martedì 26 giugno 2018

Rassegna stampa 26 Giugno 2018


La Nuova Sardegna

Il Pd ora è a rischio di implosione Duello Martina-Calenda sul dopo Il reggente è per una nuova coalizione con perno i Dem, l'ex ministro vuole tabula rasa per ricostruire. I renziani attaccano: «Elezioni perse anche senza Matteo». Franceschini accelera sul congresso subito

di Serenella Mattera

Di rosso in Toscana è rimasta una macchia. La trincea dei sindaci non regge all'onda lunga del 4 marzo e perde 33 Comuni su 76. «Il Pd c'è, esiste», si sgolano dal Nazareno all'indomani dei ballottaggi. Il primo turno delle amministrative faceva sperare si potesse reggere, ma il crollo di Pisa, Siena, Massa, Imola, trascina via tutto. Mai come ora, il futuro è un'incognita. «Andare oltre il Pd. Subito!», twitta all'alba Carlo Calenda, che lancia per settembre una costituente antisovranista.

Ma nel Pd cresce il fronte per il congresso subito. E Maurizio Martina frena Calenda: «Bisogna ricostruire il centrosinistra con il partito democratico al centro. Cambiare persone e idee». La fibrillazione tra i Dem per quella che secondo Calenda è una conclamata «irrilevanza», emerge nelle dichiarazioni post voto. I renziani, come il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, rinfacciano a chi, a partire dai territori, ha chiesto a Matteo Renzi di non farsi vedere in campagna elettorale, che «si perde anche senza Renzi». «No ai capri espiatori», ribatte il «non renziano» Luigi Zanda, che chiama alle proprie responsabilità chi ha perso «tutte le elezioni dal 2014».

Mentre Matteo Orfini punta il dito contro «ex premier e ministri», da Paolo Gentiloni a Carlo Calenda, che si sono spesi in campagna elettorale e non hanno ribaltato il risultato. «Oltre il Pd c'è solo la destra», dice ancora Orfini, riecheggiando una vecchia frase di D'Alema. Calenda, che chiede ai dirigenti Pd di far largo a sindaci come l'ex M5s Pizzarotti, lo accusa di «presunzione». Volano stracci.

Tace Paolo Gentiloni, a cui molti tra i Dem chiedono di prendere la guida del partito ricevendo un gentile no in risposta. Tacciono per ora i padri nobili Walter Veltroni e Romano Prodi, su cui molti sperano per un nuovo slancio ulivista. E tace Renzi, che è a Londra per proseguire il suo tour all'estero: in Ue sta lavorando per un asse tra En Marche di Macron, i Ciudadanos di Rivera e i socialisti, in vista delle europee. Ma l'idea di un partito macroniano sembra accantonata, sulle macerie di una sconfitta.

Chi parla, pronuncia intanto parole di fuoco. «Si è chiuso un ciclo storico», dice Nicola Zingaretti, candidato in pectore al congresso Dem. Quel congresso nelle ultime settimane si era pensato di rinviarlo: sopire le tensioni, eleggere Martina segretario nell'assemblea che sarà convocata per il 7 o al più tardi il 14 luglio, ed eleggere il nuovo leader dopo le europee del prossimo anno. Ma la scossa dei ballottaggi, che trascina il Pd ancora più giù, convince tanti tra i Dem che si debba reagire, non procrastinare.

«Congresso subito», dice in serata Area Dem, che fa capo a Dario Franceschini ed è in grado di spostare gli equilibri in assemblea. Lo dice un deputato gentiloniano come Roberto Giachetti, che invoca una «nuova classe dirigente». I renziani, che non hanno un candidato, si dicono disponibili al congresso, purché sia «vero».


La scelta del segretario il Pd alla stretta finale
L'assemblea regionale decisiva sarà convocata ad Abbasanta il 2 o il 9 luglio
L'accordo tra le correnti ci sarebbe già. Si fa largo il nome dell'ex
deputato Cani

           
Il nuovo segretario del Pd sarà eletto di lunedì. Sono due le date
possibili: 2 o 9 luglio. Dove? L'assemblea regionale del partito
dovrebbe essere convocata ad Abbasanta, ma anche Tramatza è ancora in
corsa. Al di là della logistica, la domanda è questa: chi sarà il
successore del dimissionario Giuseppe Luigi Cucca? Un nome comincia a
circolare ed è quello dell'ex deputato Emanuele Cani, che a marzo non
è stato rieletto. A proporlo sarebbe stata la corrente dei
popolari-riformisti dell'area Fadda-Cabras, renziani ed ex Diesse
avrebbero dato già il via libera.

