mercoledì 20 giugno 2018

Rassegna stampa 20 Giugno 2018


La Nuova

Cucca: Pigliaru dà speranza alla ripresa del Pd
L'ex segretario plaude alla decisione del governatore di tesserarsi.
Tedde, Fi: pensa alla ricandidatura

CAGLIARI. Come l'ex ministro Carlo Calenda anche il governatore Francesco Pigliaru ha deciso di prendere la tessera del Pd dopo la batosta elettorale del 4 marzo. Un gesto apprezzato da Giuseppe Luigi Cucca, che del partito è stato il segretario fino a una settimana fa. «Grazie al presidente Pigliaru per essersi iscritto al Pd - dice il senatore -. Il suo è un segnale di fiducia che dà speranza alla ripresa del partito e infonde ottimismo. Come Calenda anche il nostro governatore sceglie di fare la tessera in un momento estremamente difficile per il Partito democratico, e per questo il suo gesto merita ancor di più apprezzamento e gratitudine».

Prima il ringraziamento a Pigliaru, poi l'appello alle varie anime del partito. «Mi auguro che questa scelta faccia riflettere anche i dirigenti del partito e serva a incoraggiare la ricostruzione partendo da una rinnovata coesione e da un'assunzione di responsabilità collettiva, che ponga le basi per la rigenerazione del Pd e del centrosinistra - dichiara ancora Cucca -. Il nostro è un partito inclusivo, aperto a nuove energie e al contributo di tutti coloro che possono dare un apporto utile ad avviare un nuovo corso.

Dopo la crisi, anche quella più buia, c'è sempre una possibilità di rinascita. Il Pd e il centrosinistra hanno l'occasione di riprendersi da questa brutta fase e rimboccarsi le maniche per ripartire più forti e coesi con un progetto progressista e riformista, attento soprattutto alle fasce deboli della popolazione, che sia capace di parlare ai sardi e di riconquistare la loro fiducia alle regionali del 2019».

Ed è proprio alle elezioni regionali che pensa Pigliaru secondo Marco Tedde, consigliere regionale di Forza Italia. «La decisione di prendere la tessere del Pd è il sintomo che stia ripensando alla candidatura - dice l'ex sindaco di Alghero -. Mi sembra un indizio forte. E questo darebbe un crisma ufficiale e definitivo ai disastri provocati in questi 5 anni dal centrosinistra e dal Pd. È una sorta di abbraccio mortale che non permetterà più ai dem di bluffare. Pigliaru si immedesima nel Pd e il Pd in Pigliaru. Siamo davanti a una simbiosi mutualistica sotto il profilo politico».

Scintille con l'Europa Salvini: «Io non mollo»
SCONTRO SU migrantI E ROM

ROMAIl giorno dopo la «bomba» sui rom, il ministro dell'Interno,
Matteo Salvini, rilancia: sul censimento «io non mollo e vado
dritto!», annuncia, postando la foto di una casa abusiva abbattuta in
un campo Sinti.Da Bruxelles eccepiscono: «non si può espellere un
cittadino comunitario sulla base della sua etnia. È super chiaro che
non è legale», fanno sapere dalla Commissione Europea. Ed anche il
commissario Ue agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici,
bacchetta il titolare del Viminale: «il suo messaggio non è quello
giusto». Ma anche nel governo le posizioni del leader della Lega
continuano a creare fibrillazioni tanto che è lo stesso premier Conte
a intervenire direttamente.

«Qui nessuno ha in mente di fare
schedature o censimenti, che sarebbero peraltro incostituzionali in
quanto palesemente discriminatori - dice mezzora dopo l'annuncio di
Salvini che i due si erano parlati e che l'intesa al governo è
«granitica» - L'obiettivo è individuare e contrastare tutte le
situazioni di illegalità e di degrado ovunque si verifichino, in modo
da tutelare la sicurezza di tutti i cittadini», aggiunge, spalleggiato
dall'altro vice premier, Di Maio, che puntualizza: «Mi fa piacere che
Salvini abbia corretto il tiro, censimenti su base razziale non si
possono fare».

Dal canto suo Moscovici prova ad evitare lo scontro
frontale, ma il messaggio è chiaro: «anche se interferire negli affari
interni di un Paese, commentare questa o quell'altra dichiarazione
scioccante o raggelante, può essere una tentazione a cui è
estremamente difficile resistere, resisterò con tutte le forze. Dico
che la Commissione Ue eserciterà le sue competenze con le regole di
cui dispone. Ci sono regole in materia economica e finanziaria ma
anche per quanto riguarda lo stato di diritto. Sono le nostre regole
comuni e vanno rispettate da tutti».

Ed anche sul tema migranti, il
commissario europeo è duro: «il messaggio di Salvini non è quello
giusto. Preferire il ripiegamento su se stessi rispetto all'apertura
al mondo significa voltare le spalle alla tradizione di ospitalità
iscritta nei valori della nostra storia», ha spiegato Moskovici.Il
ministro comunque, aggiunge, «va ascoltato: gli Stati membri non
possono lasciare l'Italia da sola dinanzi alla crisi migratoria». 

