venerdì 2 novembre 2018

Rassegna stampa 02 Novembre 2018


Murgia: «Sanità e trasporti, via le riforme di Pigliaru» Il leader di Autodeterminatzione anticipa il progetto elettorale e respinge ogni dialogo con il Pd

L'importanza di chiamarsi Murgia: nel 2014 era Michela a guidare un'alleanza a trazione indipendentista, stavolta il cognome del leader di Autodeterminatzione è lo stesso ma di nome fa Andrea. «Però copriamo uno spazio non del tutto uguale a Sardegna possibile», precisa subito il candidato governatore, «c'è Liberu, ci sono forze che stavano con Pigliaru».

Nessuna continuità con Sp?
«In parte sì. Sto rileggendo il grande sforzo fatto allora per creare un progetto innovativo, e unire l'indipendentismo al non-dipendentismo».

È corretto dire che voi non siete tutti indipendentisti?
«Sì, ma è corretto anche dire che non ci stiamo ponendo il problema. Vogliamo amministrare la Sardegna con un programma di autogoverno».

Basato su quali punti cardine?
«Anzitutto non vedo l'ora di ridiscutere i bandi sui trasporti, sia aerei che marittimi. Bisogna rimettere mano a questa continuità territoriale farlocca. Poi vorremmo destinare gran parte dei fondi Ue al risparmio energetico e alle fonti rinnovabili, aprendo 50mila piccoli cantieri per realizzare le cosiddette case passive, dotate della massima efficienza energetica».

Sta parlando di ristrutturare edifici già esistenti?
«Certo. Con materiali locali: sughero, lana, legno pietre. Creando così lavoro nell'edilizia e nell'artigianato».

Lei ha parlato di 10 miliardi di fondi Ue da spendere bene. Negli ultimi anni la spesa è sembrata più celere, perché voi dovreste fare meglio?
«Il problema è che le imprese vengono finanziate dopo 3-400 giorni dalla domanda. Con le possibilità di semplificazione offerte dal nuovo regolamento Ue, contiamo di dare entro 30 giorni le autorizzazioni alle imprese, che a quel punto potrebbero lavorare in credito d'imposta».

Come funzionerebbe?
«Chi deve investire ha bisogno di liquidità: se ogni 15 del mese deve pagare l'F24 è un guaio. Così invece chi investe non paga tasse: una zona franca degli investimenti. È fattibile, altrove funziona».

Sulla sanità cosa proponete?
«Di cancellare la riforma. Il primo errore è stato aderire al decreto 70 sulla rete ospedaliera senza negoziare prima le eccezioni».

Cancellereste pure l'Asl unica?
«Quello è un esperimento senza senso sulla testa dei sardi. Sarebbe stato meglio riorganizzare i servizi nel territorio. Vorrei dire anche una cosa sull'agricoltura: il Psr doveva servire a modernizzarla, ma l'apparato che lo gestisce costa più del Psr stesso. E su 2.600 domande di giovani agricoltori, 1.800 restano fuori».

Farete una sola lista, per superare lo sbarramento?
«Il progetto è aperto a chiunque voglia contribuire, anche partiti organizzati, ma deve tener conto di una legge elettorale sbagliata. Sardegna possibile fu penalizzata dal voto disgiunto: chi sostiene Autodeterminatzione dovrà anzitutto votare la lista».

Il Pd cerca il dialogo con voi: nessuna possibilità?
«Se ne facciano una ragione, non dialogheremo con chiunque abbia amministrato l'Isola negli ultimi dieci anni».

I Rossomori, cui lei aderisce, erano nella Giunta Pigliaru.
«Ha detto bene: erano. Poi ne sono usciti, senza alcun tornaconto, per denunciare il fallimento di quell'esperienza. Chiederci adesso di
ritornare lì è davvero assurdo».

