martedì 27 novembre 2018

Rassegna stampa 27 novembre 2018


La Nuova

AUTODETERMINATZIONE. Andrea Murgia sabato sarà ad Alghero «No alla riforma della rete ospedaliera»

Autodeterminatzione prosegue la campagna di presenza sul territorio per preparare la corsa verso le regionali. Andrea Murgia, candidato presidente della coalizione che racchiude sette sigle indipendentiste e identitarie, ha più volte sottolineato l'importanza di girare la Sardegna per dare ascolto ai problemi della gente. Sabato prossimo è previsto un sit-in ad Alghero, in difesa dell'ospedale Civile, dopo le tappe di Ittiri e Thiesi. Di fatto è una protesta nei confronti della riforma della rete ospedaliera e il tentativo di «difendere i reparti e i posti letto dell'ospedale Civile».

Il tema della sanità occupa un posto importante nel programma di Autodeterminatzione. L'idea in capo agli indipendentisti è che la sanità deve essere in grado di «generare benessere e garantire il diritto alla salute». Non solo, la sanità, inoltre deve essere «pubblica e presente nei territori». La scelta di girare in lungo e in largo la Sardegna permette di avere un programma in continua evoluzione che viene aggiornato sulla base del contributo che emerge in occasione di ogni incontro.

Il programma contiene spunti importanti su ambiente e territorio; urbanistica, mobilità e trasporti; scuola; università e ricerca; parità linguistica; federalismo interno e riforme; sanità; conservazione e valorizzazione dei beni culturali; presenza militare nell'Isola; accoglienza e diritti e qualità della vita. (m. s.)


Santa Teresa Il candidato della Lega a processo per appropriazione indebita

SANTA TERESA
Questa volta la politica non c'entra nulla. Il suo nome è venuto fuori
nell'aula giudiziaria del tribunale di Tempio dov'è imputato con
l'accusa di appropriazione indebita. La Procura di Tempio contesta a
Dario Giagoni, vice commissario regionale della Lega e candidato
gallurese della Lega alle regionali, di essersi appropriato, in
qualità di socio di una società che gestiva un'attività commerciale a
Santa Teresa, di circa 10mila euro che avrebbe dovuto versare all'Inps
per una sua dipendente quale indennità di maternità. Il reato sarebbe
stato commesso tra febbraio e ottobre 2011.

«La somma è già stata
interamente versata nel momento in cui la dipendente è stata
rintracciata, non vivendo più a Santa Teresa. Tutto ciò è documentale:
lo dimostreremo nel processo con le carte alla mano che attestano i
versamenti fatti», dice il difensore di Dario Giagoni, l'avvocato
Giovanni Tedde. Ieri mattina davanti al giudice Gavina Monni doveva
essere sentita la parte offesa. Ma la lavoratrice è risultata
irreperibile a Santa Teresa, avendo lasciato l'isola. L'udienza è
stata aggiornata al 14 gennaio 2019 per l'esame della parte offesa.
(t.s.)

Unione Sarda

CENTROSINISTRA. Cani: nome autorevole, esito importante
Zedda candidato: il Pd dà il via libera senza le primarie
A Oristano la direzione regionale acclama il sindaco di Cagliari: «Ora
allargare l'alleanza»

C'è il via libera del Pd, e non poteva essere altrimenti visto il
lavoro capillare e sotto traccia messo in campo per settimane dalla
segreteria di Emanuele Cani. «La scelta di Massimo Zedda di dare la
sua disponibilità a guidare la coalizione per le Regionali è un punto
d'arrivo importante», spiega l'ex deputato nel discorso che apre la
direzione regionale del partito riunita a Oristano.

Un risultato non scontato, chiarirà dopo, e ancora meglio, l'ex
senatore Silvio Lai: «Cani ha creato le condizioni perché il partito
ritornasse ad avere credibilità, in modo tale da convincere il sindaco
di Cagliari ad accettare». E adesso «abbiamo una chance di vincere le
prossime elezioni, certo dobbiamo scalare una montagna - ammette Lai -
ma non è impossibile. La Sardegna potrebbe rappresentare la prima
barriera alle crescenti vittorie dei gialli e dei verdi, uniti o
separati».

