lunedì 19 marzo 2018

Rassegna stampa 19 Marzo 2018


La nuova Sardegna

Il polo identitario lancia la sfida Muroni guarda alle regionali e
apre all'ampliamento dell'alleanza

AutodetermiNatzione si lascia le politiche alle spalle e pensa già alle prossime scadenze elettorali. Regionali su tutte. Il primo atto della riunione post voto del 4 marzo tra i rappresentanti dei partiti, dei movimenti e delle associazioni che formano il progetto è la promozione di comitati di quartiere e cittadini, di paese e territoriali, a partire dagli iscritti ai vari partiti e movimenti ma aperti a tutti gli apporti e presenze.

«Autodeterminatzione si affida ai più giovani, non solo all'anagrafe, ma anche relativamente all'esperienza politica - afferma Anthony Muroni, confermato coordinatore del progetto -. Già in tanti sono emersi nel corso della campagna elettorale, altri ancora prenderanno in mano l'attività sui territori prima di poter in un futuro molto prossimo essere protagonisti dell'attività in tutta l'Isola». Il primo atto di Muroni è stato quello di nominare Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, come responsabile per i rapporti con gli amministratori locali della Sardegna.

Prima di elaborare e discutere ogni proposta, nella riunione si è fatta un'analisi del voto. «Per prima cosa ringraziamo una per una e uno per uno le elettrici e gli elettori che ci hanno dato fiducia. Così come ringraziamo i tanti che ci hanno preso in considerazione e hanno rinviato il voto a noi a uno dei prossimi appuntamenti elettorali sardi - commenta Muroni -. Siamo uniti nel definire buono il risultato ottenuto. Oltre ai 20mila voti quel che resta è una grande rete sui territori, la sperimentazione di un metodo di lavoro, l'emersione di candidati, candidate e militanti di assoluto valore».

Nella riunione tutte le componenti del progetto hanno manifestato l'intenzione di ripartire subito. «Ascolteremo e proporremo su alcune direttrici fondamentali: lavoro, misure economiche per sostegno ai giovani e alle imprese, assistenza, servizi, acqua-sanità-istruzione pubbliche. Porteremo avanti la nostra attività culturale e politica con iniziative diffuse e aperte a tutta la società sarda. Lavoreremo per essere presenti alle imminenti elezioni amministrative e a quelle regionali del febbraio 2019».

Proprio in vista delle regionali, Progetto Autodeterminatzione (che è attualmente composto da Rossomori, Sardegna Possibile, Sardos, Liberu, Sardigna Natzione, Irs, Gentes e Comunidades) conferma il dialogo con tutte le forze democratiche e si apre a possibili alleanze con i movimenti civici e le forze politiche alternative al vecchio bipolarismo italiano e che si riconoscono nei principi del sardismo, dell'autonomismo e dell'indipendentismo.



La Nuova


Cucca: la legge urbanistica deve essere approvata
Il segretario del Pd: stop alle divisioni, sul provvedimento ci
giochiamo il futuro. Lavoras ridarà speranza ai giovani.
Ma Soru: sarà aperto solo qualche cantiere

CAGLIARI
Urbanistica e piano straordinario Lavoras: sabato, nella direzione
regionale, il Pd ha parlato anche di questo, oltre che della disfatta
elettorale. Sulla legge Erriu il segretario Giuseppe Luigi Cucca, che
va ricordato non s'è dimesso, è stato perentorio: «Smettiamola di
litigare e accusarci a vicenda», mentre «come partito abbiamo invece
il dovere di dare nuovo impulso alla giunta e al Consiglio per
correggere alcune delle politiche fatte, individuare nuovi strumenti
da mettere in campo immediatamente e approvare la legge prima che
finisca la legislatura». È proprio sull'urbanistica - ha detto il
segretario - che «si gioca la credibilità della maggioranza di
centrosinistra e dello stesso Pd», per aggiungere: «Non possiamo
permetterci di giocare anche questa partita facendo emergere divisioni
e contrasti all'esterno, ma dobbiamo fare uno sforzo per elaborare
insieme una proposta che sia condivisa e tenga conto del contributo di
tutti, senza rimanere ostaggio delle nostre contrapposizioni».

