mercoledì 5 giugno 2019

(05 Giugno 1967) Scoppia la guerra dei sei giorni


(05 Giugno 1967) Nelle prime ore delle mattina, l'aviazione israeliana lancia un attacco a sorpresa contro le forze aeree dell'Egitto e della Siria, annientandole quasi completamente senza che nessun aereo potesse alzarsi in volo. Inizia così la guerra dei 6 giorni, che vede lo stato d’Israele contrapposto a Egitto, Giordania e Siria (appoggiati da Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Sudan e Algeria).

Tutto cominciò nel mese di maggio, quando Nasser (presidente della Repubblica Egiziana) chiese il ritiro dei caschi blu dislocati lungo la frontiera del Sinai per bloccare gli stretti di Tiran, impedendo così il traffico navale nel Golfo di Aqabah e quindi anche il porto israeliano di Elat. Gli Stati Arabi erano certi di distruggere Israele, e dunque di restituire i territori ai legittimi proprietari, ovvero il popolo palestinese. Le forza in campo erano enormemente superiori a quelle israeliane.

Tuttavia Israele partiva in svantaggio solamente in apparenza: nonostante le sue forze militari fossero numericamente inferiori a quelle degli stati arabi, il suo esercito si stava preparando da anni all’eventualità di una guerra, di cui aveva studiato e sperimentato tutti i possibili sviluppi. In un report del 1967, lo Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti aveva stabilito che le forze e le competenze dell’esercito israeliano erano tali che il paese sarebbe stato militarmente imbattibile «da qualsiasi coalizione di stati arabi per i prossimi cinque anni».

Il 5 giugno Israele aprì le ostilità, protrattesi fino al 10 giugno successivo, con un potente attacco aereo che distrusse quasi per intero l’aviazione egiziana. Le forze israeliane occuparono Gaza e il Sinai a danno dell’Egitto, la Cisgiordania e la parte araba di Gerusalemme a danno della Giordania, gli altipiani del Golan a danno della Siria.

La Guerra dei Sei giorni ebbe conseguenze sia sulla pace sia soprattutto sulle guerre che si sarebbero combattute in futuro. La conquista del Sinai pose le basi per la futura pace con l’Egitto, che fu firmata nel 1979 in cambio della restituzione del Sinai. Mise fine al progetto militare e politico del panarabismo, che almeno per quel periodo storico finì con la morte di Nasser nel 1970.

«Dall’altra parte», ha scritto il rispettato storico Benny Morris, «diede spinta a un’ideologia espansionistica legata ai movimenti della destra religiosa che prima del 1967 era praticamente inesistente»: in Cisgiordania si trovano infatti moltissimi luoghi descritti nella Bibbia, il libro sacro dell’ebraismo, cosa che secondo diversi leader religiosi ebraici dava ad Israele il diritto di occuparli.

L’occupazione dell’intera Cisgiordania durò fino al 1994 – contro il parere dell’ONU – causando disagi e sofferenze per milioni di palestinesi, che nel giro di pochi giorni diventarono “cittadini di Serie B” dello stato israeliano. L’occupazione legittimò la fondazione di colonie israeliane in tutta la Cisgiordania, proseguita per decenni. Oggi si stima che nelle colonie israeliane in terra palestinese viva circa mezzo milione di persone. La diffusione delle colonie è considerata il principale ostacolo per le prospettive di pace fra israeliani e palestinesi.



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