Giuseppe Meloni


Unione Sarda

CENTROSINISTRA.
Sondaggio Dem, con Zedda la coalizione recupera Sindaco decisivo

Ottenere il sì da Massimo Zedda potrebbe far tornare in gioco un
centrosinistra che, dopo il 5 marzo, aveva davanti a sé un posto in
terza fila per le regionali. Un sondaggio, fatto dal Partito
democratico, confermerebbe che la scelta di Zedda è azzeccata, anche
se l'esercito dietro di lui è tutto da costruire e non può garantire
numeri esorbitanti. I Dem sarebbero tra il 13 e il 15%, mentre il
sindaco di Cagliari traina la coalizione staccato di circa 5 punti
percentuali rispetto al candidato in pectore del centrodestra
Christian Solinas.

La coalizione avrebbe, però, il vantaggio di liste
molto più forti tra cui la Lega che potrebbe avere un risultato tra il
15 e 16% e Forza Italia tra il 7 e l'8%. Il Movimento 5 Stelle,
invece, viene dato circa al 31%, con il problema della sostituzione di
Mario Puddu. Una situazione che il Partito democratico sta cercando di
valutare con attenzione: non a caso gli ambasciatori continuano a
trattare con il Partito dei sardi e hanno tentato un approccio anche
con Autodeterminatzione. Il centrosinistra fatica a raggiungere cifre
molto alte e per centrare l'obiettivo serve quantità. All'appello
mancano ancora le eventuali liste direttamente collegate al candidato
presidente, tra cui quella degli amministratori.

Il motto tra i rappresentanti del centrosinistra è «allargare la
coalizione». Lo ha detto il segretario, Emanuele Cani, così come il
vice segretario, Franco Sabatini, che però precisa: «Sulle primarie le
regole devono essere condivise». Inevitabilmente lo sguardo va verso
il Partito dei sardi che potrebbe essere l'ago della bilancia alle
prossime regionali. Superare gli steccati delle primarie sarà
l'aspetto più difficile per il quale serviranno le migliori diplomazie
politiche.
M. S.


IL CASO. Di Maio taglia i vitalizi: «Claudia Lombardo si dovrà adeguare»
La manovra prevede che le Regioni riformino il sistema di calcolo
degli assegni per gli ex onorevoli

La «manovra del popolo» vuole tagliare i vitalizi degli ex consiglieri
sardi. E già, perché l'abolizione dell'assegno vale solo da questa
legislatura. Nel frattempo il Consiglio spende 17 milioni all'anno per
pagare la pensione di circa 300 “vecchi” onorevoli. Tra loro c'è anche
Claudia Lombardo, citata ieri dal vicepremier Luigi Di Maio come
esempio di chi dovrà adeguarsi ai nuovi «tempi di magra». Il disegno
di legge nazionale prevede che le Regioni si adeguino al sistema
contributivo e ricalcolino gli importi dei vitalizi. In tanti casi ci
sarà un taglio drastico.

L'attacco frontale
«La baby pensionata Claudia Lombardo, ex consigliera regionale sarda»,
spiega Di Maio, «da quando ha 41 anni gode di un vitalizio di oltre
5.000 euro mensili». I suo assegno, insieme a quello di tanti altri,
«ci sono costati e ci costano centinaia di milioni di euro. In questi
anni hanno tagliato di tutto nelle Regioni: sanità, scuole,
infrastrutture. Ma nessuno ha mai osato toccare i vitalizi di questi
privilegiati. È finita! Abbiamo trovato il metodo per costringere le
regioni a tagliarselo, visto che per legge questo compito spetta a
loro e non al governo centrale», scrive sui social il leader del
Movimento 5 Stelle.

Il sistema
A spiegare come lo Stato convincerà le amministrazioni regionali, sia
quelle a statuto speciale come la Sardegna, che quelle ordinarie, è lo
stesso vicepremier: «Nella legge di bilancio abbiamo scritto che se
non eliminano questo privilegio non gli diamo più soldi. Semplice. Ma
nessuno ha mai avuto il coraggio di farlo. Dopo deputati e senatori,
bye bye vitalizi anche per i consiglieri regionali!», esulta Di Maio.