Basterebbero queste tre componenti a
garantire al prossimo segretario una maggioranza robusta, è la stessa
che un anno fa ha eletto Cucca, però c'è un tentativo per far sì che
l'elezione sia all'unanimità o quasi. Da convincere ci sono ancora i
soriani, che continuano, soprattutto con il loro leader, a puntare a
un congresso straordinario prima delle Regionali del 2019. In questi
ultimi giorni però qualcosa d'importante s'è mosso anche sul quel
fronte. A essere determinante per smussare gli spigoli sarebbe stato
un documento politico preparato a più mani e in cui ci sarebbero gran
parte delle parole chiave per far rinascere il Pd. Si sa per esempio
che subito dopo le elezioni regionali il congresso ci sarà comunque.

Ma nel frattempo le trattative con gli altri partiti della possibile
coalizione di centrosinistra saranno portate avanti non solo dal
segretario ma anche da «una segreteria molto ampia e autorevole». Poi,
a proposito di alleanze, «c'è la volontà del partito ad andare oltre
gli attuali confini della coalizione che ha vinto le elezioni nel
201». Infine, nello stesso documento, ci sarebbe per tutti la garanzia
che «se ci fossero più candidature per il posto di governatore,
saranno organizzate entro ottobre, massimo a novembre, le primarie di
coalizione».

In questi giorni che mancano a una delle due date utili
per la convocazione dell'assemblea regionale, molti dettaglia dovranno
essere messi a punto fino al particolare. Soprattutto uno: per la
segreteria c'è da tempo l'autocandidatura dell'indipendente Dolores
Lai: resisterà, oppure no? (ua)

Puddu: ora le regionali. Pigliaru: rinnoviamoci
Le reazioni di vincitori e sconfitti. Cappellacci, Fi, non perde
l'ottimismo: siamo sulla strada giusta

SASSARII due ballottaggi hanno riscaldato il clima politico nell'isola
e le reazioni sono arrivate dalle parti che si contendevano il
successo ma anche da chi, in questo caso era solo un osservatore
interessato. Il più entusiasta è naturalmente Mario Puddu, ex sindaco
di Assemini: «È stata una bella soddisfazione, temevo un contraccolpo
dopo la scelta di non ricandidarmi e invece il lavoro del Movimento 5
Stelle e di Sabrina Licheri ha convinto gli elettori, nonostante fosse
arrivato anche un ministro a sostenere il nostro avversario. Adesso
lavoriamo in vista delle Regionali».

Secondo il presidente della
Regione Francesco Pigliaru «le elezioni comunali e soprattutto la
vittoria del centrosinistra ad Iglesias dimostrano ancora una volta
che nella nostra coalizione c'è bisogno di rinnovamento, nelle idee e
nelle persone. Oggi più che mai, le due cose devono andare insieme.
Abbiamo bisogno di capire cosa stia succedendo nel centrosinistra e
cosa dobbiamo dire ai nostri elettori, ma anche a chi ha smesso di
votarci. E naturalmente abbiamo bisogno, in questo dibattito, di forze
nuove, che sappiano portare idee e interpretarle».

La deputata dem
Romina Mura è fiduciosa: «La vittoria a Iglesias è aria nuova per un
Partito democratico, in Sardegna come a livello nazionale, a corto di
ossigeno. Per il resto continuano a vincere Salvini, Cinque stelle e
anche l'astensione. Noi progressisti dobbiamo costruire una rinnovata
visione di società in cui sia più evidente la nostra determinazione
nel combattere le disuguaglianze».

Paolo Maninchedda, segretario del
Partito dei Sardi, immagina il futuro: «Oggi nessun partito nazionale
italiano può considerarsi autosufficiente per vincere le prossime
elezioni sarde, mentre sicuramente una grande alleanza di partiti
costruita sugli interessi nazionali dei sardi vincerebbe le elezioni.
Nella competizione virtuale dei modelli di alleanze, gli schemi
tradizionali Centrodestra, Centrosinistra, Cinquestelle, sono incerti.
Invece la Convergenza nazionale che noi proponiamo ha molte chance in
più».

Anche il deputato di Forza Italia Ugo Cappellacci, nonostante la
doppia sconfitta, è convinto di essere sulla strada giusta: « Adesso
dobbiamo ritornare sul territorio per proporre il rinnovamento che
deve proseguire. E infatti abbiamo avviato una nuova campagna per i
tesseramenti e una fase congressuale per l'elezione di chi
rappresenterà Forza Italia nei territori».

