venerdì 22 dicembre 2017

Rassegna stampa 22 Dicembre 2017

Una legge contro i mariti killer - Femminicidio: il Senato dà il via libera al testo nato nell'Isola Più tutele per gli orfani dei crimini domestici e ergastolo per chi uccide il coniuge

Senza casa, senza soldi, senza tutele, dopo aver perso uno dei genitori - nella maggior parte dei casi, la madre - e spesso con l'altro in carcere. Storie vere, terribili, dei figli delle vittime di femminicidio, che ora avranno più garanzie e aiuti da parte dello Stato: dopo l'ultimo passaggio in Senato, la nuova tutela per gli orfani dei “crimini domestici” è legge. Un testo pensato e scritto in Sardegna: «Questa era una legge complessa, prevede modifiche al codice penale, a quello di procedura, non era una passeggiata. Quasi non ci credo, se penso che l'ho scritta nel mio studio», racconta la consigliera regionale Anna Maria Busia, pochi minuti dopo la vittoria a Palazzo Madama. Con lei c'è Roberto Capelli, deputato e primo firmatario del disegno di legge.

LE NOVITÀ Innanzitutto, sono previste pene maggiori: ora l'omicidio del coniuge (o del convivente) viene equiparato a quello dei genitori o dei figli, diventando così una fattispecie aggravata per cui è previsto l'ergastolo. Ma a cambiare saranno soprattutto le tutele per i figli delle vittime. Come Vanessa Mele di Mamoiada - una delle ispiratrici, con la sua storia, della legge - che dopo aver perso la madre ha combattuto quasi vent'anni per riavere la casa dove abitava e per cambiare cognome, abbandonando quello del padre omicida.

Gli orfani dei crimini domestici adesso potranno accedere al gratuito patrocinio, a prescindere dal reddito. Lo Stato si farà carico delle spese sia nel processo penale che in quello civile. Le nuove tutele si applicheranno ai figli minorenni e maggiorenni della vittima di un omicidio commesso dal coniuge (anche se separato o divorziato), dal partner di un'unione civile o dal convivente. Per garantire il risarcimento dei danni a favore dei figli, il pubblico ministero avrà l'obbligo di chiedere il sequestro conservativo dei beni dell'indagato. Gli orfani potranno ottenere una provvisionale del 50 per cento del danno.

LA PENSIONE Cambieranno anche le regole per le pensioni. Durante il processo, l'assegno di reversibilità sarà percepito dai figli della vittima e non dal coniuge accusato di omicidio. Infine, il Fondo per le vittime di mafia, usura e altri reati verrà esteso anche agli orfani di crimini domestici, che potranno contare su una dotazione di 2 milioni di euro all'anno per borse di studio e per il reinserimento lavorativo.

I COMMENTI Una legge partita dalla Sardegna e «fatta di tante tappe», come ha spiega il senatore del Gruppo misto Luciano Uras, che ricorda tutte le iniziative a sostegno del testo. Dal dibattito in Senato del libro “Carezze di sangue” della giornalista dell'Unione Sarda Maria Francesca Chiappe, che ha raccontato la storia di Dina Dore, al «lavoro incessante di tutte le senatrici», all'impegno del presidente Pietro Grasso «che ha sostenuto l'esigenza di completare l'iter legislativo» a un passo dallo scioglimento delle Camere. E proprio Grasso ha celebrato l'approvazione della legge con un tweet: «Un provvedimento giusto, che ha lo scopo di sostenere le vittime di una atroce violenza».

La presidente della Camera Laura Boldrini parla di «atto di civiltà», mentre Roberto Capelli, primo firmatario della legge, commenta: «È una gran bella sensazione riuscire a far bene il proprio dovere». Per Caterina Pes, deputata del Pd tra le sostenitrici della legge, il provvedimento «va a tutelare dal punto di vista legale ed economico la vita di quelle che sono le vittime che sopravvivono a questo tipo di tragedie: i figli. Si tratta di una legge che mancava e che mette in evidenza l'impegno del Parlamento a proseguire un percorso che era iniziato con la ratifica della Convenzione di Istanbul e con la legge sul femminicidio», conclude Pes. Il disegno di legge è stato approvato con 165 sì (5 no e un astenuto), ha raccolto voti sia dalla maggioranza che dall'opposizione.

