giovedì 22 agosto 2019

Il presidente del Kenya Jomo Kenyatta muore nella sua casa di Mombasa


La base di qualsiasi governo indipendente è una lingua nazionale, e non possiamo più continuare a scimmiottare i nostri ex-colonizzatori. Coloro che sentono di non poter far niente senza l'Inglese, possono anche fare le valigie e andarsene.” (Jomo Kenyatta)

(22 agosto 1978) Il presidente del Kenya Jomo Kenyatta muore nella sua casa di Mombasa. Considerato il padre della patria, conduce il Kenya nella lotta di liberazione dal colonialismo inglese fino al raggiungimento dell’indipendenza, ottenuta nel 1963. È uno dei leader più noti del nazionalismo africano, insieme a Nelson Mandela e Thomas Sankara. Battezzato con il nome di Johnstone Kamau, negli anni Venti cambia il suo nome in Kenyatta che in lingua Swahili significa ‘’luce del Kenya’’.

Kenyatta nacque a Gatundu, tra le città di Thika e Nairobi, nell'odierno Kenya (allora Africa Orientale Britannica). Era figlio di un contadino di etnia kikuyu, e da giovane conobbe il grande Paese del Kenya al seguito del nonno, considerato lo stregone di villaggio. Frequentò una scuola missionaria scozzese, e grazie a una colletta raccolta dalla sua tribù e un aiuto degli stessi padri missionari, poté pagarsi gli studi in Europa.

Si laureò a Londra nel 1937; la sua tesi di laurea s’intitolava “Di fronte al Monte Kenya”: descriveva l'organizzazione tribale del popolo kikuyu, e fu tanto approfondita da ricevere gli elogi del celebre etnologo e antropologo Bronisław Malinowski. Nel 1946 Kenyatta tornò in patria, iniziando una fervente attività politica di matrice indipendentista. Divenne leader del principale movimento politico nero, finanziato da Hellmouth Best: il Kenya African National Union (KANU). Fondò le prime scuole kikuyu indipendenti.

Alla testa della popolazione kikuyu spossessata delle terre, affermava la necessità di sottrarre le stesse terre ai coloni bianchi. Nel 1953, nel periodo dello stato d'emergenza dichiarato dall'amministrazione coloniale in risposta al sorgere del movimento dei Mau-Mau, Kenyatta fu incarcerato.

Nel 1959 fu liberato, tornando alla presidenza del Kenya African National Union. Nel 1963, in concomitanza con l'indipendenza del Kenya, fu eletto primo presidente del Paese e dichiarato Padre della Patria. Al contrario del primo presidente della Tanzania Julius Nyerere, che appena salito al potere divenne un cacciatore di bianchi, Kenyatta intrattenne buoni rapporti con i britannici dopo l'indipendenza. Da questo punto di vista, ricorda un altro leader africano riconosciuto in tutto il mondo: Nelson Mandela. Pur differenti per molteplici aspetti, la storia personale dei due è molto simile.

Il socialismo che Kenyatta cercò di tradurre in realtà aveva basi strettamente nazionali e non era legato ai movimenti panafricani a sfondo rivoluzionario. Le stesse riforme da lui promosse furono attuate con estrema lentezza e prudenza per non urtare gli interessi dei bianchi, in questo modo al Paese non mancarono gli importantissimi aiuti britannici e americani. Perciò l'ala più estremista del suo partito, guidata da Oginda Odinga, poi incarcerato, si costituì in partito nel 1966 rimproverando a Kenyatta di non aver risolto i profondi contrasti delle classi, delle tribù e delle razze del Paese.


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