Il disegno di legge presentato dalla giunta va rivisto, ha sottolineato
Cucca, ma alla fine «il testo dovrà essere inattaccabile sotto tutti i
profili, soprattutto sotto quello ambientale e paesaggistico e dovrà
anche rispondere alle reali esigenze del mercato». Il percorso da
seguire l'ha suggerito il segretario: «Dovremmo provare a compiere lo
stesso percorso che abbiamo seguito in occasione della riforma
sanitaria. Ci siamo confrontati in direzione e abbiamo trovato un
punto di caduta comune che, quantomeno, ha offerto un'immagine del Pd
come di una formazione coesa, con posizioni condivise». Non certo
facili da raggiungere, perché, come ha ricordato Antonio Solinas,
presidente della commissione urbanistica, è «da un anno che chiedo al
governatore Pigliaru un vertice di maggioranza sul disegno di legge,
ma finora non sono stato ascoltato ed è forse anche per questo che
continuiamo a confrontarci in modo confuso».

Poi il piano Lavoras. Per
il segretario «è un programma mai realizzato da nessun'altra giunta,
per aggredire il dramma della disoccupazione con un impegno di quasi
130 milioni, può essere la risposta più efficace per restituire
concretamente la speranza a molti giovani e anche l'elemento intorno
al quale ricostruire la fiducia verso il Pd». Ma nel suo intervento
Renato Soru ha scosso la testa e detto subito dopo: «Smettiamola di
fantasticare, Lavoras servirà solo ad aprire qualche cantiere, non
certo a risolvere il problema della disoccupazione. Dopo quei posti a
tempo, non c'è un futuro e quindi c'è il rischio di ritornare punto e
a capo». (u.a.)

Unione Sarda

Pd, primi sì alla “svolta sarda” «Ma non sia solo una facciata»
Dentro il partito e tra gli alleati raccoglie consensi la proposta
avanzata da Lai

Presa sul serio, la proposta di Silvio Lai ai dirigenti del Pd sardo
potrebbe avere una conseguenza clamorosa: alle Regionali del 2019 non
comparirebbe il simbolo del Pd sulla scheda elettorale. Sostituito da
quello di un diverso soggetto politico, solo sardo, non concorrente
con i democratici ma federato. Con un nome diverso.

Non sarebbe un ammutinamento contro il vertice romano del Pd: è una
possibilità prevista, per le regioni speciali, dallo statuto
nazionale. Lai, nella direzione regionale di sabato a Oristano, ha
chiesto un referendum tra gli iscritti su una simile svolta, l'ideale
- dice lui - per rilanciare il centrosinistra sardo e riprendere il
dialogo con le forze identitarie.

NEL PARTITO Di un soggetto «federato col partito nazionale ma
autonomo» la sinistra, sotto varie nomi e sigle, parla da decenni.
Stavolta però il progetto (illustrato da Lai per conto dell'area
riformista-popolare) appare più avanzato. E le prime reazioni sono
buone: «Apprezzo molto che un dirigente autorevole come Silvio Lai
abbia presentato una proposta politica forte, anziché cercare colpe
per il risultato elettorale», riflette il consigliere regionale Piero
Comandini . «L'idea riprende il preambolo del nostro statuto
regionale, credo che sia il modo migliore per guardare al futuro». La
direzione regionale, aggiunge, è stata «un passaggio molto utile per
il nostro rilancio: sarà deluso chi sperava che scorresse il sangue».

«Sarebbe una svolta necessaria per non rimanere schiacciati
dall'agenda politica nazionale», osserva un altro consigliere
regionale,Cesare Moriconi : «Non è un semplice restyling del Pd, ma
una vera rifondazione di un progetto di centrosinistra. Potrebbe
avere, in Sardegna, la stessa funzione che ebbe l'Ulivo». I legami con
le correnti politiche nazionali, secondo la sua previsione, «non
saranno di ostacolo». Arriva un sì anche da Caterina Pes , ai suoi
ultimi giorni da deputata: «In questa fase, ogni consultazione degli
iscritti è benvenuta. Per capire com'è il partito che vogliamo,
bisogna ripartire da loro, dai militanti, dai circoli». Purché però
non si pensi solo al contenitore: «Cambiare la facciata non serve. Il
voto dice che ci siamo allontanati da temi che devono essere
prioritari: la disuguaglianza, il solidarismo, la questione sociale.
La riflessione sul partito non si può esaurire con quella sui temi
dell'identità».