In senato la relatrice è stata Monica Cirinnà (Pd): «Un minore che perde la madre perché uccisa dal padre o dal convivente rimane privo di entrambe le figure genitoriali di riferimento. Questi minori», dice la senatrice, «sono vittime di un abnorme violenza domestica, crescono con forti disagi psicologici ritenendo che la violenza sia normale o abituale». (m. r.)



Unione Sarda

INTERVISTA. Puddu: pronti a governare, M5S l'unica forza credibile
Il sindaco di Assemini: «Obiettivi le Politiche e la Regione»

Il futuro è «il Movimento 5 Stelle al governo in Italia e in
Sardegna». Per raggiungere l'obiettivo, Mario Puddu, sindaco di
Assemini, è pronto a «stare in prima linea», ma sino a maggio
dell'anno prossimo «devo rendere conto ai cittadini di Assemini». Il
candidato governatore sarà scelto dalla rete con le regionarie : «Più
che proporsi bisogna essere richiesti». Gli avversari non fanno paura:
«Il Pd ha fallito», mentre il centrodestra «punta ancora su
Berlusconi, politicamente vecchio e senza più promesse da fare».
Il Movimento 5 Stelle è solo “mal di pancia”?
«Per niente. Dove governa è un buon amministratore e fa anche
un'opposizione seria a livello nazionale. Quella del centrosinistra
nei confronti di Berlusconi era finta, infatti poi sono andati a
braccetto».

Perché vi accusano di populismo?
«Forse perché siamo contro i vitalizi. I nostri parlamentari si
dimezzano lo stipendio, ne danno una parte alle piccole e medie
imprese senza fare clientelismo. E siamo onesti».
Vi chiamano “grillini”, vi sentite sminuiti?
«Assolutamente no. Beppe Grillo è una persona passionale e la cosa non
mi dà fastidio, anzi la rivendico».
Non si parla male del capo.
«Quando Grillo mi ha chiamato, è stato sempre per darmi conforto e
supporto. Mai ordini».

Siete sempre “contro” o vi descrivono così?
«Siamo diversi, quello che diciamo in campagna elettorale lo facciamo.
La mia amministrazione ha costretto i partiti, dopo 20 anni, a
cambiare i temi della campagna elettorale. Forse perché abbiamo
approvato il Piano urbanistico e il dissesto idrogeologico non fa più
paura».

Per decidere i candidati alle politiche ci saranno le parlamentarie ?
«Certo. Verranno raccolte le candidature coerenti con i requisiti del
blog: si deve essere incensurati e non si deve superare il secondo
mandato».
Ci saranno riconferme?
«È possibile. I parlamentari sardi, a parte uno, non hanno tradito il
mandato e hanno lavorato tutti bene».
Nel Movimento ci sono correnti?
«No, perché sono l'inizio della fine e appartengono ai vecchi partiti.
Le nostre correnti sono i cittadini».
Eppure le divisioni in Sardegna non sono mancate: avete dovuto
rinunciare alle ultime regionali.
«Sono convinto che ci si presenta se si ha qualcosa da dare per
migliorare le cose. Allora non c'erano i presupposti, gli scontri
interni hanno dimostrato che non eravamo pronti. Non dobbiamo esserci
sempre e dappertutto per tenere le mani in pasta. Nel Movimento non
funziona così».

Fu Grillo a chiudere la partita.
«Ha capito la situazione. Meno male che lo ha fatto».
Alle prossime regionali ci sarete?
«Sì, stiamo lavorando per costruire un programma valido».
Le piacerebbe fare il presidente della Regione?
«Prima di tutto mi piacerebbe che a governare fosse il Movimento 5
Stelle, secondo me l'unica speranza».
Un'investitura da parte di Luigi Di Maio trasformerebbe le regionarie
in una formalità?
«Di Maio verrà in Sardegna per convincere i sardi a votarci non per
sponsorizzare me. Penseremo alle politiche, non alle regionali. Io
coordino la campagna elettorale e sino a maggio del 2018 devo rendere
conto ai cittadini di Assemini».
A maggio scadrà il mandato. Si ricandiderà alla guida del Comune?
«Vedremo. Per ora penso a finire bene questi cinque anni».
Però nel 2019 sarà in prima linea?
«Lo sono sempre, anche adesso che non sono candidato. Le mie passioni
sono Assemini, la Sardegna, il Movimento 5 Stelle e il Cagliari.
Rimarranno per sempre».

