venerdì 9 dicembre 2016

Rassegna stampa 09 Dicembre 2016.

L'unione Sarda

Rimpasto, salta il vertice decisivo
Tempi più lunghi per la nuova Giunta. L'appello delle imprese: «Basta
litigare, fate presto»
Rinviato l'incontro tra i partiti di maggioranza previsto lunedì
Per cercare di ricomporre i pezzi un fine settimana non basta: il
vertice in programma lunedì con Francesco Pigliaru e tutti i
consiglieri regionali della maggioranza è saltato. Motivo ufficiale:
molti - compreso il presidente dell'assemblea legislativa, Gianfranco
Ganau, a Roma per un precedente impegno istituzionale - non potranno
essere presenti.

VERSO IL RIMPASTO L'incontro si terrà comunque il giorno dopo, oppure
mercoledì, anche se non tutti convergono sul metodo. Il Partito dei
Sardi, ad esempio, è più favorevole a «una serie di vertici bilaterali
a Villa Devoto da celebrarsi con la giusta solennità e attenzione alle
singole forze politiche. Ognuna ha infatti le sue istanze che
andrebbero sentite singolarmente». Sul piatto della bilancia c'è il
rimpasto di governo: la crisi della Regione si è aperta ufficialmente
con le dimissioni degli assessori agli Affari generali e
all'Agricoltura, Gianmario Demuro ed Elisabetta Falchi, e con la
fuoriuscita (non certo silenziosa) dei Rossomori dalla maggioranza.
Adesso è tempo di manovre. I nomi che circolano sono quasi tutti
interni al Pd: Barbara Argiolas, Tore Sanna, Luigi Lotto, Antonio
Solinas, Carlo Careddu. Poi si parla di Efisio Arbau (La Base) e Luca
Pizzuto (Sel), ma altri ne spunteranno nei prossimi giorni. Sui
consiglieri regionali, in particolare, ci sarebbe il veto del doppio
incarico. E poi resta da capire quali saranno i prossimi assessori a
lasciare la poltrona. Nelle ultime ore si fa con sempre maggiore
insistenza il nome della titolare dell'Industria, Maria Grazia Piras.
Tuttavia, lei, come del resto l'assessore al Turismo Francesco
Morandi, godono della fiducia piena dei rispettivi partiti di
riferimento. E non solo.

LE IMPRESE Mentre la politica fa le sue manovre, le associazioni di
categoria invitano a non perdere troppo tempo. Qualcuno pone in
discussione addirittura la necessità di una verifica. «Siamo sicuri
che cambiare gli assessori sia la soluzione?», chiede il presidente
regionale di Confindustria, Alberto Scanu: «L'assessore all'Industria
per esempio è riuscita a far approvare un piano energetico, i nuovi
che verranno sarebbero in grado di riprendere da dove si è
interrotto?».

Per Scanu, che pure ha sostenuto il Sì al referendum, «è innegabile
che il risultato non premi la Giunta regionale: la Sardegna ha un
tasso di disoccupazione e dispersione scolastica importante, una
percentuale di laureati tra le più basse d'Europa, ha il problema
delle infrastrutture e dei trasporti». In questa situazione, il
governo dovrebbe pensare prima di tutto a una verifica programmatica.
«Se davvero il presidente Pigliaru volesse dare segnale di svolta -
aggiunge - dovrebbe fare in modo di far approdare in Aula la legge
urbanistica e lavorare per un'approvazione in 30 giorni».
Alle imprese, fa notare il presidente di Confapi Sardegna, Mirko
Murgia, «non interessa nulla del rimpasto, i giochi di palazzo non ci
riguardano. Le imprese vogliono una sola cosa: che la programmazione
economica dalla Giunta regionale venga attuata fino in fondo e che le
riforme che sono state annunciate, e solo in parte compiute, portino
effetti tangibili. Soprattutto sul tema della semplificazione
amministrativa».
Roberto Murgia


La Nuova

Giunta, crisi più lunga Salta il vertice di lunedì
Per motivi tecnici rinviato il faccia a faccia fra Pigliaru e i
consiglieri regionali
Tutti i partiti del centrosinistra in fibrillazione. Girandola di nomi
sugli assessori

