giovedì 21 dicembre 2017

Rassegna stampa 21 Dicembre 2017

Unione Sarda

Premi a pioggia ai dirigenti, ignorata la legge che li elimina Inapplicata la norma del 2014 sulla meritocrazia. Agus (Cp): brutto segnale ai cittadini

«Il complesso sistema di valutazione per l'anno prossimo dovrà essere rivisto». Nelle delibere della Giunta regionale che negli ultimi anni hanno attribuito le retribuzioni di risultato ai dirigenti c'è sempre stata questa frase. Peccato che la revisione continui a essere rinviata e l'unica cosa puntuale sia l'ottimo in pagella ai 192 capi dell'inefficiente burocrazia regionale (enti e agenzie compresi). Un ottimo che dà luogo al massimo del premio previsto: 30mila euro (lordi) per i direttori generali e circa 20mila per i dirigenti di servizio e i dirigenti ispettori. In termini assoluti significa una cifra vicina al milione di euro. Tanti soldi.

LA LEGGE IGNORATA E pensare che a fine 2014 la stessa maggioranza che governa oggi approvò una legge (la 24 su “Disposizioni urgenti in materia di organizzazione della Regione”) che avrebbe dovuto sanare l'anomalia dei premi a pioggia. All'articolo due, tra le altre cose, è scritto che... «i sistemi di valutazione sono improntati a criteri di merito e di selettività tali da evitare la distribuzione di incentivi, o trattamenti in maniera indifferenziata o sulla base di automatismi». Una norma, questa, voluta dalla commissione che dopo un lunghissimo dibattito emendò la proposta della Giunta che prevedeva criteri molto generici e lasciava, dunque, margini di discrezionalità all'organo politico.

«ASSESSORI INATTENDIBILI» Invece nulla: anche la legge è stata ignorata ancora una volta. Francesco Agus, presidente della Commissione autonomia del Consiglio regionale, è indignato. «In una fase di grave delegittimazione che l'istituzione autonomistica subisce a livello nazionale è grave che buone leggi, nate con lo scopo di migliorare la qualità dei servizi pubblici e stabilire principi meritocratici nell'amministrazione pubblica, non trovino applicazione», attacca il consigliere di Campo progressista.

«Già lo scorso anno chiedemmo il rispetto della legge e l'assessore competente ci diede garanzie come ha fatto l'assessore Spanu tre mesi fa in commissione. Ma non è stato così. Noi non vogliamo fare il processo ai burocrati della Regione», conclude Agus, «ma se è possibile che ce ne siano molti bravi è impossibile che tutti siano bravissimi: è la sconfessione totale della meritocrazia e a perderci è la credibilità dell'ente. Peraltro stiamo aumentando i costi perché striamo pagando un organo di valutazione che non serve granché».

IL CONTRATTO Il nuovo contratto dei dirigenti avrebbe dovuto costituire un passo verso il cambiamento. Ma così non è stato. Nell'ipotesi di accordo firmata martedì al Coran (Comitato per la rappresentanza negoziale) da Cgil, Uil, Sdir e Sadirs, buona parte del premio di risultato viene spostato nella retribuzione di posizione, cioè una delle parti fisse del contratto. Significa che quando la legge 24 sarà finalmente applicata e i voti (e di conseguenze i premi) valuteranno realmente le performance, i dirigenti avranno comunque le spalle coperte.

UNA NUOVA OCCASIONE Ma un'altra occasione c'è: l'imminente discussione sulla parte normativa del contratto (quella che è stata siglata martedì è la parte economica). «A breve ci siederemo ancora al tavolo con il Coran per completare il percorso intrapreso ed affrontare i diversi temi della parte contrattuale normativa ed in primo luogo il delicato tema della razionalizzazione del sistema di valutazione dei dirigenti», scrivono in una nota i segretari di Cgil-Fp (Nino Cois), Uil-FFpl (Giampaolo Spanu), Sadirs (Corrado Rossi) e Sdirs (Cristina Malavasi).

