mercoledì 7 novembre 2018

Rassegna stampa 07 Novembre 2018


La Nuova

Addio centrosinistra, ecco i Progressisti di Sardegna Si fa sempre più largo il nome di Zedda. Per il Pd un ruolo da comprimari Crescono le quotazioni dei sindaci, ma resta il nodo del rapporto con il Pds

CAGLIARI Addio vecchio centrosinistra. Cinque anni dopo l'ultima vittoria alle Regionali, la nuova coalizione riformista, autonomista e ambientalista per il 2019 si chiamerà «I progressisti di Sardegna». Per chi è sotto nei sondaggi, non sarà solo un semplice cambio di nome e neanche l'ultima frettolosa rinfrescata alla facciata. «Rispetto al 2014, sarà proprio un'altra cosa», fa sapere chi da settimane è impegnato a costruire «una casa molto più ampia del passato».

Resta da decidere il nome del candidato governatore, e quello di Massimo Zedda continua a essere al primo posto nella rosa dei papabili. Oramai da giorni il sindaco di Cagliari è impegnato in un giro vorticoso di consultazioni. Se già incontrato con partiti, movimenti, associazioni di ogni tipo, e per oggi ha in agenda un faccia a faccia con Emanuele Cani e Franco Sabatini, segretario e vicesegretario regionale del Pd. Perché il Partito democratico farà parte di sicuro dei «Progressisti di Sardegna», ma senza più avere il ruolo centrale del 2014. A guidare il tutto, a fare da collante, sarà sempre e solo Massimo Zedda.

La riserva. Seppure a piccoli passi, il sindaco di Cagliari comincia a muoversi come se fosse lui il portabandiera dei progressisti. In questo fine settimana, ad esempio, è annunciata la sua partecipazione a diverse manifestazioni fuori dai confini della Città metropolitana, con missioni desinate a sondare gli umori delle piazze. È vero che non ha sciolto ancora la riserva, ma tutti dicono che ormai il passaggio dal suo diplomatico e impenetrabile «sarei onorato», finora ha sempre risposto così alle domande su una sua candidatura alle Regionali, al «sono onorato di guidare una coalizione progressista, riformista, autonomista e ambientalista» sarebbe molto vicino. Anzi, superata questa settimana e l'inizio della prossima, saranno giorni decisivi, l'accettazione della candidatura dovrebbe essere ufficializzata in una manifestazione organizzata dai sindaci.

Sono quelli non solo del Pd e del vecchio centrosinistra, la maggior parte preferisce definirsi dei «civici puri, che un mese hanno firmato il «Manifesto dei 130», chiedendogli di diventare «il futuro sindaco della Sardegna». Molti di loro si sono già sbilanciati: «Siamo pronti, aspettiamo solo un suo sì».

Il confronto. Nel 2014 il centrosinistra era una coalizione formata, oltre che dal Pd, dall'allora Sel, da lì a poco si spaccherà in due tronconi, da una parte Liberi e uguali e dall'altra Campo progressista. Poi dall'esordiente per l'epoca Partito dei sardi, dall'Upc, Socialisti italiani, Irs, Rossomori, La Base, Centro democratico, Italia dei valori, ora scomparsa dai radar, e Sinistra sarda, che era l'alleanza fra Rifondazione e Comunisti italiani ma non esiste più.

Cinque anni dopo, in diversi hanno preso altre strade: Rossomori e Irs, ad esempio, sono usciti dalla maggioranza e oggi fanno parte di Autodeterminatzione. È il cartello indipendentista che alle prossime elezioni regionali presenterà un proprio candidato governatore, l'ex Pd Andrea Murgia. C'è stata poi la svolta del Partito dei sardi di Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda, che da mesi ha scelto la strada delle primarias. Sono quelle online del 16 dicembre, organizzate per andare oltre i «classici schieramenti di centrodestra e centrosinistra» ma a cui - almeno stando alla situazione attuale - non dovrebbero partecipare candidati del gruppo dei Progressisti di Sardegna. Se così fosse, è difficile anche ipotizzare, a febbraio, la partecipazione del Pds al raggruppamento progressista.