CAGLIARI Primo stop, pare solo tecnico, per il rimpasto in Giunta. Il
vertice di lunedì pomeriggio, a Cagliari, fra Pigliaru e i consiglieri
regionali del centrosinistra è stato rinviato. Non cancellato, ma
spostato di ventiquattro, massimo quarantott’ore. Perché? Presi alla
sprovvista, molti degli invitati avevano preso già altri impegni. Il
presidente del Consiglio Gianfranco Ganau, ad esempio, lunedì è a Roma
per un appuntamento istituzionale. Poi da sempre l’inizio della
settimana per i consiglieri regionali è il giorno dedicato ai
«contatti con i territori». Con tutto quello che è accaduto da
domenica scorsa in poi, dal referendum costituzionale alla crisi di
Giunta, molto dovranno spiegare a degli elettori da mesi sul chi va
là. L’agenda. Intoppi a parte, è difficile che prima di Natale il
governatore Francesco Pigliaru riesca a varare la sua seconda giunta.
Lui vorrebbe accorciare i tempi, ma non sarà facile: sono ancora
troppi gli strappi da ricucire. 

A cominciare dal chiarimento
indispensabile sull’ultima contrapposizione referendaria: i sardi
hanno detto No, il Pd, Pigliaru compreso, ha perso, mentre hanno vinto
tutti gli altri partiti della coalizione. Caso chiuso, o ci saranno
altri strascichi? Poi l’alleanza non ha ancora metabolizzato l’addio
al vetriolo dei Rossomori, nonostante la replica accesa proprio del
governatore alle accuse lanciate da Gesuino Muledda e più. Poi c’è il
problema dei problemi: due assessori, Gianmario Demuro ed Elisabetta
Falchi, si sono dimessi e l’interim del presidente non potrà durare a
lungo. Con un altro retroscena preoccupante: nessuno sa ancora quanti
altri assessori saranno disarcionati, sconfessati, licenziati o
cadranno lungo strada. Le danze sono aperte. Il numero di cambi che
gira con maggiore insistenza è sempre lo stesso: sette, ma sui nomi
dei predestinati per l’addio l’incertezza è totale. Come se non
bastasse, anche sull’identità dei successori regna il mistero. Nel Pd
e in tutti gli altri partiti girano un’infinità di liste
inconciliabili fra loro e nessuno, per usare il vocabolario della
politica, ha ancora la capacità di fare sintesi. Giusto per stare
dietro alle voci: i soriani del Pd avrebbero pensato a Barbara
Argiolas per il turismo, ma quella stessa casella oggi è occupata da
Francesco Morandi, espressione del Cd. Oppure i renziani avrebbero
riconfermato la proposta di Pierluigi Caria all’industria, dove però
ora siede Maria Grazia Piras dell’Upc. Girandole, contrapposizioni e
veti incrociati potrebbero proseguire all’infinito ed ecco perché
serve che Francesco Pigliaru tiri le fila. L’incombenza non può essere
lasciata ai partiti in crisi e a cui spesso, quando c’è un’emergenza,
mancano due fattori decisivi: il realismo e la fantasia. 

L’attesa. In
questi giorni di transizione dalla crisi alla soluzione della crisi, i
commenti sono tanti. Per Daniele Cocco, consigliere regionale e
capogruppo di Sel: «È arrivato il momento di fare quadrato intorno al
presidente Pigliaru. Dobbiamo superare in fretta questo necessario
assestamento della coalizione senza fare errori. Tutt’insieme dobbiamo
impegnarci – conclude – per rilanciare l’azione di governo». È più
critica la posizione di Pierfranco Zanchetta, capogruppo dell’Upc in
Consiglio: «Se il Pd pensa di far melina, non va bene. Il confronto
dev’essere immediato fra i consiglieri che hanno fatto quadrato
intorno a Pigliaru, ma anche fra i partiti del centrosinistra». Per
ribadire subito dopo questo concetto: «I tempi devono essere stretti e
chiari. Non possiamo stare fermi e neanche continuare a tenere sotto
schiaffo la Sardegna per le esigenze interne del Pd. Altrimenti il
partito di maggioranza relativa dimostri di avere la forza per varare
una giunta monocolore. Sappiamo che non ce l’ha e quindi decida in
fretta». Proprio dal Pd arriva una prima rassicurazione: «Faremo in
fretta – dice Pietro Cocco, capogruppo in Consiglio – e senza perdere
tempo. Per ripartire subito con una nuova azione di governo più forte
ed incisiva». (ua)

