lunedì 17 dicembre 2018

Rassegna stampa 17 dicembre 2018


Unione Sarda.

PDS. Nazione sarda, 20mila votanti Numeri molto elevati per la partecipazione alla consultazione online E Maninchedda trionfa alle Primarias: sarà lui il candidato

Vince Paolo Maninchedda e fin lì non c'erano molti dubbi. Ma il punto è che votano in ventimila, e questa è la vera eredità politica delle Primarias. La consultazione online organizzata dal Partito dei sardi per scegliere il candidato governatore si conclude con cifre sorprendenti, che consegnano alla campagna elettorale per le Regionali due presenze più ingombranti del previsto: il Pds e il dibattito sulla nazione sarda, che - dice Maninchedda - «esce dalla clandestinità».

Il referendum. In realtà per il referendum “nazionale” hanno votato in 18.121: la soglia dei ventimila si supera contando quelli che si sono iscritti sulla piattaforma Eligo, solo che il 10 per cento di loro non è riuscito a esprimere un voto valido. Un effetto dei molti passaggi necessari per completare la procedura elaborata da Eligo (e certificata dal garante della privacy) per garantire la segretezza e sicurezza del voto. Non cambia comunque la valutazione dei numeri registrati alle 18 di ieri, quando si sono chiuse le urne virtuali aperte il 6 dicembre.

Tra i votanti, com'era ovvio, prevalgono nettamente i favorevoli al concetto di nazione sarda: il 97,8 per cento ha risposto sì alla richiesta di confermare che «la Sardegna è una nazione, cioè una comunità portatrice di diritti e interessi propri, che in quanto tale necessita di maggiori poteri per interpretarli, difenderli, affermarli».

La corsa a cinque. Praticamente plebiscitario anche il verdetto sulla candidatura alla presidenza della Regione, col segretario del Pds Maninchedda all'85%. L'ingegnere Matteo Murgia si è aggiudicato in volata il secondo posto: solo tredici preferenze più dell'imprenditore Antonio Sardu.

Molto combattuta anche la sfida tra il fondatore del Telefono antiplagio Giovanni Panunzio e il docente Gian Paolo Casula, divisi da otto voti. Paolo Maninchedda si aggiunge quindi ai nomi già in corsa per la presidenza: Andrea Murgia (Autodeterminatzione), Massimo Zedda (centrosinistra), Christian Solinas (centrodestra-Psd'Az), Francesco Desogus (M5S). Ha annunciato la candidatura anche Ines Pisano, ora alle prese con la raccolta delle firme, mentre Sardi liberi (Unidos, Progres, ex sardisti) deve ancora indicare il suo leader. E le forze della sinistra decideranno a breve se proporre un loro nome.

Nel centrosinistra in realtà c'è chi pensa ancora di poter unire le forze con il Partito dei sardi, e forse da oggi ripartirà qualche tentativo di dialogo. Ieri per esempio l'assessore regionale agli Affari regionali Filippo Spanu ha pubblicato su Facebook parole di sostanziale condivisione del quesito referendario, pur criticando l'abbinamento con la scelta del candidato governatore. E ha concluso auspicando ora «comportamenti per unire e mai per dividere: facciamolo a partire da febbraio». Ma l'abbondanza di partecipanti alle Primarias può rendere più difficile un passo indietro di Maninchedda e soci.

I commenti. Il neo candidato non ne parla nel suo commento al voto, che prescinde dall'esito della sfida a cinque: «I Sardi hanno cominciato a dire “Noi”, oggi è finita la clandestinità della Nazione Sarda», scrive Maninchedda in una nota che sottolinea «un voto terribilmente complicato eppure partecipato da decine di migliaia di persone. Numeri che dovrebbero far emozionare tutti, non solo noi. Non per comandare abbiamo fatto questo, ma per non essere più comandati». Il prossimo passo, aggiunge, sarà «parlare di poteri e non solo di problemi. Dobbiamo insegnare ai partiti italiani che non ci divideranno mai».

Soddisfatti anche i rivali sconfitti: Casula definisce le Primarias «un fatto storico, un esempio unico di democrazia diretta», Murgia conferma che «è stata una scelta giusta», per lui e il gruppo che lo affianca, partecipare alla consultazione. Panunzio formula gli auguri a Maninchedda e ringrazia tutti i concorrenti «per aver parlato di contenuti e non di contenitori». Sardu si dice «orgoglioso di aver rappresentato la sinistra capace di dire senza inibizioni che la Sardegna è una nazione», e conclude: «Mi sento rigenerato».

