venerdì 16 marzo 2018

Rassegna stampa 16 Marzo 2018


L'allevatore del Movimento 5 Stelle eletto deputato nel collegio di Oristano Cadeddu: «Porterò a Roma la voce delle campagne sarde»

Un allevatore alla Camera. Non è il titolo di un film, ma la storia di Luciano Cadeddu, 42 anni, sino a poco tempo fa impegnato soltanto a mandare avanti l'azienda di famiglia. Per lui, si profila una nuova esperienza con il Movimento 5 Stelle che ha deciso di sceglierlo come rappresentante di un settore preciso: «Voglio essere il portavoce degli agricoltori e degli allevatori sardi, tutti, a prescindere dal colore politico». La sua storia ha suscitato curiosità, ma anche una campagna denigratoria sui social, dove l'allevatore di Uras è stato preso di mira a causa di un linguaggio poco forbito e una presenza poco adatta a Montecitorio. «Non sono un uomo immagine e non voglio esserlo, ma ho il diritto di stare alla Camera», spiega il neodeputato, che ha vinto nel collegio uninominale di Oristano, superando il 42% delle preferenze grazie a oltre 62 mila voti.

La sua storia non è così comune per la Camera. «È vero, ma sono contento perché mi impegnerò per portare la voce dei pastori e degli agricoltori in Parlamento».

È stato questo il segreto della vittoria? «Penso che la gente abbia capito chi sono e cosa intendo rappresentare. Dopo l'elezione ho ricevuto tanti messaggi di stima e questo mi ha fatto capire che c'è voglia di una politica del “fare” che punti al bene comune e a trovare soluzioni per migliorare la vita delle imprese e quella quotidiana delle famiglie».

Quali sono le urgenze del suo settore? «Innanzitutto la riorganizzazione dei vari finanziamenti. Agea non è più in grado di garantire la puntualità delle risorse alle aziende che non possono programmare il lavoro. Sono contributi necessari a compensare il mercato che spesso vanno perduti per ritardi e burocrazia».

Qualche altra criticità? «Bisogna lavorare sulla filiera perché si parla sempre di consorzi di tutela di un determinato prodotto, ma paradossalmente non si tutela il produttore».

Cosa l'ha spinta ad accettare la candidatura? «Il fatto che in tanti anni ho potuto parlare con le persone che lamentavano sempre di non avere qualcuno che potesse rappresentare le loro istanze. Il mio settore ha subìto molte decisioni calate dall'alto o è stato vittima di scelte sbagliate».

Cosa significa? «Faccio solo un esempio: la Sardegna è la Cenerentola d'Italia, basta pensare alla media dei premi comunitari che per l'Isola, per esempio, otto volte più bassa di quella del Veneto. Questo è il frutto di una regionalizzazione che ha danneggiato la nostra terra».

Alla Camera, però, non si parlerà soltanto di agricoltura. Pronto ad
affrontare altre tematiche? «Non voglio che passi il messaggio che io sappia solo di agricoltura e allevamento. Certo non sono un tuttologo, ma posso dire con certezza di essere pronto a impegnarmi, documentarmi e studiare. Insomma fare tutto quello che è necessario per incidere in maniera positiva sulla vita dei cittadini».

Un lavoro da condividere con i suoi colleghi pentastellati eletti in Sardegna? «Certamente. Siamo una bella squadra, tra noi ci sono persone esperte in altri settori e ci facciamo da tutor reciprocamente».

Lei viaggerà spesso. Ha già testato il problema dei trasporti? «Sì, dal momento che per partecipare al primo incontro con Luigi Di Maio sono dovuto andare in nave assieme a una mia collega. Non c'era un posto in aereo disponibile. Quello dei trasporti è uno dei temi sul quale è necessario intervenire con urgenza».

Gli eletti del Movimento 5 Stelle hanno assunto l'impegno di mantenere vivo il contatto con il proprio territorio. Anche per lei sarà così? «È una nostra prerogativa, ci chiamiamo “portavoce” con la consapevolezza di questo ruolo. Tutti i giorni abbiamo contatto con le persone a prescindere che siano nostri elettori o legate al nostro settore. La mia famiglia vive a Uras, siamo radicati qui ed è importante mantenere il rapporto con la propria terra».

