giovedì 31 ottobre 2019

La rosa dei venti



(31 Ottobre 1974) è arrestato per falso ideologico Vito Miceli, il capo del Servizio Informazioni Difesa (dal 1970 al 1974, il periodo più sanguinoso della "strategia della tensione), in seguito alla scoperta de "La Rosa dei venti" un'organizzazione segreta italiana di stampo neofascista legata al tentativo di colpo di Stato denominato "Golpe Borghese", che ha potuto annoverare nelle sue file esponenti di primo piano come come Junio Valerio BorgheseStefano Delle Chiaie e altri membri e simpatizzanti della destra eversiva italiana, oltre ad alti membri delle forze armate e dei servizi segreti.

Oggi si può affermare con sicurezza e senza perifrasi che la "Rosa dei Venti" sia stata un'organizzazione paragonabile a "Gladio", una sorta di filiale locale di un servizio d’intelligence NATO operante parallelamente rispetto ai servizi ufficialmente riconosciuti. L'"organizzazione" - che non sappiamo se si potesse identificare con quello che tempo dopo la stampa battezzò "Supersid"o "Sid parallelo" - sarebbe nata contestualmente all'aborto del Piano Solo, ed avrebbe avuto una sorta di battesimo del fuoco nella controguerriglia in Alto Adige.

Gravitavano al contempo nella stessa area neofascisti vari, tra cui il già nominato Franco Freda, Carlo Fumagalli, esponente del Movimento di Azione Rivoluzionaria, l'ordinovista Elio Massagrande e Sandro Rampazzo. Anni dopo, rendendo un interrogatorio, Spiazzi avrebbe avuto a compiacersi dell'opera svolta in Alto Adige - che definì "pacificato" e preservato dai "germi distruttori" (contestazione, tensioni sociali...) - rammaricandosi tuttavia che tale azione non avesse potuto dispiegare i suoi virtuosi effetti sull'intero territorio nazionale.

Di questa realtà iniziatica si vuole vedere un riflesso nel provvedimento con cui nel 1978 la Corte di Cassazione tolse a Giovanni Tamburino la titolarità dell'indagine che minacciava di violare il mistero dell'apparato in esame. Il tutto secondo una “violazione del segreto di Stato”, che tuttavia appariva ed appare come un violenta ed inspiegabile violazione dei principi della democrazia rappresentativa. Un qualcosa, insomma, che mirava più ad un colpo di Stato, piuttosto che a proteggere lo stesso.

Amos Spiazzi, generale dell'esercito italiano, ufficiale di carriera dal 1952 al 1991, in un verbale d'interrogatorio datato 4 e 12 maggio 1974, dichiarò: « Ricevetti un ordine di un mio superiore militare appartenente all'organizzazione di sicurezza delle forze armate, che non ha finalità eversive ma si propone di proteggere le istituzioni contro il marxismo. Questo organismo non si identifica con il SID. Mi risulta che non ne facciano parte solo militari ma anche civili, industriali e politici. soltanto un vertice conosce tutto e ai vari livelli si rinvengono dei vertici parziali. Tale organizzazione è militare, ma ce n'è una parallela di civili. Al vertice dell'organizzazione militare stanno senz'altro dei militari; non posso dire che si tratti della vecchia struttura di De Lorenzo: io posso conoscere un superiore e un inferiore a me, niente di più. L'organizzazione serviva a garantire il rispetto del potere vigente e dei patti NATO sottoscritti riservatamente, nonché del regime sociale ed economico indotto da tali strutture. La filosofia ispiratrice è quella dell'appartenenza dell'Italia al blocco occidentale inteso come immutabile, mobilitato permanentemente contro il comunismo e finalizzato ad impedire l'ascesa alla direzione del paese da parte delle sinistre »

In seguito, Vito Miceli è stato deputato alla Camera per il Movimento Sociale Italiano per tre legislature, eletto nel collegio di Roma, dal 1976 al 1987. Nel 1980 fu primo degli eletti nella lista del MSI al Consiglio comunale di Trapani, dove rimase fino al 1982. Non si ricandidò al parlamento nel 1987 e fu responsabile dell'Ufficio Forze armate del MSI fino alla morte.


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