lunedì 21 maggio 2018

Rassegna stampa 21 Maggio 2018


La Nuova

Pd e Pds, comincia la sfida a distanza. Oggi i Dem in assemblea. Venerdì gli indipendentisti discuteranno di alleanze

È la settimana in cui Pd e Pds si guarderanno da lontano, per capire come muoversi nella sempre più breve corsa, mancano nove mesi, che li separa dalle Regionali dell'anno prossimo, dove chissà se saranno ancora alleati o avversari. Comincerà il Pd, questo pomeriggio ad Abbasanta, con la seconda parte dell'assemblea regionale, convocata per decidere come andare avanti dopo la legnata elettorale del 4 marzo.

Così come sono riusciti a imporlo nell'assemblea nazionale dell'altro giorno, a Roma, i renziani- sostenuti in Sardegna anche dagli ex Diesse, insieme hanno la maggioranza dei delegati - cercheranno di rinviare il più possibile la conta sulla scelta del prossimo segretario. A questo punto è probabile che anche ad Abbasanta, com'è accaduto a Roma, passi la linea del traghettatore prima di un nuovo congresso da celebrare entro l'anno. Ma se sulla terra ferma a tenere le chiavi della segreteria sarà ancora l'attuale reggente Maurizio Martina, è possibile invece che l'uscente e quasi dimissionario Giuseppe Luigi Cucca passi la mano sin da subito.

A chi è ancora un mistero, anche se in molti accennano a un segretario di garanzia, da eleggere in assemblea, che dovrebbe rimanere in carica fino a ottobre. Se dovesse saltar fuori questa soluzione, a uscire sconfitta sarebbe la corrente di Renato Soru, che invece da mesi spinge perché Cucca si faccia da parte senza dettare il percorso del cambio di guardia. Tra l'altro, va ricordato, che sul tavolo c'è anche l'autocandidatura per la segreteria ed è quella di Dolores Lai.

È un'indipendente - dopo essere uscita dalla corrente dei popolari-riformisti, ora ha il sostegno esterno dei soriani - e oggi potrebbe giocarsi tutte le sue carte, ma molto dipenderà da come si muoverà il gruppo trasversale dei quarantenni del Pd. Comunque per far votare a larga maggioranza la linea del segretario traghettatore, i renziani potrebbero anche far passare - seppure a malincuore – il referendum interno proposto dai popolari-riformisti dell'area Cabras-Fadda, e in particolare dall'ex senatore Silvio Lai.

È quello che prevede il distacco del Pd sardo da quello nazionale, in un rapporto confederale, destinato ad aumentare l'autonomia del primo da Roma. Non che per essere indetto, il referendum abbia bisogno di qualche via libera speciale - è stato già sottoscritto da oltre cinquanta delegati - ma se fosse sostenuto da una larghissima maggioranza partirebbe di sicuro meglio. Quindi, a questo punto, è possibile che i renziani e la corrente dei popolari-riformisti si ritrovino sull'ipotesi del traghettatore fino a ottobre e del referendum.

Dopo quattro giorni, venerdì, sarà la volta della segreteria del Partito dei sardi, con un ordine del giorno di stretta attualità, dovrebbe spaziare dalla vertenza Ottana alla sanità, ma in cui non mancheranno gli accenni a quanto si sta muovendo nel centrosinistra. Si sa che il segretario Paolo Maninchedda ha in mente una grande coalizione per le Regionali e anche al di là dei confini di cinque anni fa. Giorni fa Campo progressista, con l'ex senatore Luciano Uras, ha dato la sua disponibilità di massima per un confronto preliminare sulla prossima campagna elettorale.

Anche Mdp ed altri pezzi della sinistra si sono detti interessati a fa parte del confronto. Anche su questo il Pd prima o poi dovrà esprimersi, sapendo già che la corrente dell'europarlamentare Renato Soru non ha nessuna intenzione di dare un ruolo centrale nel centrosinistra al leader del Pds, Maninchedda. Mentre gran parte dei popolari-riformisti sarebbero abbastanza possibilisti. I renziani invece non si sono ancora espressi sulle future alleanze, ma prima o poi dovranno farlo per forza. (ua)


«Traguardo in vista» Premier, Conte in pole verso il governo

Dal vertice top secret di ieri fra i due leader di M5s e Lega è uscita
soprattutto la conferma della rinuncia di Luigi Di Maio alla
premiership e l'accordo su un nome terzo, molto probabilmente quello
di Giuseppe Conte, proposto dai pentastellati ma ben accetto dal
Carroccio. Quello di Conte è un nome che nella strategia dei due
partiti poco dovrebbe adombrare comunque i veri kingmaker giallo verdi
Di Maio e Salvini.