Tutti d'accordo
Il documento finale approvato ieri a Oristano dopo tre ore di
dibattito parla di assunzione unitaria della disponibilità di Zedda,
«al quale affidare questo progetto, sostenendolo, e conferendo
apposito mandato alla segreteria regionale, nel compiere ogni passo
finalizzato a costruire e sviluppare un'alleanza civica e autonomista,
ampia e coesa per le prossime elezioni regionali».

Nel suo intervento
Cani ripercorre la strada fatta dal momento dell'insediamento, quando
dichiarò l'intenzione di allargare al massimo il perimetro dello
schieramento in vista del voto di febbraio, anche al di là di vecchi
steccati ideologici. «Siamo riusciti a costruire un pezzo di
coalizione importante - dice ora - e dobbiamo offrire la massima
collaborazione al sindaco di Cagliari». Ma sul perimetro dell'alleanza
c'è ancora da fare: «Dobbiamo trovare il modo per costruire una
convergenza con il Partito dei Sardi e con Autodeterminatzione».

Tempi troppo stretti
Quanto alle primarie, l'ipotesi è ormai accantonata. «Abbiamo un
candidato come Zedda - sostiene il segretario - che risponde a certe
caratteristiche, che gode di grande notorietà e autorevolezza, credo
si possano evitare». Così nel primo intervento. In quello conclusivo
sottolinea che «le primarie fanno comunque parte del dna del Pd, e se
Zedda o altri dovessero chiedere questo passaggio, non sarebbe certo
il Pd a tirarsi indietro».

In mezzo c'è la riflessione di Eliseo Secci che, a nome di Renato Soru
(non presente), critica il percorso intrapreso dalla segreteria Cani
perché «non basato sui contenuti», e fa notare che «parlare il 26 di
novembre di primarie non ha senso, purtroppo abbiamo bruciato la
tappa».

Il primo appuntamento
Cani guarda anche alle suppletive del 20 gennaio e chiede «il mandato
per sviluppare un ragionamento sull'identikit del candidato del
centrosinistra, che dovrà rappresentare il progetto collettivo sul
modello che stiamo costruendo per le Regionali». Quindi: non
necessariamente uno del Pd. In sala c'è anche Francesco Pigliaru, al
suo battesimo da tesserato a una direzione regionale. Cani lo
ringrazia e lui ringrazia il partito, perché cinque anni fa gli affidò
la candidatura: «Sono qui per dare un segnale di unità, dobbiamo
ritrovare il senso di comunità».

In vista del voto «dobbiamo entrare
in campagna elettorale non balbettando e consapevoli di quanto fatto
da questa Giunta». Cose fatte che però «non sono bastate a farci
trovare il consenso alle elezioni politiche», perché «abbiamo
sottovalutato l'inquietudine creata dalla crisi economica».
Roberto Murgia

CINQUESTELLE.
Regionarie M5S, 26 in corsa per la leadership Oggi i nomi dei cinque
che vanno al ballottaggio
Dopo l'esclusione di Piras molti attivisti disertano il voto online

Ventisei candidati, un doppio turno e tante polemiche. La prima
tornata delle regionarie del Movimento 5 Stelle si è chiusa ieri alle
22 per la prima scrematura prima di arrivare al nome del candidato
governatore. Nell'elenco non compare Luca Piras, uno dei nomi più
quotati negli ultimi giorni, che potrebbe essere stato escluso a causa
di una violazione delle regole pentastellate sulla promozione dei
candidati.

L'assenza di chi alle scorse regionarie era arrivato secondo dopo
Mario Puddu ha scatenato l'ira degli attivisti che hanno lanciato
accuse di poca trasparenza nelle regole di ingaggio. Molti attivisti
hanno deciso di disertare il voto online e scrivere allo staff per
denunciare una situaziona poco chiara. Un'ulteriore tegola per i
pentastellati che devono arginare gli attacchi che arrivano dalla base
del Movimento.