Giuseppe Meloni


La Nuova
 
Politiche
In pole il Fi Tocco M5s, decide lo staff
SASSARI. Scade oggi il termine per la presentazione delle candidature
per le elezioni suppletive. Il 20 gennaio nel collegio di Cagliari si
vota per eleggere il deputato che subentrerà ad Andrea Mura, il
velista ex M5s che si era dimesso nei mesi scorsi. Finora l'unico nome
certo è quello del giornalista Andrea Frailis, volto storico di
Videolina, su cui hanno deciso di puntare i partiti del
centrosinistra, che per l'occasione si presenteranno sotto il simbolo
dei Progressisti di Sardegna, la stessa coalizione che un mese dopo
tenterà la conquista della Regione con a capo Massimo Zedda. 
 
Il centrodestra dovrebbe puntare su un nome di Forza Italia, che
nonostante il sostegno della Lega, qualora eletto, andrebbe a
rafforzare le file della opposizione. In pole position c'è il
consigliere regionale Edoardo Tocco, anche se c'è ancora chi parla di
un possibile ripensamento di Salvatore Cicu, che preferirebbe
ritentare la conferma in Europa, e del consigliere Stefano Tunis, la
cui lista Sardegna20Venti non è ben vista all'interno del suo partito.
Infine, il Movimento 5 stelle non ha ancora deciso chi schiererà:
l'ultima parola spetta allo staff romano del partito.
 
Ma Tola se ne va: deriva populista e xenofoba
Il sindaco di Posada lascia i sardisti dopo 33 anni: guardo al Pds e
spero in un'alleanza con Zedda
 
SASSARI
Un altro pezzo del Psd'Az sbatte la porta. Dopo oltre trent'anni
Roberto Tola, sindaco di Posada, già vicepresidente del partito ai
tempi della segreteria di Giacomo Sanna, lascia il partito. Un addio
che trova origine nel patto di ferro con la Lega di Salvini. «Una
deriva populista, lepenista e xenofoba». Già prima delle politiche
Tola si era schierato contro l'alleanza sardo-padana, ma ora, alla
vigilia delle regionali che vedono proprio il segretario sardista
candidato a governatore, ha deciso di compiere lo strappo. 
 
«È arrivato
il momento di lasciare il Psd'Az - scrive nella lettera indirizzata a
Solinas e Moro -. Dopo 33 anni di tessera e militanza non esistono più
le condizioni per continuare a militare nel partito sardo. Un partito
ormai completamente appiattito e succube delle posizioni della Lega di
Salvini. Non mi riconosco più nell'attuale linea politica, agli
antipodi rispetto agli ideali storici del Partito sardo d'Azione».
 
Tola elenca tutti i fattori che lo hanno portato a dire addio al
partito di cui è stato anche segretario provinciale a Nuoro. «Il
commissariamento delle Federazioni, l'alleanza con Salvini,
l'espulsione dei dissidenti e da ultimo, la delegazione del Psd'Az,
con il segretario Solinas in prima linea e con le bandiere dei 4 mori,
che acclamano Salvini in piazza del Popolo a Roma - scrive ancora
nella lettera d'addio -. 
 
Nella storia del Partito sardo d'Azione, non
si era mai visto un così totale appiattimento alle ideologie di un
partito italiano che, tra l'altro, lavora ad aumentare il divario tra
nord e sud, tra ricchi e poveri».Il sindaco di Posada ammette che
«molti errori sono stati commessi e in cento anni di storia sfido
chiunque a non compiere passi falsi, ma questa ultima dirigenza -
sottolinea - ha commesso errori imperdonabili non solo per i
militanti, ma per l'intero popolo sardo, per il quale il sardismo
costituisce un patrimonio culturale identitario fortissimo, al pari
della bandiera e della lingua. 
 