LO SCHIAFFO DI PUDDU AL CENTRODESTRA
di LUCA ROJCH

Le amministrative sono la tappa intermedia, l'ultimo step prima della
grande corsa. Certo un test ristretto, ma con qualche piccolo spunto
di riflessione. La ruspa salviniana si è ingolfata. E non spiana la
strada alla vittoria del centrodestra. I dati dei due ballottaggi
nell'isola, Assemini e Iglesias, dànno qualche indicazione. Sarebbe
eccessivo vedere in questi risultati una verità assoluta. Non sono la
pietra su cui costruire la casa della verità. Ma una linea la
tracciano. La roccaforte stellata resta nelle mani del Movimento.
Assemini è ancora un feudo grillino. Mario Puddu ha governato bene in
questi 5 anni.

E per i 5 Stelle, mai troppo travolgenti alle
amministrative, è un risultato pesante. Per prima cosa il Movimento
rinforza la sua corsa verso le Regionali. Si rafforza anche la
candidatura di Puddu a governatore. Nel bombardamento giallo che ha
portato l'M5s a essere il primo partito alle Politiche del 4 marzo
Puddu ci ha messo la faccia. Più di tutti. Non solo come coordinatore
è andato alla caccia di volti credibili per il Movimento, ma ha
guidato la campagna di Sardegna senza mai nascondersi. L'abbraccio di
governo con Salvini nell'isola sembra avere fatto più male alla Lega
che ai 5 Stelle. Il centrodestra non sfonda e perde ai ballottaggi.
Forza Italia non si è ancora ritrovata.

Il cerone di un accordo tra le
diverse anime del partito, non nasconde le rughe profonde di un
partito che non trova un leader. Gli azzurri, sempre più pallidi,
rischiano di scomparire. Si discute su quale possibile leader
lanciare, non su coalizione e contenuti. E uno dei possibili
candidati, il senatore Christian Solinas, Psd'Az, sarebbe un ulteriore
schiaffo della Lega a Forza Italia.Il leader del Partito dei sardi,
Paolo Maninchedda, sostiene che la divisone tra centrodestra e
centrosinistra non garantisce la governabilità e una vittoria limpida.
E forse ha ragione lui.

Ma è difficile pensare a un futuro da alleati
tra partiti che non riescono a trovare il dialogo neanche al loro
interno. Neanche quando rischiano di estinguersi come dinosauri
minacciati dai meteoriti gialloverdi. Il Pd sarà capace di farsi
sfuggire anche questa ultima ciambella di salvataggio. La vittoria a
Iglesias con Marco Usai, 29 anni, è un segnale preciso. Gli elettori
potrebbero tornare a dare fiducia ai Dem, ma solo dopo uno tsunami
interno. Un cambio radicale.

La catarsi collettiva non ci sarà,
neanche dopo il 32esimo incontro ad Abbasanta alla ricerca di un
accordo. Le tre correnti riusciranno ad alambiccare un candidato
segretario. Un perfetto equilibrista, una ballerina sulle punte. E
anche se il partito Democratico rischia di subire il tracollo alle
prossime regionali la rivoluzione per loro può attendere. @LucaRojch@


Unione Sarda

Dem sardi: ora la svolta FI: via al tesseramento
Il bilancio dopo il ballottaggio a Iglesias e Assemini

Pd e 5 Stelle festeggiano, il centrodestra incassa la sconfitta ma
rilancia con l'avvio di una campagna di tesseramenti. Con i
democratici battuti quasi ovunque, i grillini costretti a cedere
terreno e Lega, Forza Italia e FdI che sfondano, i ballottaggi di
Iglesias e Assemini registrano risultati in controtendenza. Lo sanno
bene i vertici dei partiti. «A Iglesias - dice il capogruppo dem in
Consiglio regionale Pietro Cocco - abbiamo ottenuto un ottimo
risultato visto il clima generale. Ora il Pd si deve dare una mossa,
riorganizzarsi al più presto con una nuova classe dirigente».

Secondo la deputata Romina Mura «la vittoria di Usai è aria buona per
un Partito democratico a corto di ossigeno». Ma per il resto, «non ci
siamo, di noi si percepiscono solo la dialettica interna volta a
mantenere equilibri, non si capisce utili a chi e a cosa». Per
Francesco Pigliaru, «le comunali dimostrano che c'è bisogno di
rinnovamento, nelle idee e nelle persone. Abbiamo bisogno di capire
cosa succede nel centrosinistra, cosa dobbiamo dire ai nostri elettori
e a chi non ci vota più». Ad Assemini, roccaforte pentastellata della
prima ora, i cittadini hanno scelto ancora 5 Stelle. Ora il sindaco
uscente Mario Puddu è più che mai il probabile candidato governatore
per le regionali di febbraio.