Mentre il resto dei partiti sopravvissuti della vecchia coalizione dovrebbero tutti confluire in quella nuova. Le new entry invece dovrebbero essere tre: «Italia in Comune», la lista ufficiale dei sindaci che si riconoscono nel movimento dell'ex Cinque stelle Federico Pizzarotti, poi una seconda civica trasversale con in testa alcuni fedelissimi di Zedda. Infine, la terza novità sarebbe il ritorno in campo degli ambientalisti, con un raggruppamento che si starebbe formando in queste settimane. (ua)

Cappellacci - «Forza Italia resta leader E avremo un candidato»
Il coordinatore azzurro rivendica il primato del suo partito nel centrodestra:
«La Lega vive la luna di miele con gli elettori, ma noi recupereremo i consensi»

di Luca Rojch
SASSARI
Il cielo è di nuovo azzurro. Almeno dentro Forza Italia. La tempesta
sembra essere alle spalle, ma resta ancora una forte incertezza sul
futuro del partito. Ugo Cappellacci indossa di nuovo con autorevolezza
gli abiti da coordinatore regionale del partito. Nessuno spazio per
risse o provocazioni. E nessuno strascico, almeno apparente, del forte
strappo delle scorse settimane. Nelle sue parole la convinzione di
poter esprimere un candidato governatore. E anche la certezza che
Forza Italia sarà ancora il partito leader nel centrodestra.
Cappellacci parla anche del governo nazionale.  

E non nasconde la sua
convinzione che il governo nazionale sia destinato in breve tempo a
cadere. L'ex governatore mette in evidenza le grandi contraddizioni
della maggioranza giallo-verde. E punta il dito anche contro il
centrosinistra che si trova sospeso sull'ipotesi di una candidatura di
Zedda. Critica anche i 5 Stelle sardi, accusati da Cappellacci di
ipocrisia. Ma nella sua analisi parte per prima cosa dalla sua Forza
Italia. Onorevole, avete ritrovato l'unità all'interno del partito
dopo i dissidi delle scorse settimane?«In realtà, se parliamo dei
grandi temi, Forza Italia non si è mai divisa. Penso alla zona franca,
alla questione insulare, ai trasporti, alla vertenze aperte con lo
Stato.

Non siamo il Pd, che prima ha ceduto i soldi dei sardi al
governo Renzi, ha rinnegato l'autonomia durante il referendum del 2017
e poi pretende di apparire combattivo a pochi mesi dalle elezioni. Il
nostro partito ha dimostrato coerenza, coraggio e capacità di
proposte. Ci sono state incomprensioni, ma queste non hanno preso e
non possono prendere il sopravvento. Sulle battaglie che contano Forza
Italia c'è ed è unita. Tutto il resto è superato o
superabile».

Presenterete un vostro nome, uno di Forza Italia, come
candidato governatore del centrodestra per le Regionali?«Certo. Siamo
consapevoli che il primo passo spetta alla Lega, ma in Sardegna il 4
marzo Forza Italia ha ottenuto più consensi e abbiamo una ricchezza di
nomi che possono dare un contributo di idee, di valori e di coraggio
per uscire da cinque anni in cui un centro-sinistra snob e incapace ha
bloccato la Sardegna».A proposito avete già individuato qualcuno. Si
parla dell'europarlamentare Salvatore Cicu, è così? E lei che ne
pensa?«Sulla rosa di aspi
ranti di Forza Italia le dirò tutto il bene
possibile. Convintamente.

Poi è naturale che ci sia una pluralità di
idee e posizioni all'interno del partito. Queste posizioni devono
essere liberamente espresse nelle riunioni di partito nelle quali le
aspirazioni, tutte legittime, devono essere discusse con la
partecipazione della intera classe dirigente per poi essere ricondotte
ad una sintesi».Si dice di un possibile nuovo accordo nel centrodestra
a livello nazionale perché la scelta del candidato governatore in
Sardegna spetti a Forza Italia e non alla Lega è vero?«Se così fosse,
non ci faremmo cogliere certo impreparati.

