venerdì 23 dicembre 2016

Rassegna Stampa. 23 Dicembre 2016

LA NUOVA

PD-Assemblea della Corrente I popolari-riformisti del Pd: «Ritroviamo
subito l’unità»

CAGLIARI Il Pd vuole ripartire dopo la batosta referendaria e le sue
correnti provano finalmente a guardare oltre l’orto di casa. I
popolari-riformisti dell’area Cabras-Fadda l’hanno fatto nella loro
convention natalizia a Santa Cristina. La conclusione è questa: un
segretario unitario da proporre al congresso straordinario, confermato
per il 26 febbraio, e anche per la uscire dalla crisi in Giunta «siamo
pronti a dare il nostro contributo: dobbiamo rilanciare l’azione di
governo», sono le parole del portavoce Giacomo Spissu. I punti di
partenza dovranno essere questi per spezzare quell’isolamento
referendario – continua l’ex presidente del Consiglio – «in cui il Pd
non si è messo ma è stato messo almeno in Sardegna». Lo schiaffo del 4
dicembre fa ancora male, poi come se non bastasse è arrivato subito
l’ormai necessario rimpasto di Giunta.

L’assemblea affollata della
corrente ha affrontato un problema dopo l’altro, ma «con la volontà di
costruire un futuro certo e dare risposte all’evidente malessere dalla
gente con il voto referendario». Se per il congresso c’è ancora tempo,
anche se a gennaio comincerà il percorso di avvicinamento, i
popolari-riformisti hanno discusso della crisi del centrosinistra. «È
un’alleanza da lucidare e che ha bisogno anche di una buona
manutenzione», sottolinea Spissu. La soluzione potrebbe non essere
lontana «insieme al presidente Pigliaru, riprendiamo in mano il
confronto al nostro interno e con i partiti». Sul rimpasto stretto la
corrente non si è lasciata andare a liste su possibili cambi: «Non è
il momento – dice Spissu – d’inseguire i nomi.

Stringiamo sulle cose
da fare nei prossimi due anni e cominciamo a raccogliere i risultati
di quanto fatto dall’inizio della legislatura». Al momento della
trattativa decisiva i popolari-rifomisti chiederanno comunque la
conferma delle deleghe che hanno oggi: trasporti ed urbanistica. «Il
confronto – continua Spissu – dovrà essere senza pregiudiziali sia fra
i consiglieri regionali di maggioranza e sia fra i partiti». Stesso
approccio dovrà esserci per la scelta del prossimo segretario
regionale: «Cerchiamo l’unità. Certo, noi abbiamo i nostri i
candidati, ma il congresso dovrà essere soprattutto l’occasione per
riprendere a parlarci e parlare con gli iscritti. Non c’è dubbio:
l’unità è fondamentale». E sarà anche un’ottima medicina per curare le
ferite ancora aperte nel Pd.

Unione Sarda

PD. L'area Fadda-Cabras
«Un leader scelto tutti insieme? Per noi va bene»

Un partito aperto alla gente, pronto a farsi carico dei problemi
quotidiani e unito sia al suo interno sia nel rapporto con la
coalizione di centrosinistra. Nella riunione di ieri a Santa Cristina,
l'area popolare-riformista del Pd (quella che fa riferimento a Cabras
e Fadda), ha deciso di aprire una nuova fase. La radice di tutto è la
volontà di “riunire”, in un momento in cui il Paese è lacerato, e
concentrarsi sui problemi veri.

Potrebbero sembrare frasi estrapolate dal vocabolario del
“politichese”, ma il segnale concreto arriva quando si parla di
congresso. Confermata la volontà di celebrarlo il 26 febbraio e
ribadita la disponibilità a trovare un unico candidato che vada bene a
tutto il partito ed evitare lotte e conte. «Il congresso consegnerà al
partito una nuova classe dirigente ma sarà soprattutto l'occasione per
confrontarci sui temi», sottolinea il portavoce della corrente, l'ex
presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu.