S e rinuncerà al Comune, vorrà dire che ha scelto di guardare verso Cagliari?
«Penso sia più giusto che a una persona venga chiesto piuttosto che
proporsi; oltretutto ci deve essere anche un'ondata di consensi. Il
governo della Regione è una grossa responsabilità».
Dialogare con gli indipendentisti significa allearsi?
«Il Movimento non ha mai fatto alleanze e non ne farà. Vogliamo
confrontarci con chi non ha partecipato allo sfascio degli ultimi
governi regionali per tutelare la Sardegna. Non tollero
l'atteggiamento dei ministri che promettono e i nostri rappresentanti
che si prostrano per interessi di partito. Quando governeremo
risponderemo prima ai sardi poi al M5S nazionale».

Cosa salva di questa legislatura in Regione?
«Nulla. Se sono costretto a scegliere, direi i soldi per migliorare le
scuole. Per il resto troppi carrozzoni, molte bocche di partito da
sfamare e poca meritocrazia».
Cosa pensa del Pd?
«Ha fallito ma non è fallito».
Di Maio ha fatto bene a rinunciare al confronto con Renzi?
«Benissimo. Parliamo di una persona che in quanto a cambiamenti e
bugie è peggio di Berlusconi e non era quindi il caso di perdere
tempo».
Matteo Sau

Pigliaru: stiamo puntando anche sul sociale. FI: solo fondi a pioggia
«Investiamo sui sardi» - Stanziati 17 milioni per lo studio universitario

Boccata d'ossigeno per il mondo accademico: il Consiglio regionale
stanzia 17 milioni di euro per l'università, e nel dettaglio 10 per
novemila borse di studio Ersu, 4,1 per il fondo indistinto che
consentirà di abbassare le tasse ai meno abbienti, 400mila euro per 50
nuove borse di specializzazione per i medici, 3 milioni per il fitto
casa. «È una svolta - commenta Roberto Deriu (Pd), che con il
contributo di rettori e rappresentanti degli studenti ha curato il
pacchetto di emendamenti - la Sardegna ha avuto fiducia nei suoi
giovani: investiamo su di loro e stavolta si vede».
TEMPO UTILE Soddisfatto l'assessore al Bilancio Raffaele Paci:
«Promulghiamo nella settimana del 9 gennaio ed evitiamo di andare in
esercizio provvisorio: non accadeva da anni, così diamo agli
assessorati la possibilità di spendere da subito».

SOCIALE «La parola chiave di questa finanziaria è inclusione - ha
sottolineato il presidente della Giunta, Francesco Pigliaru -
investiamo sul sociale e contro la povertà, creando occupazione anche
nel brevissimo periodo». Ancora Paci, invece, ha ripercorso i punti
più significativi della manovra da 7,7 miliardi di euro ai quali si
aggiungono i 250 milioni corrispondenti al valore movimentato con gli
emendamenti. Quattro i cardini: lavoro, sociale, università e agricoltura.

CAPITOLI Sul piano per il lavoro da 127 milioni «siamo già operativi
per la sua definizione e tra Natale e Capodanno sono previsti incontri
di approfondimento tecnico ». A questi si aggiungono i 15 milioni che
portano il Reis (reddito di inclusione sociale) a 45. Ancora: 4,5
milioni per il credito artigiano, 26 per lavori pubblici dei Comuni,
2,3 per l'integrativo dei medici di famiglia e 2,8 per il contratto
dei lavoratori di Forestas, 15 per la ricerca e 5,2 per l'università
diffusa, 3,4 per l'Arst, 3,7 per acquisto plasma e 1,5 per il piano
neve.