Maninchedda e Congiu
Il Pds: servono risposte subito no ai soliti rituali della politica
CAGLIARI Doppia uscita pubblica del Partito dei sardi. La prima è
stata dal presidente e assessore Paolo Maninchedda, l’altra del
capogruppo in Consiglio Regionale Gianfranco Congiu. Eccole in rapida
successione. «Ai sardi – scrive Maninchedda – del rimpasto frega
veramente poco. Immaginiamo che sia già fatto. Embé? Siamo in grado di
fare un serio piano per il lavoro? A questa domanda i sardi sono molto
interessati, non solo quelli espulsi dalle fabbriche, ma anche i
diplomati e laureati, 
i piccoli imprenditori e i professionisti
impoveriti. Se non siamo in grado di dare questa risposta non è che è
in crisi una Giunta, è in crisi la democrazia, incalzata dalla rabbia
dell’umilazione che oggi sfocia nell’anarchia» Fino a questa
conclusione: «Siamo in grado – scrive l’assessore – d’ indicare una
rotta sicura? Noi pensiamo di sì e chiamiamo questa rotta libertà,
sovranità, autogoverno, responsabilità, indipendenza». È lo stesso
pensiero di Gianfranco Congiu: «I sardi, quelli che attendono
soluzioni per le aree marginali, una scuola che perde pezzi, un
precariato sempre più dilagante, un fisco ingiusto, non solo non
capirebbero i ritardi della politica, ma forse neppure ci
perdonerebbero i soliti rituali quando c’è una crisi politica».
Le associazioni degli agricoltori e delle piccole imprese pretendono
tempi stretti


Copagri e Confapi: «Fate in fretta»
CAGLIARI Fare in fretta: chi sta fuori dal Palazzo non chiede altro.
La Copagri punta dritta al problema: «Il nuovo assessore
all’agricoltura va nominato subito». È uguale l’allarme lanciato da
Confapi, l’associazione delle piccole imprese: «Alle aziende non
interessa nulla del rimpasto e ancora meno i giochi della politica».
Sono due voci che arrivano dal mondo reale e la maggioranza di
centrosinistra non può girare la faccia dall’altra parte. Copagri. Il
presidente regionale Ignazio Cirronis è chiaro: «Le dimissioni della
Falchi sono un duro colpo per l’agricoltura. In un momento così
delicato, con l’avvio del Piano di sviluppo rurale appena abbozzato,
la Sardegna non stare un solo minuto senza che sia occupato il ruolo
guida dell’assessorato» Per concludere: «Non c’è spazio per interim o
soluzioni provvisorie. 

Chiediamo che il successore sia scelto tra
persone competenti, capaci e disponibili al confronto con le
organizzazioni agricole come lo è stata l’assessora uscente». Confapi.
Il presidente regionale Mirko Murgia non ha dubbi: «La situazione
d’incertezza in cui è precipitata la politica sarda dopo il referendum
di domenica va risolta in fretta». Per continuare così: «Le imprese
vogliono una sola cosa: che la programmazione economica della Giunta
regionale sia attuata fino in fondo e che le riforme annunciate, e
solo in parte compiute, portino effetti tangibili soprattutto sul tema
della semplificazione amministrativa». Murgia non ha dubbi: «Che
questo passi per assessori nuovi o vecchi è completamente indifferente
per il sistema produttivo. Leggiamo di esponenti politici che invocano
maggiori politiche per il lavoro, ma ricordiamo che il lavoro nasce
nelle imprese e che quel profitto cui le imprese tendono è una
garanzia di continuità nell’occupazione e nello sviluppo del
territorio».
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Federico Marini
marini.federico70@gmail.com
skype: federico1970ca


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