Su Facebook ha reso noto il suo parere anche il presidente regionale
dell'Anci, Emiliano Deiana , esprimendo «compiacimento» per la ripresa
del dibattito sul Pd di Sardegna: «Mi permetto di sottolineare come,
in perfetta solitudine, ne ho parlato per anni», aggiunge il sindaco
di Bortigiadas, che ricorda i suoi appelli per «recidere i cordoni
ombelicali che legavano molti esponenti del Pd, sotto Veltroni,
Franceschini, Bersani e Renzi, alla deriva correntizia nazionale. Va
bene il Partito Democratico di Sardegna, ma per fare cosa?».
Industria, servitù militari, monopolio Tirrenia, ambiente: anche
Deiana invita ad affiancare, al ragionamento sulle formule, quello sui
contenuti.

GLI ALTRI Nell'intenzione di Lai, tra gli interlocutori di un nuovo
soggetto regionale della sinistra ci sono anche le forze sovraniste.
Il primo commento dal Partito dei sardi è di grande interesse:
«Finalmente - scrive in una nota il presidente Franciscu Sedda -
inizia a passare l'idea che in Sardegna tutti i partiti, anche quelli
che non sono (ancora) indipendentisti, devono essere sardi, difendere
gli interessi dei sardi, avere nel dialogo con i cittadini sardi il
primo punto di riferimento. Vedremo se il Pd saprà andare in fondo a
questa strada, diventare una cosa nuova, mettendo così le condizioni
perché anche Forza Italia, 5Stelle e gli altri smettano di essere
diramazioni di partiti italiani in attesa di un governo amico a Roma».

Da sinistra, il quasi ex senatore Luciano Uras rilancia Campo
progressista (che sabato terrà un'iniziativa a Cagliari) e guarda con
favore alla proposta di Lai: «Sono cose di cui si parla da tempo, però
bisogna costruirle in maniera distaccata rispetto alle esigenze nate
dalla sconfitta elettorale. Dev'essere una convinzione vera, non
un'operazione funzionale a coprire il deficit registrato nel corso
della campagna elettorale». Più distaccata, pur senza una bocciatura
totale, la posizione di Yuri Marcialis (Liberi e uguali): «Bisogna
capire se c'è una vera volontà di fare qualcosa o se è solo tattica in
una fase concitata», premette l'assessore all'Istruzione del Comune di
Cagliari, uscito dal Pd l'anno scorso. «Noi siamo favorevoli ai
partiti federati ed è ciò che stiamo proponendo per il nostro,
pensando che l'obiettivo sia quello di una sinistra unita. Se però la
strada è federarsi al Pd nazionale, è una strada diversa dalla
nostra».
Giuseppe Meloni

ASSEMINI. Comunali, nuove alleanze: ex grillini con Liberi e uguali
Il centrodestra cerca il capolista, Pd spaccato e Licheri guida il M5S

Per il nome del candidato a sindaco bisognerà attendere qualche giorno
ma non per l'ufficialità dell'alleanza: Liberi e uguali e le
fuoriuscite dal M5s di Assemini libera si presenteranno insieme alle
elezioni comunali, con una lista civica.

IL PATTO Ad annunciarlo è il consigliere di Leu, Enrico Salis: «Non
abbiamo ancora definito la candidatura a sindaco, che personalmente
non escludo. In caso di coalizione, sarà con il centrosinistra, non
tradiremo la nostra natura». Intanto si lavora al programma: «Puntiamo
a un atteggiamento diverso nei confronti dei cittadini, ripristinando
il dialogo e la partecipazione.

I grillini sono intervenuti su igiene
urbana e lavori pubblici con decisioni prese dall'alto che noi
correggeremo. Saremo attenti alla scuola e a risolvere una volta per
tutte i problemi della mensa, garantendo il tempo pieno agli
studenti». Quasi sicuramente faranno parte della lista Irene Piras,
Rita Piano e Stefania Frau (Al): «Siamo trasversali e senza
distinzioni di colore», dice Piras, «come lista civica vogliamo
distinguerci dalle linee di partito ma è tutto in itinere. Non abbiamo
attriti con nessuno, M5s compreso».