All'incontro hanno partecipato oltre 120 tra dirigenti, assessori,
parlamentari e iscritti, per ripartire dal 5 dicembre, giorno in cui è
arrivata la sconfitta del referendum. Tra i Dem è emersa la volontà di
assumersi (ognuno per il peso che ricopre) la responsabilità di una
débacle oltre le più cupe previsioni. Ma da lì bisogna ripartire per
guardare ai prossimi appuntamenti con una linea ben definita. In
questo senso verrà affrontato il rimpasto in Giunta: si aspetta la
convocazione di Pigliaru per decidere come dare un nuovo impulso
all'azione di governo. Un messaggio alle altre componenti del Pd e
agli altri partiti della coalizione. (m. s.)



Il piano prevede lo stanziamento di 500 euro all’anno per ciascun ospite
Scano (Anci): per garantire integrazione servono finanziamenti superiori
Migranti nei Comuni incentivi a chi li accoglie

SASSARI I chiarimenti tanto attesi ancora non sono arrivati ma la
Sardegna è pronta a fare la sua parte. I sindaci dell’isola, almeno
una quota importante dei 377 primi cittadini dell’isola, accolgono con
tiepida soddisfazione le novità arrivate dalla direzione nazionale
dell’Anci, che due giorni fa ha esaminato l’accordo siglato tra
l’Associazione dei Comuni e il ministero dell’Interno sull’accoglienza
migranti. Il punto fondamentale dell’intesa è la distribuzione a
piccoli gruppi nei centri che decideranno di aprire le loro porte:
l’aspetto principale che è stato chiarito riguarda l’adesione, che
sarà volontaria e non obbligatoria come paventato da qualcuno.

All’incontro era presente il presidente dell’Anci Sardegna Pier Sandro
Scano, che ha posto una lunga serie di domande sui dettagli
dell’accordo: il testo, infatti, resta ancora top secret. «Sappiamo
che non c’è stata una firma vera e propria – dice Scano – e conosciamo
gli aspetti cruciali perché sono gli stessi sui quali a ottobre le
associazioni regionali si erano confrontate con la direzione
nazionale. La micro accoglienza prevede l’invio di 2,5 migranti ogni
1000 abitanti, con i numeri che saranno ritoccati per evitare nuove
massicce concentrazioni nei centri più grossi.

E sappiamo anche che i
Comuni che aderiranno saranno “premiati” in due modi: riceveranno 500
euro all’anno per ogni migrante ospitato e saranno esentati da
ulteriori invii. La gestione dei migranti sarà affidata ai primi
cittadini e non più alle prefetture. Spetterà agli amministratori
locali agire per fare in modo di garantire una reale integrazione
all’interno delle comunità».

I dubbi sono però ancora tanti. «Per
esempio non è stato chiarito se saranno posti dei limiti
nell’accoglienza, se si distinguerà tra migranti in fuga da guerre e
persecuzioni e migranti economici». Scano va avanti: «Che succederà
negli attuali centri d’accoglienza, nelle strutture gestite da
cooperative o consorzi che ospitano un alto numero di profughi?».
Ancora: «Arriveranno altri finanziamenti? È chiaro infatti che 500
euro per migrante sono una briciola e che per favorire un inserimento
positivo servono cifre molto più alte». Le risposte potrebbero
arrivare a breve: nelle prossime settimane è annunciato un incontro al
ministero dell’Interno con i rappresentanti delle associazioni
regionali dei Comuni. (si. sa.)

CONSIGLIO REGIONALE Gruppo misto, Ledda è il capogruppo Gaetano Ledda
(La Base) è il nuovo capogruppo del Gruppo misto in Consiglio

regionale. È stato eletto dagli otto consiglieri di maggioranza e
minoranza dell’Uds, Fratelli d’Italia-An, Centro democratico, Sinistra
sarda e Rossomori, che fanno parte del gruppo. Il commento del
movimento La Base è stato: «Per Gaetano Ledda è un riconoscimento
meritato sul campo. Ha una propria posizione politica ma l’ha portata
vanti sempre nel rispetto di tutte le componenti». Camera dei Deputati
Bruno Murgia iscritto al gruppo Fdi-An Il deputato nuorese Bruno
Murgia s’è iscritto a Fratelli d’Italia-An e aderito al gruppo alla
Camera del partito di Giorgia Meloni. L’ingresso di Murgia è stato
commentato con soddisfazione dal consigliere regionale Paolo Truzzu e
dal segretario regionale Salvatore Deidda: «Le battaglie della
Sardegna da oggi in poi saranno portate avanti in Parlamento con
ancora più vigore e determinazione. Per Fdi-An, grazie all’adesione di
Murgia sarà tra l’altro più semplice portare a Roma le istanze del
partito in favore della Sardegna e dei sardi».