Continuerà a seguire la sua azienda? «Certo, anche perché noi del Movimento 5 Stelle non intendiamo la politica come una professione e soprattutto non prevediamo carriere trentennali. Abbiamo il limite dei due mandati ed è giusto sia così. Inoltre, ho la fortuna di avere un'azienda a conduzione familiare e per me è un aspetto molto importante».

In che senso? «Quando ho deciso di candidarmi ne ho parlato subito con i miei familiari che mi hanno incoraggiato. Ora c'è il Movimento e sono pronto a questa esperienza in una seconda famiglia».

Sente di avere gli stessi diritti degli altri a stare in Parlamento? «Assolutamente sì. Sono un allevatore e per questo non posso contribuire a migliorare le cose? Non penso di non avere il diritto di stare alla Camera solo per il lavoro che svolgo».

Lei è finito nel tritacarne dei social con commenti ironici sul suo modo di porsi o di comunicare. Più rabbia o delusione? «Direi delusione. Soprattutto perché non c'è stato confronto sui temi, ma tanti si sono limitati a giudizi superficiali anche solo per un verbo che posso aver sbagliato. Questo mi ha lasciato l'amaro in bocca. Non voglio essere un uomo immagine della politica: in questi anni ce ne sono stati tanti e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Si prepara anche ad essere più “social”? «Non sono un grande utilizzatore della comunicazione on line. Riconosco sia uno strumento importante, ma solo se dietro ci sono persone vere, in grado di guardarti negli occhi e dire le cose con sincerità. Questo è il mio modo di fare, non voglio nascondermi dietro una tastiera come hanno fatto diverse persone».

Interverrà senza paura alla Camera davanti ai deputati? «Sì. Con l'emozione e il rispetto per l'istituzione, ma senza paura».

Matteo Sau


Puddu: non mi ricandido ad Assemini
La scelta del leader M5S apre nuovi scenari per le Regionali. Al suo
posto Sabrina Licheri

Non ci sarà il Mario Puddu bis nel Comune di Assemini. Il sindaco del
Movimento 5 Stelle ha sciolto i dubbi e ha deciso di non candidarsi
per il suo secondo mandato. Una scelta annunciata con un post su
Facebook, ieri a tarda sera, in cui si fa anche il nome della prossima
candidata dei pentastellati, Sabrina Licheri: «È bellissimo
rappresentare la comunità asseminese, ve lo dico per esperienza. Sono
certo che Sabrina lo farà nel migliore dei modi», scrive il
coordinatore della campagna elettorale M5S.

La rinuncia alle amministrative di primavera apre nuovi scenari
soprattutto in vista delle elezioni regionali del 2019: Puddu è
considerato il favorito per la candidatura dei Cinquestelle alla
presidenza della Regione. Per la regola grillina che vieta di fare più
di due mandati elettivi, se l'attuale sindaco venisse riconfermato non
potrebbe correre per Villa Devoto.

La candidatura di Sabrina Licheri non è una sorpresa. Da tempo veniva
indicata per la possibile eredità di Puddu, insieme alla vicesindaca
Jessica Mostallino e all'assessore all'Urbanistica Gianluca Mandas.
Quarantasei anni, sposata, un impiego nell'ambito della consulenza del
lavoro, negli ultimi cinque anni ha ricoperto la carica di presidente
del Consiglio. «Sono molto felice, tutto è nato all'improvviso»,
commenta a caldo. «Sono pronta per la nuova avventura e non vedo l'ora
di iniziare. Ringrazio il gruppo per la fiducia dimostrata nei miei
confronti: mi hanno sostenuto fin da subito». (l. e.) (m. s.)

