mercoledì 12 dicembre 2018

Basta puntare il dito: stiamo vicini a questi ragazzi! Di Giacomo Steri.



In questo periodo si sta parlando diffusamente di cosa si ascoltava a tredici, o sedici anni. Questo, credo, in relazione alla tragedia di Ancona, perché tutto a questo mondo deve essere oggetto di discussione, e la cosa, a dire il vero, non dispiace. A quell'età per me la musica non aveva un grande valore, ascoltavo tutto, da Claudio Baglioni, a Raf (ricordo la cassetta di Battito animale, davvero bella) ai Queen, sopratutto musica da discoteca, che negli anni 80’ era davvero pessima (almeno, riascoltandola adesso). Ascoltavo tutto ciò che portava mia sorella, come i leggendari Collage. Non ho mai ascoltato la musica "dura", che so Heavy metal, o quei gruppi in cui cantanti sembravano provenire dall'inferno. In relatà come tutti i ragazzini della città indossavo le loro felpe, ma per spirito di emulazione, tipico dell’età.

Non che avessi problemi con loro (e tanto meno con l'inferno), solo non mi piaceva la musica. A tredici anni ero pressoché sempre innamorato, dunque ascoltavo il primo Claudio Baglioni, infatti, ancora oggi, conosco a memoria due cose: le preghiere e le canzoni di Baglioni ("Passerotto non andare via", "Questo piccolo grande amore, etc...)

Poi arrivarono Guccini, de André ed i diversi cantautori italiani che mi rapirono letteralmente il cuore. Ad ogni modo, ripeto. la musica non mi ha mai condizionato, se un ragazzino si comporta come le canzoni che ascolta, è dovuto all'età, dove domina una grande confusione. E' sempre stato così, e sempre così sarà.

L'adolescenza è un periodo davvero difficile, certo, vien da ridere a ripensare ai problemi di quel tempo, ma quanto sembravano insormontabil!. Dover piacere al gruppo di riferimento, l'eterna paura di essere tagliati fuori, la sensazione di essere fuori posto in ogni contesto: se davvero ci fermassimo a riconsiderare quegli ostacoli, ci passerebbe la voglia di giudicare i tredicenni, oppure i sedicenni di oggi.

Lasciamoli in pace questi ragazzi, lasciamoli crescere. Vivono in un mondo assai più povero rispetto a quello in cui siamo cresciuti (io sono un ’72) tanto economicamente quanto spiritualmente. Talvolta vivono in famiglie eternamente preoccupate da disagi incombenti, a loro vota figli di una generazione impreparata, che hanno avuto il demerito più di distruggere che costruire, magari anche inconsapevolmente, incoraggiati da miti pacchiani come Craxi, Berlusconi che palleggiava a S. Siro con un pallone gigante, forse abbagliati da un benessere che non sarebbe dovuto finire mai.

Basta puntare il dito, comprendiamo questi ragazzini senza passioni, e magari cerchiamo di essere dei fratelli maggiori, quando possiamo. Dietro la loro scorza dura, di nascondono ragazzi spaventati. Davvero non ci avete mai pensato?

Giacomo Steri.


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