martedì 26 novembre 2019

Scandalo nella sanità oristanese. Reintegrati Porcu e Piras



Forse è solo una questione procedurale, ma di ciò si sarà sicuri solo dopo la pubblicazione delle motivazioni. La certezza è invece che Maria Giovanna Porcu e Angelo Piras tornano al lavoro. Per l'ex commissaria dell'Assl di Oristano, oggi responsabile amministrativa del Distretto sanitario di Ales-Terralba che fa capo alla medesima azienda sanitaria, e per l'attuale responsabile delle professioni sanitarie all'Assl di Nuoro che un tempo ricopriva lo stesso incarico a Oristano, il tempo dell'attesa è finito.

I giudici cagliaritani hanno dato loro ragione e, accogliendo le argomentazioni sostenute dagli avvocati Guido Manca Bitti, Carlo Figus e Basilio Brodu, hanno deciso che il provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Oristano sia da annullare.

Maria Giovanna Porcu e Angelo Piras, entrambi coinvolti nell'inchiesta Ippocrate sul presunto scandalo della sanità oristanese targata Partito dei Sardi, erano stati sospesi dal lavoro il 21 ottobre, dieci giorni dopo l'interrogatorio sostenuto di fronte al gip oristanese. In tribunale erano arrivati dopo la precedente ondata di provvedimenti cautelari che avevano portato ai domiciliari l'ex primario di Ginecologia dell'ospedale San Martino e sindaco di Macomer, Antonio Onorato Succu, l'ex primario di Anestesia ed ex consigliere regionale bosano Augusto Cherchi, l'attuale responsabile delle professioni sanitarie, il ghilarzese Gianni Piras, e il capo del personale infermieristico del reparto di Ginecologia, il silanese Salvatore Manai. Il quinto provvedimento era stato emesso a carico dell'impiegata dell'agenzia di lavoro interinale E-Work, la sassarese Agnese Canalis alla quale era stato a sua volta impedito di svolgere l'attivitàprofessionale.

Accusati di aver pilotato a loro volta i concorsi e le assunzioni all'Assl, avendo ben presente che l'obiettivo ultimo era quello di garantire i voti al PdS, anche Maria Giovanna Porcu e Angelo Piras erano stati poi sospesi dalle loro professioni. I pubblici ministeri Armando Mammone e Marco De Crescenzo che conducono l'inchiesta sotto la supervisione del procuratore Ezio Domenico Basso, li ritenevano ancora in grado di reiterare i reati contestati e per questo, già diverso tempo prima, avevano presentato le loro richieste inizialmente accolte dal giudice per le indagini preliminari.

L'appello era scattato conseguentemente a questo provvedimento e si basava su argomentazioni molto simili. Vizi procedurali soprattutto. Ferma restando la convinzione degli avvocati che non ci fosse la possibilità di reiterazione del reato perché entrambi lavorano in un altro ambito, si era parlato dell'intempestività e dell'imprecisione della richiesta. Ad esempio, quella per Maria Giovanna Porcu faceva riferimento al suo incarico di commissaria dell'agenzia regionale Area, ruolo che non rivestiva più. Si era poi sostenuta la violazione del diritto di difesa perché non tutti gli atti a sostegno del provvedimento erano stati messi a disposizione degli indagati.

di Enrico Carta


Articolo Nuova Sardegna del 26 Novembre 2019
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Federico Marini
skype: federico1970ca


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