Mazziotti, ha approvato il testo del relatore Emanuele
Fiano, con le modifiche concordate da Pd, Fi, M5s e Lega, in un patto
che proprio Mazziotti ha definito «granitico». In effetti il «lodo»
proposto nei giorni scorsi da Fiano, e cioè che sarebbero state
portate avanti solo modifiche concordate da tutti e quattro i partiti,
ha retto bene. Anche perché, ha avvertito Renzi dalla Enews, «non sono
possibili altre leggi elettorali, purtroppo».

Durante i lavori della
Commissione Mdp con Alfredo D'Attorre ha costantemente attaccato i
pentastelalti più che il Pd, e altrettanto hanno fatto altri esponenti
bersaniani, accusando di «inciucio» il Movimento di Grillo, che ha
replicato con Luigi Di Maio, Danilo Toninelli. Mdp ha attaccato anche
il Pd, e i Dem hanno a loro volta rinfacciato con Ettore Rosato ai
bersaniani di non aver fatto nulla per cambiare il Porcellum quando
guidavano il Pd. Sia Rosato che Fiano hanno insistito non solo sulla
validità della legge, con la sua soglia al 5%, ma soprattutto sul
fatto che essa venga sostenuta da un arco di forze che rappresenta
l'80% di quelle presenti in Parlamento: quella larga maggioranza
sollecitata dal presidente Mattarella.

Un passaggio che aiuta a
«pacificare» il clima politico, hanno detto entrambi. Con un Renzi
galvanizzato che blocca le polemiche su futuribili larghe intese
invitando al voto utile: quello al Pd a scapito dei «piccoli». E
Roberto Giachetti, responsabile riforme dei Dem, alle critiche di Rosy
Bindi e Romano Prodi ha replicato: «Chi continua a sostenere che
saremmo dovuti andare avanti con una legge di tipo maggioritario
sostiene in realtà l'opzione dello status quo e cioè di un
proporzionale puro». Infatti se non passa la riforma di Fiano rimane
l'Italicum che è un proporzionale puro con una soglia bassa, e allora
addio governabilità.Gli altri piccoli sono furiosi perché vedono
prossime le urne. Il testo Fiano, infatti, definisce già i collegi
riferendosi a quelli del 1993 per il Mattarellum, e una volta
approvata la legge non ci sarebbe bisogno di attendere che il governo
li perimetrasse, allontanando così le elezioni. I piccoli partiti
(Des-Cd, Ci, Mdp, Si) sostengono che in questo la legge è
incostituzionale, perché il riferimento è il Censimento del 1991 e non
l'ultimo, come impone la Carta.

In aula sarà uno degli oggetti di
polemica e di ostruzionismo. L'obiettivo, evitare l'approvazione in
settimana nella speranza che M5s, se andrà male alle amministrative,
si ritiri dal patto a quattro. E contro le urne in autunno si sono
pronunciati non solo Pierluigi Bersani («è da irresponsabili»), ma
anche Romano Prodi, che chiede di approvare prima la Legge di
Bilancio, e la presidente della Camera Boldrini: «Non c'è automatismo
tra approvazione della legge elettorale e urne anticipate». Ma in casa
Dem si fa il discorso opposto: pensare di approvare la Legge di
Bilancio con i piccoli pronti all'imboscata, questo sì è da
irresponsabili.

DOMENICA SI VOTA

Mille sindacida eleggere:in nove milioni
ai seggi

Al via il conto alla rovescia per la tornata elettorale per il rinnovo
dei consigli comunali e l'elezione diretta dei sindaci per 1.005
municipi, appuntamento che riguarderà - tra regioni a statuto
ordinario e speciale - 9 milioni 208.639 elettori, che esprimeranno il
proprio voto in 25 comuni capoluogo di provincia, di cui 4 capoluoghi
di Regione, e 161 con più di 15mila abitanti. Il turno di
ballottaggio, che si terrà la seconda domenica successiva a quella del
primo turno e al quale partecipano i due candidati a sindaco più
votati, riguarda i comuni con popolazione superiore ai 15mila
abitanti, nel caso nessuno abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei
voti; oppure, ancora per i Comuni con più di 15mila abitanti, se i due
candidati abbiano avuto un numero pari di voti. Sono 21 i capoluoghi
di Provincia che andranno al voto (Alessandria, Asti, Belluno, Como,
Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza,
Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Verona, Taranto e
Trapani) e 4 capoluoghi di regione (Palermo, Genova, Catanzaro e
L'Aquila). Superano i 100mila abitanti: Genova, Monza, Padova,
Palermo, Parma, Piacenza, Taranto e Verona.di Michele

EspositowROMAPrendete i collegi del Mattarellum, legateli al principio
di supremazia della quota proporzionale fermo restando l'impossibilità
del voto disgiunto: il risultato sarà che, rispetto alla legge che
porta il nome del presidente della Repubblica, distribuire i candidati
nei 225 collegi della Camera e nei 112 al Senato sarà un rebus
complicatissimo. Sono i collegi, infatti, uno degli elementi chiave
del «Fianum». Il taglio di quelli uninominali da 303 a 225 ha infatti
ridotto al minimo ma non ha eliminato del tutto il rischio che un
vincitore di un uninominale poi non approdi in Parlamento. Ma c'è un
altro nodo che emerge in queste ore: Pd, Fi, M5s e Lega hanno deciso
di applicare alla Camera la mappatura dei collegi che il Mattarellum
affidava al Senato.

Per Palazzo Madama, invece, si è scelto di
accorpare i collegi a due a due (tre, in un caso) arrivando a quota
112. Ma, è la protesta che monta tra alcuni parlamentari, questa
mappatura rischia di essere incostituzionale. Il motivo? Fotografa
un'Italia di 24 anni fa. Il Mattarellum, infatti, fa riferimento al
censimento del 1991 laddove, da lì ad oggi, ce ne sono stati altri
due. E i sostenitori di questa tesi portano ad esempio una relazione
del Servizio Studi della Camera che, già nel 2005, rilevava la non
omogeneità dei collegi del Mattarellum agli ultimi dati sulla
popolazione in Italia.

La mappatura «si è fatta senza tenere in alcun
conto l'elemento di omogeneità e proporzionalità dei collegi alla
popolazione. In nessun Paese europeo si fa così», sottolinea il
senatore Mdp Federico Fornaro secondo cui c'è il serio rischio di un
vizio di costituzionalità. E, per Fornaro (ma anche per Gian Luigi
Gigli di Des-Cd e per i Civici e Innovatori) ad essere infranto
sarebbe l'articolo 56 della Carta secondo il quale la ripartizione dei
seggi tra le circoscrizioni tiene conto della popolazione «quale
risulta dall'ultimo censimento generale». A ciò vanno aggiunte alcune
criticità sollevate per alcuni collegi al Senato.


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Federico Marini
skype: federico1970ca

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