In questo clima, la cosa migliore è accelerare le procedure e già oggi
potrebbe esserci il primo verdetto che darà ai cinque più votati
l'opportunità di arrivare al secondo turno e puntare alla candidatura.
Tra i favoriti ci sono Francesco Desogus e Donato Forcillo e potrebbe
essere uno dei due a ottenere la vittoria finale. Oltre loro, i
candidati sono: Pierluigi Lavra, Antonio Pilloni, Roberto Sanna, Maria
Carmela Deidda, Ivan Botticini, Giovanni Maria Soro, Anna Sulis,
Gianluca Mandas, Giuseppe Meloni, Marcello Cherchi, Gianfranco Massa,
Tonino Bande, Antonio Giovanni Riu, Gianluca Demontis, Erminio Spanu;
Salvatore Bussu, Michele Ortu, Giorgio Dessì, Benedetto Pani, Roberto
Pani, Fabio Zoccheddu, Emanuele Sias, Massimiliano Tronci e
Piergiorgio Vacca. (m. s.)

IL VOTO.
Nazione Sarda, sul referendum convergenza trasversale
Uras (Campo progressista) e Pittalis (FI) aprono all'iniziativa del Pds

Da sinistra e da destra si guarda a quello che fa il Partito dei
Sardi. E mentre la posizione di Luciano Uras (Campo progressista) non
è nuova - «il popolo sardo si riconosca come Nazione» - è invece
inedito l'endorsement di Pietro Pittalis (Forza Italia) al referendum
sulla Nazione Sarda, che va di pari passo con la scelta del candidato
governatore alle “primarias” lanciate da Maninchedda.

«Campo Progressista Sardegna, esprime entusiasmo per la disponibilità
di Massimo Zedda ad affrontare direttamente il prossimo difficile
impegno elettorale per il Consiglio regionale e la presidenza della
Regione», sottolinea Uras in una nota. E aggiunge: «Campo Progressista
Sardegna non smetterà di perseguire l'unità delle forze democratiche,
progressiste, di sinistra, indipendentiste e autonomiste. Non
smetterà, neppure per un attimo, di rivendicare per il popolo sardo il
diritto di riconoscersi anche come Nazione».

Pittalis, con una posizione insolita nella galassia forzista,
sottolinea: «È partito il conto alla rovescia verso le Primarias, che
si traducono anche nel referendum sulla Nazione Sarda. Un quesito che
suscita interesse non solo nella schiera degli indipendentisti. Un
tema quasi esorcizzato e abbandonato dagli schieramenti ma per me una
sfida importante per la nostra Isola. Una spinta per uscire dalla
subalternità politica nella quale la Sardegna è spesso confinata».

CENTRODESTRA.
L'investitura di Solinas irrita una parte di Forza Italia
Ma il prescelto resta lui

Il traguardo non si cambia, ma i partiti del centrodestra il piede sul
freno lo hanno poggiato. L'investitura di Christian Solinas come
candidato alla presidenza ha avuto una forte quota emotiva ma ha
peccato nei passaggi politici. Dunque anticipare il finale senza aver
scritto con attenzione i capitoli precedenti è un lusso che il
centrodestra non può prendersi.

Anche se in maniera molto silenziosa,
qualcuno non ha gradito la fuga in avanti dal palco del congresso
sardista. Oltre il disappunto espresso dai Riformatori, qualche
malessere è stato accusato dentro Forza Italia e il fatto che la Lega
convochi i coordinatori prima del tavolo della coalizione è il segnale
che saltare le caselle non è consigliabile.

Le riunioni
Il coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci, è stato il
primo a nominare Solinas e indicarlo come candidato del centrodestra.
Dentro il partito c'è stato un tam tam di voci che chiedevano una
brusca marcia indietro che Cappellacci non intende fare. Il rischio di
una nuova spaccatura tra gli azzurri è diventato concreto, perché
qualcuno è stato colto alla sprovvista.