Credo però che i sardi non
vogliano sentire una politica che parla di sé stessa, ma di famiglia,
impresa, di risposte alla grande questione dello spopolamento. Sa chi
sarebbe il mio presidente della Regione ideale? Uno che azzera l'Irap,
si batte per la zona franca, sbatte i pugni a Roma e Bruxelles per la
continuità territoriale».Si parla anche di sondaggi fatti nell'isola
nelle scorse settimane e di un boom della accoppiata Lega-Psd'Az anche
in Sardegna a discapito di Forza Italia. Si aspetta davvero un
rovesciamento dei valori in campo?«La Lega oggi gode della "luna di
miele" governativa, ma preferisco non guardare in casa d'altri. Sono
convito che Forza Italia con idee, persone credibili e capaci di
andare con umiltà via per via, piazza per piazza, casa per casa, possa
recuperare molti consensi».

Le piace come ipotetico candidato del
centrodestra il senatore Christian Solinas?«Nessuna obiezione sulla
persona, ma anche noi abbiamo i nostri nomi».Secondo lei il governo
giallo-verde andrà avanti e porterà a termine il mandato?«Difficile
credere che possa durare a lungo anche perché pesano come macigni le
contraddizioni del Movimento cinque stelle, che ora non possono più
rappresentare tutto e il contrario di tutto perché sono al Governo.
Quale sarebbe la linea? Quella dell'esecutivo o quella del
'boldrinesco' Fico, 'no Tap' con Di Battista o 'sì Tap' con Di Maio e
Lezzi.

Questi dicono una cosa la mattina e fanno l'esatto contrario la
notte: prima votano una manovra e poi minacciano di andare a
denunciare fantomatiche manine».Teme che le scelte del governo possano
erodere il tesoretto di consensi che ora ha il centrodestra
nell'isola?«Il centro-destra è dinanzi a una sfida duplice e
appassionante, presentare un progetto innovativo che consenta alla
Sardegna di riconquistare il presente e restituire un futuro alle
nuove generazioni.

Il centro-sinistra tenterà di mascherare cinque
anni di disastri nascondendo tutta la sua nomenclatura dietro i
manifesti di Massimo Zedda e i cinque stelle stanno vivendo proprio in
Sardegna, che considerano un loro feudo, l'esplosione di tutta la loro
ipocrisia e delle loro contraddizioni. Se saremo uniti e se daremo
dimostrazione di umiltà e concretezza, dalla Sardegna potrà partire un
forte messaggio politico e ideale». @LucaRojch

Piano urbanistico, l'ex sindaco e altri 7 a giudizio per abuso d'ufficio e falso
Reati prescritti ma «sulla tentata concussione il fatto non sussiste»

L'inchiesta Tanit-Puc
il pm: Ganau va assolto

di Nadia CossuwSASSARIDopo una lunga requisitoria che ha impegnato il
pubblico ministero Giovanni Porcheddu per l'intera mattinata, la
conclusione della altrettanto lunga vicenda giudiziaria "Tanit-Puc" di
Sassari (che tra gli altri coinvolge nelle vesti di imputato il
presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau, all'epoca sindaco
di Sassari) va in una direzione ben precisa: i reati contestati agli
otto imputati (abuso d'ufficio, falso ideologico, tentata estorsione)
sono prescritti e il pm ha sollecitato al collegio presieduto da
Salvatore Marinaro una sentenza di non doversi procedere.