Che potrebbero anche assumere la delega di
vicepremier per meglio gestire Palazzo Chigi insieme al presidente del
Consiglio. Il primo punta a guidare un superministero che accorpi
Sviluppo Economico e Lavoro. Il secondo l'Interno.Rimangono i nodi
delicati di Economia e Difesa. Per il resto il totoministri vede
Giampiero Massolo quasi sicuramente alla Farnesina, Laura Castelli in
pole per la P.A.,

Giulia Grillo verso la Sanità. Per la Lega Nicola
Molteni potrebbe guidare l'Agricoltura (per il quale circola anche il
nome di Fontana), Gian Marco Centinaio è in pole per gli Affari
Regionali o per il nuovo ministero del Turismo, Giulia Bongiorno è tra
i favoriti per Riforme e Rapporti con il Parlamento (in merito al
quale non si esclude la scelta di Riccardo Fraccaro).

Il dicastero dei
Trasporti dovrebbe andare alla Lega (forse a Stefano Candiani) così
come quello dell'Ambiente (in pole Lucia Borgonzoni). Sport e Beni
Culturali andranno probabilmente al M5S: i nomi in pole sono quelli di
Domenico Fioravanti e Emilio Carelli. Tra i tecnici favorito il
rettore della Statale Gianluca Vago all'Istruzione mentre Vincenzo
Spadafora, fedelissimo di Di Maio, è in pole per gli Affari Europei.

Nel contratto si parla di «eliminazione della lottizzazione politica»
Rai, il primo «banco di prova»

ROMAI vertici di Cassa depositi e prestiti (Cdp) e quelli della Rai.
Una delle prime partite che il nuovo governo dovrà prepararsi ad
affrontare è quella delle nomine delle controllate pubbliche. Nel
contratto tra Lega e Movimento 5 Stelle si fa esplicito riferimento
all' «eliminazione della lottizzazione politica» del servizio radio
televisivo pubblico, promuovendo trasparenza e «meritocrazia», ma il
gioco deve ancora tutto iniziare.

Il primo campo su cui confrontarsi
sarà a giugno quello della Cassa Depositi e Prestiti. Il Movimento 5
Stelle punta molto sulla Cdp per far nascere la nuova Banca per gli
investimenti, capace di investire, fornire credito a tassi moderati
alle Pmi e finanziare iniziative «di interesse pubblico e strategico
nazionale», nelle quali rientrerebbero sia il recente intervento
anti-Vivendi in Tim che un'eventuale futura mossa su Alitalia. Oggi
scade il temine per la presentazione degli emendamenti al Dl sul
vettore aereo.

Ai vertici della Cassa siedono attualmente l'ad, Fabio
Gallia, e il presidente, Claudio Costamagna. Il primo non sembra
interessato a rimanere, mentre il secondo è in ballo per un'eventuale
riconferma. Costamagna è gradito alle Fondazioni, a cui è demandato il
potere di indicare la presidenza, ma molto dipenderà da chi arriverà
al ministero del Tesoro, primo azionista della Cassa. Nel consiglio
dovrebbero intanto entrare due nuovi rappresentanti di Comuni e
Regioni, che siedono di diritto nell'organo direttivo per la gestione
delle risorse provenienti dal risparmio postale (Gestione separata).

I nomi sono indicati dall'Anci e dalla Conferenza Stato-Regioni e con
ogni probabilità saranno il presidente dell'associazione dei Comuni,
Antonio Decaro, e Davide Caparini, assessore al Bilancio della
Lombardia. Al Mef, probabilmente ancora a Pier Carlo Padoan visti i
tempi stretti, toccherà la nomina ufficiale, tramite decreto. Tra le
controllate del Tesoro figurano poi in scadenza anche i vertici della
Sogei, che digitalizza la pubblica amministrazione, di Invimit, Eur
spa e del Gestore dei servizi energetici.

Mentre a Via XX Settembre
dovrà essere sostituito il direttore generale Vincenzo La Via. In
autunno si giocherà anche la partita Antitrust, con Giovanni
Pitruzzella pronto a lasciare con un mese di anticipo rispetto alla
scadenza naturale di novembre, e di nuovo dell'Autorità per l'Energia.


