lunedì 30 settembre 2019

Tempo scaduto, ascoltiamo quei coraggiosi ragazzi. Di Lucia Chessa.



Stanotte dei ragazzi aderenti al movimento fridays for future dovrebbero aver passato la notte in viale Trento, sotto il palazzo della giunta regionale. Chiedono al presidente Solinas di rinunciare alla costruzione del metanodotto. Vogliono che in Sardegna si faccia un improrogabile e deciso salto di qualità verso le energie rinnovabili evitando di sprecare risorse per un’opera costosissima, atta al trasposto e al consumo di un combustibile fossile e cioè una delle fonti di energia che, a stretto giro, questo pianeta dovrà bandire se vuole sopravvivere.

Inizia ad essere chiaro a tanti, grazie a dio, che non sono più tempi di piccoli passi e che, purtroppo, non sono più sufficienti piccole riduzioni nell’emissione di co2. Ora occorrerebbe che questa consapevolezza, che grazie a Greta sta diventando finalmente diffusa, arrivasse anche la dove si decide. Li occorrerebbero persone d’ingegno, non mediocri burattini che, parlando sotto dettatura, sembrano incapaci di un pensiero autonomo e di una visone aperta. Hanno ragione quei ragazzi che non conosco e che ringrazio, ed ai quali mi affido nel vuoto di ideazione di chi sta dirigendo le sorti di questa regione.

Non è un’opera lungimirante il gasdotto. Rossomori ed Autodeterminatzione, proponendoci alle elezioni regionali, avevamo chiesto con forza che la Sardegna rinunciasse a questo progetto già morto, costoso e anacronistico e che le risorse fossero utilizzate guardando al futuro.  Ad esempio avevamo chiesto che si valutasse di dotare la 131 e le strade sarde di impianti di ricarica delle auto elettriche in modo da incentivare realmente il passaggio alla mobilità sostenibile. Noi, evidentemente, non siamo riusciti a farci capire e ad essere convincenti, ma io spero che lo siano quei ragazzi.

Spero che non demordano, che non si stanchino, che non rinuncino, che non si scoraggino e che abbino ben chiaro che la speranza passa attraverso il loro impegno e la loro azione. E spero che trovino sostegno, e che abbiano la forza, la lucidità e l’orgoglio di deridere e di smontare la supponenza di chi li guarda con sufficienza cercando di sminuire il valore di ciò che stanno facendo. Io non li conosco ma li ringrazierei ad uno ad uno e se fossi a Cagliari, stamattina, mi presenterei li, in viale Trento, con il caffè. Buongiorno ragazzi.

Di Lucia Chessa


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