Il testo di legge
L'articolo 75 della bozza di manovra stabilisce che l'erogazione di
«una quota pari all'80 per cento dei trasferimenti erariali a favore
delle regioni e province autonome» sia subordinato alla
rideterminazione della «disciplina dei trattamenti previdenziali e dei
vitalizi già in essere». Le Regioni avranno tempo: «Quattro mesi dalla
data dell'entrata in vigore della legge, ovvero sei mesi qualora
occorra procedere a modifiche statutarie».

Dall'eventuale taglio dei
«trasferimenti erariali» rimarranno comunque fuori alcuni capitoli
importanti: «Quelli destinati al finanziamento del servizio sanitario
nazionale, delle politiche sociali», elenca il testo. Ma non è il caso
della Sardegna, che paga di tasca propria queste voci. Sarebbero
assicurati anche i finanziamenti per il trasporto pubblico locale.

I nuovi vitalizi
Il Consiglio regionale sardo ha da poco iniziato a pagare nove nuovi
vitalizi. Ora sono in tutto 312 i beneficiari degli assegni - importo
medio 4.500 euro -, che costano 17 milioni all'anno: solo in Sicilia
(con 324 ex deputati da mantenere) si spende di più, circa 18 milioni.
Tra gli ultimi pensionati ci sono tre ex parlamentari: Roberto
Capelli, Siro Marrocu e Luciano Uras.

Tutti e tre sono riusciti ad
anticipare il pagamento: il regolamento fissa a 65 anni la soglia
minima, ma sono previste delle scorciatoie legate alla durata dei
mandati che consentono di ridurre l'attesa fino a 5 anni. Ha dovuto
invece aspettare i 65 Giampaolo Diana, ex consigliere del Pd. È
entrata da poco nell'elenco Marina Concas, eletta nel 1994 con
Rifondazione Comunista. Negli ultimi mesi ha cominciato a incassare la
pensione dal Consiglio regionale anche l'ex senatore e sindaco di
Sassari Nanni Campus. Vincenzo Floris, sindacalista eletto nella
circoscrizione di Nuoro nel 2004 col Pd, ha compiuto 65 anni: è
scattato così il diritto al vitalizio. A queste pensioni si sono
aggiunte poi due “reversibilità”. Che ora potrebbero essere
ricalcolate secondo le direttive del governo centrale.

Contributi previdenziali rimborsati dall'Aula: polemiche sulla proposta
Pensioni private, firme “a insaputa” dei consiglieri
Ora c'è chi rinnega il sostegno alla legge Usula: «Mi sono fidato dei colleghi»

(...)«ed eventualmente modificare o rettificare la propria opinione.
Nel caso della proposta in questione posso dire che dopo lettura più
attenta ho deciso di ritirare la mia firma da quella proposta, che
ritengo discriminatoria nei confronti dei cittadini che non possono
usufruire dei medesimi vantaggi». Insomma: la sottoscrizione non era
poi così convinta, ma «nelle dinamiche del Consiglio», è la premessa
di Usula, «può capitare».

La proposta di legge
Eppure tra la bozza e la versione esaminata dalla commissione
Autonomia il 17 ottobre, ad appena ventiquattro ore dal deposito negli
uffici, non sono state fatte aggiunte di sostanza. La leggina stanzia
5,8 milioni di euro per questa legislatura e un milione di euro per
gli anni successivi, destinati a pagare le pensioni integrative
private dei consiglieri, che nel corso del mandato - ora che i
vitalizi sono stati aboliti - hanno diritto solo a contributi
“figurativi”.

«Non ho firmato»
C'è anche il caso di Paolo Zedda (Art.1-Sdp), che pur dichiarandosi
favorevole a una «correzione» del sistema attuale, nega di aver
scritto il suo nome in fondo a quel documento: «Non condivido il modo
con cui si propone di risolvere questa anomalia nella proposta di
legge, e non ho apposto la firma sul testo, come avrò modo di provare.
Chiederò di correggere l'errore immediatamente», dice il consigliere.
Non è una svista isolata, perché già da ieri Nanni Lancioni (Psd'Az),
giurava che il suo nome fosse comparso «indebitamente» sul sito
internet del Consiglio regionale.

