venerdì 6 settembre 2019

La dissidente birmana Aung San Suu Kyi


“Una forma molto insidiosa di paura è quella che si maschera come buon senso o addirittura saggezza, condannando come sciocchi, inconsulti, insignificanti o velleitari i piccoli atti di coraggio quotidiani che contribuiscono a salvaguardare la stima per se stessi e la dignità umana.” (Aung San Suu Kyi)

(06 settembre 2002) Dopo forti pressioni da parte delle Nazioni Unite viene liberata la dissidente birmana Aung San Suu Kyi. La premio Nobèl per la pace 1991 era agli arresti domiciliari da diciannove mesi. Cresciuta all'estero, nel 1988 Aung è ritornata in Birmania per impegnarsi nel processo di democratizzazione del Paese. Promotrice della Lega nazionale per la Democrazia, è divenuta il simbolo dell'opposizione non violenta al regime militare, che ha sempre cercato in tutti i modi di ridurla allo stremo.

Figlia del generale Aung, ha studiato in India (1960) e nel 1964 ha vissuto in Inghilterra, dove ha frequentato la Oxford University. Tornata in Birmania in un periodo di forte tensione politica, Aung è stata oggetto di una imponente campagna diffamatoria orchestrata dal regime per minarne la credibilità e depotenziare il suo movimento politico, in vista delle prime elezioni multipartitiche fissate per il maggio 1990, finalizzate alla formazione di un'Assemblea Costituente.

Fallito tale tentativo (la Lega Nazionale per la Democrazia raggiunse l'82% dei consensi), nell'aprile del 1991 i militari ottennero l'estromissione di Aung dalla Lega e continuarono ad ostacolare la convocazione dell'Assemblea costituente. Nell'ottobre dello stesso anno è stata insignita del premio Nobel per la pace: ciò ha determinato una decisa mobilitazione dell'opinione pubblica internazionale e accresciuto l'isolamento diplomatico della Birmania. Concessole uno stato di semilibertà nel luglio 1995, anche a causa delle pressioni degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite, in ottobre Aung ha assunto nuovamente il suo incarico nel partito, rilanciandone l'attività di opposizione. Tuttavia, anche negli anni successivi, ha continuato a essere oggetto di ripetuti provvedimenti restrittivi, e solo nel novembre 2010 ha riottenuto la libertà.

Nel 2011, dopo il trasferimento del potere a un governo civile, considerato comunque un'emanazione di quello militare, Aung ha dichiarato di voler rinunciare alla politica di boicottaggio e nel gennaio dell'anno successivo ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni parlamentari previste per l'aprile del 2012. Alle consultazioni la Lega Nazionale per la Democrazia si è affermata come principale forza dell’opposizione, e a Kahwmu, la circoscrizione in cui si presentava, Aung è stata eletta con l'82% delle preferenze. Sebbene il Parlamento sia comunque dominato dall'esercito, l'opposizione ha guadagnato consensi e visibilità, utili in vista delle consultazioni del 2015, alle quali la leader ha presentato ufficialmente la sua candidatura nel giugno 2013.

Svoltesi nel novembre 2015, le prime elezioni libere nel Paese dalla fine della dittatura militare hanno registrato la netta affermazione del partito di Aung, che ha riportato oltre il 70% delle preferenze. Altro importante risultato è stato raggiunto nel marzo 2016 con la nomina alla presidenza del Paese dell'economista Htin Kyaw, anch'egli membro del partito di Aung, primo civile eletto dopo 54 anni di dittature militari. Nel marzo 2016, subito dopo l'elezione a presidente, Htin Kyaw ha assegnato alla donna politica la carica di ministro degli Esteri.

Dal settembre 2017 è stata al centro di critiche da parte di un altro premio Nobel, Malala Yousafzai, che ha chiesto ad Aung di condannare le violenze dell’esercito birmano sulla minoranza musulmana Rohingya. Questo, tuttavia, non è mai avvenuto. Inoltre i birmani accusano i ribelli Rohingya dell'incendio dei villaggi e delle atrocità contro la loro stessa gente nello stato di Rakhine.

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