PAGELLE «Una finanziaria che entra in sintonia con i sardi e risponde
alle questioni più urgenti: lavoro, povertà, scuola», ha sottolineato
il presidente della commissione Bilancio, Franco Sabatini. Giudizio
severo dal capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis: «Solo
finanziamenti a pioggia varati per mettere a tacere i mal di pancia di
una maggioranza sempre più litigiosa e allo sbando».
Roberto Murgia

Gli interventi di Igea dureranno tre anni. I sindaci: vigileremo
Furtei, via alle bonifiche nella miniera dei veleni

Il futuro per lo stabilimento fermo da quasi dieci anni e per un
territorio con troppe ferite ambientali aperte lo ha tracciato il
presidente della Regione Francesco Pigliaru, sul punto più alto
dell'impianto di flottazione, un tempo utilizzato per trattare i
materiali sulfurei: «Sarebbe bello organizzare visite guidate anche
per le scuole», si è lasciato scappare il governatore guardando verso
il basso. Ipotesi di riconversione “turistica” per il sogno dell'oro.
La certezza è stata invece ieri l'avvio dell'intervento delle
bonifiche di 530 ettari dell'ex miniera d'oro di Furtei, fra cantieri,
discariche e la tanto temuta diga al cianuro.

IN MINIERA Una cerimonia sobria negli impianti, cuore della miniera.
Nessun taglio del nastro. Interventi veloci e un brindisi in stile
prenatalizio, spumante e panettone. Lavori per 56 milioni di euro,
attesi con ansia da un territorio che per troppi anni ha convissuto
con bombe ecologiche pronte ad esplodere e compromettere il settore
agricolo e zootecnico di un'area vasta. Per questo Regione e sindaci
hanno definito «storica» la giornata di ieri.

Senza dimenticare il
danno ambientale prodotto dalle società che si sono alternate nella
guida della miniera per poi scappare senza ripristinare lo stato dei
luoghi. «Ci costituiremo parte civile per un risarcimento danni»,
hanno detto i sindaci di Furtei, Guasila, Segariu e Serrenti e
l'assessore regionale all'ambiente Donatella Spano.

L'INTERVENTO Il progetto sarà seguito da Igea, società in house della
Regione. «Tutto questo sembrava impensabile tre anni fa quando avevamo
l'Igea in fallimento e 270 posti di lavoro a rischio», ha ricordato
l'assessore regionale all'industria Maria Grazia Piras, «abbiamo
risanato la situazione e affidato alla società tutte le bonifiche dei
siti minerari». Stessa soddisfazione di Pigliaru: «A Furtei siamo
passati dalle parole ai fatti».

I LAVORI Fatti che significano ruspe, ieri vicine a governatore e
assessori regionali, pronte ad entrare in funzione a Santu Miali. «I
lavori partono oggi», ha affermato il progettista Mario Cabriolu, «si
concluderanno in tre anni. Intervento complesso: 8 cantieri in 530
ettari». Gli operai lavoreranno nei cantieri minerari a Is Concas,
Santu Miali Cima e Est, Sa Perrima, Su Masoni, in due discariche,
negli impianti e nel bacino sterili, noto come diga al cianuro. Tutti
siti contaminati: arsenico, cadmio, piombo. Dati presenti nel
progetto, ma purtroppo già noti.

Cabriolu e l'amministratore unico di
Igea Michele Caria hanno aggiunto: «Saranno riempiti i vuoti minerari,
poi una copertura vegetale. I 20 ettari del bacino sterili verranno
colmati con detriti e altro materiale e le acque contaminate saranno
trattate in un impianto centralizzato, del quale andiamo orgogliosi,
per poi essere scaricate, depurate, in un fiume vicino».

CHI PAGA? L'assessore Spano ha precisato: «Non potrà però essere
applicato il principio “Chi inquina paga”. Purtroppo chi gestiva la
miniera è scappato. Il nostro è un intervento sostitutivo in danno con
nostre somme del Fondo di Sviluppo e Coesione. Spetterà ad altri enti
stabilire responsabilità. Noi ci costituiremo parte civile».

I SINDACI Annuncio condiviso dai primi cittadini. «Atto dovuto,
proprio Guasila convive da anni con la diga al cianuro», ha
sottolineato la sindaca Paola Casula. Amministratori che hanno
adottato anche azioni clamorose per sollecitare l'inizio delle
bonifiche. Il sindaco di Furtei Nicola Cau nel 2015 ha vietato con
un'ordinanza l'uso dell'acqua del rio Sa Scafa per irrigare campi o
dissetare il bestiame. Ieri ha detto: «Vigileremo sui lavori». I
colleghi di Serrenti e Segariu Andrea Fenu e Mauro Tiddia hanno
aggiunto: «Abbiamo avuto in cambio da questo sogno dell'oro solo la
distruzione del territorio. Ora si volta pagina».

