venerdì 18 gennaio 2019

«Vogliamo un'Isola non più colonia di Stato» Il programma di Mauro Pili, candidato governatore con “Sardi liberi”



Quando era presidente della Regione, Mauro Pili chiese a Paolo Savona - l'economista oggi ministro degli Affari europei - di scrivere un nuovo Piano di rinascita per l'Isola. Il progetto rimase sulla carta, ma è ancora valido. «Il punto chiave è l'insularità. Il riequilibrio non può essere fatto né con slogan né con modifiche costituzionali: esiste una legge nazionale che stabilisce che bisogna misurare e compensare il divario, basta un decreto attuativo, di competenza del governo. Quindi, se Salvini e Di Maio anziché venire qui a fare passerelle studiassero le norme e avessero la volontà di farlo, potrebbero risolvere la questione e dare alla Sardegna i 2 miliardi all'anno che le spettano per il gap economico, infrastrutturale e fiscale».

Mauro Pili, 52 anni, già sindaco di Iglesias, governatore e deputato, ci riprova. Alle Regionali del 2014 prese oltre 42mila voti (il 5,72%), questa volta corre sotto l'insegna di “Sardi liberi”, con il suo Unidos, ProgRes (guidato da Gianluca Collu, che cinque anni fa ottenne 19mila consensi), ex appartenenti al Psd'Az (come Angelo Carta e Giovanni Colombu) e il segretario politico del Movimento Zona Franca Francesco Scifo.
In cosa consiste il vostro progetto?
«È la più grande scommessa politica degli ultimi anni, per la prima volta i sardi liberi si mettono insieme, con i movimenti identitari, indipendentisti, autonomisti. Vogliamo essere protagonisti e non schiavi, artefici del nostro futuro e non succubi di imposizioni, lottiamo per una Sardegna strategica nello scenario euromediterraneo e non colonia di Stato».
A chi vi rivolgete?
«A tutti i sardi, di destra, sinistra, pentastellati. La Sardegna ha il freno a mano tirato, le catene delle lobby, dei poteri forti e della malavita economica la tengono legata ai loro interessi, i partiti italiani sono tutti complici di questo sistema. La nostra sfida non è ideologica ma di concretezza».
 La povertà è in aumento e le famiglie sempre più in difficoltà: come aiutarle?
«Liberandole dal bisogno che troppo spesso è strumento di clientela politica. Serve un piano straordinario per il lavoro, con incentivi diretti alle imprese, sgravi e contributi in conto occupazione, perché possano assumere subito uno, due, tre lavoratori. La povertà non si combatte con l'assistenzialismo ma creando opportunità vere di sviluppo».
Puntando su cosa?
«Faremo una rivoluzione economica e turistica, che porterà 10 milioni di turisti aggiuntivi spalmati in 365 giorni. Il progetto è fare un accordo con le compagnie low cost e dare un contributo di 10 euro per ogni passeggero che sbarca in terra sarda. Le statistiche dicono che ognuno spenderà circa 500 euro. Il risultato è chiaro: con una ricaduta fiscale minima del 10% la Regione incasserà 50 euro. Se spendiamo 100 milioni la regione incasserà 500 milioni di entrate fiscali. Avremo un incremento di 5 miliardi di euro nel nostro Pil».
La continuità territoriale tutta in mano ad Alitalia: lei ha parlato di un sequestro con la complicità di Governo e Regione.
«Certo, è un progetto scellerato, perché ha generato questo monopolio scandaloso. Inoltre non ci sarà la tariffa unica, per otto mesi all'anno i non residenti pagheranno il doppio, e per quattro mesi il triplo: è ovvio che molti sceglieranno di andare altrove. Ancora: lascia fuori Air Italy, che su Olbia aveva alcuni slot. Infine, la compensazione di 40/50 milioni all'anno è illegittima, perché i capitolati d'appalto sono stati sovradimensionati. La continuità dovrebbe costare 30 euro per andare a Roma e 35 per Milano».
Capitolo Tirrenia.
«I 73 milioni di euro che prende sono un regalo di Stato, Tirrenia ha coperture politiche a destra, a sinistra e anche Cinquestelle. Il blog di Beppe Grillo è finanziato da Onorato, nella home page c'è una pubblicità di Moby dalla quale si possono addirittura fare le prenotazioni. Il gruppo è protetto anche dall'attuale ministro dei Trasporti».
Scusi, ma Toninelli ha detto proprio ieri che quando scadrà la convenzione i collegamenti marittimi saranno affidati con una gara pubblica.
«Toninelli evidentemente vuol far passare ai sardi altri due anni con cappio al collo. Il ministro si rilegga la convenzione, ci sono già i presupposti per rescindere il contratto: ha negato il servizio pubblico agli autotrasportatori che usavano altre compagnie, e per questo è stata anche sanzionata. Noi proponiamo un contributo ad personam e a metro lineare trasportato. Ogni passeggero potrà scegliere la compagnia che desidera. Il gruppo Grimaldi ha detto che con la metà dei 73 milioni può far viaggiare gratis tutti i sardi, residenti e nativi».
La viabilità interna è spesso disastrata e i cosiddetti treni veloci sono sempre lenti.
«Sulle infrastrutture siamo fermi. Sbloccheremo tutti i cantieri, con procedure commissariali. L'abbiamo già fatto per l'emergenza idrica del 2002, con cantieri aperti giorno e notte. Non ci saranno più contrapposizioni tra macchina amministrativa e gestione delle opere, ruoli e funzioni vanno riarticolati, per dire basta alle incompiute».
E le ferrovie?
«Oggi siamo alla farsa. Bisogna rimettere in campo il progetto del raddoppio della rete, e spiegare all'Italia che la Sardegna - che oggi ha un indice infrastrutturale di 15, fatta 100 la base nazionale – non vuole favori ma diritti».
Pensa che l'autonomia dell'Isola sia in pericolo?
«Sì, con questo Governo la Sardegna retrocederà in serie Z, quando Emilia Romagna, Lombardia e Veneto otterranno l'autonomia porteranno via 36 miliardi del Fondo di coesione, e allora noi potremo dimenticarci per sempre di quei 2 miliardi che ci spettano per l'insularità, che, vorrei ricordare, non sono un favore ma un diritto».

Cristina Cossu

Articolo tratto da “La nuova Sardegna” del 18.01.2019


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Federico Marini
skype: federico1970ca


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