giovedì 1 febbraio 2018

Rassegna stampa 01 Febbraio 2018

La Nuova

Muroni: «Noi l'alternativa il risultato vi stupirà» di Luca Rojch

Corrono a fari spenti, con i sondaggi che li ignorano, i mass media che li relegano a forza di contorno. Ma il Progetto Autodeterminatzione pensa in grande. Gli indipendentisti hanno smesso di litigare tra loro e si sono uniti in un progetto che ha il passo lungo, da maratoneta. La corsa inizia con le Politiche, ma andrà oltre. Una corsa ambiziosa che vuole arrivare alla guida della Regione. Ne fanno parte Rossomori, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Irs, Liberu, Sardos, Communidades e Gentes. Il loro coordinatore è Anthony Muroni.

Perché i sardi dovrebbero votare il Progetto Autodeterminatzione? «Noi siamo la risposta ai problemi che negli ultimi 25 anni si sono incancreniti in Sardegna. È calato il Pil, è cresciuta la disoccupazione, in particolare quella giovanile. È aumentata l'emigrazione. Nascono meno bambini. E potrei continuare a lungo. Da qualsiasi parte la si guardi la Sardegna è tornata indietro. Ecco perché votare noi. La nostra è una classe dirigente sarda che non vuole avere a che fare con i partiti italiani e ha a cuore il destino dei sardi».

Non avete fatto alleanze con i partiti nazionali. Cosa ne pensa dell'alleanza Lega Psd'Az? «Loro porteranno una colpa storica: avere tentato di indebolire un progetto fortissimo. Il luogo naturale del Psd'Az è il nostro progetto. Noi guardiamo ai modelli di Corsica e Catalogna. Siamo una forza nazionale che è nata perché i partiti degli Stati ottocenteschi non sanno più dare risposte ai cittadini. Il Psd'Az si è tirato fuori, non ha pensato all'interesse dell'isola, ma solo al posto in parlamento per il suo segretario. Sempre che arrivi. Non sono così sicuro della sua elezione. E in ogni caso un solo parlamentare non cambierà nulla. Ci sarà un governo delle larghe intese che sarà fatto a ottobre. Le promesse di Salvini non verranno mai concretizzate. Il Psd'Az potrebbe guidare questo progetto. Ma con un'altra classe dirigente, non certo con Solinas».

I sondaggi danno in grande vantaggio i 5 Stelle. «Quei sondaggi sono inutili, perché prendono in considerazione solo centrodestra, centrosinistra e 5 Stelle. Noi ne abbiamo altri. E posso dire che il nostro Progetto in molte parti dell'isola è sopra il 10 per cento. I sondaggi sono drogati. Basta utilizzare i social o andare a parlare in un bar per sentire che tante persone voteranno per noi. Nelle ultime regionali i partiti indipendentisti avevano preso 150 mila voti, il 10 per cento sono 50mila».

Non teme che nel tempo le forze coalizzate nel processo vadano da sole? «Al contrario. Sono certo che faremo un buon risultato e sarà l'inizio di un percorso che inevitabilmente ci porterà al governo della Sardegna. Come è accaduto per la Corsica e la Catalogna. Questo sarà il primo passo della maratona. E credo che alle Regionali cresceremo ancora. In Catalogna gli indipendentisti sono partiti dal 20 per cento e sono ora oltre il 50».

Servirebbe recuperare anche il Partito dei sardi. «È possibile, ma senza il suo attuale segretario. Uno che ha governato con Soru, Cappellacci e Pigliaru. E lo ha fatto negli ultimi 15 anni contribuendo alla rovina della Sardegna».

Nell'isola cresce il partito del non voto. «Mi preoccupa come cittadino, ma lo capisco. In 25 anni nessuno ha saputo affrontare le emergenze dell'isola. Io invito tutte queste persone a dare a noi una possibilità».

Cosa pensa del referendum insularità? «Credo sia uno strumento sbagliato di un principio giusto».