I Comuni avevano
chiesto alla Regione garanzia sui circa 20 milioni di euro mancanti
per i lavori. Ieri è arrivata la rassicurazione di Pigliaru: «Li
troveremo in breve tempo. Non lasceremo il progetto a metà».
Antonio Pintori

VIA CARPACCIO. «Area3 non chiude» Il sindaco rassicura i volontari di Arcoes
Il centro comunale non cesserà la sua attività

Dopo tre ore di attesa si apre uno spiraglio: «Le attività di Area3
proseguiranno». L'impegno ufficiale del sindaco Massimo Zedda arriva
al termine del Consiglio di Pirri, davanti a una piccola - ma
agguerrita - delegazione del Comitato spontaneo che da ottobre si
oppone alla chiusura del centro polivalente di via Carpaccio. Una
svolta inattesa, dopo un mese di silenzio e diversi sit-in di protesta
che hanno mobilitato mezzo quartiere. E non solo.
IL BLITZ Si sono ritrovati ieri pomeriggio, in quaranta circa, nel
Municipio di via Riva Villasanta, per cercare di cambiare il finale di
una storia apparentemente già scritta. Perché entro il 2 gennaio lo
stabile comunale di Mulinu Becciu dovrà essere sgomberato. Così come
stabilito dall'amministrazione che dopo diverse proroghe concesse ad
Arcoes (l'associazione per dodici anni ha gestito le attività del
Centro polivalente), ha bandito una nuova gara. «Assolutamente
necessaria», sottolinea il primo cittadino davanti alla delegazione.
«Non lo mettiamo in dubbio», ribadiscono i cittadini. «Ciò che
vogliamo è evitare la chiusura di una realtà perfettamente funzionante
e fondamentale per il quartiere e per altri rioni della città».
IL SINDACO «La gara è stata aggiudicata, non so a chi, ma il Centro
non chiuderà», assicura il sindaco.

«Non è mia intenzione stravolgere
il lavoro fatto né escludere le associazioni che ci lavoravano»,
spiega. «Queste sono state le mie indicazioni, se le cose dovessero
andare diversamente sono pronto a interloquire con chi ha vinto il
bando», anticipa. «Ovviamente non posso intervenire sulle procedure di
gara, ma nemmeno ignorare la vostra petizione». Salta fuori anche
un'ulteriore possibilità: un eventuale trasloco. «Che sia nella
struttura di via Carpaccio o in un'altra area inutilizzata del rione,
come la circoscrizione, le attività andranno avanti».

IL COMITATO Gli irriducibili abbozzano un sorriso. «Siamo parzialmente
soddisfatti», commenta Alessandro Capra, uno dei promotori del
comitato e della raccolta firme che ha superato quota cinquemila.
«L'impegno del sindaco ci fa ben sperare, ma per ora restiamo vigili.
Ci lascia perplessi il fatto che non conoscesse nel dettaglio il
bando». Sara Dal Cortivo e Luciana Muzzetto mettono le mani avanti:
«Adesso aspettiamo fiduciosi. Se le cose dovessero andare diversamente
decideremo come agire. Non escludiamo l'occupazione».
Sara Marci

La Nuova

Cinque mesi al sindaco di Desulo per omissione di atti di ufficio. Pena sospesa
Non fece abbattere i maiali Condannato Littarru

di Enrico Carta
ORISTANO
Due maiali da abbattere. Cinque mesi di condanna per una firma mai
posta. Un problema che la Sardegna si trascina da quarant'anni.
Un'archiviazione che invece è talmente fresca da non essere ancora
stata formalmente comunicata a chi sperava di vedere indicati i nomi
dei colpevoli del procedimento. La giornata nerissima del sindaco di
Desulo, Luigi Littarru, è tutta in questi quattro elementi. La
concluderà in Comune, al lavoro come tutti gli altri giorni, ma è solo
contorno rispetto al centro dell'azione che si è invece svolta quasi
per intero al tribunale di Oristano, competente per territorio.È qui
che i giudici del collegio lo condannano per omissione d'atti
d'ufficio. Gli concedono com'era inevitabile le attenuanti e la
sospensione condizionale della pena, ma decidono che la colpevolezza
per quel che accadde all'inizio del 2016 tra le campagne e il
municipio di Desulo fosse una sua responsabilità.