Solo per la
tentata concussione (a carico di tre imputati, tra cui Ganau) la
Procura ha chiesto l'assoluzione nel merito «perché il fatto non
sussiste». La storia. Nel 2006 il costruttore Nicolino Brotzu voleva
chiudere l'affare Carrefour. Il colosso francese aveva mostrato un
forte interesse imprenditoriale sull'area dell'ex consorzio agrario.
Voleva che lì nascesse un mega centro commerciale. Però c'era un
problema: la struttura in via di realizzazione era divisa in tre
diversi locali. Quindi il 29 giugno 2006 la Vibrocementi (ossia
l'impresa di Brotzu) presentò al Comune di Sassari delle varianti in
corso d'opera per riorganizzare gli spazi all'interno dello
stabilimento. Nessun aumento di volumetria, solo "ridistribuzione
funzionale" delle superfici in modo da renderle un corpo unico.

Cioè un centro commerciale. Ma la pratica incontrò mille difficoltà a tutti
i livelli, dal Comune alla Regione. Ostacoli di natura urbanistica e
autorizzativi sotto il profilo commerciale. La compravendita alla fine
si arenò e per Brotzu cominciò il tracollo. La denuncia. Siccome uno
degli impedimenti urbanistici era costituito proprio dal Puc del 2008,
il costruttore denunciò in Procura una serie di presunte illegittimità
nell'approvazione, come l'incompatibilità di Ganau a partecipare al
voto (i terreni delle zie del sindaco cambiavano destinazione d'uso
diventando edificabili) e altri presunti interessi dell'ex consigliera
Dolores Lai.

Ma non ottenne l'annullamento del Puc e neanche la
variante.Il processo. E proprio dalla controversa pratica edilizia del
centro commerciale Tanit è nato il processo che vede imputati
Gianfranco Ganau per concorso in tentata concussione e in abuso
d'ufficio aggravato e falsità ideologica aggravata, Gianfranco Masia
(all'epoca dei fatti dirigente dello Sportello unico attività
produttive, sempre per la tentata concussione e concorso in abuso
d'ufficio), Valerio Meloni (assessore all'Urbanistica, tentata
concussione e tentato abuso d'ufficio), Bruno Virginio Gabrielli,
Pietro Cozzani, Francesco Luigi Dettori (tecnici convenzionati
incaricati della predisposizione del Puc, tutti a processo per tentato
abuso d'ufficio), Alberto Cossu (presidente della Confcommercio, per
tentata estorsione. Accusa, quest'ultima, ampiamente "ridimensionata"
ieri dal pm Porcheddu).

E, sempre per tentato abuso d'ufficio,
l'allora consigliera comunale Dolores Lai. Il Tar. Quando Brotzu, a
progetto approvato, si vide bloccare l'iniziativa imprenditoriale dal
Comune e dalla Regione decise di ricorrere al Tar (che alla fine tra
l'altro bocciò il suo ricorso). E in questa fase si sarebbe
configurato uno dei reati contestati a Ganau: la tentata concussione
per aver, secondo il pubblico ministero, cercato di convincere il
costruttore a ritirare il ricorso.

Ma l'imprenditore,
contemporaneamente, aveva anche presentato un esposto in Procura per
denunciare, tra le altre cose, una serie di incompatibilità che
inficiavano la votazione del Piano urbanistico. Le conclusioni del pm.
Ieri mattina il sostituto procuratore Porcheddu ha chiesto di non
doversi procedere nei confronti di tutti gli imputati per intervenuta
prescrizione. Dalle parole del pm è però emerso che l'orientamento
della Procura - nel caso in cui non fossero maturati i tempi per la
prescrizione - sarebbe stato quello di una richiesta di assoluzione ai
sensi dell'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale per
insufficienza/contradditorietà della prova. Subito dopo, la parola è
passata alle parti civili che hanno sostenuto la responsabilità degli
imputati difesi dagli avvocati Giuseppe Conti, Gianluigi Poddighe,
Giuseppe Masala, Toto Porcu, Luca Accardo, Francesco Ruju.

