domenica 11 dicembre 2016

“Surfare in direzione della nostra indipendenza? ... Si può”. di Paolo Leone Biancu·Martis


L’obiettivo “INDIPENDENZA” è idea forte che un sempre crescente numero di Sardi sente come qualcosa di improrogabile. La vita di un intero Popolo, quello SARDO, necessita di riappropriarsi del proprio status-ruolo, dato da quell’Insieme di attitudini, valori e cultura, che possiamo definire come “CONNOTTU CUMONE A TOTUS SOS SARDOS”.

Negli ultimi cinquanta anni abbiamo ricuperato la coscienza di essere POPOLO, di avere la maturità per riprendere le redini gestionali del nostro Territorio, in cui siamo maggioranza a tutti gli effetti, di avere le forze, le risorse e la conoscenza necessarie a proporre un nostro modello di Società, dove Ambiente e Relaziono Sociali molto forti siano le fondamenta. Non vogliamo più dipendere da nessuno, ma vogliamo avere relazioni con tutti quei popoli che la pensano come NOI. Per far ciò dobbiamo modificare il CONTESTO in cui viviamo, costretti da scelte di puro colonialismo centralista romano ad accettare certe Politiche e un modello di sviluppo socio-economico, non adatto alle esigenze del nostro Ambiente.

Bisogna, però, che ci rendiamo conto che avremo un compito molto difficile; infatti, dobbiamo agire collateralmente ad un Potere Esterno che non ci rappresenta, ma che sta sul territorio e che mostra quotidianamente il suo disinteresse per il nostro Popolo, appropriandosi di vaste regioni del territorio sardo, espungendo attività e filiere produttive che non interessano certi Poteri forti che hanno ben altri scopi. I risultati di una tale Politica, a livello centrale romano e a livello dei pro-consoli “calaritani”, fanno fuggire i nuovi laureati e quelli con competenze importanti, cancellano la scuola nei piccoli centri, i piccoli-medi ospedali territoriali e le facilità per poter viaggiare, svendono il territorio a chiunque lo richieda, perché incapaci di una qualsiasi valutazione nell’interesse dei sardi e della Sardegna.

Per mutare il contesto, bisogna innovare; per far capire come la penso dico, in una maniera metaforica che serve una <tavola evolutiva da surf>, un contesto nuovo che ci consenta di controllare le onde, per dirigerci e planare verso il traguardo. °°°Quindi... l'obiettivo dovrà essere MODIFICARE i parametri del contesto odierno. Profittando della metafora surfistica sottolineo che bisognerà avere <tavole evolutive> e non altro, tavole concepite per “SURFERS” che vogliono impegnarsi a migliorare il controllo delle varie onde, per un perfetto “compromesso” tra maneggevolezza e stabilità. Per costruire/articolare tale compromesso, bisogna occupare e controllare la strada maestra che porta verso la nostra indipendenza; per far ciò, credo sia indispensabile ricordare e da prendere a prestito, il pensiero di Vadim Zeland ... autore del libro <Reality Transurfing>, in cui l’Autore analizza e spiega il concetto di “SPAZIO delle VARIANTI”, una straordinaria tecnica di interpretazione con cui poter affrontare qualsiasi realtà, senza escluderne alcuna.

Vadim Zeland ci indica come applicare e praticare la filosofia politica del Transurfer, che sa cavalcare la vita con estrema leggerezza, scivolando tra le onde quotidiane senza sforzo, senza sprofondarvi e, per di più, eludendo le forze esterne che tentano trascinarlo nel gorgo. * Se vogliamo immaginare di concretizzare realmente il nostro <Reality Transurfing> in azioni politiche, orientate strategicamente a conquistare l’Indipendenza, bisogna costruirle basate nei concetti antichi dei <Nostri Sentidos> e sulla filosofia della <COMUNA MODERNA>, punti di partenza e parametri per il progetto dello STATO SARDO SOVRANO, disegnandolo nella forma di modello 3PI positivo, proattivo,partecipativo. °°°Rispetto dellaNatura, Cultura innovativa, economia orientata all’equa redistribuzione delle risorse e della ricchezza prodotta, dovranno essere elementi fondamentali per costruire il nuovo paradigma sociale, abbandonando le obsolete <scatole ideologiche>, prodotto di tematiche di secoli passati - integralmente gestito dalle Oligarchie dominanti su cui fondano il loro Potere, attraverso l’amministrazione del denaro e il controllo dei media.

<L’indipendentistatransurfer> dovrà essere un soggetto nuovo, capace di planare sulle “onde” (le realtà politiche in campo) senza legami di dipendenza, consapevole che le situazioni dovranno essere affrontate senza mai attribuire eccessiva importanza agli eventi, in modo che perdano così la loro connotazione positiva/negativa, e quindi senza che esse possano più influire sulla quotidiana esistenza. <L’indipendentistatransurfer> della metafora dovrà far attenzione a non disperdere la propria energia, lottando inutilmente contro i pendoli (strutture mentali vincolanti che si rafforzano quanto più le persone danno loro importanza); <L’indipendentistatransurfer> con le sue azioni dovrà orientarsi a diventare spettatore attivo e non attore, in modo da assumere una prospettiva più distante, rilassata e obiettiva.

Metafora perfetta per le azioni dell’<indipendentistatransurfer> è copiare le tecniche di chi si esercita nell’AIKIDO ... il quale pensa e agisce usando l’energia dell’altro e facendola propria, trasformandola in qualcosa di suo e trasformando SE' STESSO. Ma questo modo di comportarsi ha a che fare anche con l’Alchimista, colui che è sempre alla ricerca di qualcosa, che gli indichi le soluzioni che facilitino la ricerca della Via Maestra. Diventa chiaro, a questo punto, che l’<indipendentistatransurfer> e <l’Alchimista> sono due aspetti di un voler ESSERE diverso, con propria autonoma capacità decisionale, non dipendente da nessun Capo/Leader, assolutamente Sovrano e Legale rappresentante di sé stesso, autonomo dal Branco e dalle LOGICHE di gruppo.


In conclusione, la <tavola evolutiva da surf> è la metafora di uno strumento che indica il modo per raggiungere la nostra Indipendenza, avente i seguenti importanti requisiti: deve rappresentare una filosofia di vita, un modo di pensare e di sentirsi un Popolo senza alcun padrone, in cui ogni individuo è sovrano e rappresentante legale di sè stesso; deve essere un modello culturale, in cui "Is sentidus” diventano espressione (allo stato puro) d’un modo di sentirsi solo sardi, basato sulla nostra storia dai profondi valori culturali, basato sul rispetto dei nostri simili, descritto in <Is contus de Nuraxia>.

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