Il bubbone che ha poi
portato il primo cittadino a finire sotto processo, scoppia quando in
un allevamento alcuni maiali risultano positivi al virus della peste
suina. La Regione ha deciso di dare una stretta dopo 39 anni di
incertezze e misure inadeguate. A Cagliari è stata appena formata
l'Unità di Progetto che deve provvedere proprio al monitoraggio della
malattia negli allevamenti dell'isola e procedere a far eseguire
l'immediato abbattimento dei capi infetti. All'inizio del 2016 il
focolaio viene individuato nella campagne di Desulo, ma l'accordo
sulla procedura da attuare è tutt'altro che scontato.I veterinari
della Regione invitano il sindaco a firmare l'ordinanza di
abbattimento, il primo cittadino ribatte che non è suo compito.

Ormai il clima in paese è rovente nonostante sia pieno inverno. Sulla strada
che porta all'allevamento infetto, un vero e proprio blocco formato da
auto e persone diventa una barricata inespugnabile persino per gli
agenti del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale che invano
provano una prima volta a raggiungere la zona. La tensione è davvero
alle stelle ed è in una situazione come questa che Luigi Littarru
sceglie di non firmare l'ordinanza di abbattimento ritenendo di non
essere lui l'autorità deputata a farlo.

Poche giorni dopo gli uffici
regionali presentano l'esposto che ben presto si trasformerà in
un'indagine con un solo nome iscritto sul registro degli indagati. Il
processo dura diverse udienze e la battaglia legale tra il pubblico
ministero Andrea Chelo e l'avvocato difensore Giancristian Melis si
gioca interamente sulla questione della responsabilità di quell'atto.
La settimana scorsa la pubblica accusa chiede sei mesi, ieri ne
arrivano cinque di condanna con il sindaco quanto mai contrariato per
l'esito del processo e deciso a fare appello.Sembra il normale corso
di un procedimento, non fosse che in ballo ce n'è un altro. Meglio
dire che ce n'era un secondo il quale da ieri è finito nel cassetto
con un provvedimento di archiviazione perché il reato è stato compiuto
da ignoti. Formula procedurale per spiegare che le indagini non sono
arrivate a scoprire i colpevoli. Gli inquirenti cercavano chi, nel
febbraio del 2016, aveva sparato alcune fucilate contro la finestra
della casa dello stesso Luigi Littarru.

È un attentato, poteva essere
qualcosa di molto più serio se qualcuno si fosse trovato in quel
momento lungo la direzione del proiettile. Ma non è un attentato
qualunque perché la procura oristanese lo collega immediatamente a
quanto sta accadendo in quelle settimane a Desulo. Il legame con la
questione peste suina è il più immediato e l'inchiesta batte con
insistenza quella pista. Mentre gli inquirenti si affannano senza
esito nelle ricerche del colpevole dell'attentato, il procedimento per
omissione d'atti d'ufficio corre spedito. In meno di due anni, tempo
certamente lodevole, si riesce ad arrivare alla sentenza di primo
grado senza troppe difficoltà. È più o meno lo stesso tempo che serve
anche per arrivare alla conclusione del secondo provvedimento, quello
che forse amareggia di più il primo cittadino. L'eco delle fucilate
non è ancora lontana.

Furtei, investiti 65 milioni per risanare 500 ettari pieni di arsenico e cianuro
Regione: al via la bonifica della miniera dei veleni

di Luca RojchwCAGLIARIIl più tarocco degli Eldorado ha lasciato
nell'isola solo debiti e veleni. La favola della miniera di Furtei è
tragica. Non c'è lieto fine. Non c'è oro, solo arsenico. Nel 2009 la
Sardinia Gold Mining fallisce per sempre. Dopo avere affettato e
tritato per dieci anni le colline intorno a Furtei alla ricerca di
polvere d'oro, argento e rame. Il bottino complessivo è poca cosa. Più
o meno 80 milioni di euro. I posti di lavoro anche meno: solo 42. In
dieci anni sono stati estratti quattro tonnellate e mezzo d'oro, 6
mila d'argento e 15 mila di rame.Ma in compenso ci sono 540 ettari di
terreno avvelenati da cadmio, arsenico, cianuro e altri metalli
pesanti. Una diga grande 11 ettari con 2 milioni di tonnellate di
fanghi tossici. Accanto un invaso che contiene una tonnellata di
cianuro di sodio e 30mila litri in soluzione.