Il ministro Calenda sostiene che è impensabile una Sardegna senza industria. «Significa che Calenda pensa a una Sardegna che si basa su un modello fallimentare. Perché si deve puntare su aziende che non sono mai state capaci di stare sul mercato se non con soldi pubblici. Hanno portato solo inquinamento, cassa integrazione, posti di lavoro precario. La Sardegna non è come Brescia. Queste sono aziende estranee al nostro tessuto produttivo. Dobbiamo pensare a imprese che siano compatibili con l'isola, come l'agroalimentare, la manifattura e la pastorizia. Produzioni con alto valore aggiunto che abbiano impatto sui mercati e creino un forte indotto».

Un altro nodo sono i trasporti. «Negli ultimi 10 anni il modello della Ct1 è peggiorato. Quella di Attili funzionava bene. Poi Soru, Cappellacci e Pigliaru hanno demolito i trasporti aerei. La Ct2 cancellata, l'aeroporto di Alghero pure, e anche le low cost. Il filo rosso che li unisce e l'ex assessore Massimo Deiana, che ha portato avanti il disastro. Il mio non è un giudizio sulla persona, ma sul suo ruolo, prima di consigliere, poi di assessore. Sulla Continuità marittima assistiamo allo scandalo di un monopolista, Onorato, che è diventato anche un finanziatore del Pd di Renzi.  Alla Leopolda aveva promesso prezzi stracciati per i sardi. Mi sembra che non sia così».

Lo spopolamento è un altro dei grandi drammi che affronta l'isola. «Abbiamo una proposta che prevede un modello diverso di Regione in cui siano al centro i territori. La Regione è diventata un sultanato in cui vanno in pellegrinaggio i sindaci. Noi porteremo al centro i territori in cui verranno spostate funzioni, personale e risorse. Non si possono considerare i sardi come numeri. Non si possono applicare i criteri imposti dal governo per le grandi città della penisola ai piccoli centri della Sardegna. Chiudere una scuola o un presidio significa condannare quel paese alla scomparsa. Il modello dei numeri non funziona. Noi pensiamo alle persone che hanno sangue e cuore».

Lei contesta anche la Vertenza entrate. «È il più grande e storico errore di cui si sono macchiati Paci, Pigliaru e Maninchedda. Abbiamo perso per strada 5 miliardi di euro. Soldi dei sardi. La scelta scellerata di ritirare i ricorsi è stata scellerata».

I 5 stelle avvertono i partiti: siamo avanti ovunque

di Umberto Aime
CAGLIARI
Il maestrale è una brutta bestia per tutti: pietrifica le tempie,
ghiaccia i pensieri, blocca gambe e braccia. Irrigidisce. Su una
banchina del porto, ambientazione insolita ma poi si scoprirà perché,
i candidati dei Cinque stelle si sono sottoposti a un brutale e
glaciale rito d'iniziazione. Altro che festoso ballo di e delle
debuttanti. In molti, non solo per l'emozione, hanno pagato dazio
quando si sono alternati al microfono riservato ai «cittadini-futuri
portavoce». Sono stati genuini dall'inizio alla fine, nonostante
l'evidente incoraggiamento, dell'oratore regionale, il sindaco di
Assemini Mario Puddu. Vuoi per colpa del ventaccio o degli ingombranti
giubbotti che li affossavano, hanno pensato a uscire indenni dal
tempestoso, causa vento, avvio della campagna elettorale.

Qualcuno c'è riuscito, altri meno, ma chissene frega: «I sondaggi sono tutti dalla
nostra parte», si saranno detti fra loro dopo essersi tra l'altro
conosciuti neanche un attimo prima. Solo Andrea Mura, il
candidato-velista alla Camera, s'è presentato protetto appena da un
abito neanche tanto pesante, ma se sei passato attraverso le tempeste
oceaniche, il maestrale per lui dev'essere innocuo. Ed ecco subito
svelato il perché del luogo azzardato. Alle spalle del gruppo, è
ormeggiata «Vento di Sardegna», l'imbarcazione delle sue regate in
solitaria. L'esordio ha strappato il primo applauso: «Tranquilli, la
rotta è quella giusta».