Vado via con l'amarezza di non essere
riuscito a evitare al partito questa deriva populista, lepenista e
xenofoba». Non manca l'attacco all'attuale vertice, a suo dire
composto quasi esclusivamente da sardisti della seconda o della terza
ora. «Un partito che promuove a dirigenti, persone arrivate da
esperienze politiche diverse, che non colgono la differenza tra
autonomia e indipendenza, tra Regione Sardegna e Nazione Sarda, un
partito che ha perso la bussola della storia e ha tradito gli ideali
su cui è stato fondato. 
 
Compio questo passo dopo anni di passione e
militanza politica, provato e amareggiato, ma conscio del fatto che
non sia io a tradire il partito ma sia stato il partito a tradire me e
i miei ideali».L'addio di Roberto Tola arriva a poche ore da quelli di
Angelo Carta, ex sindaco di Dorgali e capogruppo del partito
nell'ultima legislatura in Consiglio regionale, e Giovanni Columbu,
regista affermato, già presidente del partito, figlio di Michele,
esponente di spicco del Psd'Az per tutto il Novecento.
 
I due hanno
aderito al movimento dei Sardi Liberi a cui hanno dato vita insieme a
Unidos e Progres, che presenterà un suo candidato governatore. Tola,
invece, dichiara di guardare con attenzione quanto accade nel Partito
dei sardi di Paolo Maninchedda. «Tifo per un'alleanza con i
Progressisti guidati da Massimo Zedda. Sarebbe la soluzione migliore».
(al.pi.)
 
Primarias, 18mila voti stravince Maninchedda
Il segretario del Pds sarà il candidato governatore, sì anche alla Nazione sarda
Il vincitore: dobbiamo fare capire ai partiti italiani che non ci
divideranno mai
 
SASSARI
Le Primarias fanno il botto e Paolo Maninchedda si siede su un
tesoretto di oltre 18mila voti elettronici. Il leader del Partito dei
sardi ha azzeccato la mossa e al di là dell'esercizio di democrazia le
Primarias hanno un effetto tutto politico. Il Pds ha fatto capire di
avere una solida base elettorale e di potersi lanciare in solitudine
alle Regionali. I numeri. Al primo quesito delle Primarias, quello che
chiedeva se la Sardegna è una nazione, hanno partecipato 20.610
internauti. Hanno votato in 18.552, perché oltre 2mila non hanno
completato tutti i passaggi del voto. 
 
Hanno votato sì 17.725 utenti,
per il no si sono espressi 396, oltre 400 le bianche. Anche per il
secondo quesito l'adesione è stata alta. Si doveva scegliere il
candidato governatore. A iscriversi sono stati 20.455. A votare
18.605, perché 1850 non hanno concluso le operazioni di voto. A
vincere con grande distacco è stato Paolo Maninchedda con 15.452,
seguito da Matteo Murgia: 1.024, Antonio Sardu: 1.011, Giovanni
Panunzio: 343, e Gian Paolo Casula: 335. 
 
Le schede bianche sono state
440. Le reazioni. Maninchedda saluta con entusiasmo il risultato. «I
Sardi hanno cominciato a dire "Noi" - spiega -. Oggi è finita la
clandestinità della nazione sarda. Tutte le inibizioni e le
falsificazioni sono state travolte da un voto terribilmente complicato
eppure partecipato da decine di migliaia di persone. Sono numeri che
dovrebbero far emozionare tutti, non solo noi. 
 
Non per comandare
abbiamo fatto tutto questo, ma per non essere più comandati, per
essere liberi e responsabili e non siamo stati animati da ambizioni,
ma da convinzioni. Adesso il passo successivo è parlare di poteri e
non solo di problemi. È emanciparsi dallo scambio ineguale che ci ha
trasformato tutti in consumatori assistiti e in bilingui inibiti. È
imparare a difendere i nostri interessi pacificamente ma
collettivamente, anziché affidarci agli eroi o ai salvatori. Dobbiamo
fare un grande passo, dobbiamo insegnare ai partiti italiani che non
ci divideranno mai». 
 
Il peso. A fare più rumore è il dato politico. Il
Pds sulla carta è costretto ad andare da solo. Ha numeri e un
candidato governatore. Sulla base di un calcolo fatto dalla società
che ha fornito la piattaforma di voto, la Eligo, con un sistema più
semplice avrebbero preso parte al voto almeno 60mila persone.
L'iscrizione e i 10 passaggi necessari per votare, dalla registrazione
al codice fiscale, al numero di cellulare, agli altri dati, avrebbero
scoraggiato almeno un terzo dei potenziali votanti. 
 