Il coordinatore regionale ha
deciso di riunire i quadri del partito e confrontarsi con i
rappresentanti territoriali e istituzionali. «Sarà affrontato il tema
della candidatura alla presidenza», dice Cappellacci, «alla cui scelta
Forza Italia intende dare un contributo determinante». Programmi,
idee, suggerimenti ma difficilmente nomi: la linea di Forza Italia
rimane quella anticipata da Cappellacci al congresso sardista e
Solinas rimane il nome giusto.

I passaggi della Lega
Sia il deputato Guido De Martini che il coordinatore regionale,
Eugenio Zoffili, non hanno mai detto esplicitamente «Solinas è il
candidato alla presidenza della Regione». Una delicatezza nei
confronti dei rappresentanti del Carroccio sardo, bypassati dagli
eventi.

Di fatto, l'anticipo di Cappellacci ha tolto per un momento lo
scettro alla Lega causando un piccolo corto circuito, risolto con la
presenza di Zoffili al congresso. Da qui la necessità di riprendere in
mano le redini, riconvocare il tavolo e sentire anche il parere dei
riottosi, come i Riformatori pronti all'Aventino.

Il programma
Il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia, Paolo Truzzu, punta su
Solinas e chiama gli alleati a un ulteriore passo avanti: «È il
momento di concentrarci sul programma. Venerdì chiuderemo
ufficialmente il capitolo della candidatura e potremo iniziare la
campagna elettorale».

E sul programma si è soffermato anche
Cappellacci che porterà all'attenzione del tavolo temi come Zona
franca, trasporti, insularità, revisione del piano paesaggistico e
sanità. Chiede che la parola fine sul candidato spetti ai sardi anche
Silvio Meloni, coordinatore regionale del Movimento nazionale per la
sovranità. Inoltre, Meloni «riafferma e auspica che sia il candidato
presidente che gli aspiranti consiglieri siano portatori delle qualità
indicate dal ministro Matteo Salvini».

Candidato in pectore
Nonostante l'acclamazione, Solinas ha voluto mantenere un profilo
basso, impegnato nella riconferma alla segreteria sardista. Anzi, è
stato proprio l'esponente dei Quattro mori a mettere le mani avanti
rimandando al tavolo la decisione finale.

Un pro forma, tanto che lo
stesso Solinas, commentando la candidatura di Massimo Zedda, parlava
già da avversario: «La corsa la facciamo su noi stessi, senza guardare
in casa di nessuno».
Matteo Sau


SASSARI.
Il sindaco Nicola Sanna verso la Regione
Potrebbe correre alle elezioni

Una poltrona per le regionali, in cambio del via libera per la
poltrona di sindaco. Il primo cittadino di Sassari, Nicola Sanna,
lascerebbe palazzo Ducale cedendo il testimone alle amministrative di
maggio all'ex senatore, Silvio Lai. Il Pd, dopo avere decretato
l'incandidabilità di Sanna per un mandato bis, spinge affinché il
sindaco si metta in prima fila per conquistare uno scranno in
consiglio regionale.

Una caduta in piedi, offerta dopo aver tastato
terreno poco confortante per l'attuale primo cittadino.
Un passaggio che sarebbe stato reso possibile dal ripensamento, sulla
candidatura regionale, del sindaco di Ploaghe, Carlo Sotgiu, da mesi
ritenuto uno dei volti nuovi della lista Pd. L'ufficialità di un sì o
di un no dovrebbe arrivare mercoledì, nel corso dell'assemblea
cittadina del Pd, convocata con all'ordine del giorno proprio la
discussione sulle prossime elezioni.

La Nuova

Il Pd: «Sì a Zedda candidato presidente senza primarie»
La direzione a Oristano approva all'unanimità il documento
Applausi per Pigliaru. Non correrà per un secondo mandato

ORISTANO La locomotiva Zedda ha un altro vagone. Il primo è fatto dai
sindaci che hanno spinto e sponsorizzato la candidatura del primo
cittadino di Cagliari alla guida della coalizione di centrosinistra
per le Regionali. Ora c'è anche l'endorsement anche del Pd. A Oristano
arriva il via libera alla candidatura di Massimo Zedda senza passare
per le primarie. E nella città della giudicessa Eleonora si compie un
doppio miracolo. Il Pd riesce per una volta a non spaccarsi. E a non
litigare in modo feroce.