Per poi dire che se sarà eletto, si occuperà
di turismo e sport: «È quello su cui sono ferrato, perché dovrei
strafare?». E s'è dimostrato ferrato anche in altre risposte. Ad
esempio a Cappellacci di Forza Italia, che in un'intervista a La Nuova
ha rivelato «da sempre Andrea è vicino a noi», ha replicato così «Ugo
è un amico e un ex mio allievo in barca, ma soprattutto una vecchia
volpe. Se avesse avuto l'opportunità di avermi dalla sua parte,
l'avrebbe colta al volo». Con una replica secca anche su come mai un
velista stia con chi ha tagliato le Olimpiadi Roma 2024 e negato a
Cagliari una possibilità.

«Se devo essere sincero - ha detto - è stato
meglio così. Non eravamo preparati e avremmo fatto una figuraccia».
Chiusa la parentesi, è stato Puddu a dettare i tempi e, in quattro
minuti quattro, gli altri candidati hanno raccontato tutti di una
recente telefonata arrivata dallo staff del Movimento. Nardo Marino,
giornalista, candidato a Olbia, l'ha rivissuta alla grande. «Bevevo un
bicchiere di vino, ascoltavo della buona musica. Mi hanno chiamato, ho
ascoltato. Ho chiuso, bevuto altro vino e riflettuto. Sono andato a
letto e l'indomani ho accettato». Guarda com'è il destino: lavorava
nell'emittente televisiva 5 Stelle, finita in malora per pesanti colpe
altrui, ora è in corsa con i Cinque Stelle: un predestinato. «Nel
movimento - ha detto - mi riconosco in pieno.

Servono idee nuove, le
nostre, per cambiare davvero l'Italia». Di Paese da rivoluzione ha
parlato Mara Lapia, criminologa, candidata a Nuoro: «Gli italiani ci
devono votare non perché siamo volti nuovi ma per la nostra competenza
e onestà. Serve questo se vogliamo rivoltare la Nazione dalle
fondamenta». Mentre «oggi l'Italia è imbalsamata E sapete di chi è la
colpa? Di chi ci ha governato male fino a portarci al fallimento», s'è
fatto la domanda e dato una risposta Pino Cabras, candidato del
Sulcis. L'avvocato Mario Perantoni, in lizza a Sassari ha difeso la
Costituzione: «Noi l'abbiamo protetta ad oltranza, e non per rimanere
attaccati alle poltrone, ma per conto degli italiani».

Delle sue
origini ha accennato Gianni Marilotti, scritrore e vincitore del
Premio Calvino, collegio centrosud per il Senato: «Politicamente nasco
nei movimenti eco-pacifisti e che difendono i diritti dei più deboli.
Quindi sono al posto giusto, nel momento giusto». A essere andato
ancora più sul personale è stato Luciano Cadeddu, candidato a
Oristano: «Sono un allevatore, finora mi hanno fregato», è stata la
sua condanna emessa in apnea ma efficace. Emiliano Fenu,
commercialista, candidato a Nuoro, s'è schierato contro Equitalia:
«Fermiamola o sarà una mattanza».

Alberto Manca, listino Centronord,
ha parlato di Sardegna: «È trattata malissimo e cancelleremo
quest'ingiustizia». Pino Cabras, dipendente Sfirs, candidato a
Oristano, l'ha presa da più lontano: «Con noi gli italiani passeranno
dalla tristezza alla gioia». Forte dei cinque anni da deputata,
Emanuela Corda è rimasta invece sulla stretta attualità: «Dopo aver
dimostrato di stare nelle istituzioni, dimostreremo di saper
governare». Sui titoli di coda, la profezia dell'avvocato Ettore
Licheri, capolista nel collegio unico per il Senato: «Mi rivolgo a chi
ha restituito le schede, alzate lo sguardo e votateci. Sopra di voi ci
sono e ci saranno le stelle. Le nostre 5 stelle».

Mancano i documenti, la Corte d'Appello sospende le liste
In Lombardia anche la Brambilla potrebbe essere esclusa Caos
centrodestra a rischio 17 seggi. di Alessandro Franzi
MILANO

Grana elettorale per il centrodestra di Berlusconi, Salvini e Meloni.
Chiusi i termini per il deposito delle liste, per la coalizione cui
hanno dato vita Forza Italia, Lega, Fdi e centristi, si è aperto un
caso liste in Lombardia che potrebbe avere conseguenze disastrose. Una
questione burocratica, che però potrebbe finire male per Berlusconi e
soci: c'è il rischio che non possano correre alle elezioni di marzo
big del partito come Michela Vittoria Brambilla.