Anche se lui è prudente: «Da oggi non ho
più ruoli istituzionali, potrò iniziare a lavorare in vista delle
regionali, ma in quale ruolo lo si vedrà cammin facendo». Quanto ad
Assemini, «la lascio in ottime mani». Licheri ha staccato il candidato
del centrodestra, Antonio Scano, meglio è andata Valentina Pistis a
Iglesias. Cosa è successo? «Abbiamo sostenuto candidati che
rappresentavano un rinnovamento vero - spiega il coordinatore
regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci - questo ci ha portato a
due ballottaggi, ma abbiamo perso».

Ora, però, «la strada del
rinnovamento deve proseguire, dobbiamo essere presenti nelle case
della nostra isola, vicini ai nostri amministratori con una proposta
politica che parta dalle comunità». Ecco perché, «avvieremo una nuova
campagna per i tesseramenti e una fase congressuale per l'elezione di
figure che rappresenteranno Forza Italia nei territori per costruire
l'alternativa a cinque anni di nulla del centro-sinistra».
Roberto Murgia

«Ora si cambia», e il Pd si spacca - Calenda a Martina: progetto più
aperto. Di Battista: siete morti Salvini: più la sinistra ci insulta più vinciamo. Ma Berlusconi gela Toti sul partito unico

ROMA «Ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione.
Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd.
Subito! #fronterepubblicano».

Nel Day After della disfatta del Pd nelle roccaforti di Emilia e
Toscana, il tweet dell'ex ministro allo sviluppo economico Carlo
Calenda risuona come una sirena che come un cinguettio. Non tanto per
l'invito al rinnovamento, ccondiviso un po' da tutti i Dem che hanno
voglia di commentare le amministrative, quanto per l'hashtag: fronte
repubblicano significa dialogare con Berlusconi in funzione
antipopulismo.

«BASTA RENZISMO» È esattamente il contrario di quel che dice il
deputato Francesco Boccia, già presidente della commisisone Bilancio,
che invita a chiudere col renzismo e a rilanciare la coalizione di
centrosinistra: «Il Pd era ed è il perno del centrosinistra unito.
Averlo scientemente scomposto ha determinato questo disastro. Non a
caso nelle regioni in cui il centrosinistra largo è stato difeso
abbiamo vinto ovunque. Il caso Puglia è emblematico: 10 a 1 per il
centrosinistra».

«CAMBIAMO TUTTO» E al “frontista” Calenda replica anche un altro
deputato Dem, Andrea Romano, che con l'ex ministro condivide la
provenienza dal partito di Monti Scelta Civica: «Non credo si debba
“superare” il Pd, scioglierlo sarebbe precipitoso ed autolesionista.
Non credo sia realistico immaginare un altro partito: semmai
bisognerebbe allargare il Pd in questo momento, non archiviarlo».

Fronte ampio, centrosinistra ristrutturato o Pd allargato, di fatto
«dobbiamo riscrivere il nostro progetto dalle fondamenta», ammette su
Facebook il reggente Maurizio Martina, che avverte: «Dobbiamo scrivere
una pagina nuova per il nostro impegno. Cambiare tutti. Riconoscere
gli errori per non rifarli».

«COMPARSE BORGHESI» L'alternativa è rassegnarsi alla diagnosi di un
volto simbolo del M5S come Alessandro Di Battista: «Il Pd è morto. Ad
ucciderlo non sono stati i Franceschini, le Boschi, i Renzi o i
Gentiloni. Costoro sono “comparse” già finite nell'oblio. Ad ucciderlo
è stato l'atteggiamento profondamente “borghese” ed anti-popolare che
ha dimostrato in questi anni. Pensavano di cavarsela con qualche
diritto civile. Quante volte li abbiamo sentiti dire: “ma noi abbiamo
fatto le unioni civili”, etc, etc. Sia chiaro, io reputo i diritti
civili fondamentali ma oggi servono più che mai quelli economici e
sociali».