La Regione aveva il 10
per cento della società ed è rimasta, attraverso l'Igea, in questi
anni a presidiare il sito, in attesa che partissero le bonifiche.La
svolta. Ma questa volta ci potrebbe essere una rinascita per le
colline intorno a Furtei. La Regione ha investito 65 milioni di euro
per bonificare l'area e ha fatto partire i lavori. Tre anni per
cancellare l'avvelenamento. I 530 ettari di aree inquinate sono in
attesa dal 2009, anno di fallimento della Sardinia gold mining, di
essere bonificate. In questi anni l'Igea, la società in house della
Regione, ha mantenuto il sito in sicurezza in attesa delle attività di
bonifica, partite grazie all'impegno della giunta guidata da Francesco
Pigliaru. Sarà l'Igea, che in questi due anni ha definito i progetti
di risanamento, a portare avanti gli interventi. Il costo è di 65
milioni. Il governatore.

È una delle prime volte che la bonifica di un
sito inquinato da promessa si trasforma in realtà. Pigliaru non
nasconde la soddisfazione. «Parte un cantiere fondamentale non solo
per questo territorio - spiega Pigliaru -, ma per tutta la Sardegna.
Abbiamo lavorato con determinazione per far partire la bonifica. Siamo
molto orgogliosi di aver raggiunto l'obiettivo con l'Igea. Tutti
ricordiamo che solo qualche anno fa le lavoratrici di Igea avevano
occupato una miniera per segnalare la gravità della situazione. In
pochi ci credevano, ma noi abbiamo investito risorse ed energie. Buona
parte del progetto su Furtei è già finanziato. E se serviranno altre
risorse non avremo difficoltà a trovarle».

Soddisfatto anche
l'assessora Donatella Spano. «Abbiamo raggiunto un altro traguardo -
spiega -. Possiamo dare ai sardi risposte certe sul risanamento
ambientale, sul quale questa Giunta si è impegnata su tutto il
territorio. Bonifiche che per la loro complessità richiedono tempi
lunghi». Con loro anche l'assessora Maria Grazia Piras. «L'Industria
coordinerà gli interventi attraverso l'Igea. Serviranno a restituire
spazi preziosi. Spesso si parla di equilibrio tra ambiente e attività
produttive. Furtei era una ferita in un territorio che non ha avuto né
sviluppo né tutela dell'ambiente». Operazione complessa. Risanare il
sito di Furtei sarà molto complesso. Ci sono vasche colme di cianuro,
mercurio, ferro, piombo, cadmio.

Pozzanghere all'arsenico e allo
zolfo. Bacini dalle pareti che trasudano metalli pesanti. Invasi pieni
di xantati. Nocivi. La 131. Sul disastro di Furtei è intervenuta anche
la magistratura, con la richiesta di rinvio a giudizio per alcuni
dirigenti della Sardinia gold mining . Ma c'è anche un altro filone di
inchiesta su cui lavora la procura. Dieci chilometri della 131 sono
stati realizzati usando come base per costruire la strada gli scarti
tossici di lavorazione dell'ex miniera di Furtei. A testimoniarlo le
perdite, sempre più consistenti dei terrapieni di cemento armato lungo
il tratto incriminato.

Il rischio è avvelenare anche quell'area
intorno ai 10 chilometri di strada. L'unica febbre dell'oro che
l'isola rischia è quella del suo prezioso territorio, avvelenato dai
resti tossici della miniera.