Il caso è esploso
quando è stata resa nota la decisione dell'ufficio elettorale della
Corte d'Appello di Milano. Fra la giornata di lunedì e quella di ieri,
l'ufficio elettorale della Corte non ha ammesso le candidature del
centrodestra in 17 collegi uninominali, perché mancavano alcuni
documenti fra quelli presentati da "Noi con l'Italia", il
raggruppamentoi dei centristi alleato di Berlusconi. Di fronte allo
stop ordinato dalla Corte d'Appello milanese sono subito partiti i
ricorsi dei centristi. Ma il nervosismo e l'agitazione sono palpabili
nella coalizione. Anche perché i collegi sui quali si abbattuta la
scure della Corte sono ritenuti stra-sicuri, almeno a giudicare dai
sondaggi che danno Forza Italia e i suoi alleati in testa in tutta la
Lombardia. Senza quei diciassette seggi che per Berlusconi sono
praticamente già acquisiti, la possibilità, già difficile, di ottenere
la maggioranza parlamentare dopo il voto del 4 marzo naufragherebbe
del tutto.

Delicata, in particolare, la situazione della
circoscrizione Lombardia 1, che comprende una parte di Milano e della
sua area metropolitana, con ben 15 candidati all'uninominale a
rischio.Tra di loro ci sono, per Forza Italia, l'ex ministro Brambilla
e l'avvocatessa Cristina Rossello, che ha assistito Silvio Berlusconi
nella fase iniziale della causa di separazione da Veronica Lario. Nomi
non da poco, che ora rischiano di dire addio a un seggio sicuro alla
Camera.Ma anche la Lega Nord ha le sue vittime: fra i candidati del
partito di Salvini che ora sono in bilico ci sono il responsabile
comunicazione, Alessandro Morelli, e l'assessore regionale Massimo
Garavaglia.La questione che sta terremotando il centrodestra in
Lombardia nasce da una semplice dimenticanza.

Nelle liste depositate da
"Noi con l'Italia", manca la documentazione a sostegno dei candidati
di coalizione all'uninominale, a partire dalle dichiarazioni di
accettazione della candidatura. Ma il centrodestra contesta la
decisione della Corte d'Appello di Milano.Quei documenti, sostengono i
partiti della coalizione, in realtà non mancano: sono stati depositati
dalla Lega, sulla base di una delega dei centristi. La stessa
contestazione è stata mossa ai centristi di "'Noi con l'Italia" già
martedì sera per la circoscrizione Lombardia 4 (in questo caso la
documentazione richiesta è stata presentata da FI), dove sono due i
candidati di collegio a rischio: i leghisti Silvana Comaroli, a
Cremona, e Raffaele Volpi, a Suzzara (Mantova).

La quarta gamba del
centrodestra ha confermato di aver presentato ricorso all'ufficio
elettorale centrale per dirimere la questione e chiarire anche una
seconda, conseguente contestazione: l'assenza della dichiarazione di
apparentamento con le altre tre liste, che però è depositata al
Viminale.

Unione Sarda

Il Pd domani a Nuoro, Forza Italia riunisce i sindaci
Big azzurri all'incontro organizzato da Cicu. Prima uscita anche per
Potere al popolo

I candidati sardi alle Politiche del 4 marzo scaldano i motori in
vista della campagna elettorale. In corsa ci sono 16 liste e 240
candidati, ufficializzati dopo le verifiche dei funzionari della Corte
d'Appello di Cagliari. Per molti partiti sono giornate di riunioni per
fissare i vari appuntamenti sul territorio e presentare pubblicamente
i propri candidati.