LE LISTE L'unica candidata a sindaco ufficiale per ora rimane Sabrina
Licheri del M5s. Quello del centrodestra «dovremmo annunciarlo questa
settimana», dice il segretario di Forza Italia Francesco Desogus,
«dialoghiamo con numerose forze politiche per arrivare a una
coalizione forte».

PD DIVISO Il Pd è spaccato: gran parte del partito non si riconosce
nella linea del segretario Antonio Caddeo. «Il circolo che lo appoggia
è allo sbando», dice il consigliere Francesco Consalvo, «aveva
proposto una coalizione con il centrodestra ed è stato sfiduciato.
Abbiamo intrapreso una nuova strada e correremo con una lista o
coalizione di centrosinistra. Venerdì faremo un incontro e
scioglieremo le riserve sulla candidatura a sindaco».

Caddeo invece ha idee diverse: «Vogliamo costruire una coalizione più
ampia possibile e non escludiamo di presentarci con liste civiche.
Nessuno si è proposto come candidato e non escludo le primarie. Siamo
in fase di dialogo e chiariremo le posizioni in settimana. Un po'
tutti stanno convergendo verso Antonio Scano».

CIVICI I voti del consigliere di Proposta civica infatti fanno gola
anche al centrodestra: nel 2013 aveva ottenuto il 12 per cento.
«Dialoghiamo con le opposizioni in base al nostro programma, già
definito - puntualizza Scano -. Valuterò la mia candidatura e
lavoreremo per favorire la nascita di nuove imprese, vogliamo
istituire il baratto amministrativo e rivedere la pista ciclabile, un
flop della giunta Puddu».
Lorenzo Ena

La Nuova

Tajani «Insularità e trasporti: l'Europa sarà più vicina»
Il presidente del Parlamento Ue: il ritardo vale 1,1 miliardi di euro
per la Sardegna. La difficoltà dei collegamenti
è la conseguenza di un gap non ancora riconosciuto

di Luca Rojch
SASSARI
La Sardegna è un po' meno periferia dell'Europa. Antonio Tajani,
presidente del Parlamento europeo, dimostra di conoscere a fondo le
emergenze dell'isola e affronta alcuni dei nodi che in questi anni
hanno paralizzato la Sardegna. L'isola sembra avere trovato un nuovo
alleato dentro il Palazzo. Dal gap legato all'insularità all'emergenza
trasporti, fino alla battaglia per difendere i confini dei mari.
Tajani si schiera con la Sardegna e dà risposte concrete.

Presidente,
l'Europa non dà il giusto peso alla condizione di insularità della
Sardegna, unica isola dell'Italia lontana dalla penisola. Questo crea
diversi gap dal punto di vista infrastrutturale e dei trasporti.
«L'obiettivo è superare le distanze che ancora esistono fra la
Sardegna e l'Europa, in termini di opportunità, di risorse economiche
e di competitività. Essere un'isola, è evidente, determina un marcato
svantaggio sul piano dello sviluppo e della crescita. Ma in questi
anni sono stati fatti importanti passi in avanti per migliorare questa
situazione. Il Parlamento europeo nel 2016 ha approvato a larga
maggioranza una risoluzione che verteva proprio sul riconoscimento
della condizione di insularità, un atto sul quale l'eurodeputato
Salvatore Cicu è stato determinante nel mettere insieme la volontà di
più forze politiche a livello europeo. Si deve proseguire su questa
strada, creare una coesione politica attorno a un tema che deve
appartenere a tutti, e sul quale lo Stato italiano deve fare la sua
parte attraverso una legge nazionale che riconosca l'insularità della
Sardegna e delle maggiori isole. Oggi questo ritardo pesa nelle tasche
dei sardi per circa 1,1 miliardi di euro.