«L'INSULTO CI RAFFORZA» Ne ha per il Pd anche il leader leghista
Matteo Salvini, che tra Siena, Pisa, Massa e altri centri ha vinto
molte sfide contro i Dem e a Terni ha sconfitto proprio gli alleati di
governo pentastellati. «Ieri mi sono addormentato con gioia - ha detto
- perché i sacrifici fatti in tanti anni hanno portato a risultati
sorprendenti in alcuni comuni amministrati dalla sinistra da
settant'anni». I ballottaggi dimostrano che «più la sinistra insulta e
spara menzogne più la gente ci apprezza, e che queste prime settimane
di governo sono state percepite positivamente».
Forza Italia intanto guarda con sospetto al rafforzarsi dell'alleato
leghista e gli ricorda che nessuna componente del centrodestra da sola
è autosufficiente.

GELO AD ARCORE A dirlo è Berlusconi, che dopo settimane di silenzio
interviene e bacchetta Giovanni Toti, che in un'intervista sfida il
fondatore di Forza Italia e si candida «per una profonda
ristrutturazione».

L'idea fa infuriare Berlusconi, che da tempo vede con ostilità il
feeling con la Lega del governatore ligure, fra i sostenitori del
partito unico del centrodestra a trazione salviniana. Il ragionamento
che circola ad Arcore è chiaro: impensabile che si possa dare fiato
alle trombe mentre gli italiani vengono chiamati al voto e, così
facendo, favorire la Lega.

L'intervista dicenta una mossa «non
gradita» che, secondo alcuni, serviva coprire la disfatta, cioè la
vittoria di Claudio Scajola a Imperia, territorio del presidente
ligure. Nella sua analisi del voto che «chiude una lunga stagione
elettorale cominciata il 4 marzo», Berlusconi fissa il primo paletto:
«Quello che vince è un centro-destra plurale». Insomma, l'ipotesi che
FI finisca in un unico partito, col Carroccio e FdI, è da escludere.

IGLESIAS. Primo giorno in comune per il neo sindaco dopo la vittoria elettorale
Mauro Usai, il Pd e l'Europa:n«Pronto a lavorare per la città»

IGLESIAS Il suo partito è uscito dal ballottaggio accusando a livello
nazionale un'altra pesantissima emorragia di voti. Mauro Usai, neo
sindaco di Iglesias è uno dei pochi tra militanti e attivisti del Pd
che ha qualche motivo per sorridere. «Mi dimetterò da segretario dei
giovani democratici - commenta - mi occuperò soltanto di Iglesias».
Guarda con attenzione (e con apprensione) a quanto sta accadendo nel
partito. «Il Pd può rinascere - sottolinea - solo se decide di
rappresentare i deboli di questo Paese.

Non credo al partito della
nazione. Quando Renzi parlava di rottamazione mi veniva l'orticaria.
Bisogna puntare sulle politiche per il lavoro. Dobbiamo saper parlare
alle imprese». Dopo una notte di festeggiamenti culminata con un
comizio improvvisato davanti al portone del Comune in piazza
Municipio, ieri mattina Mauro Usai si è presentato nell'ufficio
direzionale del Comune in via Isonzo per il primo giorno di lavoro.
IN COMUNE «Non bisogna perdere tempo - afferma il sindaco - abbiamo un
programma per i primi cento giorni.

Tante cose da fare, tanti progetti
da realizzare. In primo luogo istituiremo lo Sportello Europa. Si
occuperà dei fondi Ue e di tutte le altre iniziative che vedranno il
Comune confrontarsi con le istituzioni comunitarie. Avremo un occhio
di riguardo per le famiglie povere e le persone in difficoltà».
L'elenco delle cose da fare è lunghissimo. In primo luogo la nuova
amministrazione comunale dovrà fare i conti con l'emergenza-sanità,
uno dei temi più dibattuti durante la campagna elettorale appena
conclusa. Resta da approvare anche il piano urbanistico, un
provvedimento che la città aspetta da quarant'anni.

LA CHIESA Il neo sindaco intanto incassa le congratulazioni da parte
di don Giorgio Fois, attivissimo parroco della chiesa di San Pio X a
Serra Perdosa. Il sacerdote si rivolge anche a tutti i nuovi
amministratori: «Amate la vostra città e spendete con passione le
vostre energie. Costruite ponti di speranza per tutti. Buon lavoro».

LA NUOVA GIUNTA «Tra qualche giorno sarà definita anche la nuova
Giunta», dice il primo cittadino. Rispetto a Valentina Pistis, che
aveva annunciato tutti gli assessori nell'ultimo giorno di campagna
elettorale, Mauro Usai non si è sbilanciato. E non si lascia andare
nemmeno all'indomani della vittoria. «Posso solo dire che sarà una
Giunta politica, l'assessore è un politico per definizione», afferma.