Il Partito democratico ha organizzato un primo appuntamento per domani
pomeriggio alle 17.30 a Nuoro, nel salone dell'Euro Hotel. Saranno
presenti i candidati al Senato e alla Camera: Giuseppe Luigi Cucca,
Caterina Pes, Gianfranco Ganau, Ignazio Angioni, Franco Sabatini e
Giuseppe Ciccolini. Contemporaneamente Luciano Uras, candidato del
centrosinistra nel collegio uninominale di Cagliari per la Camera,
incontrerà i sostenitori all'hotel Regina Margherita.

C'è attesa per l'uscita ufficiale di Forza Italia, che ieri pomeriggio
ha riunito i candidati a Cabras per una riunione operativa in vista
della campagna elettorale. Per domani, alle 18 al T-Hotel di Cagliari,
l'eurodeputato azzurro Salvatore Cicu ha organizzato un incontro
pubblico, per discutere i problemi dei territori e degli
amministratori locali. Oltre Cicu, parteciperà anche il coordinatore
regionale del partito, Ugo Cappellacci, i consiglieri regionali di FI
e vari candidati.

Questo pomeriggio, invece, presentazione delle liste e del programma
elettorale di Potere al popolo, formazione al cui interno sono
confluiti Rifondazione e Partito comunista italiano. Incontro
pre-campagna elettorale anche per il Popolo della famiglia, che
stasera alle 18 riunirà l'assemblea regionale a Tramatza.
Col via libera da parte della Corte d'Appello inizia ufficialmente il
percorso in Sardegna anche Civica Popolare, formazione nata sotto il
segno di Beatrice Lorenzin. Federico Ibba, candidato nel proporzionale
per la Camera al sud, riassume così la linea politica: «Abbiamo
condiviso la scelta di candidare persone che non hanno mai fatto
politica attiva». (m. s.)

REGIONE. Addio al consigliere Pinna (Udc)
Aveva 64 anni. I colleghi: «Un galantuomo»

Da tempo non frequentava più il palazzo del Consiglio regionale, e
tutti sapevano perché. Peppino Pinna, consigliere regionale dell'Udc,
stava lottando contro una malattia molto grave. E alla fine ha vinto
lei: poco dopo le 20 di ieri Pinna si è arreso e ha chiuso gli occhi
per sempre. Aveva compiuto 64 anni lo scorso 16 agosto.
È morto a Sassari, dove lui - nativo di Ossi - viveva da tempo. In
tasca un diploma di perito aziendale, una vita da impiegato all'Enel,
l'impegno nella politica, certo: ma a riempirgli l'esistenza erano
soprattutto le sue tante amicizie, la fama di persona simpatica capace
sempre di sdrammatizzare, la battuta pronta con l'accento sassarese.

È stato sempre descritto anzitutto come un uomo buono, e le sue
qualità umane lo avevano fatto apprezzare anche in Consiglio
regionale. Non a caso su Facebook i primi messaggi commossi di saluto,
da parte di esponenti politici, arrivano da chi in teoria era
avversario: Antonio Solinas (Pd), che ha ereditato proprio da Pinna la
presidenza della commissione Trasporti, saluta «un collega che, da
buon operaio della politica, aveva la capacità di anteporre gli
interessi dei sardi e della Sardegna agli interessi politici di
parte».

Per il leader Prc Giovannino Deriu «era un galantuomo.
Conserverò per sempre un bel ricordo di lui». Era stato eletto in
Consiglio nel 2014, primo con oltre 1.800 preferenze nella lista
dell'Udc del collegio sassarese davanti a Gian Filippo Sechi, che ora
dovrebbe subentrargli.

Presentati i candidati sardi del Movimento Cinquestelle
nell'uninominale e i capilista «Vogliamo cambiare l'Italia» Il velista Mura a Cagliari sfiderà due big: è il momento giusto

Alcuni di loro non si erano mai visti prima. Mario Puddu li ha
radunati nella banchina dove è attraccato “Vento di Sardegna”, il
veliero del più famoso del gruppo dei nove candidati pronti a correre
nei collegi uninominali e a sfidare gli avversari con tutti i sondaggi
a favore.

Sono i reclutati dal Movimento Cinquestelle nella società civile. «Non
è facile essere candidati nel M5S perché la nostra politica non si
esaurisce con l'elezione ma continua nella vita di tutti i giorni»,
premette il responsabile della campagna elettorale prima di lasciare
la parola ai protagonisti.