Il partito smette di litigare e il quartetto Cicu, Cappellacci, Floris
e Pittalis attacca il governatore Forza Italia: «Pigliaru devi dimetterti»

CAGLIARI Al tavolo dovevano essere solo in due, l’eurodeputato
Salvatore Cicu e il capogruppo Pietro Pittalis, poi sono arrivati –
chissà se invitati o meno – anche Ugo Cappellacci, coordinatore
regionale, ed Emilio Floris, senatore. Così e forse senza neanche
cercarla s’è materializzata la pace dentro Forza Italia dopo il
clamoroso strappo sull’elezione del vicepresidente del Consiglio
regionale. Alla fine tutti i presenti, attesi e non, hanno capito che
era meglio ritornare a parlare con una sola voce. Questa: «Pigliaru
dimettiti. Il fallimento del centrosinistra è evidente», hanno detto i
quattro uno dopo l’altro. Cicu ha motivato la pretesa con una valanga
di numeri: «La Sardegna è un’isola che cresce solo nella
disoccupazione. Il disastro è dappertutto». Cappellacci è andato oltre
e in un’ipotetica letterina a Babbo Natale, scriverebbe: «Vorrei tanto
che invece della conferenza di fine anno, Pigliaru fosse impegnato in
una liberatoria seduta di fine dànno per la Sardegna».

Poi il coordinatore annuncerà: «Alle prossime regionali non sarà più il
candidato-presidente del centrodestra». Un passo di lato subito
apprezzato dal capogruppo Pietro Pittalis, che ha ritrovato il sorriso
dopo l’iniziale tensione per l’inaspettata e ritrovata famiglia
allargata. «Se non ci saranno le elezioni regionali anticipate, noi lo
speriamo – ha detto – dobbiamo costruire da subito un’alternativa al
centrosinistra e agli altri contendenti». Per poi aggiungere: «Lo
ripeto, la giunta in carica è inadeguata e il suo presidente incapace
di gestire anche l’ordinaria amministrazione». Sul futuro è
intervenuto a ruota Cicu: «Dobbiamo avere un leader rappresentativo
capace di ritirare su le sorti della Sardegna anche in ritrovato
confronto con l’Europa, mentre oggi siamo abbandonati al nostro
destino per il disinteresse del governo nazionale». L’ultimo
intervento in sequenza è stato del senatore Floris: «Noi siamo uniti e
non mi pare che il nostro partito sia commissariato come lo è invece il Pd».

L’annuncio successivo è stato questo: «Siamo pronti a
presentare un progetto strategico per uscire dalla crisi e dimostrare
come la Sardegna può cambiare davvero». E i litigi dei giorni scorsi
dopo l’elezione di Ignazio Locci e non Marco Tedde, indicato dal
gruppo, alla vicepresidenza? Liquidati in fretta dal quartetto, perché
fare il contrario sarebbe stato un altro suicidio. Per Pittalis: «Sono
state cose da oratorio, niente di più, ma come vedete la nostra
denuncia, salviamo la Sardegna, è una sola». Ancora più spiritoso,
come gli capita molto spesso sul web con i suoi post che diventano
virali, è stato Cappellacci: «In una famiglia ci possono essere
visioni diverse. Poi c’è chi rimette le cose a posto e noi,
tutt’insieme, ci siamo riusciti». Forse a forza, ma hanno raggiunto
l’obiettivo: far ritornare Forza Italia a parlare con una sola voce.

Scissione tra Polis e Oristano in Movimento che intanto indica Lucia
Tomasi come candidato per la carica di sindaco comn Meet up divisi, è scontro a 5 Stelle di Enrico Carta

ORISTANO C’eravamo appena sopportati. Nel giro di un mese la voglia di
unità sparisce e il mercoledì prenatalizio è quello che sancisce la
spaccatura in due metà dei meet up che raggruppano gli attivisti
cittadini del Movimento 5 Stelle. Sono metà di pari valore o qualcuna
pesa di più? Impossibile dirlo, mentre l’unica cosa per ora certa è
che quelle due metà litigano e che la strada verso le elezioni
comunali diventa quanto mai contorta. Eppure una delle due parti
pronta a rivendicare per sè il simbolo Cinque Stelle per la prossima
primavera ha già anche indicato il nome del futuro candidato. Si
parlava da mesi di un Tomasi (Walter) invece sarà una Tomasi (Lucia),
sempre che tutta la procedura che ha portato alla sua nomina sia stata regolare.