Mentre la Cisl, che per ora non ha firmato, ribadisce le motivazioni: «Il contratto era l'occasione per dare un assetto nuovo e moderno alla valutazione, invece tutto resta inalterato nonostante gli annunci degli assessori», commenta Davide Paderi, leader regionale della Cisl-F. «Livellare tutto significa non dare valore a chi merita di più».

Fabio Manca


Aerei, un Natale da tutto esaurito
Le statistiche di Assoaeroporti: a novembre un nuovo crollo dei
passeggeri ad Alghero
Alitalia aumenta i posti, ma in alcune date volare è impossibile

Un ritocco dopo l'altro. I posti in aereo non bastano e a pochi giorni
dal Natale arriva l'ultima aggiunta: Alitalia mette in circolo nuovi
biglietti, tra voli in più e aumenti di capienza. Fino al 9 gennaio
saranno 115mila i posti a disposizione di una continuità territoriale
che va sempre stretta ai passeggeri sardi.

IL TUTTO ESAURITO Rispetto ai giorni scorsi la situazione è migliorata
sulla rotta Milano-Cagliari, la più ingolfata da settimane. Ieri si
trovava qualche posto anche nelle giornate più “calde”, segno che le
iniezioni di biglietti sollecitate dalla Regione hanno dato l'effetto
sperato. Ma il calendario evidenzia ancora diversi buchi: l'emergenza
si è trasferita su Roma. Sulla linea Cagliari-Fiumicino è impossibile
prenotare un volo dal 26 al 28. Sulla tratta inversa il “tutto
esaurito” va dal 21 al 24 dicembre. Problemi anche ad Alghero
(impossibile volare verso Milano il 29 e 30 dicembre) e in Costa
Smeralda, dove domani gli aerei saranno pieni sulla rotta
Milano-Olbia.

LE AGGIUNTE La Regione ieri ha annunciato nuovi «aumenti di capienza
sulle rotte aeree Alitalia» sino al prossimo 9 gennaio. L'ultimo
intervento al piano voli porta a «un incremento del 63,5% dei posti
minimi stabiliti in base al decreto di imposizione degli oneri di
servizio, un valore nettamente superiore anche rispetto alla cifra del
+50% concordata nell'ultimo comitato di monitoraggio convocato
dall'assessore ai Trasporti Carlo Careddu», fanno sapere
dall'amministrazione regionale. Fino ad ora sono state messe in
vendita 115.822 poltrone, ovvero 44.986 in più del previsto. I voli
totali nello stesso periodo e nelle stesse rotte sono 698 con picchi
di 23 collegamenti il 23 dicembre sull'asse Cagliari-Milano o i 18
(nello stesso giorno) sulla linea Cagliari-Roma.

«Le percentuali di
incremento in alcune giornate superano quindi anche il 200%, come
sulla Alghero-Linate-Alghero il 23 dicembre con 896 posti in vendita e
sulla Cagliari-Linate-Cagliari nella stessa data con 3620 poltrone
disponibili e si aggirano intorno al 150% nella settimana del
controesodo: per esempio 171% di posti in più il 7 gennaio con 696
posti in vendita sulla Alghero-Linate o il 153% di poltrone aggiuntive
lo stesso giorno nel collegamento da Cagliari a Milano», spiega la
Regione.

LA POLEMICA Nonostante le aggiunte non mancano le polemiche. La
continuità a singhiozzo di questi giorni è legata, secondo il
coordinatore regionale di Forza Italia Ugo Cappellacci, alla
cancellazione della Ct2 per Verona, Napoli, Bologna e Torino. «Questa
follia ha “dirottato” su Roma e Milano buona parte dei passeggeri,
costretti a itinerari più lunghi e costosi, e ha fatto sballare la
disponibilità di posti sulla continuità principale». Cappellacci punta
il dito contro la Giunta, che «ha fatto scadere la Ct1 varata da noi
nel 2013, quella con la tariffa unica, senza riuscire ad assegnare un
nuovo bando. Ora tirano a campare con le proroghe e con contratti
aggiuntivi, che sono molto costosi.