E gli effetti consistono in
maggiori oneri per il trasporto delle merci, maggiori oneri per la
produzione, forti ripercussioni sul piano energetico e dei
collegamenti. Il mio impegno come Presidente del Parlamento europeo è
avvicinare la Sardegna all'Europa e svincolarla dai pesanti gap
dell'insularità che ancora incidono su un Pil inchiodato al 70esimo
posto nella lista regioni più povere in Europa. Con una
deindustrializzazione all'11% è necessario puntare su un sistema che
metta al centro il turismo e la promozione del territorio». C'è un
nodo che allontana l'isola dall'Europa, è quello dei trasporti aerei.

Qualsiasi forma di compensazione della copertura di tratte vitali da
parte della Regione alle compagnie aeree viene vista come aiuto di
Stato. Ma questo di fatto lede il diritto alla mobilità dei sardi.«La
difficoltà dei collegamenti da e per la Sardegna resta la conseguenza
più diretta di una condizione insulare non ancora riconosciuta. A mio
avviso occorre, come il Parlamento Europeo ha riconosciuto, una reale
applicazione dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Ue,
che c'è, esiste, e se applicato riconoscerebbe diritti importanti per
le isole.

Parlo di finanziamenti dedicati e di un impegno più forte
rispetto al quadro strategico della futura programmazione. Bisogna
garantire dei meccanismi di compensazione e di perequazione, la
continuità territoriale è uno di questi, che riducano gli oneri per
cittadini ed imprese. Sugli aiuti di Stato si devono superare i
meccanismi stringenti che limitano la mobilità da e per l'isola.
Dall'altra parte la stessa Regione dovrebbe impegnarsi nell'ottica di
una programmazione turistica più forte, per incentivare le compagnie
aeree a restare in Sardegna. Del resto è quello che avviene in tutti i
contesti mediterranei avanzati».C'è un altro tema che in questi giorni
ha conquistato le cronache e rischia di incrinare i rapporti tra
Italia e Francia. Riguarda i confini sul mare.

Pare che la Francia si
stia annettendo una parte dei mari sardi con una procedura
amministrativa. La denuncia arriva dall'europarlamentare di Forza
Italia Salvatore Cicu.«Bisogna accertare tutti gli aspetti di questa
situazione, soprattutto perché le normative legate alle acque
internazionali non ricadono nella giurisdizione dei singoli stati, ma
sono sottoposte a direttive ed accordi internazionali. In
quest'ottica, il valore giuridico della decisione francese non può
avere efficacia nei confronti di un altro Stato con ordinamento
giuridico differente.

Siamo di fronte a una violazione dei diritti dei
singoli Stati e a un'appropriazione indebita di territori non
disponibili all'uso singolo. Un fatto del genere non può essere
accettato. Bisogna tutelare i diritti dei sardi e le attività
produttive collegate a queste acque».Spesso le risorse per il Piano di
sviluppo rurale, che arrivano dall'Europa, restano ferme a Bruxelles
arrivano con grande difficoltà nell'isola.«Il problema è a monte. Nei
fondi diretti spesso ci troviamo davanti a una fragilità di competenze
nel saper progettare e nel poter accedere ai finanziamenti. Si deve
investire su una cultura della managerialità che oggi è debole.

La situazione non cambia poi se sono gli enti locali a dovere spendere le
risorse. Questo determina un'esclusione che si riflette sui processi
di innovazione, sulla produttività e sulla modernizzazione tecnologica
delle infrastrutture rurali. In Sardegna abbiamo una situazione di
forte difficoltà finanziaria, le aziende non hanno accesso al credito
e restano escluse da ogni processo di crescita. Con una produzione
tutta rivolta al mercato interno. Bisogna saper intercettare i fondi
che l'Europa mette a disposizione, entrare in un'ottica di
internazionalizzazione, e per farlo occorrono competenze che oggi
ancora mancano sui territori».

L'Ue è spesso vista come un organismo
burocratico pronto a sanzionare, ma diffidente verso le richieste che
arrivano dall'isola. Spesso per gli esponenti della Regione anche
parlare con le autorità europee diventa impossibile.«Dobbiamo creare
un collegamento diretto fra l'Europa e i cittadini. Il mio impegno
come Presidente del Parlamento Europeo è entrare il più possibile a
contatto con i territori, con le persone, con le associazioni di
categoria, con le piccole medie imprese. Bisogna decentralizzare la
figura delle istituzioni europee e trasmettere ai cittadini che
l'Europa è un potenziale di opportunità che creano occupazione,
reddito e diritti. Il ruolo degli stessi rappresentati al Parlamento
Europeo è determinate in questa missione».Si parla molto di lei in
Italia, anche di un suo possibile incarico come premier. Ma lei cosa
vuole davvero fare?«Sto bene dove sto.