IL VELISTA ANDREA MURA «Sono sempre andato in giro per il mondo con
questa barca che non ho mai voluto brandizzare con altri loghi
commerciali perché volevo far conoscere la nostra terra ovunque»,
esordisce Andrea Mura , vincitore della Route du Rhum e della Ostar e
candidato nel collegio di Cagliari per la Camera contro Ugo
Cappellacci e Luciano Uras. «Un po' di settimane fa una persona mi ha
chiamato in veleria per avvertirmi che aveva utilizzato la mia
imbarcazione su una locandina» racconta Mura, «ci siamo conosciuti e
gli ho raccontato cosa avrei voluto fare in Sardegna per lo sviluppo
nautico, per l'ambiente e il turismo».

Quella persona è Mario Puddu .
«Mi ha richiamato per propormi di occuparmi di persona di quello di
cui avevamo parlato e ho pensato che fosse il momento giusto».
LO SCRITTORE MARILOTTI Gianni Marilotti è lo scrittore e insegnante di
filosofia candidato nel collegio sud per il Senato: «Politicamente
nasco nei movimenti eco-pacifisti e in difesa dei diritti dei più
deboli, adesso voglio essere decisivo per mandare a casa la classe
politica esistente», racconta.

IL COMMERCIALISTA FENU «Col mio lavoro ho a che fare con problemi dei
clienti causati principalmente dallo Stato e dal sistema di
riscossione vigente in questo Paese», dice Emiliano Fenu , il
commercialista nuorese candidato nel collegio Sardegna centro per il
Senato. «In Parlamento spero di portare all'attenzione argomenti di
ogni giorno, temi che la classe politica attuale non conosce perché
scollata rispetto alla realtà».

IL GIORNALISTA E IL PASTORE Candidato all'uninominale di Carbonia per
la Camera è Pino Cabras , giornalista e dipendente Sfirs: «Il Paese è
rimasto fermo in questi anni, siamo di fronte a un fallimento di idee
e proposte, a una situazione triste che noi possiamo ribaltare». Poi
c'è l'allevatore-pastore, Luciano Cadeddu , in corsa nell'uninominale
di Oristano per la Camera: «La Sardegna è trascurata da tanti anni e
deve essere riportata ai livelli che merita».

L'AVVOCATA Mara Lapia , avvocato e criminologa candidata nel collegio
uninominale di Nuoro per la Camera è una grillina della prima ora:
«Spero che le persone ci votino non perché siamo volti nuovi ma per la
nostra competenza e onestà, caratteristiche necessarie per cambiare
questo Paese». Nardo Marino , giornalista in lizza nell'uninominale di
Olbia, racconta di aver ricevuto la telefonata con l'offerta di
candidatura mentre sorseggiava un vermentino. «Poi ne ho bevuto un
altro». «Nel M5S mi ci rispecchio in pieno, servono idee nuove per
riformare il Paese», aggiunge. Mario Perantini , avvocato, in corsa
nel collegio di Sassari.

CORDA CI RIPROVA Nella banchina ci sono anche i capilista dei tre
collegi proporzionali di Camera e Senato. Emanuela Corda è deputata
uscente e corre nel sud Sardegna: «È un momento storico, il M5S ha
dimostrato di saper stare nelle istituzioni», dice.Alberto Manca ,
dipendente forestale, corre nel collegio nord: «Il mio impegno sarà
focalizzato su temi ambientali». Chiude la presentazione Ettore
Licheri , avvocato sassarese capolista nel collegio unico del Senato:
«Mi rivolgo a chi nei giorni scorsi ha restituito le schede
elettorali, non fatevi sopraffare, alzate lo sguardo. Sopra ci sono le
stelle».
Roberto Murgia

Valentina Sanna: «I sardi in Parlamento si sono dimenticati dell'Isola»
Parla la candidata per la Camera a Cagliari di Progetto Autodeterminatzione

«Forse non ho mai provato tanto entusiasmo per un'avventura politica»,
confessa Valentina Sanna, fresca di candidatura alla Camera con
Progetto Autodeterminatzione. Eppure ne ha viste diverse: «Ma sento
che questa nasce nel momento giusto», spiega, «mentre i sardi si
accorgono che serve una proposta con cuore e testa in Sardegna, dopo
25 anni di politiche dei trasseris ».
Trasseris? Chi sono?