 La foto coi volti sorridenti scattata un istante dopo la
votazione unanime non dovrebbe lasciare dubbi, ma alla decisione presa
mercoledì sera dai soli attivisti del meet up Oristano in Movimento è
seguita una serie di scambi di accuse con l’altro meet up cittadino
Polis che contesta la procedura adottata per la scelta dell’eventuale
candidato sindaco. Il M5S del resto segue regole particolari, per cui
la piccola consultazione oristanese deve poi passare al vaglio dei
vertici nazionali del Movimento che sono anche gli unici autorizzati a
consentire l’utilizzo del simbolo. Eccola la parolina magica, perché
proprio sul simbolo si scatenerà la contesa che, in questo momento,
ancora non è entrata per davvero nel vivo. I fuochi d’artificio però,
a giudicare dal tono dei post dell’amato internet, potrebbero iniziare
già prima di Capodanno.

Che sotto la cenere covasse l’incendio lo si
era capito già da lunedì, quando una mail invitava gli attivisti del
meet up Oristano in Movimento a riunirsi per la scelta del nuovo
cassiere e del nuovo “organizer”. In tutta fretta è arrivata la loro
sostituzione, che ha però lasciato di stucco e alquanto contrariata
l’altra parte, quella dell meet up Polis. I due organismi dovevano
camminare insieme verso le elezioni comunali, secondo quanto sancito
con tanto di video registrazione, nella precedente riunione congiunta.
Ma evidentemente le due anime non si sono mai guardate troppo
amorevolmente, forse perché ognuna aveva un candidato proprio – con
tutta probabilità Patrizia Cadau per il Polis – su cui fare
affidamento e lo riteneva migliore. Fatto sta che, con quello che il
meet up Polis considera un colpo di mano, Oristano in Movimento si è
portata avanti col lavoro indicando Lucia Tomasi quale prescelta. Giù
il sipario sulla disputa? Non esattamente perché i dissidi sulle
procedure adottate porteranno quasi sicuramente alla richiesta di
esaminare il regolamento.

Secondo questo non sarebbe possibile
utilizzare il nome M5S né parlare per conto di esso senza che vi sia
stato il famoso esame della durata di due mesi da parte dei vertici
nazionali. Se la contestazione trovasse fondamento, ci troveremmo
addirittura di fronte a una forzatura macroscopica. Eppure Oristano in
Movimento è convinta di aver compiuto il passo giusto e si dice forte
anche del sostegno dei vertici regionali. Dall’altra così ribattono:
«Oristano, al momento, non ha nessun candidato sindaco del Movimento 5
Stelle. Per essere ufficialmente candidati sindaci o consiglieri
bisogna avere presentato una lista allo staff del M5S di Milano e
avere ricevuto la certificazione e la possibilità quindi di utilizzare
il simbolo per tutta la campagna elettorale. Chi parla in nome e per
conto del M5S, senza essere autorizzato e certificato, infrange quindi
una delle regole fondamentali del Movimento 5 Stelle».

Unione Sarda


Dalla Protezione civile regionale nessun'allerta. «Telecamere e altoparlanti nelle fermate dei bus» Pirri, tre mesi fa si è sfiorato il disastro Il Comune vuole
previsioni più efficaci

Tre mesi fa si è rischiato che si ripetesse a Pirri il disastro di
otto anni fa a Capoterra: l'ha confermato, qualche giorno fa, il
meteorologo Matteo Tidili in un'audizione alla commissione Servizi
tecnologici, all'assessora Luisa Anna Marras e a dirigenti dei servizi
Lavori pubblici (Daniele Olla), Mobilità e traffico (Pierpaolo
Piastra) e Protezione civile (Manuela Atzeni).