Sarebbe un errore
trasformare tutti i potenziali voti on line in preferenze nelle urne a
febbraio, ma il Pds porta a casa un tesoretto che lo rende molto
affascinante. Inutile non pensare al corteggiamento già partito da
centrodestra e centrosinistra alla ricerca di un'alleanza elettorale.
L'ago della bilancia potrebbe diventare proprio il pacchetto di voti
del Pds, o almeno questo testimonierebbero le Primarias. 
 
La novità. Al
di là della sua lettura politica, che resta in primo piano, le
Primarias hanno certificato almeno altre due verità. Le uniche
primarie reali sono state fatte solo dal Pds in queste Regionali. Il
voto dei 5 Stelle era una scelta interna tra tesserati e il candidato
è arrivato da una consultazione a cui hanno partecipato 1500 persone.
Viene certificata anche una rivoluzione digitale della politica. Le
sedi di partito sembrano sempre più vecchi arnesi, soppiantati da pc,
mouse, server e piattaforme di voto. (l.roj)
 
 
Il Psd'Az blinda Solinas: «Il candidato resta lui»
Il presidente Moro: «Capisco i forzisti ma non sono più il motore
della coalizione Pili ha fatto il Psd'ex: il partito degli ex. La Pisano è rimasta sola
con Alemanno»
 
di Alessandro Pirina
SASSARII
l Psd'Az blinda la candidatura di Christian Solinas. Negli ultimi
giorni esponenti di spicco di Forza Italia, da Cicu a Pittalis, ad
Alessandra Zedda, hanno picconato l'investitura del senatore sardista.
Un mal di pancia mai nascosto dai Riformatori, ma si mormora anche da
altri alleati della coalizione di centrodestra. Senza contare che
nelle ultime ore è nato il movimento dei Sardi Liberi di Mauro Pili
con Progres ed ex Psd'Az. Una nuova coalizione che potrebbe erodere
consensi al centrodestra a tradizione sardo-leghista. In casa Psd'Az,
però, nessuna preoccupazione. 
 
Parola del presidente Antonio Moro.Moro,
cosa sta succedendo nel centrodestra?«Dobbiamo fare un passo indietro
di trent'anni. Dopo la presidenza di Mario Melis le forze politiche
principali hanno attuato una sorta di conventio ad excludendum verso
il Psd'Az. Il partito è sempre stato escluso dalla presidenza, dal
sistema del credito, dagli assessorati pesanti. Le picconate di questi
giorni sono un retaggio del passato, perché se dopo 30 anni il Psd'Az
ha superato la conventio è grazie all'alleanza con la Lega».Ma in
Forza Italia c'è chi mostra ancora dei dubbi sulla candidatura di
Christian Solinas.
 
«Per certi versi capisco questi esponenti di Forza
Italia che per vent'anni hanno recitato il ruolo di protagonisti, sono
stati il motore della coalizione. Oggi però la situazione si è
ribaltata».Ma pare che lo stesso Berlusconi non sia convinto di
Solinas e voglia fare altri sondaggi.«Il percorso politico che ha
portato alla indicazione di Christian Solinas alla guida della
coalizione di centrodestra, sardista e federalista non lascia spazio
né a interpretazioni né a sondaggi. 
 
Il candidato è e resta
Solinas».Intanto Pili ha lanciato i Sardi Liberi con gli ex Psd'Az
Angelo Carta e Giovanni Columbu. «Hanno fatto il Psd'ex. Sono tutti ex
di qualcosa: ex Irs, ex Psd'Az, ex Pdl. E si sono ritrovati intorno a
uno ancora abbagliato dalla luce riflessa di Berlusconi che ha
trascorso gli ultimi lustri a proporsi come governatore».Ma non teme
che possano portarvi via consensi?«No, perché oggi gran parte del
movimento e gli elettori di Pili non si riconoscono nelle posizioni di
Pili. Quanto agli ex Psd'Az, quella di Carta era una scelta che
risaliva alle ultime politiche. 
 