«Quelli che anziché fare gli interessi di chi li ha votati, hanno
perseguito interessi di potere».
Lei è stata presidente regionale del Pd. Non aveva visto quelle dinamiche?
«Beh, le ho denunciate apertamente nella mia lettera di dimissioni.
Prefiguravo ciò che è si è verificato: sono dilagati i sistemi di
presa e mantenimento del potere e dei privilegi. Procurare posti di
lavoro agli amici non è creare occupazione».
Chi ha governato l'Isola negli ultimi decenni avrà anche “fatto cose
buone”, come si usa dire oggi.

«Sì, ma poi il sistema si è ripiegato su se stesso. È entrato nella
cosa pubblica, se n'è impadronito. Una cancrena. Autodeterminatzione
vuole creare una rottura, una forte discontinuità con l'operato delle
precedenti Giunte regionali».

Discontinuità su cosa?
«Prenda le entrate: non vogliamo delegare più nessuno su un tema così
cruciale, non si può dire che i nostri soldi non ci servono. Non
capiamo perché scontiamo gli accantonamenti per ripianare il debito
pubblico italiano, se noi ci paghiamo tutta la sanità. Servitù
militari: la Regione firma finti accordi ma il 65% di quelle italiane
resta qui. Sono tanti i temi su cui i sardi oggi non possono decidere
perché le Giunte si piegano allo Stato».
Molte forze del Progetto sono indipendentiste. Lei si definisce indipendentista?
«Oggi sì. È una consapevolezza maturata negli anni. Ma non è un
obiettivo da raggiungere subito».

Rispetto alla sua esperienza in Sardegna possibile, vede più analogie
o differenze?
«Vedo coerenza nell'aderire all'una e poi all'altro. Questo è un
progetto più completo, è riuscito dove Sp non arrivò: unire forze con
valori comuni, ma storicamente divise. Molto merito va alla capacità
del portavoce Anthony Muroni di fare sintesi tra queste anime.
Catalani e corsi hanno mostrato che devi far valere un comune
denominatore. Il nostro è il bene dei sardi».

Che cosa significa, per voi, autodeterminazione?
«Non far decidere più agli altri cosa è bene per noi. Quali politiche
alimentari o energetiche ci servono, quali infrastrutture o trasporti.
Non barattare ciò che, da Statuto speciale, ci compete. Come i
programmi scolastici: vogliamo poter insegnare davvero la nostra
storia e la lingua».

Mai con i partiti italiani?
«Non vogliamo avere niente a che fare con chi si fa dettare tutto da
Roma. Compresi i candidati: che poi in Parlamento dimenticano la
Sardegna, perché lì conta la fedeltà al partito».
Vale anche per il M5S, che non ha mai governato?

«È comunque un partito italiano. Le decisioni sono prese altrove».
Parti del vostro programma sembrano più vicine alla sinistra che alla
destra, per esempio sui migranti. Siete una forza di sinistra?
«Non siamo ascrivibili alla sinistra né alla destra. L'accoglienza
riguarda i diritti delle persone. Per me, chi è debole va aiutato. Non
importa da dove venga».

Nel collegio uninominale di Cagliari avrà avversari molto forti. Con
quali argomenti cercherà di batterli?

«Se intende Cappellacci e Uras, non li ritengo molto forti. Hanno
fatto il loro tempo, sono parte di quella classe politica italiana che
non può fare i nostri interessi».
Quindi il suo argomento forte è la discontinuità.
«Ma abbiamo idee forti anche su temi specifici. A partire dal
rigassificatore: non vedo bene una struttura simile nella zona di
Cagliari. Autodeterminazione significa che, se un territorio dice di
no, dev'essere ascoltato».

Ma l'alternativa del gasdotto dall'Africa è impraticabile.
«Per fortuna».
Siete contro il metano?
«Siamo contro un modello di sviluppo basato su un'industria pesante,
che ci costringe a produrre energia per altri. Anche questa è una
servitù. Come la fabbrica di bombe a Domusnovas».
Quali grandi voci, secondo lei, dovrebbero comporre il futuro Pil
della Sardegna?