Il documento viene votato in modo unitario da
tutta la direzione. È vero che mancava Renato Soru, che le primarie le
aveva richieste, ma c'erano i soriani, che alla fine hanno approvato
il documento. Il succo è nelle ultime righe. «Il Partito democratico
della Sardegna assume la disponibilità di Massimo Zedda alla
candidatura alla presidenza della Regione al quale affidare questo
progetto sostenendolo, e conferendo apposito mandato alla segreteria
regionale nel compiere ogni passo finalizzato a costruire e sviluppare
un'alleanza civica e autonomista, ampia e coesa per le prossime
elezioni regionali».

Pigliaru. Il governatore Pigliaru ha parlato
quasi per primo. E ha sgomberato il campo. Ha annunciato che non si
sarebbe ricandidato. «Sono qui per dare un segnale di unità - dice - e
anche perché questo partito mi ha affidato 5 anni fa la candidatura.
In vista del voto dobbiamo entrare in campagna elettorale non
balbettando e con la consapevolezza di quanto questa giunta ha fatto
fino ad ora. Dobbiamo ritrovare il senso di comunità». E nel documento
del Pd c'è anche un passaggio dedicato al governatore.

«Negli ultimi
anni sono emersi segnali di ripresa. Segni frutto anche del lavoro
portato avanti in questi anni dal presidente Francesco Pigliaru, al
quale va il nostro ringraziamento per essersi messo a disposizione
anche in questa delicata fase di costruzione di un nuovo progetto
civico generosamente, mettendo al primo posto gli interessi dell'isola
e del suo progresso, anche rinunciando a comunicare anticipatamente la
sua scelta di limitare a un solo mandato il suo impegno, come aveva
sempre detto alle forze politiche che lo avevano sostenuto».

Il dibattito. A parlare per primo è il segretario Emanuele Cani, che di
fatto mette subito il dibattito in direzione di un appoggio al
progetto portato avanti da Zedda. «La scelta di Massimo Zedda di dare
la sua disponibilità a guidare la coalizione è un punto d'arrivo
importante - afferma Cani -. Siamo riusciti a costruire un pezzo di
coalizione importante e dobbiamo offrire la nostra massima
collaborazione al sindaco di Cagliari.

E trovare il modo per
realizzare una convergenza con il Partito dei sardi e di
Autodeterminatzione. Perde spinta l'ipotesi di primarie di coalizione.
Abbiamo un candidato che risponde a certe caratteristiche come Zedda,
che gode di grande notorietà e autorevolezza, credo si possano
evitare». Nella direzione prendono parola l'ex senatore Silvio Lai, il
soriano Eliseo Secci, l'ex deputato Ignazio Angioni, il sindaco di
Iglesias Mauro Usai e l'ex parlamentare Siro Marrocu.

Tutti cercano di
unire il partito e dare una via di uscita al tunnel in cui è finito il
Pd.Le alleanze. Resta da capire se ci saranno altri vagoni che faranno
parte di questo convoglio. La distanza col Partito dei sardi sembra
essere aumentata in questi giorni. Il Pds ha lanciato le Primarias e
chiede per un'alleanza l'adesione al voto sul referendum per la
nazione sarda. Nel documento finale c'è un riferimento appena
accennato ai valori della sardità.