Unione Sarda

CENTROSINISTRA. Passo avanti di Zedda, nascono i Progressisti di Sardegna
Oggi il sindaco di Cagliari incontra il segretario del Pd Cani,
candidatura ufficiale imminente

“Progressisti di Sardegna”: potrebbe chiamarsi così la coalizione di
centrosinistra che si presenterà alle regionali di febbraio 2019.
Uno schieramento che comprende il Partito democratico e gli alleati di
LeU e di Campo Progressista, ma che, come sempre affermato dal
segretario dem Emanuele Cani, punta ad abbracciare il mondo delle
forze autonomiste, dell'associazionismo e dei sindaci, compresi quelli
non allineati con il Pd.

Il progetto e i sindaci
Il collante, colui che consentirà di realizzare tutto il progetto, è
Massimo Zedda. Sono 130 i sindaci che gli hanno chiesto di scendere in
campo, e la benedizione di tutte le forze politiche del perimetro non
è minimamente in discussione. Il sindaco di Cagliari non ha ancora
sciolto le riserve sulla sua disponibilità a diventare il candidato
governatore, ma di fatto si comporta come se avesse già accettato.
Nelle ultime settimane la sua attività si è spinta ben oltre il
confine della Città metropolitana.

Due strade
Il primo cittadino ha due strade davanti: dire che accetterà di
guidare i Progressisti di Sardegna nella “sua” Cagliari, o anche in un
Comune del centro-nord dell'Isola, proprio per dare un segnale di
vicinanza della politica in aree più colpite dalla crisi. Proseguono
anche i suoi incontri con associazioni, sindacati, imprese,
rappresentanti dei partiti, già in coalizione o meno. Se nei giorni
scorsi aveva tentato un approccio con Autodeterminatzione, oggi
dovrebbe rivedere il segretario dem Emanuele Cani.

Il ruolo del Pd
Il sindaco mira al sostegno di tutto il Pd, compresa la corrente Soru
che non fa parte della segreteria, e per questo avrebbe già cercato un
contatto con l'europarlamentare. Oggi, inevitabilmente, sarà
affrontata la questione delle primarie e il rapporto con quelle
fissate dal Partito dei Sardi per il 16 dicembre. Decisiva sarà in
ogni caso la decisione di Zedda dei prossimi giorni. Il Pd si occuperà
del problema con una direzione regionale convocata ad hoc.

Tempi stretti
Potrebbe avvenire nel corso di una manifestazione organizzata dai 130
primi cittadini che l'hanno invitato a candidarsi. Sicuramente entro
il 23 novembre, data in cui è prevista la partecipazione di Matteo
Salvini al congresso del Psd'Az, e l'indicazione del senatore
Christian Solinas come candidato del centrodestra.
Roberto Murgia

Sabatini: pronti all'accordo col Pds Coalizione forte
Il presidente della commissione Bilancio: centrosinistra sfavorito? Ci
saranno sorprese

«Credo che, all'interno di una coalizione ampia, riformista,
progressista e identitaria, ci sia tutto lo spazio per un accordo con
il Partito dei Sardi. Sulle primarie, vale quanto abbiamo già detto
più volte: pronti a concordare insieme data e modalità».
A circa una settimana dalla scadenza per la presentazione delle
candidature per le Primarias, Franco Sabatini, 56 anni, esponente del
Pd e presidente della commissione Programmazione, bilancio e politiche
europee del consiglio regionale, ribadisce il sì a un'intesa col Pds e
ritiene che, nonostante i sondaggi e la consuetudine dell'alternanza
alla guida della Regione, «il centrosinistra sorprenderà».

I sondaggi dicono che non andrete lontano.
«Io non so a quali sondaggi si riferisca, ho la sensazione che ci
potranno essere delle sorprese. Mio padre mi diceva sempre che i voti
si contano dopo le elezioni e si ricontano una seconda volta per
essere sicuri dei numeri».

Sarà la forza dei sindaci il vostro asso nella manica?
«Siamo orgogliosi dell'iniziativa dei sindaci e della loro voglia di
protagonismo, certamente non possiamo non tener conto delle loro
proposte. Sono convinto del fatto che le nostre comunità locali
debbano tornare al centro della politica sarda e di ogni azione
programmatica».