Presidenze: M5S vuole la Camera, Lega verso il Senato
Al via le trattative informali tra i partiti. Prendono quota i nomi di
Carelli e Calderoli

ROMA Un accordo per i presidenti delle Camere. Difficile da scindere
da quello per la formazione di un nuovo esecutivo. A otto giorni
dall'apertura di Montecitorio e Palazzo Madama ai nuovi eletti si
avviano le consultazioni informali tra i capigruppo delle forze
politiche alla ricerca dell'intesa, prove generali di una eventuale
maggioranza di governo.

I NOMI Il Movimento 5 Stelle mette le mani avanti, si intesta la
presidenza della Camera (dove i nomi da proporre sono Emilio Carelli e
Riccardo Fraccaro) e ripete, quasi come un ritornello, che queste
votazioni non faranno da preludio ad alcuna alleanza, ma in realtà c'è
chi già si fa i conti. I numeri parlano chiaro: il centrodestra più
l'M5S riuscirebbero nell'impresa di votarsi da soli entrambi i
presidenti, senza sostegni esterni. 

Quindi l'ipotesi potrebbe essere
quella di Emilio Carelli alla Camera e Roberto Calderoli in Senato,
anche se su quest'ultimo Giorgia Meloni ha avvertito Salvini: «Se si
sceglie di dare la presidenza del Senato ad un altro esponente della
Lega, significherebbe che non si crede al progetto di Salvini premier:
la Lega non potrebbe, infatti, esprimere insieme il premier ed il
presidente» di palazzo Madama.

Per questo scranno infatti a scalpitare
è anche Forza Italia, che vede in Paolo Romani l'uomo giusto, anche
nell'ipotesi che venga investito dell'incarico esplorativo.
I SONDAGGI Le trattative, che stanno portando avanti i Cinquestelle
servono solo per capire se una terza carica dello Stato pentastellata
ha dalla sua parte i voti della Lega o anche quelli del Pd, anche
perché, fanno notare, le figure da proporre «non le fanno i capigruppo
ma i leader». Il vero nodo sarà infatti sciolto con l'incontro la
prossima settimana tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, quando si
scopriranno davvero le carte.

«È già tutto spartito» confidano fonti
parlamentari «gli incontri servono solo per coprire l'eventuale
percentuale di crisi numerica, che il voto segreto porta con se».
Il Partito democratico certo non resta a guardare, apre seppur di poco
a nomi che sia degni del loro voto. Insomma figure di garanzia, come
per esempio Giancarlo Giorgetti «apprezzato dai Dem».

Una dichiarazione che scombina i piani dei 5Stelle, che vedevano la
presidenza di palazzo Madama già affidata alla Lega. La campanella
suonerà il prossimo 23 marzo, per il Senato tutto dovrebbe concludersi
alla quarta votazione. Mentre per la Camera i tempi si preannunciano
lunghi. Il Colle in tutto questo tace e osserva.

Replica di Cabras a Tunis
«Fabbrica di bombe, non chiusura ma riconversione»

«Da parte di Tunis penso ci sia molta malafede». Il deputato M5S Pino
Cabras risponde al consigliere regionale di Forza Italia, Stefano
Tunis, sulla fabbrica di bombe Rwm di Domusnovas. L'esponente azzurro
ha accusato il neo deputato di aver dichiarato di essere propenso alla
chiusura, mentre «io ho sempre parlato di riconversione», sottolinea
Cabras.

Per il deputato pentastellato, la priorità è «salvaguardare il posto
ai lavoratori». Una riconversione si rende necessaria per attutire il
colpo qualora cambi lo scenario internazionale. «La fabbrica è
strettamente legata all'Arabia Saudita, se dovesse venire meno questa
commessa ci sarebbe un rischio». Inoltre Cabras si dichiara «contrario
a questo rapporto con l'Arabia perché fortemente destabilizzante per
la pace».

Lo scenario racconta di una guerra saudita che «ha prodotto
10 milioni di senzatetto nello Yemen», sottolinea, «e questo si
traduce in una migrazione della disperazione per tantissime persone».
Dunque, non chiusura ma riconversione: «Tunis vuole inserirmi nella
cornice del grillino antindustriale, ma il mio obiettivo è trovare un
altro modello». Nel Sulcis, (territorio di elezione di Cabras) «non si
è investito sull'industria aeronautica, nonostante ci sia
un'importante filiera dell'alluminio». (m. s.)