Unione Sarda

Pd sardo, oggi riparte l'assemblea
Nuovo leader o congresso: le aree cercano l'intesa

Si erano lasciati il 4 maggio senza neppure un abbozzo di intesa, e da
lì si ripartirà oggi pomeriggio: l'assemblea regionale del Pd riprende
alle 16 al centro servizi Losa di Abbasanta e il problema è sempre lo
stesso, capire qual è il modo migliore per rilanciare il partito dopo
la sconfitta elettorale.

La prima parte della seduta assembleare, più di due settimane fa, era
servita a chiarire le posizioni delle tre grandi aree interne. Che
sono però posizioni totalmente diverse e non facilmente conciliabili.
Il segretario Giuseppe Luigi Cucca ha presentato una proposta,
ovviamente condivisa dalla sua corrente che raggruppa renziani doc ed
ex Ds: una fase di confronto nelle assemblee territoriali per arrivare
poi (entro un mese o poco più) a individuare un nuovo segretario che
sia però condiviso da tutte le componenti interne.

I più netti nel dire no sono stati i soriani, che invece hanno
reclamato un congresso immediato. A loro si è unita la voce di Dolores
Lai, che non fa parte di quell'area ed è finora l'unica che ha detto
di volersi candidare alla segreteria. I popolari-riformisti hanno
insistito soprattutto sulla proposta di un partito della sinistra
sarda federato col Pd nazionale, poi tradotta in un documento che
figura nell'ordine del giorno odierno. Stamattina ci saranno nuovi
colloqui tra le varie aree, alla ricerca di un accordo.

Lega e M5S vanno da Mattarella Conte in pole per Palazzo Chigi
ROMA. Chiuso l'accordo: Salvini al Viminale, superministero per Di Maio

ROMA «Abbiamo chiuso l'accordo sul premier e sulla squadra di
ministri. Speriamo che nessuno metta veti su una scelta che
rappresenta la volontà della maggioranza degli italiani». Così Matteo
Salvini, ieri dopo il faccia a faccia con Luigi Di Maio. Lega e M5S
sono convocati per questo pomeriggio al Quirinale dal presidente della
Repubblica: il governo giallo-verde, dopo un travaglio durato due mesi
e mezzo, dovrebbe finalmente vedere la luce, e secondo i rumors più
accreditati a guidarlo sarà il professore di diritto privato Giuseppe
Conte.

L'INCONTRO Dopo la sottoscrizione nei giorni scorsi del “contratto di
governo” (fatto poi firmare online agli elettori dai pentastellati, e
in banchetti sparsi in tutta Italia dal Carroccio) i due leader si
sono visti anche ieri mattina, per chiudere definitivamente sul nome
del prossimo premier e sull'assegnazione dei ministeri. Un incontro di
poco più di un'ora, e poi diverse telefonate: alla fine l'intesa che
sarà consegnata a Mattarella.

I DUE LEADER «Io e Di Maio nel governo? Siamo disponibili a metterci
la faccia», dice Salvini a margine di un comizio a Fiumicino.
Sottolinea Di Maio: «Questo fine settimana l'ho trascorso a sostenere
sindaci in varie città, ma la cosa che cambia dalla prossima settimana
è che il Movimento Cinque Stelle andrà al governo del Paese. Io e
Salvini abbiamo chiuso un accordo politico, ovviamente le prerogative
sono ora del presidente della Repubblica, sceglierà lui i passaggi da
fare». E ancora: «Abbiamo chiesto che il ministero dello Sviluppo
economico, con dentro quello del Lavoro sia un super ministero per
risolvere i problemi degli italiani e vada al Movimento 5Stelle
insieme a tanti altri e alla possibilità di guidare questo
cambiamento».

I NOMI Secondo quanto riferiscono alcune fonti parlamentari - ma né
dalla Lega né dal M5S si hanno conferme - il premier potrebbe essere
Giuseppe Conte, 54 anni, docente di Diritto privato all'Università di
Firenze e componente del Consiglio di presidenza della Giustizia
amministrativa, che avrebbe “vinto” sull'altra ipotesi maggiormente
quotata, quella di Andrea Roventini, economista, professore associato
alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa.

LA SQUADRA Matteo Salvini dovrebbe andare all'Interno, mentre Di Maio
guiderebbe il superministero Sviluppo economico-Lavoro. Favorito agli
Esteri Giampaolo Massolo, ancora in forse l'Economia (si parla di
Giancarlo Giorgetti) e la Difesa (rivendicato dalla Lega).

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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