I conti non tornano
Ma è probabile che nelle prossime ore arrivi qualche altro
disconoscimento. Perché il disegno di legge sul web è sostenuto da 54
nomi. Invece nelle foto della bozza che i consiglieri si inviano su
whatsapp si contano solo 42 firme, tra l'altro quasi tutte
illeggibili. Una reazione inconscia? Sicuramente in pochi, nelle
ultime ore, hanno scelto di metterci la faccia. L'unica eccezione per
ora è Pietro Cocco, capogruppo Pd, indicato dai colleghi come «primo
firmatario» della proposta.

«Quando firmo un documento lo faccio
consapevolmente senza che nessuna manina esterna lo faccia al posto
mio», è la frecciata lanciata al resto dell'aula. «In questo momento
il Consiglio regionale della Sardegna è l'unico in Italia che non
versa alcun contributo ai propri consiglieri», scrive in un lungo
intervento su Facebook, in cui sottolinea come «sia giusto che chi
svolge attività istituzionale venga retribuito e abbia i contributi
versati».

Critiche e approvazioni
Addirittura fuori dai banchi di via Roma c'è chi va oltre. Come Thomas
Castangia, ex segretario provinciale del Pd ora tra i protagonisti
sardi di “Possibile”: «Non solo credo che sia sacrosanto che chi
ricopre una carica elettiva abbia come tutti i lavoratori i contributi
pensionistici versati ma credo anche che andrebbe ripristinato il
finanziamento pubblico ai partiti». Il deputato del M5S Alberto Manca,
invece, demolisce la proposta di legge: «La politica è fatta di
priorità, e questa non lo è. Anzi: ci sarebbe un'urgenza opposta:
quella di ridurre spese simili».
Michele Ruffi


IL MONITO. Mattarella: «Confronto con l'Ue»
Lettera al Governo, che replica: «Lo faremo, ma serve la crescita»
Il capo dello Stato chiede che siano tutelati gli interessi del Paese

ROMA Ricerca di equilibrio, dialogo, confronto per evitare pericolosi
bracci di ferro e per tutelare l'economia italiana. Si muove dentro
questa cornice la lettera che il presidente della Repubblica Sergio
Mattarella ha inviato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte,
accompagnando il via libera alla trasmissione della legge di bilancio
al Parlamento.

Poche righe, presentate come una “raccomandazione” che il Quirinale
esprime «nel comune intento di tutelare gli interessi fondamentali
dell'Italia». Ma in quelle poche righe si ritorna a citare gli
articoli 97, 81 e 117 della Costituzione, che sono quelli sulla tutela
del risparmio e sui trattati internazionali, più volte al centro della
dialettica tra il Colle e il governo. Da quest'ultimo comunque arriva
un messaggio rassicurante: «Il dialogo è proficuo e costante».
La raccomandazione

Il capo dello Stato auspica «un dialogo costruttivo» con l'Europa,
cosa che comunque annovera tra i doveri dell'esecutivo, con il quale
c'è «un comune intento di tutelare gli interessi fondamentali
dell'Italia, con l'obiettivo di una legge di bilancio che difenda il
risparmio degli italiani, rafforzi la fiducia delle famiglie, delle
imprese e degli operatori economici e ponga l'Italia al riparo
dall'instabilità finanziaria».

La lettera arriva dopo settimane infuocate tra Roma e Bruxelles, che
hanno visto la bocciatura da parte della Commissione europea della
manovra elaborata dal governo italiano, con le conseguenti
fibrillazioni dei mercati e lo spread che non riesce a scendere.
Mattarella sembra così voler suggerire al governo maggiore prudenza.