La Nuova


Gli eletti

I venticinque parlamentari Sedici sono dei Cinque stelle

CAGLIARI Venerdì 23 marzo saranno questi i venticinque parlamentari
sardi che timbreranno il loro primo cartellino alla Camera e al
Senato. L'Ufficio elettorale ha confermato gli stessi nomi ufficiosi
circolati poche ore dopo la conclusione dello spoglio nei seggi.Cinque
stelle 16. Alla Camera i sei eletti nei collegi uninominali che sono:
Andrea Mura (Cagliari), Pino Cabras (Sulcis), Luciano Cadeddu
(Oristano), Mara Lapia (Nuoro) Nardo Marino (Olbia) e Mario Perantoni
(Sassari). Più i cinque eletti col proporzionale: Emanuela Corda,
Andrea Vallascas e Lucia Scanu nel collegio del Sud, Alberto Manca e
Paola Deiana in quello del Nord.

Al Senato invece i tre del
maggioritario, Gianni Marilotti (Cagliari-Sulcis), Emiliano Fenu
(Oristano-Nuoro) e Maria Vittoria Bogo (Sassari-Olbia). Più i primi
due del listino proporzionale regionale: Ettore Licheri ed Elvira
Lucia Evangelista.Forza Italia 3. Alla Camera con il proporzionale Ugo
Cappellacci (collegio Sud) e Pietro Pittalis (Nord). Al Senato Emilio
Floris, capolista nel collegio regionale.Partito democratico 3. Alla
Camera i due capolista nei due collegi proporzionali: Gavino Manca
(Nord) e Romina Mura (Sud). Al Senato, Giuseppe Luigi Cucca, capolista
in Sardegna.Lega-Psd'Az 2.

Alla Camera il capolista del collegio Sud
proporzionale, Guido De Martini. Al Senato, il capolista Christian
Solinas.Fdi 1. È il neo deputato Salvatore Sasso Deidda, capolista del
collegio proporzionale del Sud.Possibile ricorso. A presentarlo
dovrebbe essere Dario Giagoni, capolista della Lega nel proporzionale
al Nord . Contesta il travaso di seggi fra i collegi e anche
l'assegnazione dello stesso seggio a Fdi.

Proclamati gli eletti: nessuna novità sui nomi. Il 23 la prima seduta
delle Camere
l proporzionale il collegio di Sassari-Olbia-Nuoro scende da 5 a 4 parlamentari
Ecco perché il Nord ha un deputato in meno

CAGLIARI
È ufficiale: nelle elezioni del 4 marzo, il Sud Sardegna ha fatto lo
sgambetto al Nord. Rispetto alle previsioni, il collegio
Cagliari-Oristano-Iglesias avrà infatti un deputato in più: sette
contro i sei previsti. L'ultimo, il settimo, l'ha scippato proprio al
collegio Nuoro-Sassari-Olbia, che invece da cinque è sceso a quattro.
A confermalo è l'Ufficio elettorale della Corte d'appello, che ha
proclamato gli eletti nel proporzionale dieci giorni dopo lo spoglio
delle schede.Solo conferme. Non c'è nessuna novità sui nomi degli
eletti, sono gli stessi annunciati all'alba del 5 marzo, e non è una
novità neanche il travaso del seggio, tra l'altro anche questo
all'indomani dello spoglio.

In questi ultimi giorni, i passaggi
tecnici sono stati tre. Il primo: dopo un complicato calcolo su base
nazionale, la Cassazione ha assegnato i seggi circoscrizione per
circoscrizione. Alla Sardegna, che era un'unica circoscrizione seppure
divisa in due collegi, ha confermato quelli previsti dalla legge
elettorale, undici. E questo perché la Sardegna non è entrata, grazie
al numero di votanti, nel meccanismo delle compensazioni fra le
diverse circoscrizioni, da non confondere con le regioni, com'è
accaduto da altre parti. Il secondo passaggio sempre della Cassazione
è stato questo: in ogni circoscrizione, ha calcolato quanti seggi
spettassero a ciascuna lista, anche all'interno delle coalizioni, ed è
lì che sarebbe scattato il travaso.

