lunedì 6 agosto 2018

Articolo 18: una norma che introduce giustizia nel mondo del lavoro. Di Lucia Chessa



Pur mettendo mani alle norme sul lavoro con il decreto dignità, il governo non ha reintrodotto l’art.18. Era stato vergognosamente cancellato pochi anni fa, da Renzi con un provvedimento imperdonabile che ha decisamente spostato il PD da un’area politica di sinistra ad un centro moderato e liberista orientato ad interessi molto diversi rispetto a quelli dei lavoratori.

L’art. 18 era un elemento di civiltà, era quello che in Italia proteggeva da licenziamenti illegittimi inflitti senza alcuna giusta causa e senza alcuna giustificazione. Ecco, siccome credo nessuno abbia dimenticato con quale insistenza, in campagna elettorale, i 5 stelle affermavano che lo avrebbero reintrodotto, ciò che io vorrei capire, senza polemiche, è il perché con il decreto dignità, si siano limitati ad un aumento degli indennizzi previsti per il lavoratore ingiustamente licenziato.

Chiaro che questo è un passo avanti, è meglio di niente, ma è altrettanto chiaro che è tutta un’altra cosa. Si lascia infatti aperta la possibilità che i lavoratori italiani siano ingiustamente licenziati: perché pretendono diritti per esempio, perché non accettano nero per ipotesi, magari perché chiedono il rispetto dell’orario di lavoro, oppure, sempre in teoria, perché non abbassano il capo davanti ad ogni sopruso.

Ecco, mi piacerebbe, per esempio, capire se è la Lega che ha impedito la reintroduzione dell’art. 18, cosa della quale non sarei scandalizzata perché quando si governa dentro un’alleanza, anche se la si chiama contratto, le mediazioni sono necessarie o se è stata una scelta del ministro del lavoro Di Maio. E se così fosse, vorrei comprendere quali nuove valutazioni e nuovo dati hanno determinato la scelta. Io preferivo i tempi dello streaming

Di Lucia Chessa.

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