Il mio ruolo in Europa è ancora
più importante dopo quello che hanno detto il presidente francese
Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel sul voto
italiano. L'Europa si deve svegliare su alcuni temi chiave per evitare
che dilaghi il populismo. I temi su cui è stata poco presente sono
l'immigrazione e il lavoro. Se non si interviene in tempo con l'arrivo
del caldo riprenderanno gli sbarchi di migranti. Abbiamo investito 6
miliardi sulla Turchia e pochi milioni per la Libia. Ma l'epicentro è
là, e credo che la Sardegna possa essere investita da questo flusso».

I mercati e alcuni governi europei sono preoccupati dal risultato
elettorale italiano, lo è anche lei?«La preoccupazione già c'era. Un
premier forte potrebbe far sentire la sua voce in Europa in
particolare sulle questioni cruciali, come per esempio la questione
dei confini marittimi tra Italia e Francia».

 Qual è lo schema che si
dovrebbe seguire per uscire da questo stallo post elettorale? «Non ho
una soluzione. Non sono il segretario del mio partito. Posso dire che
un governo Movimento 5 stelle e Lega è impossibile. I parlamentari
leghisti sono stati eletti anche con i voti di Forza Italia e di Noi
con l'Italia. Secondo me si deve puntare su un governo di
Centrodestra».

 Si aspettava un maggiore numero di voti per Forza
Italia?«Sì. Ma si devono leggere con attenzione i fatti di cronaca di
questo periodo, come quello di Macerata, che ha spostato molti voti.
Ora dobbiamo pensare ai prossimi appuntamenti, le amministrative in
primavera e le Regionali del 2019, che ci saranno anche in Sardegna».
Pensa che la parziale inagibilità politica di Berlusconi abbia
penalizzato FI?«Non c'è dubbio. Berlusconi candidato avrebbe aperto il
partito a un maggiore numero di consensi».

Hanno vinto due forze
antieuropeiste.«La preoccupazione non serve a nulla. Si devono
affrontare e risolvere i problemi. La Riforma di Dublino è stata
applicata con molta lentezza dagli Stati europei. Molti sono fermi
nella ratifica e nella approvazione dei trattati. Davanti alla
inazione il risultato è l'esaltazione di chi crea tensione
sull'immigrazione. Queste emergenze vanno affrontate. Io l'ho fatto da
presidente. E in Europa sul tema immigrazione il parlamento ha fatto
molto, mi aspetto altrettanto da Commissione e Consiglio».

Boom dei giovani in Parlamento

di Chiara Scalise
ROMAPiù giovani, con titoli di studio più alti e una maggiore presenza
nel mondo delle professioni, soprattutto per quanto riguarda il M5S:
all'inizio della prossima settimana, dopo la proclamazione degli
eletti che non è ancora avvenuta, varcheranno i portoni di Camera e
Senato i quasi mille nuovi parlamentari. Scorrendo gli elenchi dei
nuovi eletti emerge una prima fotografia della Legislatura che sta per
iniziare. Boom di giovani. Scende l'età media e si avvicina intorno ai
40 anni alla Camera, dove i deputati non possono averne meno di 25, e
supera di poco i 50 al Senato, dove per entrare bisogna invece avere
spento 40 candeline.

Alberto Stefani candidato alla Camera per la
Lega, 25 anni compiuti a novembre, potrebbe essere l'eletto più
giovane. Donne, quota in aumento ma il rosatellum è aggirato. Le donne
in Parlamento potrebbero superare la quota del 30% della scorsa
Legislatura ma senza avvicinarsi alla soglia del 40% prevista dalla
legge elettorale. I partiti infatti avrebbero aggirato la regola
attraverso il meccanismo delle pluricandidature al femminile grazie
alle quali i colleghi maschi in seconda posizione hanno scalato la
classifica. Ricambio. tanti i volti nuovi: i deputati e i senatori 5S
sono triplicati, passando alla Camera da 88 a circa 221 e al Senato da
35 a 112, mentre la Lega vede aumentare le proprie truppe alla Camera
da 22 a 119 e al Senato da 11 a 58. Crescono anche gli azzurri mentre
i deputati Pd calano da 281 a 108 e i senatori quasi si dimezzano (da
97 a 52). La carica dei professionisti, avvocati in pole.