Per ora niente nomi, anche se negli ambienti politici cittadini
filtrano già le prime indiscrezioni, in particolare sul nome del
prossimo presidente del Consiglio, cioè il successore dello stesso
Usai. In pole position ci sarebbe Ignazio Mocci, eletto nella lista
Piazza Sella con 449 preferenze, secondo solo a Francesco Melis (Pd)
che ha ottenuto 476 voti. Mocci approda in Consiglio insieme a
Eleonora Deidda, Vito Didaci e Nicola Concas. I quattro rappresentano
l'Udc, che dopo l'alleanza con il centrosinistra, punterebbe le sue
attenzioni sull'assessorato all'Urbanistica.

Ma anche nel partito di
Giorgio Oppi, artefice dell'accordo elettorale con il Pd, per il
momento nessuno rilascia dichiarazioni. Il sindaco nei giorni scorsi,
parlando con alcuni sostenitori, avrebbe detto che in Giunta
potrebbero trovare posto anche alcuni candidati non eletti in
Consiglio, ma considerati dal primo cittadino con le carte in regola
per ricoprire il ruolo di assessore.

LA RIMONTA MANCATA Ha conquistato 1.348 voti in più rispetto al primo
turno, ma non è bastato per raggiungere e superare Mauro Usai. Con
altri 455 consensi Valentina Pistis avrebbe conquistato la vittoria.
Il neo sindaco, invece, rispetto a due settimane fa nel ballottaggio,
ha lasciato qualche consenso per strada passando da 5.728 a 5.687
voti. I due contendenti hanno fatto i conti con un'astensione da
record. Ha votato il 46,51 per cento degli aventi diritto rispetto al
59,13 per cento del primo turno.

Il numero degli elettori è passato da
14.229 a 11.192: 3037 in meno rispetto al 10 giugno. «Ha vinto
l'astensionismo», ha detto Valentina Pistis pochi minuti dopo la
conclusione dello scrutinio. Poi la leader del centrodestra ha
ringraziato candidati e sostenitori prima di archiviare una nottata
difficile da dimenticare. Come del resto tutta la campagna elettorale,
una maratona iniziata nel dicembre scorso.

LE REAZIONI Ieri Valentina Pistis non ha voluto rilasciare
dichiarazioni. Si è limitata a un post su Facebook. «Il risultato -
scrive - è la somma dei voti delle donne e degli uomini liberi, senza
condizionamenti. Lo straordinario lavoro fatto è l'inizio di un
percorso di crescita, dedizione e amore per la città. Noi ci siamo e
ci saremo. Grazie».

«Assemini sarà un posto migliore»
Al ballottaggio gli elettori confermano la fiducia al Movimento. Ma il
59% si è astenuto La promessa della nuova sindaca pentastellata Sabrina Licheri

ASSEMINI
La prima giornata da sindaca per Sabrina Licheri è andata più o meno
così: in tanti l'hanno fermata per un abbraccio, per farle gli auguri
o metterle tra le mani un mazzo di girasoli. Qualcun altro le ha
inviato un messaggio per complimentarsi del lavoro fatto. Tra questi
Davide Casaleggio, «che mi ha commosso». La consulente del lavoro
grillina ha totalizzato il 59,3% dei voti con 5.482 schede (contro il
40,7 dello sfidante Antonio Scano) e raccolto la pesante eredità del
sindaco uscente Mario Puddu.

Sindaca Licheri, cosa succederà adesso?
«Che iniziamo subito a lavorare. Ho una squadra carica di energia, non
vediamo l'ora. Ci sono tantissimi progetti».

Domenica 5.482 persone l'hanno votata. Significa che 18 mila non lo hanno fatto.
«Chi aveva le idee chiare è andato a votare e ha scelto il Movimento 5
Stelle. Il mio impegno è quello di raggiungere tutti per far conoscere
loro quanto abbiamo intenzione di fare e far capire a chi non vive a
pieno la città tutto quello che può offrire».

Hanno scelto lei o il Movimento?
«Hanno votato il Movimento rappresentato da Sabrina Licheri».

La Giunta non si cambia?
«Sarà una scelta condivisa, io vorrei che facessero parte della mia
squadra gli uscenti Diego Corrias, Gianluca Mandas e Gianluca di Gioia
per il supporto che mi hanno dato».

L'agenda dettata dai cittadini: appalto rifiuti, quando e come?
«Subito. Ce ne occuperemo nelle prossime settimane. L'obiettivo è la
tariffazione puntuale e la riduzione della Tari per le famiglie».

