domenica 18 agosto 2019

Franco Piperno e Potere operaio



(18 agosto 1979) A Parigi viene catturato Franco Piperno, attivista, politico e fisico italiano. Con Toni Negri è stato fondatore di Potere Operaio e tra i suoi maggiori leader insieme con Oreste Scalzone, Lanfranco Pace e Valerio Morucci. È stato professore associato di Fisica della materia presso l'Università della Calabria. Fu condannato a due anni di reclusione per partecipazione ad associazione sovversiva nel processo del 7 aprile, con pena tuttavia prescritta.

Insieme a Lanfranco Pace provò, nel 1978, all'epoca del sequestro Moro, a tessere una delicata mediazione, umana e politica, attraverso il socialista Claudio Signorile nella speranza di ottenere la disponibilità al dialogo dal leader democristiano Amintore Fanfani al fine di salvare la vita del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, sequestrato nel marzo 1978, e per, altresì, evitare una criminalizzazione della lotta politica. Durante il sequestro coniò la famosa espressione "geometrica potenza" per descrivere la capacità militare dimostrata dai brigatisti rossi nell'agguato di via Fani. Piperno si espresse così: "Si tratta di coniugare insieme la terribile bellezza di quel 12 marzo del '77 per le strade di Roma (corteo di massa armato) con la geometrica potenza dispiegata in via Fani" (F.Piperno, Dal terrorismo alla guerriglia, in "Pre-Print"dicembre 1978).

Era in quel periodo vicino a "Metropoli", rivista in dialogo critico, con l'area dell'Autonomia (alla testata fu contestata tra l'altro la pubblicazione di un fumetto che ricostruiva nei minimi dettagli, a dire dell'accusa, il rapimento di Moro). Scioltosi Potere Operaio, una buona parte del gruppo romano era entrato nelle Brigate rosse, compreso Valerio Morucci, tra i rapitori di Moro. Lo stesso Toni Negri fu all'epoca sospettato e poi scagionato dall'accusa di essere stato ideatore dell'azione.

Nella ricostruzione data da davanti alla Commissione parlamentare sul Caso Moro, Piperno sostenne che in quegli anni si visse una piccola guerra civile, dove le parti contendenti erano, per usare il gergo marxista, il valore d'uso e il valore di scambio. In seguito al "processo 7 aprile" (1979) contro Autonomia Operaia, Piperno venne accusato di essere uno dei fiancheggiatori del partito armato.

Da latitante si rifugiò in Francia, dove trascorse diversi anni grazie alla politica del Presidente François Mitterrand, che impediva le estradizioni per atti di natura violenta, ma d'ispirazione politica (dottrina Mitterrand), in seguito in Canada. In seguito rientrò, ma venne poi scarcerato; tornato in Francia, tornò in Italia quando la pena, di soli 2 anni, fu prescritta

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