Quanto valore aggiunto vi darà Massimo Zedda ?
«Ciò che è importante sono i percorsi condivisi che si costruiscono
intorno ai programmi. Massimo Zedda ha dimostrato di essere un ottimo
sindaco, apprezzato comunemente. Credo che possa essere un
rappresentante autorevole per una coalizione rinnovata».

Anche lei disconosce la sua firma sulla proposta di legge sui
contributi pensionistici?
«La proposta può senz'altro essere oggetto di miglioramenti ma vorrei
ricordare che l'obiettivo rimane quello di applicare in Sardegna ciò
che è stato deciso a Roma alle Camera e al Senato. Si applichi in
Sardegna lo stesso sistema contributivo da loro approvato».

La legge sul governo del Territorio è naufragata e la riforma della
Sanità non ha ancora prodotto i suoi effetti. I vostri elettori
potrebbero non perdonarvelo.
«Amministrare è sempre molto difficile e iniziano a capirlo anche la
Lega e i Cinquestelle, infatti non fanno altro che litigare.
Spiegheremo ai nostri elettori il perché del ritiro del provvedimento
sull'urbanistica. Per quanto riguarda il sistema sanitario nessuno ha
ricette magiche, quello che mi auguro è che non si giochi sulla salute
dei cittadini».

Teme di più il centrodestra a trazione leghista o il Movimento Cinquestelle?
«Bisogna avere rispetto di tutti e paura di nessuno, sappiamo di
essere competitivi e sono sicuro che più passeranno i giorni e più
dovranno preoccuparsi della nostra coalizione».

La fine del bipolarismo può obbligare al dialogo e al compromesso con
forze culturalmente differenti. Siete pronti?
«Da noi la governabilità è garantita dalla legge elettorale perché chi
vince avrà la maggioranza dei seggi e potrà governare. Questo
costringerà i poli a confrontarsi sempre più sui programmi».

Si ricandiderà?
«Non mi ricandiderò. Da sempre ho affermato pubblicamente che questa
sarebbe stata la mia ultima Legislatura. Così sarà anche in rispetto
allo statuto del Partito a cui mi onoro di essere iscritto».

Fabio Manca

Credo che, all'interno di una coalizione ampia, riformista,
progressista e identitaria, ci sia tutto lo spazio per un accordo con
il Partito dei Sardi di Paolo Maninchedda. Sulle primarie, vale quanto
abbiamo già detto più volte: pronti a concordare insieme data e
modalità - Franco Sabatini

LE TRATTATIVE. Il M5S: cerchiamo una figura stimata, vicina alle
nostre battaglie
Sempre più lontana l'ipotesi delle regionarie, prende forma
l'identikit per la corsa verso Villa Devoto

Una persona vicina alle battaglie del Movimento, non catapultata
dall'esterno, molto stimata e in grado di guidare l'esercito
pentastellato alle regionali. Comincia a prendere forma l'identikit
del candidato che dovrà prendere il posto di Mario Puddu nella corsa
per Villa Devoto dei Cinque stelle. Le caratteristiche necessarie ci
sono ma ancora prima di ufficializzare il nome, servono alcuni
passaggi. Tra questi, quasi certamente non ci saranno le regionarie:
la situazione è eccezionale e sia il tempo che il rischio di una
frammentazione nel risultato rischiano di indebolire i pentastellati
alle regionali.

Un problema
Non passare attraverso le regionarie, però, potrebbe rappresentare un
problema con gli attivisti. Il compito più difficile è riuscire ad
attutire un'eventuale ondata di protesta e trovare un metodo efficace
e indolore. L'ipotesi è proporre il nome e aprire una discussione tra
gli iscritti alla piattaforma, ma senza effettuare la votazione on
line.

Soluzione obbligata
Tra i promotori di questa soluzione fa leva non solo il tempo che sta
trascorrendo nello stallo, ma anche la necessità di sostituire Puddu
che rappresentava una guida forte e il candidato naturale per le
regionali, vista la sua esperienza amministrativa e i risultati
ottenuti come coordinatore della campagna elettorale delle politiche.
(m. s.)