Gli avvocati sono la truppa più numerosa, un'ottantina tra Camera e Senato mentre
scendono a tre i magistrati (Pietro Grasso, Cosimo Ferri, Giusi
Bartolozzi) . Circa 30 i giornalisti, tra cui volti noti come l'ex
direttore di Skytg24 Emilio Carelli e Gianluigi Paragone, entrambi
M5S. Nelle fila di Fi, ci sono Andrea Cangini (Quotidiano nazionale) e
Giorgio Mulè (Panorama); il Pd ha eletto l'ex condirettore di
Repubblica Tommaso Cerno. Subito dopo si piazzano i medici: una
trentina, da Paolo Siani (Pd) alla capogruppo 5S Giulia
Grillo.Leghisti arrivano dalla politica locale. Il Carroccio vanta un
record di nuovi deputati e senatori con precedenti esperienze in
comuni e Regioni, da Lucia Borgonzoni, consigliera comunale e già
candidata sindaco per la Lega a Bologna, a Francesco Zicchieri,
coordinatore regionale leghista del Lazio.M5s, crescono i laureati ma
c'è anche il pastore.

Diversamente dal 2013, la valanga di
parlamentari a 5 stelle viene dal mondo delle professioni e ha in
media titoli di studio più alti e spesso sono laureati. Ma tra i
banchi 5S siederà anche un pastore e allevatore: è Luciano Cadeddu,
sardo come un'altra new entry, lo skipper Andrea Mura. -

La Nuova

Il leader della Lega: «Il dialogo con M5S non è impossibile». Bocciata
la linea Maroni Salvini sente Di Maio per le Camere

ROMA La partita è aperta, e domani si apre la settimana che porterà
all'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Sul fronte M5S, ai
colloqui della settimana scorsa di Danilo Toninelli e Giulia Grillo,
con i vari schieramenti ne seguono altri in queste ore direttamente
gestiti dal Luigi Di Maio. Il candidato premier pentastellato ha
ribadito ieri, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere disposto al
dialogo, senza trattative singole. Il M5S guarda allo scranno più alto
di Montecitorio, per portare a compimento la battaglia contro i
vitalizi.

Da Fratelli d'Italia la presidente Giorgia Meloni fa sapere che nulla
«è dovuto» a Di Maio né al Movimento, perché la presidenza delle due
Camere spetta alla coalizione che ha preso più voti. Meloni propone
Matteo Salvini al Senato, cosa che, sottolinea, «rafforzerebbe anche
la sua candidatura a premier». Poi bacchetta i due alleati: «È
innaturale - chiosa - che uno vada a parlare con i Cinque stelle e
l'altro con il Pd».

Il giro di telefonate di Di Maio passa per Matteo Salvini,
sottolineando la necessità di far partire il Parlamento quanto prima.
L'auspicio del leader della Lega è che «ci sia l'accordo con un metodo
condiviso da tutti, anche dai 5 stelle, con cui dialoghiamo». Ma
l'avvertimento di Salvini è: «Vale il voto degli italiani, che non va
ignorato». Di Maio chiama anche il segretario reggente del Pd Maurizio
Martina, Renato Brunetta di Forza Italia, Giorgia Meloni e il
presidente del Senato Pietro Grasso.

Caratteristiche queste che fanno
dire un netto no del M5S a parlamentari «condannati o sotto processo».
Stando all'M5S pensiero, proprio i guai giudiziari tirerebbero fuori
dal possibile elenco di candidati alla presidenza di Palazzo Madama
due dei favoriti di Lega e Forza Italia: Roberto Calderoli da un parte
e Paolo Romani dall'altra. Il braccio di ferro continua, appuntamento
a venerdì prossimo con Senato e Camera
già convocate per le 10.30 e le
11.

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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