«Il Pd guarda con attenzione al
dibattito che si sta sviluppando nelle forze politiche che si fondano
sulla identità sarda e che propongono un confronto su tematiche che
fanno profondamente parte delle culture fondatrici e dei protagonisti
dell'Autonomia sarda, da Lussu a Dettori, a Cardia a Dessanay». Un po'
poco per sperare che il Pds diventi un altro tassello di questa
alleanza. (l.roj)

lai all'attacco

«Due volte alle urne in 30 giorni» e scoppia il caso sulla nomina di Giagoni

SASSARIIl doppio schiaffo gialloverde. Il governo ha fissato la data
delle suppletive per la Camera nel collegio di Cagliari per il 20
gennaio. Senza neanche sentire la giunta regionale. Una decisione
presa in solitudine, che ha un effetto negativo in particolare per le
tasche dei sardi. Perché le Regionali sono state fissate appena un
mese dopo. In 34 giorni gli elettori cagliaritani saranno chiamati due
volte alle urne. Una scelta che costa oltre 2 milioni di euro per le
tasche dei contribuenti. E in totale silenzio il governo ha anche
nominato un nuovo membro nella commissione paritetica Stato-Regione.

Il vicesegretario della Lega in Sardegna Dario Giagoni. In passato
sono sempre stati scelti giuristi, magistrati, costituzionalisti. La
conferenza si occupa delle controversie tra lo Stato e la Regione su
temi come il fisco, lo Statuto, i trasporti. Temi tecnici. La polemica
sollevata dal centrosinistra è sulla inesperienza di Giagoni. Il voto
a gennaio. A mettere in evidenza lo scivolone di Stato è l'ex
parlamentare Pd, Silvio Lai.

«Il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha
reso noto un fatto sfuggito ai più, uno sgarbo istituzionale senza
precedenti che il Governo nella figura del ministro dell'Interno ha
fatto alla Sardegna - spiega Lai -. Il Governo ha fissato le elezioni
suppletive del collegio della Camera di Cagliari per il 20 gennaio
senza alcuna interlocuzione con il presidente della Regione. In
maniera ancora più colpevole considerando il fatto che era in scadenza
il mandato e che la data delle Regionali non è stata ancora fissata.

Una normale interlocuzione istituzionale avrebbe consentito di
valutare una data intermedia tra quella scelta dal governo per il 20
gennaio e quella del 24 febbraio, ultima possibile ipotizzata per le
regionali. La scelta unilaterale del governo costa alla Regione oltre
2 milioni di euro in più salvo che non decida di anticipare le
regionali al 20 gennaio». Pigliaru dovrà sentire le forze politiche e
valutare l'anticipazione. Caso Giagoni.

E Lai mette in evidenza
un'altra scelta del governo. «Un secondo sgarbo», lo definisce, che
nei corridoi della politica ha da qualche giorno ha monopolizzato
l'attenzione. Il governo grillo-leghista ha nominato come membro della
commissione paritetica Stato-Regione il vicepresidente della Lega nord
Sardegna Dario Giagoni, non proprio un esperto di questioni
giuridiche, costituzionali e finanziarie.

Lai spiega che è sempre
stata prassi scegliere giuristi di alto profilo a rappresentare
l'isola in questa commissione che si occupa di argomenti delicatissimi
come l'attuazione dello Statuto sardo, le competenze sulle entrate
finanziarie, la soluzione dei conflitti giuridici Stato-Regione, la
continuità marittima. «Lo sgarbo istituzionale è confermato da un
secondo recente episodio dato dal rinnovo della commissione paritetica
Stato Regione che predispone le norme di attuazione dello Statuto, per
esempio l'esercizio di nuove funzioni e deleghe, la definizione e
l'interpretazione delle diverse componenti delle entrate finanziarie o
la soluzione di conflitti giuridici tra regione e governo - aggiunge
Lai -. Come ha ricordato il presidente Gianfranco Ganau, in 70 anni di
autonomia abbiamo sviluppato solo un terzo delle norme di attuazione
del Trentino e la metà del Friuli, ma negli ultimi anni il lavoro
della commissione ha prodotto diverse soluzioni.