Riqualificazione delle aree abbandonate e dei sottopassaggi, quando e come?
«La settimana prossima inizieremo da via Coghe dove sarà realizzata
una rampa pedonale, ma vorrei prima un incontro con i cittadini».

Opere pubbliche.
«Abbiamo dimostrato di saper realizzare le opere con grande velocità:
40 in cinque anni e altre nove già cantierabili».

Asfalto.
«Ci affideremo a una società che si occuperà della manutenzione
costante delle strade per mantenere quanto fatto. Ci sono 300 mila
euro all'anno già disponibili».

Come favorirete l'occupazione?
«Aiutando le imprese e dando loro supporto, per esempio, con lo
sportello Europa, facendo corsi di formazione gratuiti, come abbiamo
già fatto».
Concorsi per assunzioni in Comune?
«No, ce n'è stato uno da poco»

Chi è Sabrina Licheri?
«Una cittadina prestata alla politica che in questi cinque anni ha
imparato tanto e vuole mettere queste competenze al servizio di una
nuova esperienza».

Mai stata indagata?
«Mai».

Titolo di studio?
«Diploma di ragioniera».
Da quando è iscritta al Movimento?
«Dal 2013 quando è iniziata l'esperienza con Mario Puddu».

Ha mai fatto politica prima di allora?
«Mai».

Gli avversari l'hanno chiamata per farle gli auguri?
«Antonio Scano mi ha chiamato a mezzanotte e otto minuti e ha
assicurato che la sua sarà un'opposizione costruttiva».

A chi deve dire grazie?
«A Mario sicuramente, perché nel 2013 è stato lui a chiedermi di far
parte del gruppo. Al Movimento che ha creduto in me e a tutti
cittadini che ci hanno confermato la fiducia».
Qualcuno nel Movimento vorrebbe essere al suo posto?
«C'erano state delle candidature. Ma io non mi sono proposta, il mio
nome è stato fatto dall'associazione all'unanimità».

Come sarà Assemini tra cinque anni?
«Sarà più sostenibile, continueremo a sviluppare il progetto delle
piste ciclabili, delle aree verdi e le persone capiranno che questo è
un posto in cui si può vivere bene».


Legge elettorale, nuovo ricorso: «Arriveremo sino alla Consulta»
L'avvocato che ha affossato il “Porcellum” annuncia battaglia contro
il sistema sardo

L'intesa politica per riformare la legge elettorale sarda è saltata
più di due mesi fa. «Il Consiglio regionale», aveva detto il
presidente Gianfranco Ganau, «non ha il tempo di elaborare altre
proposte, quindi si va ad elezioni con la legge vigente, con tutti i
limiti che sono stati più volte segnalati e denunciati».
A breve, però, contro la legge che ha impedito a Michela Murgia di
entrare a far parte dell'Assemblea nonostante il 10% delle preferenze,
sarà presentato un nuovo ricorso dai Comitati sardi per la democrazia
costituzionale. Dopo quelli al Tar e al Consiglio di Stato, i Comitati
si rivolgeranno al giudice ordinario.

L'UMBRIA APRE LA STRADA Questo è possibile grazie al pronunciamento
della Corte di Cassazione che nel 2016 ha deciso così sulla legge
elettorale umbra. «Si tratta di uno strumento molto più veloce», ha
spiegato a Cagliari Felice Besostri, avvocato amministrativista
conosciuto per essere riuscito ad “affossare” il Porcellum dopo sei
anni di battaglia e che anche stavolta ci metterà la faccia. Uno
strumento che «potrebbe mandare in Corte Costituzionale la legge
elettorale sarda».

VERSO L'IMPUGNAZIONE «Il giurista ha partecipato all'incontro “La
deriva autoritaria e la legge elettorale antidemocratica sarda”
coordinato da Marco Ligas e organizzato dal coordinamento regionale
delle forze democratiche impegnate nella difesa della Costituzione.
«Il problema», ha aggiunto Besostri, «è se si trova un accordo
politico per tentare di modificare questa legge che prevede tra le
soglie più alte tra i sistemi regionali, coalizioni al 10% e liste
singole al 5%». Se non si trova «allora va impugnata».

Ma non ci sarà nessun accordo. L'ultimo tentativo è andato male oltre
due mesi fa quando il presidente Ganau aveva presentato ai capigruppo
un testo che «teneva conto delle osservazioni che sono state sempre
fatte in termini di rappresentatività della legge». Ma in
quell'occasione aveva constatato che «non esistevano le condizioni».
«FAREMO IL RICORSO» «Vorrà dire che sarà fatto ricorso», dice oggi
l'avvocato «affossatore di leggi elettorali». D'altra parte, spiega,
«nella legge elettorale sarda la contraddizione è evidente ed è tipica
di altre leggi proporzionali che attribuiscono un premio di
maggioranza».