Per parlare di numeri, dei 4
milioni di passeggeri festeggiati da Cagliari-Elmas la metà ha volato
con la nostra continuità: circa 2 milioni. Se pensate che un
visitatore spende circa 100 euro al giorno e si trattiene per 4
giorni, basta una semplice moltiplicazione per comprendere il danno
economico che potrebbe derivare dalle “non scelte” di Pigliaru e
compagni», conclude Cappellacci.

LE STATISTICHE Nel frattempo, secondo le statistiche di Assoaeroporti,
il mese di novembre non ha sorriso allo scalo di Alghero: rispetto
allo stesso periodo del 2016 (già in calo se confrontato con gli anni
precedenti) la perdita di passeggeri è del 15,9 per cento. In un mese
il traffico è stato di 51mila viaggiatori, due anni fa sfiorava i
90mila. L'aeroporto di Cagliari invece guadagna l'11,2 per cento,
quello di Olbia cresce del 13,4 per cento. (m. r.)

INTERVISTA. Cappellacci: «Pd in caduta, M5S è solo mal di pancia»
Il leader di Forza Italia vicino a una candidatura per Roma

Primi alle Politiche, primi alle Regionali. Ugo Cappellacci mette da
parte i dubbi: «Le urne ci daranno ragione». Il coordinatore regionale
di Forza Italia è sicuro che gli azzurri usciranno vincitori dai
prossimi appuntamenti elettorali. L'ex governatore cerca anche
possibili alleati e tende la mano ai sardisti. Non esclude di scendere
direttamente in campo per la guida della Regione: «Se Berlusconi mi
mandasse un segnale in questo senso, ci penserei seriamente». In
realtà il futuro sembra già guardare verso Roma: «Il presidente mi ha
chiesto la disponibilità per il Parlamento».

Teme di più il Movimento 5 Stelle o il Partito democratico?
«Nessuno dei due. Il Pd è reduce da un fallimento ed è ai minimi
storici nel gradimento. Il Movimento 5 Stelle incarna il malcontento e
fa presa solo su chi vuole votare contro tutto e contro tutti».

Il centrodestra sarà compatto?
«Credo di sì. I segnali, a livello regionale, vanno in questa
direzione, come credo anche sul nazionale. Ci sono delle forze che si
coagulano attorno ai valori del centrodestra».

In Sardegna Forza Italia è ancora un partito unito?
«Diciamo che lo è di nuovo. Questo grazie alla leadership di
Berlusconi, che riesce a mettere tutti d'accordo».

Le divisioni sono alle spalle?
«Da un anno abbiamo avviato un percorso per mettere insieme tutte le
varie anime nell'ottica di un ragionamento costruttivo e unitario».
Ha parlato della leadership di Berlusconi: decide ancora tutto lui?
«Con una risorsa di questa portata sarebbe un crimine non riservare al
presidente le decisioni importanti».

Per le prossime politiche Berlusconi ha parlato di rinnovamento. Sarà
così anche nelle liste sarde?
«Assolutamente sì. I candidati saranno in equilibrio tra rinnovamento
e tradizione. Abbiamo sindaci e consiglieri regionali capaci, ma
guardiamo anche al mondo delle professioni e a chiunque sia in grado
di rappresentare una risorsa».

Lei sarà tra i candidati?
«Sono a disposizione di Berlusconi che me lo ha chiesto e ho risposto “sì”».
C'è qualche altra candidatura sicura?
«Per il momento nessuna. Nei prossimi giorni a Roma discuteremo di
collegi e di metodo».

Crede che il Partito sardo d'Azione sarà vostro alleato?
«Me lo auguro, perché incarna a pieno i nostri ideali. Siamo prima di
tutto sardi e poi italiani».

Le alleanze però hanno un prezzo.
«Saremo disposti a dare loro la dignità che meritano».

I sardisti vogliono tornare in Parlamento. Disponibili a offrire un
seggio blindato?
«Personalmente sì, ma c'è una coalizione e il partito con cui prima è
necessario discutere».