Nella storia
dell'autonomia, in anni recenti, sono stati sempre esperti giuridici,
anche quando rappresentanti istituzionali, e in generale docenti
universitari, magistrati, alti dirigenti della Regione a confrontarsi
sulle norme costituzionali e sulla loro interpretazione, per
consentire l'ampliamento delle funzioni dello Statuto dell'autonomia.
Ora il Governo ha scelto come componente di questa delicata
commissione un diplomato in materie tecniche privo di competenze
giuridiche, con l'unica possibile motivazione che è vicecommissario
della Lega in Sardegna.

Se questo è a tutela degli interessi
dell'isola bene. Ma a prima vista mi pare si sia confuso un luogo dove
serve una decisiva competenza giuridica con un posto qualunque da
occupare. Quale sarà il contributo che quel rappresentante darà quando
dovrà interpretare le norme dello Statuto o l'applicazione di leggi
nazionali lo vedremo nel tempo». (l.roj)

Gli attivisti protestano per l'esclusione di uno dei favoriti
I candidati sono 26. In 5 andranno al secondo turno
M5s, voto avvelenato partenza con polemica per le Regionarie

di Claudio Zoccheddu
SASSARI
I candidati sono 26 ma a fare notizia è l'unico assente. Luca Piras,
docente universitario che si era piazzato alle spalle di Mario Puddu
dopo il primo tentativo di "regionarie", non figura nell'elenco dei
votabili on line sulla piattaforma Rousseau. Non c'è nemmeno Graziano
Porcu, consigliere comunale di Alghero che non è stato ammesso alle
Regionarie. C'è invece Francesco Desogus, che gli spifferi che
filtrano dal Movimento danno molto vicino al binomio Puddu-Corda e,
quindi, possibile vincitore anche dopo il secondo turno di votazione a
cui accederanno solo i 5 candidati più votati.

L'assenza di Piras e
Porcu nell'elenco pubblicato su Rousseau non è stata giustificata
dagli esponenti grillini ma ha sollevato un polverone tra gli iscritti
al Movimento che hanno parlato apertamente di "assenza di trasparenza"
e di "votazioni pilotate" da una non meglio qualificata "eminenza
grigia del M5s". Spiegare l'assenza di Piras, che al primo voto on
line aveva raccolto più di 400 preferenze, non è semplice. Il docente
di Finanza aziendale era stato giudicato idoneo e aveva già
partecipato alle regionarie estive - quelle che avevano sancito il
trionfo di Puddu che aveva raccolto quasi mille voti - ma non è stato
ammesso a quelle autunnali.

Il voto. Su Rousseau era possibile
esprimere una preferenza dalle 10 del mattino di ieri sino alle 22.
Tutto si è consumato on line, come impone la filosofia grillina, ma la
Sardegna è stata il laboratorio per testare la novità del secondo
turno. Per scremare la lista dei candidati, e per evitare che i
distacchi si misurassero su una manciata di voti, la costola sarda del
Movimento 5 stelle ha ottenuto l'ok sulla divisione delle regionarie
in due turni. Il primo si è consumato ieri, il secondo potrebbe andare
in scena entro pochi giorni, forse durante la settimana, ma non è
stata comunicata una data certa. Così come non è stata chiarita la
possibilità che il secondo turno di regionarie possa essere aperto
anche a figure esterne al Movimento.

I candidati. Sono Pierluigi Lavra
(42) di Assemini, impiegato; Antonio Pilloni (59) di Quartu
Sant'Elena, medico; Roberto Sanna (52) di Codrongianos (professione
non indicata); Maria Carmela Deidda (56) di Assemini, pensionata;
Ivano Botticini (56) di Sarroch, libero professionista; Giovanni Maria
Soro (64) di Sassari, dipendente pubblico; Anna Sulis (56) di Quartu
Sant'Elena, dipendente pubblica; Gianluca Mandas (38) di Elmas, libero
professionista; Giuseppe Meloni (59) di Sedilo, pensionato; Marcello
Cherchi (52) di Sassari, insegnante; Gianfranco Massa (53) di
Sant'Antioco, imprenditore; Tonino Bande (61) di Orani, dipendente
pubblico; Antonio Giovanni Riu (43) di Oristano, funzionario; Gianluca
Demontis (49) di Quartucciu, insegnante; Erminio Spanu (55) di
Cagliari, dipendente pubblico; Salvatore Bussu (49) di Alghero,
agente; Francesco Desogus (58) di Sestu, funzionario; Michele Ortu
(53) di Cagliari, imprenditore; Donato Forcillo (31) di Porto Torres,
impiegato; Giorgio Dessì (60) di Sant'Antioco (professione non
indicata); Benedetto Pani (30) di Cagliari, medico; Roberto Pani (54)
di Sassari, impiegato; Fabio Zoccheddu (36) di Marrubiu, disoccupato;
Emanuele Sias (45) di Oristano, agente; Massimiliano Tronci (50) di
Quartucciu, dipendente pubblico; Piergiorgio Vacca (58) di Cagliari,
dipendente pubblico.