Mentre i figli d'arte che si sono
cimentati in politica hanno dimostrato di non essere stati all'altezza
della grandezza dei loro padri».C'è l'incognita Ines Pisano.«Si è
presentata come candidata della Lega, poi ha fatto iniziative come
civica, oggi si propone da sola con il solo endorsement della destra
di Alemanno».Il Psd'Az andrà da solo o farà la lista con la Lega?«Lo
decideranno i vertici dei due partiti in settimana. 
 
L'obiettivo è
massimizzare il consenso sulla figura del presidente per superare il
40 per cento e avere così il premio di maggioranza. In caso di lista
unica ci sarà comunque quella del presidente».Il candidato da battere
è Zedda o Desogus?«Noi dobbiamo sconfiggere la sfiducia nella politica
e la mancanza di speranza dei sardi, restituendo loro entusiasmo con
un progetto vero di cambiamento a guida sardista. Dobbiamo mettere la
Sardegna al centro dei programmi e i sardi al primo posto delle azioni
di governo».
 
 
Unione Sarda
 
CAGLIARI.
Conto alla rovescia per le suppletive, oggi gli ultimi nomi
Le elezioni per la Camera
 
È destinato a chiudersi all'ultimo momento il quadro dei candidati per
le suppletive della Camera nel collegio di Cagliari. Oggi alle 20
scadono i termini per presentare gli aspiranti deputati che il 20
gennaio si giocheranno il posto a Montecitorio, lasciato libero dal
velista Andrea Mura. Soltanto il centrosinistra è riuscito a chiudere
il cerchio ufficialmente facendo ricadere la scelta sul giornalista,
Andrea Frailis. Il centrodestra è impegnato a livello nazionale a
trovare un accordo che non riguarda, però, soltanto l'appuntamento
sardo, ma anche le europee e le regionali che si svolgeranno anche in
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna e Piemonte.
 
Clima d'attesa
Nel centrodestra sono i leader nazionali che tentano di evitare uno
strappo che avrebbe ripercussioni sulle alleanze future. A suonare la
carica è stata la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che non
ha nascosto l'eventualità di poter andare in solitaria agli
appuntamenti elettorali. Un annuncio che in Sardegna ha causato
fibrillazione, tanto che i responsabili del partito hanno cominciato
una cernita per essere pronti a presentare una proprio candidato. Se,
invece, l'accordo verrà trovato in queste ore è probabile che il
candidato sia in quota Forza Italia che a quel punto potrebbe con
molta probabilità decidere di puntare sul consigliere regionale,
Edoardo Tocco. 
 
In questo clima d'attesa la coalizione di centrodestra
non sta attraversando uno dei momenti migliori. L'occasione delle
suppletive è importante perché la sfida si gioca nel collegio in cui
il candidato alla presidenza del centrosinistra, Massimo Zedda, è più
forte. Dunque, questa consultazione assume un valore importante anche
perché arriva a un mese dalle elezioni regionali.
 
Movimento 5 Stelle
Anche il Movimento 5 Stelle comunicherà oggi chi sarà il candidato
ufficiale per il collegio uninominale. Sarà lo staff del capo
politico, Luigi Di Maio, a sentire le indicazioni e proclamare
l'eletto. In queste ore sono circolati diversi nomi di persone vicine
al Movimento 5 Stelle come la giornalista Virginia Saba, il
costituzionalista Andrea Pubusa o l'ex Pm Mauro Mura, ma si tratta di
indiscrezioni. Difficile riuscire a penetrare il silenzio dei
pentastellati che non lasciano trapelare nessun nome, in attesa che da
Roma arrivi il via libera per ufficializzarlo. 
 
È probabile, inoltre,
che la scelta venga ponderata con attenzione, vista proprio
l'esperienza con l'ex deputato, Andrea Mura, la cui espulsione dal
Movimento e le conseguenti dimissioni, hanno causato un ritorno alle
urne fuori programma.
 
Il voto
Sono 8 i Comuni del collegio di Cagliari in cui gli elettori dovranno
presentarsi alle urne: Cagliari, Quartu, Monserrato, Quartucciu,
Burcei, Maracalagonis, Sinnai e Villasimius. Si voterà il 20 gennaio e
in ogni scheda elettorale ci sarà il nome del candidato
all'uninominale e i simboli della coalizione o dei partiti che lo
sostengono. Sarà una votazione secca perché si tratta di una
sostituzione.
M. S. 

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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