Avrete donne candidate?
«Sì e anche in posizioni eleggibili».

Su quali temi punterà Forza Italia?
«A livello nazionale sull'abbattimento delle tasse con la “Flat tax”,
il credito di imposta fino a 5 anni per chi assume giovani e sulla
sicurezza: diciamo basta all'immigrazione selvaggia».

In Sardegna?
«Fiscalità, zona franca, trasporti e lavoro. Ma il lavoro vero e di
qualità, non quello raccontato dalle statistiche, che tengono conto
anche se una persona ha lavorato un solo giorno».

Un pronostico per le elezioni politiche?
«Mi hanno insegnato che il sondaggio più attendibile è quello che
viene fuori dalle urne».

Però Forza Italia è il partito dei sondaggi.
«Siamo vicini al 40%, considerato quanto recuperiamo in campagna
elettorale siamo tranquilli».

Accetterebbe un governo di emergenza con il Partito democratico?
«Io no e per quanto ne so nemmeno Berlusconi».

I temi sardi fanno pensare alle prossime regionali. Lei si ricandiderebbe?
«Sono per il rinnovamento, ma allo stesso tempo resto un uomo di
partito e quindi sono a disposizione».

Se Berlusconi glielo chiedesse?
«Ci penserei seriamente».

Cosa vi differenzia dai vostri alleati?
«Noi siamo il centro, alleato con la destra. Abbiamo molti valori in comune».

Attualmente in Forza Italia c'è qualcuno che incarna il candidato
ideale per la Regione?

«Sono tanti e risulta difficile individuarne uno. Parlamentari,
sindaci, consiglieri regionali: c'è solo l'imbarazzo della scelta».
I partiti della coalizione, però, vogliono avere una possibilità di
esprimere il candidato. La soluzione sono le primarie o c'è il rischio
di rottura?

«Serve il buonsenso per trovare una persona in grado di rappresentare
il progetto complessivo».

E se la decisione dovesse arrivare da Arcore?
«Se Berlusconi decide è perché ha individuato la persona giusta grazie
alla sua lungimiranza». Matteo Sau


MUNICIPIO. Rodin il politico più ricco
Tra i quarantaquattro Giorgia Melis è quella che guadagna meno
Giunta e Consiglio, on-line le dichiarazioni dei redditi

Comune promosso nell'operazione trasparenza. Sono on-line le
dichiarazioni dei redditi della Giunta e del Consiglio comunale (solo
la consigliera Gabriella Deidda del Psd'Az, così come già accaduto
l'anno scorso, non ha dato il consenso per la pubblicazione).
Prendendo in esame il reddito annuo complessivo lordo relativo al
2016, tra i 44 politici del palazzo di via Roma il più ricco è il
consigliere comunale del Pd, Fabrizio Rodin con 184mila euro, tremila
in più dell'esponente di Forza Italia, Alessandro Balletto. La più
povera è Giorgia Melis del Pd con 2.711 euro.

LA GIUNTA Tra i banchi della giunta non c'è partita. Maria Luisa
Marras, vice sindaca e assessora alla Mobilità, stacca tutti con un
reddito da 125mila euro quasi il doppio del primo cittadino, Massimo
Zedda (con 68mila). Gianni Chessa chiude la graduatoria tra gli
assessori con un reddito da 21mila euro.

CONSIGLIO Tra i banchi dell'aula il “Paperon de Paperoni” è l'avvocato
Rodin (consigliere del Pd) seguito a ruota dal commercialista di Forza
Italia, Balletto. Altri tre consiglieri sopra i centomila euro
(Piergiorgio Massidda, Francesco Stara e Andrea Dettori). Quattro gli
esponenti politici che hanno dichiarato meno di diecimila euro:
Pierluigi Mannino, Matteo Massa, Maria Antonietta Martinez e Giorgia
Melis. (m. v.)

-----------------
Federico Marini

skype: federico1970ca

Nessun commento:

Posta un commento