La risposta di Conte
Ma Palazzo Chigi, con una nota, cerca di rassicurare l'inquilino del
Quirinale e garantisce che «un'interlocuzione proficua e costante con
l'Europa» è sempre presente. Tuttavia il premier Conte non rinuncia a
sottolineare che «il governo intende rilanciare la crescita e
l'occupazione, con una particolare attenzione agli investimenti
pubblici, alla creazione di un ambiente normativo e istituzionale
favorevole agli investimenti privati e al contrasto della povertà e

delle disuguaglianze».
Anche la Lega e il Movimento Cinque Stelle ostentano tranquillità,
fanno sapere di non essere preoccupati e che la lettera non è
considerata in alcun modo «un atto di ostilità», ma un comune sentire
per «l'interesse del Paese». Ben diversa è l'interpretazione che ne dà
Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato: «Al netto
dei toni come sempre rispettosi, il dito gentile ma fermo del
presidente Mattarella è puntato contro il rischio di una crisi
economica del nostro Paese. Inutile illudersi, quello del capo dello
Stato è un vero e proprio messaggio di richiamo».

La Nuova

Legge salva pensioni via le firme dei consiglieri
Dopo il grande clamore stanno scattando i primi dietrofront sul provvedimento
Controcorrente Cocco del Pd: i contributi previdenziali non sono un privilegio

CAGLIARIÈ una certezza: rimarrà dov'è, in commissione, la proposta di
legge trasversale per recuperare i contributi previdenziali destinati
a consiglieri regionali. Dopo aver sollevato un bel po' di polemiche,
sul web e da parte dei Cinque stelle, la «555» non sarà inserita in
nessun ordine del giorno fino alla fine della legislatura. Soprattutto
perché il costo complessivo dell'operazione peserebbe per ben 5
milioni e 880mila euro sul bilancio del Consiglio regionale, che tra
l'altro dovrebbe sborsarli in un'unica soluzione, sia perché tutti i
partiti (escluso Fdi che non l'ha firmata) hanno deciso di uscire in
fretta possibile dalla girandola di attacchi che si sono scatenati in
queste ore. Resta comunque il problema del buco dei contributi per i
cinque anni di mandato politico nel caso in cui gli eletti siano
obbligati ad andare in aspettativa dal posto di lavoro pubblico o
privato. Le altre Regioni, ma anche il Parlamento, lo hanno risolto
con un sistema contributivo simile a quello previsto dalla proposta
presentata dai 54 consiglieri regionali.

Però, in Sardegna, è
scoppiato il caos - scatenato dai troppi errori politici e di
opportunità commessi da chi ha firmato la proposta - e quindi il caso
è stato rinviato alla prossima legislatura.L'ho firmata. Il capogruppo
Pd, Pietro Cocco, è sceso in campo non tanto in difesa della proposta
di legge in sé ma - come scrive su Facebook - «sono uno dei
consiglieri che ha firmato e voglio dare il mio contributo a una
discussione fuori dalla demagogia». Innanzitutto, scrive, «in questo
momento il Consiglio regionale della Sardegna è l'unico in Italia a
non versare alcun contributo per i propri consiglieri». Secondo,
quanto ipotizzato dalla «555» è «previsto dalla Legge di bilancio
votata dal governo nazionale in carica, Lega-5 stelle, con il
versamento di contributi previdenziali per il mandato politico da
sommare a quelli versati durante il lavoro dipendente o autonomo e
quindi utilizzabili per il calcolo del pensione a 65 0 67 anni d'età».

Poi ecco altri due passaggi significativi: «È giusto o no riconoscere
il diritto, senza privilegi, che ogni cittadino, abbiente o meno
abbiente possa svolgere liberamente il mandato istituzionale senza
essere penalizzato nel suo percorso lavorativo? È giusto che la
politica possa essere appannaggio soltanto di coloro che potranno
finanziariamente permetterselo?». La risposta del capogruppo Pd alle
due domande è subito dopo: «È giusto che chi svolge un'attività
istituzionale sia retribuito e abbia i contributi versati, lo prevede
la Costituzione, proprio per garantire a tutti parità di accesso,
siano essi figli di notai, industriali, pastori o operai».Presa di
distanze. Però, sempre su Facebook , più di un consigliere s'è
affrettato ad annunciare: ritirerò la firma. A cominciare da Emilio
Usula, Rossomori-Adn, e Paolo Zedda di Mdp.