Pigliaru loda la manovra: così l'isola potrà crescere

politica regionale
di Alessandro Pirina
CAGLIARI. Lavoro, politiche sociali, agricoltura, università. Sono
questi i quattro pilastri della Finanziaria regionale da 7,7 miliardi
di euro. Ieri sono stati votati gli ultimi articoli della legge di
bilancio, ma il via libera definitivo alla manovra è previsto per il 9
gennaio, senza incorrere nell'esercizio provvisorio. Ed è questa la
prima soddisfazione che si è preso l'assessore al Bilancio, Raffaele
Paci. «Essere puntuali è importante perché si dà la possibilità agli
assessorati di poter spendere da subito, risultato per il quale
ringraziamo tutto il Consiglio regionale. Non può essere solo la
giunta a fare tutte le valutazioni, è all'interno del dibattito che si
fanno interventi qualificati».

Parole simili le pronuncia anche il
governatore Francesco Pigliaru. «Questa Finanziaria ha un segno molto
preciso e la parola chiave è inclusione - afferma -. Siamo riusciti a
costruire dentro la manovra uno spazio importante per occuparci dei
più deboli, di chi ha in questo momento più bisogno, per non lasciare
nessuno indietro. Tutto questo mantenendo lo sguardo lungo sul futuro
come dimostrano gli investimenti per le nuove generazioni, dalla
scuola all'università sino alla ricerca, così come quelli mirati a
innescare meccanismi virtuosi di crescita e sviluppo».Lavoro. Il primo
punto della manovra è il lavoro. La Cgil aveva chiesto un piano
straordinario di 100 milioni di euro, la giunta ne ha stanziati 127.
«La manovra - spiega Paci - punta a potenziare la ripresa rafforzando
il tessuto economico, sociale e lavorativo della Sardegna». Sul lavoro
l'assessore annuncia che già a cavallo delle festività sono previsti
incontri tra i sindacati e la maggioranza per riempire il Piano di
contenuti. Sociale. Il Reis è stato uno dei temi più dibattuti
all'interno della stessa maggioranza.

In più di una occasione Mdp
Articolo 1 aveva minacciato il no alla manovra se non fosse stato
incrementato il reddito di inclusione sociale. La richiesta, anche su
sollecitazione dell'Anci, è stata accolta e il Reis passa da 30 a 45
milioni di euro annui, che vanno ad aggiungersi ai 30 milioni statali
del Rei. In totale, dunque, i Comuni potranno usufruire di 75 milioni,
a fronte di un fabbisogno di 66. Altri interventi. Nella manovra 600
milioni di euro per il Fondo unico per i Comuni, più altri
stanziamenti che innalzano l'importo complessivo per gli enti locali a
oltre un miliardo e 300 milioni.

E ancora 26 milioni per i lavori
pubblici nei comuni, 10 milioni per le borse di studio Ersu che
portano a 22 la dotazione complessiva, 3,7 milioni per l'acquisto di
sangue, 2,3 milioni all'anno per il contratto integrativo di medici di
famiglia, 3,4 milioni per Arst. E poi 20 milioni per il settore non
ovicaprino, 2,4 milioni all'anno per tre anni per il patrimonio
culturale. Ancora, il piano neve da 1,5 milioni con 500mila euro
all'anno per tre anni ai comuni montani per lo sgombero, 100mila euro
all'anno per tre anni ai centri antiviolenza, altri 100mila per la
lotta contro il gioco d'azzardo, 70mila euro per l'abbattimento dei
costi di trasporto verso le isole minori.

«Ora è il momento di
correre, per dare in fretta le risposte che i sardi aspettano»,
aggiunge Paci. «È una finanziaria che entra in sintonia con i sardi e
risponde alle questioni sociali più urgenti: lavoro, povertà, scuola -
aggiunge Franco Sabatini, presidente della commissione Bilancio - Da
uomo di centrosinistra la giudico una manovra coerente con i principi
a cui si ispira la mia azione politica».Opposizione all'attacco. Parla
invece di occasione sprecata il capogruppo di Forza Italia, Pietro
Pittalis. «Un provvedimento che non contribuisce a risolvere le
emergenze della Sardegna. Anzi, tende ad aumentare le difficoltà delle
famiglie, vista la mancanza di interventi per il lavoro e volti ad
arginare la povertà sempre più galoppante. La manovra in realtà
contiene al suo interno solo finanziamenti a pioggia, che sono stati
varati - conclude Pittalis - solo per mettere a tacere i mal di pancia
di una maggioranza sempre più litigiosa e allo sbando».©


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Federico Marini

skype: federico1970ca

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