lunedì 1 luglio 2019

Diritti degli indagati e macchine del fango: quando una certa stampa si sostituisce ai giudici. Di Roberto Loddo.



Bisognerebbe attendere con la dovuta cautela l'esito delle indagini sull'inchiesta "Angeli e Demoni" sulla rete dei servizi sociali della Val D'Enza, accusati di aver costruito un sistema illecito per allontanare bambini dai genitori. Sono consapevole della mostruosità dell'accusa ma in queste ore si è creato un perverso corto circuito tra la stampa e la magistratura (e anche certa politica) che porta numerosi organi di informazione a interpretare a proprio piacimento le ordinanze e indagare sulla vita privata e gli orientamenti sessuali delle persone coinvolte.

Quando leggo che i giornali hanno dato l'appellativo di "zarina influenzata dall'attivismo nel mondo gay" alla dirigente indagata e che "procura e inquirenti stanno scavando nel mondo Lgbt" mi chiedo se si sia superato qualche limite nel calpestare la dignità umana delle persone indagate.

La Lega ha appena inviato alla stampa un comunicato in cui scrive che questa inchiesta rappresenta "Un orrore peggiore dello squartamento della povera Pamela" e che "Mentre la sinistra si agita e si scompone per i quaranta palestrati a bordo di una nave che viola le leggi Italiane, anzi applaudendo allo schiaffo dato alla nostra nazione, la stessa sinistra tace sulle torture inflitte a dei bambini e ai loro genitori con la complicità di un loro accolito eletto pure sindaco".

Mi vengono i mente le parole di un prezioso cronista come Frank Cimini che al manifesto sardo dichiarò che da un processo mediatico è molto difficile difendersi. Le fatiche della difesa sono inimmaginabili perché i giornali spalleggiano le procure, perché quando si arriva in aula al processo i primi ad essere influenzati da quello che è uscito dai giornali sono proprio i giudici. Perché esce tutto prima nei giornali, anche cose che non dovrebbero uscire e che non c’entrano con il processo. Per questo motivo, almeno noi che ci raccontiamo di "restare umani" di fronte al dolore che ha coinvolto famiglie e persone minori dobbiamo, per il loro bene, evitare di esprimere giudizi da tifoseria e mantenere la massima cautela.

Roberto Loddo

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