Pittalis: sì al referendum sulla nazione
Il deputato di Fi: «Una questione importante che mette al centro l'autonomia»

SASSARI
L'idea ha fatto breccia tra le fila avversarie. E mentre è ormai
partito il conto alla rovescia per le Primarias, previste sia alle
urne sia on line dal 6 al 16 dicembre, che nei due quesiti proposti
agli elettori comprende un referendum sulla "Nazione Sarda", è
arrivato un appoggio del tutto imprevisto, perlomeno sulla linea
teorica. Infatti il quesito suscita interesse non solo nella schiera
di chi lo ha programmato, il Partito dei sardi di Paolo Maninchedda.

A schierarsi a favore della consultazione c'è infatti anche il deputato
di Forza Italia Pietro Pittalis: «Un tema quasi esorcizzato e
abbandonato dagli schieramenti - rimarca il parlamentare -. Presumo
che la consultazione riapra la questione che riguarda una maggiore
autonomia per la Sardegna, che deve colmare una distanza importante
nei confronti dello Stato, anche alla luce del salto in avanti
compiuto dalle Regioni del Nord Est».

Per l'esponente azzurro il
referendum proposto dal Partito dei Sardi è «una sfida importante per
la nostra isola ma anche una spinta per uscire dalla subalternità
politica nella quale la Sardegna è spesso confinata». Quella di Pietro
Pittalis è una posizione piuttosto insolita nella galassia forzista ma
il parlamentare azzurro non si è spinto oltre alla "questione sarda" e
non ha commentato, ad esempio, il secondo quesito a cui sono chiamati
a rispondere gli elettori che riguarda la scelta del candidato alla
presidenza della Regione.

Sindaco Sassari vicino a candidatura col Pd
SASSARI. Si apre la porta della candidatura alle prossime regionali
per il sindaco di Sassari, Nicola Sanna. E per la corsa a Palazzo
Ducale esce allo scoperto il nome dell'ex senatore Silvio Lai. A dare
la "mossa" il passo indietro, per ragioni personali, del sindaco di
Ploaghe, Carlo Sotgiu, uno dei volti nuovi della lista Pd alle
Regionali. Che ha costretto l'area Lotto, di cui Sotgiu fa parte, ad
aumentare il pressing su Sanna per convincerlo a coprire la casella
lasciata vuota in lista. Soluzione gradita anche a gran parte dei Dem
sassaresi, ostili a un secondo mandato Sanna.

Se il primo cittadino si
dirigesse verso Cagliari il Pd potrebbe infatti archiviare le primarie
per le amministrative di maggio lasciando libera la corsia per palazzo
Ducale a un candidato unitario, che potrebbe essere proprio Lai. Unità
solo teorica in realtà, visto che se non sarà Sanna-bis, parte dei Dem
cittadini (soprattutto l'area più "movimentista", con l'assessore al
Bilancio Simone Campus pronto a scendere in campo in prima persona)
chiederanno comunque le primarie. Sanna si trincera dietro un laconico
«non mi risulta». Decisiva l'assemblea cittadina del Pd in programma
domani. (g.bua)

-----------------
Federico Marini
skype: federico1970ca


Nessun commento:

Posta un commento