«Bisogna investire molto su allevamento e agricoltura, energie
rinnovabili, ricerca, sul grande patrimonio dei beni culturali.
Vogliamo aiutare piccole e micro imprese. Vorremmo che in Sardegna ci
fosse un futuro per i 7000 giovani emigrati nel 2017. Quanto alla
crisi del porto industriale, la risposta è la fiscalità di vantaggio».
Cioè la zona franca?
«Una cosa è la zona franca integrale, irrealizzabile. Altro sono i
porti franchi».

A quale percentuale elettorale puntate?
«Non faccio percentuali. Ma penso che andremo oltre le nostre aspettative».
E per quanto la riguarda? Si accontenta di perdere con onore o punta a vincere?
«Si gioca sempre per vincere».
Giuseppe Meloni

DECIMOMANNU. Elezioni amministrative, si profila una sfida fra tre liste
Minoranza unita, Pd diviso In forse gli Amici di Grillo

Da una parte la lista guidata dalla prima cittadina uscente, Anna
Paola Marongiu; dall'altra una squadra composta da Alberta Grudina,
Cristina Gai, Lilli Cocco e l'ex sindaco Luigi Porceddu: consiglieri
di tre diversi gruppi di minoranza, pronti a unirsi in vista delle
elezioni comunali primaverili a Decimomannu.

 Tramonta quindi
definitivamente l'ipotesi di una lista Pd allargata al centrosinistra,
avanzata nei mesi scorsi: entrambi gli schieramenti presentano
iscritti al partito. Gli outsider potrebbero essere “Gli amici di
Beppe Grillo”, gruppo di cittadini vicini al Movimento 5 stelle che
ancora non sciolgono la riserva sull'eventuale discesa in campo.

LA SINDACA Che Anna Paola Marongiu avesse intenzione di ricandidarsi
non era un mistero. Lo annuncerà ufficialmente in settimana, dopo un
incontro con il suo gruppo: «Stiamo lavorando a una lista che avrà
come punto di partenza la squadra attuale ma pronta ad allargarsi,
senza chiudere le porte a chi vorrà supportarci», conferma la sindaca.
«Ora lavoreremo al programma. Vogliamo dare continuità al grande
lavoro svolto in questi cinque anni, risorsa che non può essere persa,
e puntare a nuovi progetti, puntando su sviluppo e politiche del
lavoro in modo da raggiungere altri importanti obiettivi».

L'EX SFIDANTE Ad appoggiare Marongiu ci sarà anche il consigliere
Mario Grieco, candidato sindaco nel 2013 con la lista “Decimo al
centro”: «Viste le similitudini fra i programmi - spiega - e l'unità
d'intenti, in particolare per quanto riguarda i lavori pubblici, da
due anni e mezzo abbiamo scelto di appoggiare la maggioranza e
continueremo su questa strada».

IL PESO DELL'AUTOVELOX I gruppi di minoranza si uniranno per
«risollevare il paese dal suo inesorabile declino», dice Lilli Cocco:
«L'operato della giunta è stato fallimentare e non ha fatto altro che
lavorare su progetti già avviati dal precedente esecutivo: opere
pubbliche finanziate coi proventi dell'autovelox da noi voluto. In
questi anni, noi consiglieri d'opposizione abbiamo lavorato con
comunione di intenti: per questo ci presentiamo insieme. Il candidato
sindaco? Ancora ci stiamo ragionando. Non escludiamo le primarie per
individuare il nome giusto».

UNO VALE UNO Per Gli amici di Beppe Grillo ancora nulla è deciso. «Il
gruppo al momento è impegnato nelle elezioni politiche», dice
Marinella Uscidda, una degli esponenti: «Esiste da più di un anno ma
non sappiamo se ci candideremo e non siamo interessati alle poltrone:
ognuno di noi vale uno. Scioglieremo le riserve nei prossimi mesi».
Lorenzo Ena

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Federico Marini

skype: federico1970ca

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