Il meccanismo. Nonostante il
decreto del presidente della Repubblica prevedesse, in base alla
popolazione, l'assegnazione di sei seggi al Sud e cinque al Nord, è
scattata la correzione tecnica. Spiegare in base a quali criteri sia
stata decisa, è complicato, ma a grandi linee dovrebbe essere accaduto
questo. Esclusi quelli ottenuti con i quozienti pieni, in base ai
resti su base circoscrizionale alla Lega-Psd'Az avrebbe dovuto avere
un seggio, ma non per la Cassazione. Che, all'interno delle
compensazioni stavolta però su base regionale, ha deciso invece di
dirottarlo sul terzo partito del centrodestra oltre lo sbarramento del
3 per cento e dunque a Fratelli d'Italia. Fatte queste premesse, la
Corte d'appello ha chiuso il cerchio: siccome Fdi al Sud ha ottenuto
un resto più alto rispetto a quello conquistato al Nord, proprio il
Sud avrà un deputato in più.

Il M5s vuole la Camera Tensione con la Lega
Giro di consultazioni dei capigruppo Cinque stelle: «Montecitorio ci spetta»
Salvini blocca il patto e punta su Giorgetti. Torna Grillo: «Sarò la
vostra voce»

ROMADue giorni senza appuntamenti pubblici, le consultazioni sulle
Camere affidate ai capigruppo: bastano questi due dati per connotare
la prudenza con cui, in queste ore, si muove Luigi Di Maio. I giorni
«caldi» delle trattative si avvicinano e nel Movimento cresce,
parallelamente, il timore di restare fuori dai giochi di governo.
Anche perché quell'asse con la Lega, che il primo contatto tra Di Maio
e Matteo Salvini sembra aver fatto emergere, presenta più di un nodo
da sciogliere. A cominciare dalla eventuale modifica del Rosatellum
nelle modalità chieste dalla Lega: con il premio di maggioranza alla
coalizione. Soluzione che il movimento vede come il fumo negli occhi
essendo l'unica forza che corre da sola.

Innanzitutto, dalla parte
della Lega, non sembra esserci al momento la volontà di rompere, a
questo punto definitivamente, con Silvio Berlusconi. Dall'altra parte,
nel M5S, l'ipotesi di una convergenza di governo con la Lega è
destinata a trovare un'ampia fronda contraria. «Il gruppo è compatto,
questo è certo», assicura un parlamentare tra i più vicini a Di Maio.
Ma il grande bivio tra Pd e Lega, nella base - e non solo - resta
attualissimo. «L'accordo non ci sarà, ci sono in tanti nel gruppo che
protesterebbero», spiega un senatore uscente in mattinata dando il
senso delle difficoltà dei vertici del Movimento. E infatti, Di Maio e
i suoi non si sono ancora esposti in direzione Lega tenendo aperto,
invece, uno spiraglio ai Dem.

Nelle consultazioni sulla Camera nessun
cenno, viene raccontato da fonti parlamentari, dal M5S è stato fatto
alla delegazione Pd su una possibile convergenza programmatica. Ma
resta agli atti come mezzo governo 5 Stelle sia, soprattutto da un
punto di vista economico, sbilanciato a sinistra. E c'è un'altro
timore che in queste ore aleggia sul M5S: quello di restare fuori dai
giochi di governo. È un timore che fa rima con l'insistenza dei 5
Stelle su Montecitorio e che è legata all'ipotesi di un incarico
esplorativo ad uno dei presidenti delle Camere. Il motivo è duplice:
l'assenza, per il M5S al Senato, di un nome davvero forte e il rischio
che, con Giorgetti alla guida della Camera sia più facile, per la Lega
formare una maggioranza che riporti anche il Pd dentro i giochi e
tagli fuori il Movimento. (m.e.)