MONITORAGGIO Quella del 16 settembre scorso, a Pirri, è stata una
notte da incubo: rami spezzati, alberi caduti, strade trasformate in
torrenti, auto e cassonetti trascinati dalla furia dell'acqua, tombini
divelti, asfalto squarciato, case e negozi allagati. I dati forniti
dall'esperto, specialista nello studio dei fenomeni climatici estremi,
sono gli stessi che aveva pubblicato tre giorni dopo l'alluvione nella
rubrica che tiene su questo giornale. Perché convocarlo? Semplice:
quella notte, mentre la Protezione civile regionale prevedeva una
situazione tranquilla (codice verde), il meteorologo cagliaritano
sapeva cosa sarebbe successo: «Stavo monitorando in tempo reale
l'arrivo di una perturbazione che si muoveva dall'Algeria in direzione
nord-ovest», racconta. «Quell'evento - assicura - poteva essere
previsto con otto ore di anticipo».

Rilevare eventi climatici
potenzialmente disastrosi per conto di Comuni come Segariu e
Monserrato, oltre che fare da perito in tribunale per quello di
Capoterra, è uno degli aspetti della sua attività professionale.
L'amministrazione di Cagliari è interessata ai suoi sistemi di
monitoraggio climatico in tempo reale perché il fattore tempo è
decisivo per l'efficacia del piano di protezione civile comunale che
stabilisce le attività operative in caso di emergenza (incluso, per
esempio, l'ordine di portar via le auto dalle zone a rischio
allagamento). Se il Comune fosse stato informato del nubifragio in
arrivo, tre mesi fa, i danni sarebbero stati molto più limitati.

VASCONI E ACCUSE «Da diversi anni - ricorda il presidente della
commissione, Fabrizio Marcello - l'amministrazione comunale sta
lavorando a mitigare l'impatto degli eventi alluvionali. L'Italia si
sta scaldando più velocemente della media globale e di altre zone».
Insomma, quello che è successo tre mesi fa potrebbe non essere un
evento isolato. Furono giorni di grande rabbia. Molti pirresi
puntarono il dito sugli imponenti lavori messi in atto dal Comune:
l'utilità dei vasconi interrati sotto via Stamira e via Socrate,
realizzati con lo scopo di evitare la famosa ondata di piena che
investe piazza Italia e il centro di Pirri, non è stata molto
evidente, quella notte. «Ma parliamo di un evento eccezionale,
particolarmente violento», replica Marcello. «I dati di Matteo Tidili
registrano intensità di precipitazioni tropicali con picchi superiori
a 220 millimetri di pioggia l'ora: un vero nubifragio tropicale. Nel
2008, a Capoterra, con valori simili, si ebbero dei morti».

PIANI E CONDOTTE Il rischio idrogeologico è fra le priorità
dell'amministrazione. Oltre al piano di protezione civile, è stato
approvato quello di assetto idrogeologico (Pai), che permetterà di
mappare il territorio e sapere dove intervenire. È stata anche
realizzata una nuova condotta per le acque meteoriche anche in via
Abruzzi, e sono in corso i lavori per la messa in sicurezza della zona
di piazza d'Armi, dove si spenderanno quasi 5 milioni di euro. Ma
molto resta da fare. Alla commissione, i tecnici del Comune hanno
illustrato gli interventi di riqualificazione dei collettori C70 (a
monte di Pirri, da via Santa Maria Goretti a via Duca di Genova), C47
(che collegherà piazza Italia al canale di Terramaini) e 38 (che
collega alcune delle aree più a rischio, come via Su Planu e via
Balilla fino a piazza Italia e Terramaini). Nel canale di Terramini,
dove durante un evento critico il livello dell'acqua si solleva anche
di un metro e 80 centimetri, le nuove vasche di laminazione
ingoieranno l'acqua in eccesso.

I SOLDI BLOCCATI «In collaborazione col Ctm - conclude Marcello -
stiamo lavorando all'installazione di telecamere e altoparlanti fissi
alle fermate degli autobus a Pirri, in viale Diaz e viale Marconi, per
monitorare le alluvioni e diramare gli annunci. Regione e Governo però
sblocchino in fretta i 30 milioni di euro che il Consiglio dei
ministri ha destinato ai Comuni a rischio idrogeologico: useremo la
nostra quota per completare il sistema di raccolta delle acque
meteoriche, i progetti sono già pronti». (m. n.)

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Federico Marini
skype: federico1970ca


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