Da parte sua, Salvini, non fa passi indietro e, ricordando che fu la
giunta di sinistra di Giuliano Pisapia a Milano a proporre nel 2012 un
censimento di rom, sinti e camminanti in città, attacca: «se lo
propone la sinistra va bene, se lo propongo io è RAZZISMO. Io non
mollo e vado dritto! Prima gli italiani e la loro sicurezza».

In seguito «cinguetta» a corredo di una foto: «questa mattina a
Carmagnola (Torino), dove amministra la Lega, è stata abbattuta una
casa abusiva in un campo Sinti non autorizzato. Dalle parole ai fatti.
Prima gli italiani». Posizioni che spingono Roberto Speranza (Leu) a
annunciare una denuncia per istigazione all'odio razziale, mentre la
Caritas parla di affermazioni «contrarie alla nostra fede».

E intanto
qualche crepa nell'esecutivo si comincia ad aprire anche sul fronte
migranti. Perché se Di Maio ha ribadito che sulla questione «siamo
compattissimi», la sua collega di partito e ministro della Difesa,
Elisabetta Trenta ha puntualizzato che il tema «va affrontato tutti
insieme, da tutti i ministeri, ognuno con le proprie competenze».

La maggioranza detta al governo l'agenda economica. Il ministro Tria:
«Sul calo del debito non si discute» Lega e M5S chiedono più deficit all'Ue
di Chiara Scalise e Mila Onder
ROMA

Niente aumenti Iva ma anche più deficit. Sono questi i punti cardine
su cui la maggioranza ha impegnato il governo in vista della prossima
manovra. Obiettivi su cui il ministro dell'Economia, Giovanni Tria,
non si è sbilanciato ma che certamente, secondo il titolare di Via XX
Settembre, non devono interferire con l'impegno imprescindibile di
ridurre il debito. La risoluzione al Def di Lega e M5S, approvata alla
Camera e al Senato con il voto contrario di tutte le opposizioni,

punta innanzitutto ad evitare gli aggravi di imposta per 12,5 miliardi
previsti nel 2019, ma per farlo chiede anche che il governo agisca in
sede europea per ottenere maggiore flessibilità sui conti, rinviando
se necessario l'obiettivo del pareggio di bilancio al 2021. Quello che
serve è un nuovo «paradigma economico» che permetta l'attuazione delle
riforme del contratto di governo: flat tax, pensioni, reddito di
cittadinanza. Un'impostazione che non scatena immediate reazioni di
Bruxelles, per ora ancora alla finestra, ma comunque pronta a ribadire
che le regole sono le stesse e valgono per tutti i Paesi membri.

Tria appare prudente sui conti: «gli interventi relativi alle riforme
strutturali sulle quali il Governo è impegnato, sia dal lato fiscale
sia dal lato della spesa pubblica, andranno adeguatamente coperti»,
dice. Qualche regola però, secondo Tria, potrebbe iniziare a cambiare.
Gli investimenti pubblici, sacrificati durante la crisi e l'austerità,
dovrebbero essere conteggiati al di fuori del deficit, così da
liberare maggiori risorse.

Le spese per opere e infrastrutture sono
infatti «la chiave» per dare una spinta all'economia, il cui ritmo di
crescita sta rallentando e viene messo a rischio dalle recenti
tendenze protezionistiche internazionali. Rimuovendo gli ostacoli
burocratici, compresi quelli del Codice degli appalti, si potrebbero
attivare le risorse che non mancano, ha assicurato il ministro. Per
questo all'interno del governo nascerà una «task force» ad hoc.

Anche perché gli investimenti sono anche l'unico modo per «conciliare
l'attuazione del programma di riforme», a partire dal reddito di
cittadinanza, considerato «centrale per garantire la stabilità
sociale», con la diminuzione progressiva del debito. Da questo punto
Tria non prescinde, incassando anche il plauso del suo predecessore
Pier Carlo Padoan. Il percorso di rientro del deficit, assicura il
ministro, potrà essere oggetto di «seria riflessione» nel quadro
programmatico di settembre, come auspicato dalla risoluzione votata in
Parlamento.

Ma poi aggiunge: «in stretta collaborazione con la
commissione europea». E poi - chiarisce più volte - sul calo del
debito non si discute. «Io appartengo alla generazione dei baby
boomers», responsabili del macigno che opprime le nuove generazioni,
soprattutto i millennials, ha ammesso il ministro. Mettere ora a
repentaglio la sua riduzione significherebbe perdere la fiducia dei
mercati, essenziale invece per la tutela del risparmio degli italiani
e per mantenere una crescita sostenibile.

Le regole europee sulla
spesa pubblica non sono del resto le uniche ad aver bisogno di un
tagliando. La governance Ue è «inadeguata e incompleta», ha lamentato
il ministro, ed ha aggravato l'impatto della crisi finanziaria. Sarà
quindi l'Italia a farsi capofila nel chiedere una «profonda riforma
delle istituzioni economiche» e comincerà probabilmente a farlo già
questa settimana nei primi appuntamenti europei del ministro a
Lussemburgo giovedì e venerdì per Eurogruppo ed Ecofin.

