domenica 19 agosto 2018

Funerali di Stato: gli applausi a Salvini e Di Maio devono farci riflettere. Riflettere sul serio. Di Pino Cabras.



ll comportamento popolare durante i funerali delle vittime del crollo del ponte a Genova mi ha molto colpito, e credo debba suscitare riflessioni molto attente. Per mia indole e mio costume considero che nei funerali la cosa più appropriata sia il silenzio, ma mi rendo conto che le cerimonie legate a vicende percepite come eventi di grande rilevanza pubblica si ibridano spontaneamente con le manifestazioni politiche e mediatiche, dove invece si esternano emozioni segnate dal clamore.

Il raccoglimento interiore cede il passo all’adesione espansiva a un evento collettivo che va oltre il rito funebre. L’agire pubblico di massa durante i funerali più mediatizzati funziona così ormai da decenni, e di recente (ma non deve sorprendere) c’è un’ulteriore incrocio con le dinamiche dei social network. La società dello spettacolo si è ampliata in modo inesorabile, e perfino chi ne critica inorridito l’espansione vi si trova dentro fino al collo, proprio mentre posta in tempo reale durante il funerale una serie di commenti indignati sul cattivo gusto dei selfie.

Tutti sono compartecipi della trasfigurazione in show di ciò che un tempo avrebbe avuto ben altra solennità. Tutti non fanno silenzio. L’Occidente che ha smontato ogni idea di sacro piange ogni tanto le sue lacrime di coccodrillo e si lamenta della profanità che invade i cerimoniali. Troppo tardi, gente. Voi avete fatto tutto questo. Allora questo funerale va osservato senza sterili analisi di bon ton ma con senso politico.

E il dato politico che emerge è chiaro: l’ovazione strepitosa nei confronti degli esponenti del governo, un applauso quasi liberatorio, contrapposta al silenzio ostile riservato agli esponenti dei vecchi governi, ci dice che questo governo si è sintonizzato con un sentire popolare molto forte, perfino nel paese del “piove governo ladro”.

Il Di Maio che dice “dovranno passare sul mio cadavere” se vorranno impedire di revocare la concessione autostradale ai Benetton risulta essere di un’audacia letteralmente impensabile per qualsiasi politico di una generazione precedente. Fa impressione vedere diversi oppositori del governo fare appello a tutte le misure in grado di bloccare una simile decisione, parecchi - a sinistra - preoccupati dai risultati di borsa, altri a dire un ‘non si può fare’ legato a questa o quella norma.

Quell’applauso scrosciante dei genovesi dimostra che i vecchi governanti e i grandi media non hanno capito che è sorta una potente richiesta di misure strategiche straordinarie per rompere definitivamente con l’ubriacatura neoliberista che dura da un quarto di secolo. Per questo motivo un governo che fa sul serio e apre i cassetti segreti che registrano le vecchie complicità ha un grande consenso – di più, un grande rispetto - popolare.

Scuoto la testa davanti al ribrezzo per tutto questo che leggo presso una parte della sinistra. Un mio amico ha sintetizzato la questione così: Sinistra ieri: "Meglio sbagliare stando dalla parte dei lavoratori che aver ragione contro di essi." (Pietro Nenni) Sinistra oggi: "Zitto brutto analfabeta funzionale fai parlare i competenti e fai il test d'ingresso per capire se puoi votare."


Di Pino Cabras

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1 commento:

  1. Questo è un deputato della Repubblica che ha svenduto la sua anima per un piatto di lenticchie che gli rimarranno sullo stomaco.

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