Il primo ha scritto: «Può
capitare di sottoscrivere mozioni, interrogazioni, proposte di legge
sulla fiducia dei colleghi che le propongono. Così può accadere di
prendere anche cantonate iniziali ed essere superficiali». Paolo Zedda
ha scritto: «A suo tempo, ho dichiarato di essere favorevole, in linea
di massima, ma non condivido il modo con cui è stato proposto di
colmare il vuoto che esiste, e non ho apposto la firma sul testo, come
avrò modo di provare.

Giusto che i consiglieri abbiano un versamento
pensionistico ma non chiedere un risarcimento a posteriori».Oltre il
coro. È il post di Thomas Castangia, leader di Possibile, formato da
un gruppo di ex Pd: «Non solo credo che sia sacrosanto che chi ricopre
una carica elettiva abbia come tutti i lavoratori i contributi
pensionistici versati ma credo anche che andrebbe ripristinato il
finanziamento pubblico ai partiti. Poi credo che un sindaco dovrebbe
prendere non meno di 2000 euro al mese e credo anche sia giusto che
chi per una parte della sua vita serve la comunità sia retribuito in
modo dignitoso. I privilegi sono un'altra cosa». (ua)

Vitalizi, Di Maio attacca la Lombardo
Il leader M5s: mai più baby pensionati come l'ex presidente dell'aula

CAGLIARI
Di Maio dichiara guerra ai vitalizi degli ex consiglieri regionali. E
lo fa citando il caso dell'ex presidente del Consiglio regionale
sardo, Claudia Lombardo, che da quando aveva 41 anni prende un
vitalizio di 5mila euro. «Tempi di magra si prospettano per quei
nababbi degli ex consiglieri regionali che da anni campano di
vitalizio sulle nostre spalle - ha scritto il vicepresidente del
Consiglio in un post in cui commenta la misura in manovra che prevede
il blocco dei trasferimenti nel caso in cui le Regioni non procedano
al taglio dei vitalizi degli ex consiglieri -.

Ovviamente non
tocchiamo i soldi per la sanità, per le politiche sociali, per il
trasporto pubblico e gli altri servizi essenziali. Ma se non si
tagliano i vitalizi, noi gli tagliamo tutto il resto. Per farla breve
i consiglieri regionali, gli assessori e i presidenti non avranno
neppure i soldi per il loro stipendio. Avete dubbi su cosa faranno? Li
abbiamo messi all'angolo. Avranno tempo entro il 31 marzo per farlo.
Da aprile dell'anno prossimo i privilegi e i vitalizi saranno solo un
ricordo di quei tempi in cui la casta faceva tutto quello che voleva.

Un'era che è finita il 4 marzo 2018». Il leader dei 5 stelle cita due
esempi e fa nome e cognome degli interessati: Salvatore Caltagirone,
«eletto in Sicilia per 51 giorni nel 2011 e da allora si pappa un
vitalizio da 2mila euro al mese» e appunto «la baby pensionata Claudia
Lombardo, ex consigliera regionale sarda, che da quando ha 41 anni
gode di un vitalizio di oltre 5mila euro mensili.

I loro privilegi ci
sono costati e ci costano centinaia di milioni di euro. In questi anni
hanno tagliato di tutto nelle regioni: sanità, scuole, infrastrutture.
Ma nessuno ha mai osato toccare i vitalizi di questi privilegiati. È
finita! Abbiamo trovato il metodo per costringere le regioni a
tagliarselo, visto che per legge questo compito spetta a loro e non al
governo centrale. Nella legge di bilancio, che ha avuto l'ok della
Presidenza della Repubblica, abbiamo scritto che se non eliminano
questo privilegio non gli diamo più soldi. Semplice».


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Federico Marini
skype: federico1970ca


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