Unione Sarda

CARBONIA. Due anni tra luci e ombre
Dal 2016 guida la città, il bilancio di Paola Massidda
«Intoppi e dimissioni dolorose ma poste le basi per il cambiamento»

Quando il 19 giugno del 2016 vinse il ballottaggio contro Giuseppe
Casti, piazza Roma si riempì di bandiere M5S. Poi la festa ha lasciato
lo spazio alla raffica di dimissioni in Giunta, a casi politici, a
progetti in ritardo, ma pure a programmi varati e a milionari piani di
rilancio che conosceranno il via a breve: «Abbiamo posto le basi per
un cambiamento culturale». Paola Massidda è sindaco al netto degli
inciampi, vede il bicchiere mezzo pieno. Pur fra luci e ombre, alcune
delle quali cavalli di battaglia dell'opposizione.

Perché 5 assessori più un consigliere dimissionario e un altro per cui
si è chiesta l'espulsione?
«Il programma è chiaro e a quello occorre attenersi. Tutti. Alcune
dimissioni sono state davvero dolorose ma evidentemente occorrevano
scossoni per creare nuovi elementi di coesione, ora ritrovata anche
con alcuni nostri consiglieri che contestavano ma erano propositivi».

Quindi i forfait sono finiti?
«Visto quanto accaduto non garantisco nulla, ma difficilmente
potrebbero avvenire per questione politiche, al limite personali».

Il dato amministrativo parla di razionalizzazioni che, secondo
l'opposizione, sarebbero tagli.
«Tranne alcuni ritardi, come ludoteca e sala prove che non
abbandoneremo, nessun servizio è stato soppresso e sfido chiunque a
dimostrare il contrario: recuperati oltre 6 milioni di disavanzo
ponendo i conti in regola e rilanciando attività come il servizio
educativo per ragazzi, l'eurodesk per i progetti giovani e lo spazio
neutro per famiglie in crisi».

Perché la città, benché quella chiusa due anni fa fosse un'attività
privata, è senza un ospizio?
«Al momento non abbiamo edifici idonei ma è finanziato il bando da 8,5
milioni per sistemare l'area sud compresa l'ex scuola di via Dante».

Fronte povertà: il reddito d'inclusione prevede solo i fondi ma nessun
assistito si è messo ancora all'opera?
«Perché per un'incoerenza del legislatore regionale, non c'erano soldi
per la fase attiva: privilegiata allora quella passiva».

Quali allora i programmi di cui andate fieri?
«Appunto la riqualificazione dell'area sud che partirà a breve, siamo
in gara per 3,5 milioni della connessione fra città e ex miniera, in
settembre avremo i Comitati di quartiere, creata la Consulta Handicap,
stilata una stagione teatrale più ricca, varato il fascicolo
elettronico, ormai nato il Centro commerciale naturale e rilanciati
eventi turistici».

Poi però molte strade sono piene di buche.
«Si va per priorità: meglio piani organici ma se servono rattoppi, da
ora in poi si procederà e subito».

Dove, invece, s'è perso il filo?
«Con la videosorveglianza siamo in ritardo, con il diserbo siamo in
linea ma per certi cantieri paghiamo le lungaggini della Regione».
Andrea Scano

IGLESIAS. La scelta della coalizione Adesso Iglesias
«Al ballottaggio con Mauro Usai»

Non ci sarà apparentamento, né richieste di rappresentanza. Ma il
«pieno sostegno al candidato Mauro Usai con indicazione di voto ai
propri elettori, in vista del ballottaggio di domenica prossima».

Questo ha deciso la coalizione Adesso Iglesias che ha presentato come
sindaco, alle elezioni comunali del 10 giugno scorso, il medico Carlo
Murru. «Affinché il nuovo sindaco possa portare avanti gran parte del
programma concordato - argomenta Murru - il nostro gruppo mette a
disposizione impegno continuo e la forza di tutta la squadra di Adesso
Iglesias, uomini e donne che si sono spesi in una difficile campagna
elettorale che ci ha premiato con un ottimo risultato di oltre 1.000
preferenze».

Murru evidenzia che la scelta si è basata sulla convergenza di idee e
progetti: «ciò è alla base della sintonia e collaborazione tra le
coalizioni per il bene comune di Iglesias che, forte dell'accordo
programmatico siglato e denominato “Ripartiamo da 15 punti”, mira al
raggiungimento di obiettivi condivisi e prioritari tra i quali la
riorganizzazione della macchina amministrativa, la speciale attenzione
per il decoro urbano e le aree verdi, la ricerca di finanziamenti
europei, l'inclusione sociale, le politiche giovanili e l'occupazione,
la collocazione della città in un'area vasta da intendersi come
'guida' del territorio». (c. s.)

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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