Besostri è al lavoro anche sul fronte Rosatellum: «Ho depositato la
prima impugnazione il 14 dicembre e la sua ammissibilità sarà discussa
il 4 luglio in Corte Costituzionale. Se sarà ammissibile, allora si
farà un'udienza dove si giudicherà nel merito della legge elettorale».
CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE È la prima volta che «lo si fa con un
accesso diretto: abbiamo configurato la cosa come un conflitto di
attribuzione tra poteri dello Stato. In caso venisse accolta, la
Giunta delle elezioni deve tenerne conto». Il nodo, in questo caso,
riguarda «l'effetto flipper prodotto dal Rosatellum», considerato che
«non si possono sottrarre alle circoscrizioni i parlamentari assegnati
in base alla popolazione residente», e che «ogni candidato non può
essere favorito né sfavorito dal comportamento elettorale di elettori
di circoscrizione diversa da quella in cui è candidato».
Roberto Murgia

Cagliari
Traballa la poltrona di Secchi - L'assessore potrebbe saltare per far
spazio ai sardisti dissidenti- Intanto il Pd chiede un rimpasto
e punta ai Lavori pubblici: il sindaco Zedda prende tempo

«Il mio è un settore troppo delicato per stare dietro alle voci, sono
concentrato sul lavoro e non sono assolutamente attaccato alla
poltrona». L'avventura da assessore alle Politiche sociali di Nando
Secchi potrebbe essere vicina al capolinea e lui si dice tranquillo.
Alle elezioni del 2016 è stato il primo dei non eletti nella lista del
Psd'Az ed è entrato nella squadra del sindaco assieme al segretario
cittadino Gianni Chessa, ricevendo la delega alle Politiche sociali. I
rapporti col gruppo consiliare non sono sempre stati ottimi e più
volte è finito al centro del fuoco amico, ma ha superato ogni crisi.

LA CACCIATA DI CHESSA Era stato Chessa a rivelare che la guida di
quell'assessorato sarebbe dovuta cambiare con una rotazione, ma il
terremoto dopo l'alleanza Lega-Psd'Az ha fatto saltare la testa di
Chessa con Nando Secchi che, contro ogni previsione, ha passato
indenne la bufera ed è rimasto al suo posto.

Dopo quella fase il
sindaco aveva dato inizio alle consultazioni incontrando i gruppi
della maggioranza, compreso gli Autonomisti con Lussu, il gruppo nato
dopo la rottura col Psd'Az composto dalla capogruppo Monia Matta, dai
consiglieri Aurelio Lai e Franco Stara e ora anche dal nuovo acquisto
Lino Bistrussu che è appena stato nominato presidente della
commissione Attività produttive prendendo il posto di Gabriella
Deidda, l'unica sardista rimasta fedele alla linea Psd'Az e passata
all'opposizione.

I DISSIDENTI Con l'uscita di scena di Chessa è tornata nelle mani del
sindaco la delega ai Lavori pubblici ma anche l'altra assegnata ai
sardisti, quella alle Politiche sociali, ha ormai le ore contate. I
dissidenti sardisti che hanno deciso di restare in maggioranza e
sostenere il sindaco sono vicini alla poltrona su cui ancora siede
Nando Secchi e al suo posto potrebbe entrare in Giunta un outsider.
«Non chiediamo la sua testa, per noi potrebbe restare o avere un'altra
delega: questo è quello che abbiamo detto al sindaco», spiega la
capogruppo Monia Matta.

I LAVORI PUBBLICI L'assessorato ai Lavori pubblici, potrebbe essere
rivendicato dal Pd che da tempo sollecita una revisione politica della
Giunta per capire insieme al sindaco se c'è qualche ritocco da fare.
Nei prossimi giorni una delegazione dem dovrebbe incontrare il primo
cittadino che poi potrebbe sistemare tutti i tasselli e magari fare un
vero rimpasto.

«Devo fare alcune riunioni prima di decidere», assicura
Massimo Zedda confermando che i giochi non sono ancora chiusi, ma sono
alle battute finali. Sullo sfondo ci sono le incognite delle Regionali
che potrebbero far saltare il tavolo se il sindaco decidesse di
candidarsi costringendo il capoluogo a tornare alle urne per scegliere
il suo sostituto.
M. Z.

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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