Zoffili: sarà la Lega a indicare il candidato
Il coordinatore e il centrodestra: «Salvini sentirà i sardi, non ci
saranno imposizioni dall'alto»

Il candidato governatore «spetta alla Lega». Eugenio Zoffili,
coordinatore del Carroccio nell'Isola, chiude la porta ad altre
ipotesi. La Lega, intanto, continua il tour sardo per ascoltare i
problemi della gente, uno tra questi è la sanità tanto che «se
dovessimo vincere le elezioni chiederemo di avere quell'assessorato».
La scelta del candidato è sempre vostra?
«Assolutamente sì. Le altre voci sono illazioni».

I partiti del centrodestra, però, rivendicano una propria decisione.
«È normale e trovo sia anche giusto, ma questa è una logica legata al
passato. Io ho la responsabilità di guidare la Lega in Sardegna e
cercare di portarla alla vittoria con un presidente che governi bene e
faccia meglio di Pigliaru».

Sarà Salvini a indicare il candidato?
«Non lo so ancora. Ha confermato la sua presenza in Sardegna e lo
incontrerò a breve per definire il programma di una visita che non
sarà sicuramente l'ultima».

Tutti gli indizi portano a Christian Solinas. Sarà lui?
«Rispondo come aveva detto Salvini nell'intervista al vostro giornale.
Una persona molto in gamba ed esperta, una delle possibilità, non
l'unica ma sicuramente una risorsa».

Come sono i rapporti con gli alleati?
«Sono buoni, stiamo lavorando per il programma e presto ci
incontreremo a Illorai per una nuova riunione».

Perché questa scelta?
«Ci sono stato da poco, ho parlato con tante persone al bar e mi hanno
raccontato i problemi che hanno dallo spopolamento all'agricoltura. Mi
sembra un bel segnale non solo per la Lega ma anche per la
coalizione».

Lei ha lanciato il tour tra la gente. Siete già in campagna elettorale?
«No, perché è una cosa che abbiamo sempre fatto. Pensiamo che la
politica si faccia, non solo nei palazzi, ma anche e soprattutto nei
territori. Quindi, a prescindere dagli appuntamenti elettorali, noi ci
siamo; poi è naturale che questo si intensifichi a ridosso delle
elezioni».

Serve realmente a risolvere i problemi?
«Mi piace, da deputato, rendere pubblico il mio lavoro a Roma, poi
cercare di capire dalla gente le criticità e impegnarsi per
risolverle. Abbiamo avuto incontri per risolvere il problema del ponte
di Oloè e in queste ore incontrerò il capo segreteria del ministro
Grillo per l'ospedale di Tempio».

Vi accusano di essere “quelli del nord” che vengono a decidere le
sorti dell'Isola.
«La Lega in Sardegna è fatta dai sardi. Penso al deputato Guido De
Martini e il mio vice, Dario Giagoni, che fanno un grande lavoro per
questa terra. Io vengo da Erba e rispetto moltissimo le priorità e
l'orgoglio dei sardi e di questa terra».

Però, arriva Salvini a indicare il candidato per la competizione sarda.
«Lo farà dopo aver parlato con la gente che incontrerà. In questo
periodo ha molti contatti con l'Isola per capire quale sia la scelta
migliore».

Possibile un asse con l'M5S?
«Non ho indicazioni a riguardo. Nei territori siamo su due piani diversi».
Presenterete la lista unica insieme al Psd'Az?
«Sono valutazioni che stiamo facendo. Di sicuro parteciperò con
colleghi e amici al loro congresso di partito».

A che punto siete con le liste?
«Stiamo lavorando. Ci saranno Pierluigi Saiu capolista a Nuoro,
Annalisa Mele a Oristano. Poi, proporrò il nome di Andrea Piras,
coordinatore dei giovani, per la lista di Cagliari. Vogliamo giovani,
non tirannosauri della vecchia politica».

Matteo Sau

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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