Gentiloni sferza il Pd «Ci serve più coraggio»
I Dem, tagliati fuori dai giochi sulle presidenze, si concentrano sui capigruppo
Calenda sponsorizza il presidente del consiglio come futuro leader del partito
di Giovanni Innamorati

ROMA
Maurizio Martina compie i primi passi in vista dell'Assemblea
nazionale di aprile, che dovrà eleggere il segretario del Pd, e lo fa
sminando le tensioni sulla nomina dei capigruppo Dem di Camera e
Senato. Intanto inizia il confronto per l'avvio della legislatura. Un
confronto interlocutorio con i 5 stelle per le presidenze delle
Camere.Il Pd - costretto dal voto ad un ruolo di spettatore rispetto
alla partita giocata in campo da M5s e Lega-Forza Italia - non chiude
all'ipotesi di votare profili autorevoli e di garanzia. Ma deve
giocoforza aspettare le mosse degli avversari politici.

Intanto prosegue la partita interna e il reggente dem ha avuto infatti
colloqui con i leader delle diverse anime del Pd per evitare una
contrapposizione tra renziani e non renziani in questo passaggio
delicato. E mentre sono iniziate le Assemblee che dovranno coinvolgere
tutti e 6000 circoli Dem presenti in Italia, Carlo Calenda rilancia la
leadership di Paolo Gentiloni: «Dovrà essere il punto di riferimento»,
dice rimproverando che non sia stato fatto il suo nome come candidato
premier del centrosinistra, favorendo esiti ben diversi della partita.
Gentiloni, dal canto suo, parla per la prima volta dopo il voto ed
ecumenico osserva che «servono serietà e coraggio per dare un futuro
al Paese». Un invito che qualcuno ha visto rivolto anche al Pd.
Martina nel pomeriggio ad Ostia ha incontrato i cittadini al Ciofs-Fp,
il centro di formazione professionale delle suore salesiane. «Vogliamo
tornare nei territori - ha detto - e ascoltare esperienze come questa,
partire dalla comunità, dalle realtà anche più difficili in cui si
fanno progetti importanti».

Il partito ha lanciato anche l'hashtag
#6000assemblee per incentivare i Circoli del Pd a condividere sui
social gli esiti delle loro assemblee. Tra esse quella di Modena, dove
il Ministro Claudio De Vincentis, ha riferito che è emerso il «no» dei
militanti a «innaturali alchimie governiste», cioè a patti con M5s o
con centrodestra. In mattinata a Martina e Guerini era toccato
affrontare con i M5s la partita sulle presidenze dei Camera e Senato.

I Dem sono ininfluenti in caso di accordo M5s-Lega mentre avrebbero
voce in capitolo in caso contrario: il dubbio è se a fronte della
proposta di figure di garanzia (come Giancarlo Giorgetti alla Camera)
il Pd debba votarle, col rischio che tra i militanti tale scelta
appaia un accordo col centrodestra in ottica di governo.Ieri mattina
ci sono stati anche i colloqui con esponenti delle diverse correnti
Dem (sabato Gianni Cuperlo riunirà i suoi ma ha invitato Martina,
Andrea Orlando e Calenda) in vista dell'elezione dei due capigruppo:
obiettivo, su cui è stata raggiunta una intesa, è evitare che i
renziani si arrocchino e che i non renziani puntino a «vendicarsi».

Per ora si è parlato di profili, ma tra i nomi di dialogo fatti ci sono
quelli di Guerini alla Camera e Andrea Marcucci al Senato, con
Graziano Delrio non intenzionato ad entrare in competizione con
Guerini. Mossa che può essere anche intesa come possibilità di
presentarsi all'Assemblea di aprile per la segreteria, per la quale
Carlo Calenda ha rilanciato Gentiloni: «Il leader del Pd oggi è
Gentiloni: ha una popolarità immensamente superiore alla mia e al di
là dell'ottimo lavoro che ha fatto al governo dovrà essere il punto di
riferimento».

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Federico Marini
skype: federico1970ca

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